L’amministrazione civica vignolese ad un terzo della legislatura. Una valutazione

Dopo un anno e mezzo dall’insediamento è possibile ragionare sullo scarto tra aspettative e realtà. Sulle cose realizzate e quelle in gestazione. Ma anche sui progetti mancanti o mancati. Mi riferisco all’amministrazione “civica” che con il sindaco Mauro Smeraldi si è insediata a Vignola nel giugno 2014. Guardo con simpatia a questa esperienza e, proprio per questo, non mi sottraggo ad un tentativo di valutazione. Con anche qualche considerazione critica, confidando che il “processo di apprendimento” avviato dalle tre liste civiche in campagna elettorale possa riprendere vigore.

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La giunta comunale di Vignola. Da sinistra: Monica Maisani, Simone Pelloni (vicesindaco), Mauro Smeraldi, Kathrine Ciardulli, Francesco Rubbiani, Erio Ricchi (foto del 21 giugno 2014)

[1] Quanto è diversa l’attuale amministrazione civica dalla precedente amministrazione PD? O comunque da altre amministrazioni PD che “popolano” la provincia di Modena? E’ opportuno partire da questa domanda. Qualcuno potrebbe in effetti pensare che “non è cambiato nulla” o che comunque il cambiamento non è significativo. Non penso che sia così, anche se almeno due fattori hanno ridotto gli “spazi di manovra” della nuova amministrazione “civica”, rendendo più difficile l’innovazione radicale (o comunque “distintiva”). Un primo fattore riguarda tutte le amministrazioni comunali, si riferisce infatti alle incertezze sul quadro dei trasferimenti statali e delle imposte locali (con il balletto infinito ed estenuante delle imposte che vanno e vengono secondo il bisogno di consenso del governo – qualche considerazione sull’eliminazione della Tasi prima casa: vedi). Senza un quadro stabile o comunque certo sulle entrate i margini di innovazione nei programmi, con conseguente innovazione nell’allocazione delle risorse, sono decisamente contenuti, quasi insignificanti. Ancor più se si decide, come fatto con il bilancio di previsione 2015, di non aumentare l’imposizione locale (scelta opportuna in tempi di crisi). Un secondo fattore è invece specifico vignolese ed attiene alla pesante eredità ricevuta dall’amministrazione Denti. Un’eredità spesso nascosta, ovvero di cui cittadini ed amministrazione hanno preso consapevolezza solo con l’insediamento della nuova maggioranza. Anche la gestione di questa “eredità” (che non trovate certo presentata nel bilancio di mandato del sindaco Daria Denti: vedi) riduce gli spazi di innovazione, per diverse ragioni. Il caso della centrale di teleriscaldamento di Vignola Energia Srl (leggasi CPL Concordia) è il più eclatante. Una vera e propria poison pill (vedi). Ma anche un PSC che oramai, pur non essendo ancora nato, ha dieci anni di vita, tutti passati a fare e disfare come una tela di Penelope (vedi). O una Vignola Patrimonio da “rifunzionalizzare” (vedi).

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La centrale di cogenerazione di Vignola Energia Srl – CPL Concordia (foto del 24 maggio 2015)

[2] Ciò nonostante le innovazioni ci sono state. E per innovazioni intendo quelle che introducono una “differenza” con un’eventuale amministrazione PD. Non solo la precedente amministrazione PD (l’amministrazione Denti aveva alcuni tratti di atipicità), ma anche con quanto stanno facendo in questa parte dell’Emilia altre amministrazioni PD. Insomma, cose che non sarebbero fatte da un’amministrazione PD (e che comunque non sono state fatte dalla precedente amministrazione Denti e che non sarebbero state fatte da un’amministrazione Gasparini). Tra le cose fatte in questa prima parte della legislatura ve ne sono almeno quattro che balzano nell’occhio (limitandosi ai progetti più significativi) e che nessuna amministrazione PD vignolese avrebbe fatto:

