Un sasso nello stagno: “civismo” significa “campanilismo”?

C’è un dato che salta all’occhio nella recente approvazione della convenzione intercomunale per lo studio della “riorganizzazione istituzionale” avvenuta nel consiglio dell’Unione Terre di Castelli del 27 giugno scorso. E’ la distribuzione asimmetrica delle “defezioni”. Da un lato il fronte tutto sommato compatto dei sindaci e del gruppo consiliare PD (Centrosinistra per le Terre di Castelli). Dall’altro quello assai più frastagliato del gruppo consiliare “Cittadini insieme nell’Unione”, in cui confluiscono i consiglieri “civici” o comunque non-PD (alcuni di centrodestra, uno del M5S). Non mi riferisco tanto alle assenze nella seduta consiliare di sabato 27 giugno (in larga parte contingenti, visto che la seduta consiliare è stata prima ipotizzata per venerdì 26 e poi successivamente spostata a sabato 27, quando diversi consiglieri avevano già altri impegni). Ma al fatto che le due amministrazioni che non hanno aderito appartengono entrambe al fronte “civico” – si tratta di Savignano e Guiglia. E’ del tutto casuale? O, piuttosto, è conseguenza di un più marcato atteggiamento “autarchico”, di un maggiore “campanilismo” del fronte “civico”? O di una minore fiducia nella capacità d’azione “collettiva” degli enti locali del distretto? E’ una domanda che sta bene posta.

Marc Quinn, Breath. Alison Lapper pregnant. Davanti alla chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Breath. Alison Lapper pregnant. Davanti alla chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia (foto del 6 agosto 2013)

[1] Bisogna dire subito che in entrambi gli schieramenti la gamma delle opinioni circa l’ipotesi “fusione dei comuni” è ugualmente diversificata. Voci scettiche si colgono su entrambi i fronti (se non erro hanno espresso una tale posizione sia il sindaco di Castelnuovo, sia il sindaco di Marano, entrambi PD). In passato l’eterogeneità delle posizioni (in primo luogo tra i sindaci PD) ha impedito a quel partito di assumere una linea unitaria, risultando così incapace sia di redigere un unico documento programmatico a livello di zona (l’allora coordinatore di zona Luca Gozzoli aveva annunciato pubblicamente tale documento, che però non ha mai visto la luce: vedi), sia di deliberare in merito allo studio di fattibilità (vedi). Va dunque riconosciuto che se oggi si è riusciti, seppur con defezioni, a deliberare la realizzazione dello studio di fattibilità è merito delle nuove amministrazioni uscite dalle elezioni comunali del 2014, tra cui l’amministrazione civica vignolese. Il sindaco Mauro Smeraldi ha dunque ragione nel ricordare al capogruppo consiliare PD Marco Villa che fino a poco tempo fa il tema incontrava il favore solo dell’allora consigliere Umberto Costantini (nel frattempo divenuto sindaco a Spilamberto) e delle liste civiche vignolesi (certo, con maggiore cautela) (vedi).

Marc Quinn, The way of all flesh, Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, The way of all flesh, Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Tuttavia il dato di fatto è che solo sul “fronte civico”, nelle realtà comunali di Savignano e Guiglia, si sono manifestate contrarietà così marcate da tradursi in defezione (e sulla base di argomenti non convincenti, quando non addirittura fasulli – come ho provato ad argomentare: vedi). Un atteggiamento di scetticismo è comprensibile e di per sé non contrasta con la volontà di analizzare il problema. E’ semmai una forma di “sospensione del giudizio” del tutto compatibile con l’impegno a realizzare uno studio serio al fine di giungere ad una fondata valutazione dei pro e dei contro delle principali opzioni che si ha davati (una qualche “fusione di comuni” o una “manutenzione straordinaria” dell’attuale architettura comuni + Unione). Ma non è questa la posizione che infine si è affermata nei due comuni citati.

Marc Quinn, The Zone (Where time meets place), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, The Zone (Where time meets space), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

[2] Non è bastata la presidenza dell’Unione al “civico” Mauro Smeraldi a “garantire” o “rassicurare” le due amministrazioni “civiche” di Savignano e Guiglia. In realtà l’amministrazione di Guiglia da tempo manifesta un atteggiamento di critica (a mio modo di vedere irragionevole) verso la stessa Unione dei comuni (la diversa concezione dell’Unione è emersa chiaramente quando si è trattato di aggiornarne lo Statuto: vedi). E’ minore, dunque, la sorpresa della sua defezione. In bilico, invece, la posizione di Savignano con il sindaco favorevole (ma perplesso), poi “convinto” a desistere da una maggioranza decisamente poco propensa a studiare l’ipotesi della fusione. Esprimere un orientamento contrario allo studio di fattibilità è legittimo, ma così dicendo non intendo affatto dire che sono “legittimi” (ovvero corretti) gli argomenti usati per sostenere la posizione “contro lo studio”. Anzi, per quanto ho visto finora, leggendo i testi delle dichiarazioni rese in consiglio, ho l’impressione che così non sia.

