Centrale di cogenerazione e teleriscaldamento: pillola avvelenata dell’amministrazione Denti

Verificato che il progetto così modificato consente comunque di raggiungere gli obiettivi originari posti alla base dello stesso in quanto, dal quadro economico di raffronto, si evince che l’Amministrazione, anche in seguito alla variante proposta, raggiunge comunque il duplice obiettivo di un risparmio di spesa in termini meramente economici rispetto alla situazione attuale e di una maggiore efficienza ed un uso più razionale degli impianti e dell’energia”. E’ questo il passaggio fondamentale della delibera della giunta municipale n.40 del 28 febbraio 2011 (pdf) con cui l’amministrazione Denti approvava il verbale di accordo e la modifica alla convenzione con Vignola Energia Srl (società di scopo di CPL Concordia Soc. Coop.), società incaricata del riscaldamento di diversi edifici pubblici vignolesi con contestuale produzione di energia elettrica. Purtroppo non è così. Lo ha rivelato oggi Il Resto del Carlino – Modena, grazie ad un dettagliato reportage del giornalista Valerio Gagliardelli (pdf). In sostanza l’amministrazione Denti ha lasciato in eredità ai nuovi amministratori una “pillola avvelenata”: grazie al nuovo sistema i costi sono lievitati, non diminuiti! Ed in questo modo ulteriori utenze che dovevano essere allacciate (dalla Piscina comunale all’Ospedale) si sono (comprensibilmente) sfilate dal progetto, facendone saltare gli equilibri economici. Una situazione da cui non sarà agevole uscire, innanzitutto per la nuova (e diversa) amministrazione comunale.

Il Resto del Carlino - Modena, 28 aprile 2015, pag.25.

Il Resto del Carlino – Modena, 28 aprile 2015, pag.25.

Che sarebbe andata a finire così era stato ipotizzato su questo blog in un post scritto da Stefano Corazza (vedi), che oltre a criticare alla radice il progetto (ma si veda anche, per una critica altrettanto forte il post di Flavio Quintavalle: vedi), evidenziava i nefasti effetti, in termini di aumento delle tariffe, della revisione degli accordi tra amministrazione comunale (sempre amministrazione Denti) e l’azienda selezionata per realizzare il nuovo sistema in project financing e poi gestirlo (CPL Concordia). Il fatto è che, tra 2010 e 2011, l’amministrazione Denti spinge (usando la leva del necessario parere in Conferenza dei servizi: vedi) per una revisione degli accordi già stipulati: niente centrale a biomasse (troppo forte il rischio di proteste dei cittadini, come spesso avviene con centrali del genere in contesti urbani: vedi) – una decisione che comportò la realizzazione di una centrale alimentata esclusivamente a metano e dunque il venir meno delle agevolazioni fiscali legate all’uso di fonti rinnovabili. Per riequilibrare il business plan si dovette però rinunciare ad alcuni investimenti (stralciando l’intervento di riqualificazione di via Libertà: doveva essere realizzato dalla società, fu invece realizzato solo parzialmente dall’amministrazione comunale: vedi; eliminando il rivestimento in acciaio Cor – Ten della centrale tecnologica con funzione di mitigazione ambientale), ma soprattutto si procedette a rivedere verso l’alto le tariffe inizialmente preventivate.

La centrale di cogenerazione, lungo via per Sassuolo, della società Vignola Energia Srl (gruppo CPL Concordia) (foto del 12 ottobre 2013)

La centrale di cogenerazione, lungo via per Sassuolo, della società Vignola Energia Srl (gruppo CPL Concordia) (foto del 12 ottobre 2013)

Ovviamente l’amministrazione Denti ha evitato di quantificare (almeno pubblicamente) tale incremento delle tariffe, tant’è che sul punto non rispose neppure (sic) ad una interrogazione fatta allora dalla lista civica Vignola Cambia (prot. n. 12984 del 25 giugno 2012 – qui la relazione del dirigente della struttura Lavori Pubblici: pdf). Il tutto sta venendo a galla ora, indubbiamente anche grazie alla necessità di trasparenza della nuova amministrazione civica. Certo, una sistematica “operazione trasparenza” sarebbe stata preferibile (vedi), ma comunque va dato atto alla nuova amministrazione di non esimersi dall’affrontare alcune non piacevoli eredità della precedente amministrazione (oltre a questa dobbiamo citare almeno la vicenda della Strada dei vini e dei sapori “Città Castelli Ciliegi”: vedi).