  • l’isola ambientale, ovvero la creazione di accessi ciclo-pedonali alle scuole L.A.Muratori, con contestuale ridisegno delle zone di sosta delle automobili ed anche eliminazione di posti auto nelle strade adiacenti (vedi). Ricordiamo che sino ad allora il massimo di innovazione era stato il tracciare linee colorate sui marciapiedi a servizio di un ipotetico “Piedibus” (presto trasformatosi in un clamoroso flop: vedi);
  • la rinegoziazione dell’organizzazione della Polizia Municipale a gestione associata, con l’obiettivo di un più puntuale presidio del territorio (vedi). Conseguentemente è aumentata la presenza di agenti sul territorio ed è cresciuto il presidio dei punti critici. Magari la situazione non è ancora ottimale (in effetti c’è un problema di organico complessivo), ma la differenza non può essere trascurata. A questa prima riorganizzazione dovrebbe però seguire un modo diverso di “rapporto” degli agenti con i cittadini e più trasparenza (finalmente) sulla performance di questo servizio e sulla sua attività (vedi);
  • l’uscita dalla Strada dei vini e sapori “Città Castelli Ciliegi” (vedi) come precondizione per lo sviluppo di un vero progetto di marketing territoriale (a cui in effetti sta ora lavorando l’Unione Terre di Castelli). Senza il traino decisivo dell’amministrazione vignolese le cose non sarebbero andate così – avrebbero infine prevalso l’interesse “politico” alla continuità di quell’esperienza (vedi);
  • un programma convinto di innovazione delle forme e modalità operative della democrazia locale, con l’innesto di maggiore partecipazione dei cittadini (ma non ancora di maggiore trasparenza e rendicontazione).
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Viabilità rivista in via Garavini e nelle altre vie inserite nell’isola ambientale attorno alle scuole L.A.Muratori (foto del 25 settembre 2015)

[3] Su quest’ultima innovazione vale la pena spendere alcune parole visto che, secondo la mia opinione, alla determinazione con cui la nuova amministrazione civica persegue l’innovazione su questo fronte non corrisponde uguale lucidità sulle prospettive perseguite. Le prime esperienze condotte – giornata della democrazia (vedi), che diventerà un appuntamento annuale; percorso “partecipativo” sull’utilizzazione di Villa Trenti (vedi) dopo che era stato abbandonato (giustamente) l’idea di farci la sede degli archivi storici comunali ed annessi (vedi); una serata di “la parola ai cittadini” per l’indicazione di obiettivi e progetti da inserire (ed in effetti inseriti) nel bilancio 2015 – evidenziano aspetti convincenti ed altri no. E’ inoltre avviato un progetto di modifica dello statuto comunale con il coinvolgimento dei cittadini (con un percorso partecipativo al via tra qualche settimana) che rafforzerà gli “istituti di partecipazione” dei cittadini alla determinazione delle decisioni dell’amministrazione (un percorso partecipativo che sconta però una certa discrasia, visto che le modifiche allo statuto spettano per legge al consiglio comunale ed i consiglieri non sono affatto sottoposti a vincolo di mandato). Che si debbano innovare gli strumenti di partecipazione dei cittadini (anche come mezzo per ridurre la tendenza alla separatezza tra la sfera dell’amministrazione e quella della vita sociale) è una giusta consapevolezza. Ma la sfida vera è quella di immaginare una nuova architettura istituzionale di una democrazia locale che rimane comunque una democrazia rappresentativa, ma che può beneficiare dell’innesto di nuovi dispositivi di “partecipazione”, del rafforzamento del “momento deliberativo” per ogni importante decisione da prendere (e specie per gli atti della pianificazione, come PSC, PUT, PAES, ecc.), ma anche di una nuova prassi di trasparenza e rendicontazione. E’ il disegno complessivo che ancora non si coglie. E che comunque rimane ancora ben lungi dall’essere realizzato.

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Polizia Municipale in centro storico a Vignola (foto del 13 giugno 2015)

[4] Vi sono comunque anche ambiti in cui, almeno sino ad ora, non si vedono innovazioni significative (ed in alcuni casi innovazioni tout court) rispetto alla precedente amministrazione ed alle altre amministrazioni PD del territorio. Ne cito alcune. Sulle “politiche ambientali” non mi sembra ci siano episodi di discontinuità od innovazione. Non nella gestione del verde pubblico (vedi – unica nota positiva l’istituzione di un “comitato di cittadini” per il famigerato Parco di via di Mezzo: vedi). Non nella pianificazione degli interventi di “sostenibilità ambientale” per l’approvvigionamento energetico, né delle istituzioni pubbliche, né dei privati (il lavoro sul PAES – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile – dopo che è stato rimpallato tra comune ed Unione è stato infine abbandonato). Non nella gestione dei rifiuti (se non per l’avvio della raccolta “porta a porta” nelle zone artigianali e l’avvio del locale “Progetto Dea Minerva”: vedi), rispetto a cui rimane insuperata la capacità d’innovazione ed elaborazione del comune di Forlì (avviata dall’amministrazione del non-ortodosso sindaco PD Roberto Balzani: vedi). Non nella riqualificazione dell’edilizia residenziale del centro storico (nonostante la disponibilità di risorse degli inutilizzati “buoni casa”: vedi). Non nelle politiche di sostegno o promozione dell’innovazione e dello sviluppo economico, con l’obiettivo (almeno) di sostenere la creazione di posti lavoro qualificati e contrastare la dispersione dei giovani oggi sempre più scolarizzati, ma sempre più in difficoltà nel trovare un’occupazione congruente (sono comunque i giovani ad essere principalmente colpiti dalla crisi economica, come evidenziano le indagini sia nazionali che locali). Non nelle politiche di welfare e di sostegno alle famiglie. Certo, alcuni di questi settori d’intervento sono collocati oggi a livello di Unione Terre di Castelli, ma la funzione di indirizzo (e controllo) rimane in capo alle amministrazioni comunali. Può essere che sulle politiche in questi (ed altri) ambiti siano in corso elaborazioni al momento non visibili dall’esterno – sarebbe allora importante iniziare a presentare le nuove “visioni” ed i nuovi “obiettivi”, o anche solo a presentare i problemi della comunità locale ritenuti meritevoli di nuova attenzione e nuove risposte.