Marc Quinn, Life breathes the breath (particolare), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Life breathes the breath (particolare), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Ho l’impressione che a favore del rifiuto dello studio (che non era per la fusione tout court, ma piuttosto per la comparazione tra l’opzione fusione e l’opzione “manutenzione straordinaria” dell’Unione) abbia pesato un certo pregiudizio, una certa contrarietà ad impegnarsi in progetti che vanno oltre i confini comunali. Come se non si avesse fiducia verso l’azione “collettiva” degli enti locali di questo territorio. Come se, per converso, si pensasse che ritirarsi più saldamente dentro ai propri confini comunali, anche a scapito di progetti più ampi (di più enti locali, di Unione, ecc.), oggi sia la migliore strategia per fronteggiare le “turbolenze” a cui sono sottoposti gli enti locali: continua riduzione dei trasferimenti statali, conseguente downsizing dell’ente e del suo bilancio, confusa riorganizzazione dei livelli istituzionali (vedi la strana “soppressione” delle province), ridefinizione del principio-guida delle politiche regionali (addio alla “regione policentrica”), crescente sfiducia dei cittadini verso la politica, globalizzazione, ecc.

Marc Quinn, Flesh painting (on calligraphy), particolare, Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Flesh painting (on calligraphy), particolare, Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Quando Maurizio Tedeschi, nel suo intervento in consiglio comunale a Savignano, accenna ad un “elogio del campanilismo” (pdf) è difficile non leggervi anche una difesa dell’assunto che, tutto sommato, “piccolo è bello” (indipendentemente dal fatto che ciò che può essere considerato “piccolo” oggi è molto diverso da ciò che era “piccolo” anche solo cinquant’anni fa). Mi sembra – lo dico chiaramente – una sorta di ripiegamento su se stessi. E’ questo un tratto necessario del “civismo”? Io penso di no. Sono convinto, ad esempio, che sia possibile coniugare la crescita dimensionale del comune (conseguente ad un processo di “fusione”) con maggiore (anziché minore) coinvolgimento e partecipazione dei cittadini! Insomma, non si tratta necessariamente di un trade off: se la dimensione aumenta, la partecipazione diminuisce. E’ possibile, invece, ridisegnare in modo intelligente e creativo le istituzioni affinché garantiscano (ed anzi promuovano) maggiore partecipazione anche se il comune cresce di dimensioni (è quanto ho sostenuto commentando il progetto del comune unico di Valsamoggia: vedi). Insomma, ho l’impressione che questa tendenza all’autarchia, questa diffidenza verso progetti “federativi”, questa tentazione al ripiegamento alberghi più nelle file dei “civici” che del PD. Non che in questo partito si registrino oggi particolari slanci innovativi. Nient’affatto. Ma almeno non si recede, perlomeno ufficialmente, dalle posizioni conquistate (a fatica). Fosse anche solo per il pudore di non disfare quanto è stato costruito dalla precedente “generazione” di amministratori (e non è affatto poco).

Marc Quinn, The Zone (Where the water falls), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, The Zone (Where the water falls), Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

[3] Dovrebbe essere chiaro, specie in chi ha anni di esperienza amministrativa alle spalle, che la linea “piccolo è bello” regge sempre meno di fronte ai cambiamenti in atto nel mondo degli enti locali. Basta guardare lo stato dei servizi e delle politiche oggi esprimibile a livello comunale – vale per Vignola (che nel distretto è il comune più grande), figurarsi per Savignano (collocato in posizione intermedia) o per Guiglia (uno dei più piccoli). Vogliamo parlare dei musei comunali e della loro condizione di inadeguatezza (nonostante spesso siano animati da volonterosi volontari)? Vogliamo parlare delle iniziative culturali o delle biblioteche (unica eccezione la biblioteca Auris di Vignola)? E l’elenco potrebbe continuare. E’ solo perché i cittadini non hanno ancora aperto interamente gli occhi verso i processi in atto di erosione della qualità dei servizi e delle strutture comunali … Certo, per abbandonare senza rimpianti questo atteggiamento “autarchico” bisogna essere in grado di darsi, a livello di Unione, un metodo di lavoro in grado di far funzionare istituzioni abitate da “maggioranze” eterogenee, come quelle oggi presenti nel distretto (vedi). Non mi sembra che esso sia stato individuato.