Cartello informativo presso il cantiere di realizzazione della centrale (foto del 12 ottobre 2013)

Cartello informativo presso il cantiere di realizzazione della centrale (foto del 12 ottobre 2013)

E’ da sperare che questi episodi portino la nuova amministrazione civica ad una revisione dei modelli di governance in cui la trasparenza giochi finalmente un ruolo centrale. Sarebbe d’obbligo un sistema di dossier o di pagine web tramite cui i cittadini siano periodicamente informati della performance e dei costi dei sistemi di riscaldamento, di illuminazione, di uso della risorsa idrica, ecc. a servizio dell’ente pubblico (una modalità che si intreccia con la gestione del PAES, ad oggi bloccato sul tavolo dell’Unione: vedi). Ad oggi non è così, vedremo nel prossimo futuro.

Centrale di cogenerazione della società Vignola Energia (Gruppo CPL Concordia) (foto del 12 ottobre 2013)

Centrale di cogenerazione della società Vignola Energia (Gruppo CPL Concordia) (foto del 12 ottobre 2013)

PS Il progetto della centrale di cogenerazione e della rete di teleriscaldamento è indubbiamente uno dei più importanti e complessi progetti messi a punto dall’amministrazione Adani nella legislatura 2004-2009 (Daria Denti era allora assessore e non risulta avesse su di esso particolari osservazioni). Su questo blog ce ne siamo occupati a più riprese a partire dal 2010 con interventi di Berbera Van de Vate (vedi), mio (vedi), di Monica Maisani ed Eleonora Mariotti (vedi), Stefano Corazza (vedi), Flavio Quintavalli (vedi). Anche dopo i primi non entusiasmanti episodi di disfunzionalità (vedi), manca ad oggi qualsiasi report che evidenzi la performance economica ed ambientale del nuovo impianto, oltre ovviamente all’eventuale migliore funzionalità degli utenti finali (per quanto tempo ancora dovremo avere palestre troppo fredde e scuole con il riscaldamento acceso e le finestre aperte?).

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3 risposte a Centrale di cogenerazione e teleriscaldamento: pillola avvelenata dell’amministrazione Denti