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Il cantiere per la realizzazione della nuova rotatoria alla confluenza di via Libertà e via Circonvallazione (foto del 26 agosto 2015). Verrà inaugurata l’8 gennaio 2016.

[5] Vorrei concludere evidenziando due handicap evidenziatisi in questo anno e mezzo circa di amministrazione e che richiederebbero un deciso intervento di correzione. Se la valutazione complessiva dell’amministrazione è comunque positiva (nonostante alcune incertezze), è nella “gestione” della maggioranza che si sono registrate alcune preoccupanti sbandate (l’ultima in occasione della vicenda della Polizia Municipale – infine conclusasi positivamente). La configurazione vignolese è in effetti inusuale, con una maggioranza costituita da tre liste civiche non troppo difformi quanto a peso elettorale (e dunque a consiglieri comunali: 4 per Vignola Cambia, 4 per Vignola per tutti, 2 per Città di Vignola). Una tale situazione è inedita per l’amministrazione locale. Richiede comunque un continuo lavoro di “manutenzione” dell’accordo politico-programmatico che ne è alla base. Confronto costante, approfondimento dei temi inseriti nel programma comune, continuo processo di analisi delle realtà amministrative più innovative e dunque di apprendimento – questi sono gli ingredienti che adeguatamente dosati e miscelati possono sorreggere una maggioranza civica assolutamente inedita. Però è proprio questo lavoro di continua manutenzione del consenso e della visione comune dell’intera maggioranza che non è stato svolto in maniera adeguata, determinando conseguentemente inutili ed improduttive tensioni tra le diverse componenti della maggioranza.

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Lavori di manutenzione in viale Mazzini. Finalmente! (foto del 20 giugno 2015)

[6] Un secondo elemento problematico si riscontra nell’atteggiamento che una parte della maggioranza (in modo abbastanza trasversale, forse con la sola chiara eccezione della lista civica Città di Vignola, maggiormente immune, e con l’evidente eccezione del sindaco, “unionista” convinto) ha verso l’Unione Terre di Castelli, percepita più come vincolo che come opportunità – e dunque come “gabbia” a cui cercare di sottrarsi nel momento in cui si verificano difficoltà in merito alle politiche ed ai programmi da attuare. Bisogna dire comunque che non si tratta di un elemento rispetto a cui la maggioranza civica vignolese si distingue particolarmente dalle altre amministrazioni comunali a maggioranza PD. E’ piuttosto l’espressione di un clima generale caratterizzato dal venir meno (o perlomeno dal forte ridimensionamento) delle “energie utopiche” legate al principio “l’unione fa la forza”. Con troppa facilità, a fronte di difficoltà di allineamento programmatico tra le amministrazioni che compongono l’Unione, prendono piede spinte regressive, volte al “rinchiudersi” nell’ambito comunale. Cosa che sarebbe un grave errore, però (vedi). Serve invece determinazione e pazienza per esercitare una funzione di leadership che, con intelligenza (va riconosciuto: vedi), è stata attribuita a Vignola nonostante l’eterogeneità politica rispetto alla maggioranza dei comuni del territorio e che trova espressione nell’elezione del sindaco di Vignola a presidente dell’Unione Terre di Castelli. Comunque, un più evidente “salto di qualità” dell’amministrazione vignolese passa anche tramite l’affrontare con determinazione questi due handicap. Vedremo presto cosa porterà il 2016.

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Alcuni dei sindaci dell’Unione Terre di Castelli (foto del 15 novembre 2015)

PS Ulteriori considerazioni, più puntuali per alcuni ambiti, si ritrovano in questo post, del 26 luglio 2015, di valutazione dell’amministrazione Smeraldi dopo un anno di attività (vedi). Nel post odierno, a differenza di quello, sono più interessato a mettere in luce le differenze significative rispetto ad una “tipica” amministrazione a guida PD.

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