Marc Quinn, Spiral of the galaxy, scultura esposta nei pressi della Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Spiral of the galaxy, scultura esposta nei pressi della Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Non solo a livello istituzionale bisogna essere in grado di innovare, ma anche a livello politico. Essendo venuta meno la capacità di qualsiasi partito (anche del PD) di leggere i bisogni della società e di “elaborare” nuove politiche all’altezza delle sfide di oggi (altro che sinistra “pensante”: vedi), non è più dall’alto di un qualche “organo centrale” (provinciale, regionale, nazionale) che viene fatta cadere l’indicazione all’innovazione. Questa va perseguita tramite reti sempre più orizzontali: network tematici (sulla tutela del suolo, sulla gestione dei rifiuti, sulla partecipazione, ecc.) tramite cui scorrono e si diffondono idee, conoscenze, nuove sensibilità, best practices. Da questo punto di vista i “civici” oggi possono non essere secondi a nessuno – se prendono sul serio il compito dell’elaborazione e della promozione di nuove visioni e nuovi progetti. Questo costruire e partecipare a network dovrebbe dare loro un po’ più di fiducia nelle possibilità dell’azione “collettiva” tra enti locali che insistono sullo stesso territorio e che, per questo, condividono in larga parte uno stesso destino.

Marc Quinn, Life breathes the breath, Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

Marc Quinn, Life breathes the breath, Fondazione Giorgio Cini, Venezia (foto del 6 agosto 2013)

PS Le immagini a corredo di questo post sono state scattate in occasione di una visita alla mostra su Marc Quinn organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini – Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia (vedi), il 6 agosto 2013.

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6 Responses to Un sasso nello stagno: “civismo” significa “campanilismo”?

  1. Filippo Gianaroli ha detto:

    caro Andrea ricordo ai tuoi lettori che i sindaci presenti in aula si sono “auspicati” (per me è una balla clamorosa da verificare nel corso di questa legislatura) di unificare tributi, tasse e servizi (per il PSC sembra che ci sia tempo ed altri soldi da spendere, sperperare, sprecare tanto sono dei cittadini…).
    Dopo quasi tre lustri di attività in Unione abbiamo ancora gli otto sindaci “companeros & campesinos” facenti parte dell’Unione che si “rubano” o che si vorrebbero rubare le attività produttive giocando anche su una diversa modulazione da comune a comune dell’addizionale Irap. Questa si che è roba da pollitici (mi sarò micca sbagliato a scrivere pollitici?) nani!!
    E più che stare in comune questi sindaci che non riescono ad unificare nulla (di cui 5 con lo stesso brand commerciale usato per le primarie del Partito Democratico) ma che vogliono consultare studi per poi “compenetrarsi” dovrebbero stare nel giardino comunale e dopo
    -Brontolo (Γκρινιάρης)
    -Cucciolo (Χαζούλης)
    -Dotto (Σοφός)
    -Eolo (Συναχωμένος)
    -Gongolo (Χαρούμενος)
    -Mammolo (Ντροπαλός)
    -Pisolo (Υπναράς)
    diventare uno degli otto nani
    -Sindacalo

    e chi fornisce la traduzione in greco vince una pizza offerta da me …

  2. Tridalgiazcol ha detto:

    In realtà il post a cui fai riferimento, contiene esso stesso falsità e mezze verità, spacciate per esattezze assolute. Intanto, del documento ministeriale, ti sei dimenticato, ma è solo un piccolo esempio, di citare la parte che dice che gli accorpamenti sono utili SOLO ai comuni con meno di 5000 abitanti. Non lo dico io, ma lo stesso Ministero. E questo è solo la punta dell’Iceberg. Poi ti sei dimenticato di dire che la società che deve stilare questa “analisi”, non è stata selezionata tramite BANDO PUBBLICO, ma scelta da arbitrariamente dalla regione. Ti sembra na roba normale? Per il resto, ti ribalto la frittata. Non è che il PD stia cercando di usare questa cosa, per ricompattarsi in un unico soggetto? Caro Paltrinieri, la “faziosità” sta tutta dalla TUA, perché ai cittadini (ti da fastidio sta parola eh) non glie ne può fregare di meno.E per dirla tutta di ACCOLLARMI i debiti del Comune di Marano, non ne ho nessuna intenzione. Se li facciano dare diretta mente da Bonaccini, così evitiamo tutta sta tiritera asfittica e spendiamo meno di sicuro e da subito.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Hai ragione, non ho citato la parte in cui dice “che gli accorpamenti sono utili SOLO ai comuni con meno di 5000 abitanti”. Ma è perché non l’ho trovata. Anzi, perché non c’é. Come ho detto nel post, lo studio ministeriale intende dimostrare che un processo di fusione di comuni di piccole dimensioni comporterebbe “economie” (ovvero un abbassamento della spesa pro-capite). E’ uno studio, per così dire, macro-economico, nel senso che vuole dimostrare i potenziali benefici che si avrebbero a livello di intero paese dall’accorpamento dei piccoli comuni. Non intende invece dire nulla pro o contro singoli progetti di fusione (anche fossero relativi a comuni di medie anziché piccole dimensioni). Insomma, bisogna leggerlo con attenzione ed onestà intellettuale. Usare questo documento come se fosse un argomento contro l’ipotesi di fusione di comuni delle Terre di Castelli significa mistificarne il contenuto. Insomma, spacciare bufale. Non è mai una gran cosa.
      Il resto delle cose che dici è folklore. E di questo non mi occupo.