  1. Roberto Adani ha detto:

    Il progetto della rete di teleriscaldamento è stato sviluppato in un percorso di studio durato parecchi anni. Il progetto si basava sull’utilizzo della biomassa legnosa proveniente principalmente dalle potature che oggi è un rifiuto per cui i comuni pagano per lo smaltimento. Il risparmio si basava quindi sull’uso delle biomasse, sul risparmio dei costi di smaltimento e sui certificati bianchi e i benefici fiscali, anche a beneficio degli utenti che si allacciavano alla rete. Era ovvio che il beneficio economico, lasciamo perdere per ora il risparmio di CO2 e il beneficio ambientale di non bruciare le potature in campagna, derivava esclusivamente dalla scelta delle biomasse. La sostituzione delle caldaie a gas dei singoli immobili con una grande caldaia ancora a gas dava certo qualche efficienza in più ma non sufficiente a bilanciare l’investimento a parità di tariffe. Al di là del fatto che si sia contrari o a favore di un intervento per una centrale a cippato, questi erano i termini del progetto e su questa base l’ASL e la provincia avevano assunto un obbligo contrattuale ad allacciarsi anche perché questo garantiva ulteriore sicurezza agli edifici pubblici e all’ospedale che anche in mancanza di gas o di energia elettrica dalla rete ( e la crisi russa dovrebbe insegnare) il cogeneratore a biomasse avrebbe comunque potuto offrire calore ed energia agli edifici pubblici (scuole, ospedali, case protette…). Ovviamente il cambio di combustibile ha stravolto il progetto, a quel punto non so se avesse più senso economico e non fosse meglio cambiare completamente direzione, ma una rete di teleriscaldamento ora c’è ed è comunque una ricchezza, distribuire acqua calda invece che gas fornisce livelli di sicurezza molto più elevati, in caso di disastro si ha una fonte autonoma di produzione (non per niente era stata pensata a fianco della sede della protezione civile e dei vigili del fuoco) ma soprattutto una rete di teleriscaldamento consente di pensare agli sviluppi futuri. Il comune è di tutti, l’attuale amministrazione al di là delle critiche anche se giustificate, dovrebbe pensare a come valorizzare i beni comuni. Tornare a studiare una soluzione a biomasse vergini come ha fatto Zola Predosa nella centrale che si nota per le montagne di stecchi sulla pedemontana, vedere se funziona e con che risultati e costi, oppure abbinare l’attuale intervento con la produzione di idrogeno da fotovoltaico, investendo pesantemente sul fotovoltaico e producendo idrogeno da miscelare al gas in una centrale ad idrometano. Pensare ad altre fonti rinnovabili, spesso la cogenerazione è abbinata a produzione di biogas da rifiuti organici urbani. Insomma guardare avanti e al bicchiere mezzo pieno che consente di sviluppare progetti energetici d’avanguardia. Qualsiasi processo di produzione di energia da rinnovabili ha infatti un grande problema, quello di non poter buttare via il calore, avere una rete di teleriscaldamento offre una grande opportunità. Tenete anche conto che se l’impianto fosse a rinnovabili, gli utenti che si allacciano godrebbero di importanti sconti fiscali e si libererebbero del pericolo di tenere una caldaia a gas in casa… Ci sono opportunità, magari anche di lungo periodo, a cui cominciare a pensare.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Roberto, in effetti questo progetto nasce parecchio tempo fa. La prima delibera di giunta relativa al Progetto METE (questa la denominazione originaria) è dell’ottobre 2001. Era uno studio di pre-fattibilità. Seguì, tra anni dopo, l’approvazione dello studio di fattibilità (la delibera è la n.56 del 31 marzo 2004, ma purtroppo nel sito web del comune l’allegato, ovvero il progetto, non è disponibile – una manifestazione del modo disinvolto con cui le amministrazioni pubbliche applicano il concetto di trasparenza). Se ben ricordo questi studi prevedevano la realizzazione di una centrale a biomasse. Non è questo l’aspetto critico del progetto. L’operazione si giustificava considerando che a Vignola era cresciuto un centro di conferimento degli sfalci e dei residui vegetali (a lato della nuova isola ecologica) che serviva un’area sovracomunale (tra l’altro la contabilità di quei conferimenti determinò il “gonfiarsi” della percentuale di raccolta differenziata del comune per diversi anni). Se dunque la centrale era servita da quei “rifiuti” l’operazione poteva avere un senso. Ma poi il progetto è divenuto altro, crescendo in scala ed in complessità e quindi facendo saltare quello che doveva essere il modo naturale di approvvigionamento: l’uso di rifiuti vegetali e sfalci provenienti da un raggio circoscritto – non proprio a km zero, ma quasi. Invece il progetto CPL prevedeva l’acquisto della materia vegetale da bruciare anche sui più convenienti mercati esteri. A questo punto (anche per via degli effetti collaterali) il progetto non ha più senso. Bisogna poi anche dire che nelle determinazioni assunte dalla giunta municipale nella legislatura 2004-2009 (ci sono almeno tre delibere in quel periodo) un aspetto è stato decisamente sottovalutato: la collocazione della centrale ai margini del tessuto urbano (nei pressi di un’area destinata al polo scolastico) non poteva reggere. Avrebbe prodotto infinite proteste sin dal momento di avvio del cantiere. Figuriamoci dopo. Bisogna ammettere che questo aspetto – la collocazione – fu decisamente trascurato. Una centrale a biomasse (con le caratteristiche di cui si diceva sopra) poteva essere messa in funzione in un’area periferica, distante dall’area urbana. Ovviamente a condizione che il saldo delle emissioni, considerando che la centrale non è aggiuntiva, ma sostitutiva, fosse negativo (ovvero che le emissioni della nuova centrale fossero significativamente inferiori a quelle complessive delle n caldaie a gas che andava a sostituire). Ma non è da escludere che anche a queste condizioni il progetto avrebbe provocato preoccupazioni e proteste. Oggi, purtroppo, le istituzioni pubbliche pagano, su questi temi, un deficit di credibilità di cui sono anche in parte responsabili (basta ripercorrere con oggettività la vicenda della centrale a biomasse Inalca). Ogni nuovo intervento, cioè, genera sospetti ed a nulla valgono le rassicurazioni fornite dalle istituzioni. Meglio prenderne atto. Da questo punto di vista è dunque comprensibile l’azione del sindaco Daria Denti per disinnescare l’apetto più problematico del progetto, la centrale a biomasse. Certo, bisogna subito ricordare che Daria Denti non ha mai sollevato alcuna obiezione quando poteva, quando cioè era in giunta (nella legislatura 2004-2009). Divenuta sindaco ha dovuto quindi gestire questo problema muovendosi nell’ambito di due vincoli: un contratto già firmato (ma non ancora operante in quanto mancante dell’autorizzazione della Conferenza dei servizi); l’esigenza di occultare il fatto che sino ad allora di quel progetto si era sempre disinteressata, accettandolo così a scatola chiusa (neppure sul tavolo del partito, il PD, venne mai sollevato un problema). E questo modo di procedere scarica oggi costi (tenuti nascosti nella passata legislatura) sulla collettività. Sarebbe interessante una presa di posizione del PD sul tema. Ma aspetteremmo invano.
      C’é comunque anche un motivo assai più radicale per contrastare questo progetto. Ed è la fallacia della filosofia di fondo: la centralizzazione della produzione di energia in un impianto di grandi dimensioni. Anziché distribuire la produzione in punti decentrati, vicini agli utilizzatori finali, possibilmente nell’ambito di una rete (seppure non organizzata gerarchicamente). Come ugualmente è un errore preoccuparsi dell’approvvigionamento energetico senza affrontare prima il tema dell’efficientamento energetico degli edifici, ovvero del risparmio energetico. Ho trovato sin da subito del tutto convincenti le considerazioni svolte da Stefano Corazza, anche su questo blog, che critica il fatto che non vi sia stata nessuna preoccupazione, dunque nessun investimento, per migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici. Insomma, ci si è accontentati di portare energia (magari prodotta in modo più efficiente e ambientalmente compatibile) ad edifici ampiamente inefficienti, ovvero “dissipativi”.
      Questi errori oggi divengono evidenti ed hanno determinato, o determineranno, un affossamento del progetto (oggi emerge chiaramente, ad esempio, la mancanza di convenienza economica: le tariffe per il riscaldamento degli edifici risultano superiori di almeno il 25%, ma in alcuni casi anche molto di più, rispetto al periodo precedente!). Anzi, al momento aprono una fase di contenzioso tra amministrazione comunale e la società gestrice (la Vignola Energia Srl controllata dal gruppo CPL Concordia) di cui è difficile prevedere gli esiti. Insomma un pasticciaccio brutto.