  3. Dimer ha detto:

    Ho già chiarito in altre sedi il mio pensiero e non voglio ripetermi.
    Comunque ciò che Andrea definisce autarchia è smentito da lui stesso quando parla della sostanziale mancanza di autonomia impositiva di cui dispongono i Comuni, anche quelli in regola con i bilanci. A questo proposito si possono consultare il sito dell’Anci e la reazione annuale della Corte dei Conti. Ma davvero si pensa di intervenire adeguatamente e di incidere in termini politici a fronte della riduzione di autonomia fattasi via via più crescente?
    D’altra parte Paltrinieri stesso riconosce lo stato di “confusione istituzionale” in cui versiamo; perché allora non individuarne più attentamente le cause? Ma davvero la fusione sarebbe una risposta? Perché non si considerano i grandi Comuni? Questi sono organizzati in quartieri. A me non sembra che negli ultimi anni sia aumentato né il loro grado di efficacia democratica, né quello di efficienza amministrativa.
    Non è un dogma che piccolo sia bello, nemmeno grande, però.
    Ora riconosciamo che per la Valsamoggia non si è proceduto bene, ma alla riunione organizzata da SEL, se ben ricordo, a cui io ho partecipato alla Rocca di Bazzano, alle critiche si è risposto con le “solite solfe”.
    Forse non è solo un problema di civismo, come lo chiama Andrea, o di campanilismo, ma di sentirsi sempre più estranei alle sedi e ai meccanismi delle decisioni.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      “Davvero la fusione sarebbe una risposta?” chiedi Dimer. L’unico modo serio per rispondere stava nel percorso dello studio di fattibilità. Avrebbe infatti consentito – se come mi auguro lo studio verrà fatto dettagliatamente e prendendo in considerazione proprio le criticità evidenziate dagli “scettici” (peraltro a questo servirebbe la commissione istituita paritariamente da esponenti di maggioranza e di minoranza dei diversi consigli comunali) – di fare il salto dal pre-giudizio al giudizio.
      Per quanto riguarda l’esperienza di Valsamoggia, vorrei ricordarti che nessuno più di me l’ha seguita da vicino. Vedi:
      https://amarevignola.wordpress.com/category/valsamoggia/
      Ed i limiti che ho evidenziato in quella fase si sono poi puntualmente verificati ed oggi costituiscono un elemento di difficoltà di quell’esperienza. Ma l’Unione Terre di Castelli è in una situazione diversa (e significativamente diversa) rispetto all’Unione della Valle del Samoggia da cui è nata il comune unico. E con questo non voglio certo dire che la fusione da noi “funzionerebbe” (semplicemente non lo so). Però la domanda me la pongo e cerco un modo, il più intelligente ed “informato” possibile, per rispondere.

      Le altre questioni che ponevi nel tuo precedente commento mi hanno sollecitato a scrivere questo post, in cui mi chiedo se la posizione della maggioranza di Savignano non sia dovuta, in una qualche misura, anche ad una tendenza al ripiegamento; ad una sfiducia nei confronti di un’azione politica che includa altre realtà comunali, certo politicamente non omogenee (una sindrome da “accerchiamento da PD”?); ad un pensare che restare nella propria piccola realtà sia meglio (anche per i servizi offerti ai cittadini?). Lo ritengo un errore.

      • Dimer ha detto:

        Lo ritieni un errore, e sia.
        Intanto non ci vengono date significative risposte rispetto alla riorganizzazione delle Province e delle loro funzioni (leggi un po’ di stampa nazional-locale e ne trovi di “incredibili”). Poi di correzioni per l’Unione ne sento parlare da tempo, ma finisce sempre che “si fugge in avanti”: vedi servizi sociali.
        Di sindrome d’accerchiamento io proprio non ne ho, ma di un potere che risponde per successive “rastremazioni verso l’alto”, sì.
        Scusa se divago, ma è successo con l’Europa; quando lo diceva la sinistra radicale che un’Europa solo monetaria era assurda, tutti a dirci: ecco i soliti…
        Ora è una litania, a volte persino stomachevole.

        Ergo: di sentirmi dare ragione dopo qualche anno ne ho pieno il sacco.

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