      • Roberto Adani ha detto:

        La stragrande maggioranza degli impianti a biomasse del Trentino ma potresti salire in Austria e in Germania al servizio di una comunità sono centralizzati in una centrale ai margini del paese, d’altra parte non puoi certo portare l’acqua calda a chilometri, lo studio fatto dal CNR sulla ricaduta dei gas trattati con filtri che tante caldaie piccole non potrebbero mai permettersi dimostrava comunque come la ricaduta avvenga a qualche KM e non certamente sotto la centrale. (Lostesso sistema di filtraggio viene usato a San Candido che afferma di inquinare meno di un grosso tir… e siccome sulla tangenziale ne passano qualche migliaia al giorno non era certo l’apporto della centrale il problema) Tante caldaie piccole avrebbero complessivamente un impatto in termini di qualità delle emissioni peggiore rispetto ad una centrale, in più una sola centrale è più controllabile e può essere sottoposta più facilmente a processi di ammodernamento man mano che le tecnologie evolvono. Il progetto poi imponeva di accettare biomassa locale dal centro di raccolta o in filiera agricola e questo trattandosi di un project può essere negoziato in qualsiasi momento, anche ora, mentre nel periodo iniziale, quando la filiera non era ancora stata organizzata poteva essere compensata da biomassa proveniente dal trentino e non dalla foresta amazzonica. Io stesso ho tenuto più riunioni con gli agricoltori che si erano resi disponibili a conferire la biomassa ma con un impegno che diventava concreto solo quando si fosse stati certi della partenza della centrale e come vedi avevano ragione loro visto che poi non è mai partita. Il progetto poi non è mai cresciuto di scala e complessità in modo rilevante , rispetto al progetto Mete seguito dall’attuale assessore Maisani e con te in giunta è stato aggiunto come grossa utenza l’ospedale ma tolte alcune scuole minori e più distanti, in ogni caso la scala di centrale che era prevista dentro al polo scolastico delle superiori e che la provincia ha chiesto di spostare per evitare l’ingresso dei camion con il cippato non era significativamente inferiore a quella finale. Le considerazioni poi su questi progetti devono essere tecniche e scientifiche e non politiche, del sindaco o a sentimento. E’ stato l’approfondimento di tipo tecnico compiuto dagli stessi tecnici che avevano sviluppato il progetto Mete in collaborazione con Arpa e Asl a portare la centrale nell’area spettacoli in prossimità di due nuove importanti utenze, polo sicurezza e polo scolastico. Poi se vai a Zola trovi la centrale a biomasse a 250 metri in linea d’aria da un nuovo comparto edilizio, ma lo stesso se vai a Bressanone, a Monguelfo, a Predazzo a San Candido… Tutte centrali che servono l’intero paese, non solo gli edifici pubblici. Poi a me non dispiace anche il modello delle piccole caldaie fornite di biomassa dagli agricoltori, ma sono due sistemi spesso complementari. Comunque il tema è di guardare al futuro, vivendo i problemi irrisolti che sempre ci sono, altrimenti potremmo fare anche a meno del sindaco, come opportunità per sviluppare soluzioni innovative. Tu sai quante situazioni abbiamo dovuto rinegoziare, rivedere, ripensare, cambiare rispetto a quanto previsto in passato, per un po’ si può anche dire che i predecessori non hanno pensato, non hanno previsto o hanno sbagliato, ma pensare che gli altri siano stupidi o in malafede non è sempre corretto, lo stesso che dirà il successore di Smeraldi, ma l’invito è a sviluppare nuove idee, sono le piccole centrali a biomassa, ma quanti edifici ci sono ancora nell’unione, fatelo, alle scuole di agraria è stato fatto ad esempio ma non è stata un esperienza solo positiva. Riempite il territorio di pannelli solari e producete idrogeno con cui fare andare la centrale del teleriscaldamento, fate un progetto per fare biogas dai rifiuti urbani…per ognuno di questi progetti avrete favorevoli e contrari e dovrete convincerli che è una buona cosa…quello che non si dovrebbe fare è rimanere fermi, non per me che ho già ampiamente dato e non ho più alcun interesse al confronto politico locale, ma per voi e di conseguenza per i vignolesi.

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