Recuperare forza e strategia per l’Unione Terre di Castelli

L’apertura di credito è di quelle pesanti. Viene dal sindaco di Castelnuovo, Carlo Bruzzi: “la cosa più naturale e logica è che il ruolo di presidente dell’Unione sia affidato al sindaco del comune capofila, per 5 anni. Nel nostro caso toccherebbe a Vignola, quindi a Smeraldi: ecco la mia proposta. Spero che non si perda tempo in trattative sterili, così da poterci subito tuffare sul lavoro” (Il Resto del Carlino, 19 giugno 2014, p.23). Proposta tutt’altro che scontata, anzi decisamente coraggiosa (e che ha già suscitato gli strali dell’ex-presidente Francesco Lamandini che si è dato il ruolo di difensore dell’ortodossia PD), ma anche profondamente saggia. La sfida dell’Unione, infatti, è quella di recuperare forza politica e capacità strategica, valorizzando le prospettive di innovazione dischiuse con l’avvento dell’amministrazione “civica” vignolese, ma anche delle nuove amministrazioni PD di Spilamberto e Castelvetro.

Il Resto del Carlino, giovedì 19 giugno 2014, p.23

Il Resto del Carlino, giovedì 19 giugno 2014, p.23

[1] Per lungo tempo l’Unione Terre di Castelli è risultato un modello di riferimento da analizzare e da imitare per amministratori di tutt’Italia. Poi, nella legislatura 2009-2014, qualcosa si è inceppato. La crescita dell’eterogeneità territoriale (dovuta all’ampliamento – da 5 ad 8 comuni – verso la montagna) e politica (Guiglia e Savignano hanno amministrazioni non-PD) spiegano solo in parte le difficoltà incontrate. Metodo di lavoro e stile di leadership contano almeno altrettanto (e da questo punto di vista la presidenza Denti, da qualsiasi parte la si guardi, è stata più un ostacolo che una risorsa, lasciando sul campo evidenti macerie). Oggi l’eterogeneità è addirittura cresciuta conseguentemente alla nuova amministrazione “civica” vignolese (mentre è atteso l’ingresso della peculiare amministrazione di Montese, sempre più identificata con il sindaco Luciano Mazza). Eppure proprio in questa condizione diventa di fondamentale importanza riuscire a superare i problemi ereditati (nuovo statuto e PSC in primis) e riacquistare capacità di collaborazione e di visione strategica. L’Unione Terre di Castelli è l’unico strumento a disposizione di questo territorio non solo per erogare ai cittadini in modo efficiente e qualitativamente mirato alcuni servizi fondamentali (asili nido, servizi scolastici, welfare locale, ecc.), ma anche per giocare di nuovo un ruolo all’altezza della sfida in atto in una sempre più accesa competizione territoriale (che in questi anni ha visto il territorio di Vignola perdere posizioni, non certo guadagnarne). Per fare questo, però, serve un programma di legislatura sostenuto da “visione strategica”. E serve ripristinare “fiducia” tra tutti gli amministratori coinvolti.

Il sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, in occasione del primo consiglio comunale della legislatura 2014-2019 (foto del 21 giugno 2014)

Il sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, in occasione del primo consiglio comunale della legislatura 2014-2019 (foto del 21 giugno 2014)

[2] Per quanto il ristretto tempo a disposizione renda ciò tutt’altro che facile sarebbe opportuno legare l’elezione del Presidente dell’Unione e la ripartizione delle deleghe tra i sindaci (facenti parte della Giunta) ad una condivisione di un primo schema programmatico. La permanenza nel ruolo di un discreto numero di amministratori (sono risultati confermati i sindaci di Marano, Savignano, Guiglia, mentre sono cambiati i sindaci di Vignola, Spilamberto, Castelvetro; lo sfasamento del momento elettorale per Castelnuovo e Zocca garantisce inoltre ulteriore continuità), che dunque conoscono bene lo “stato dell’Unione” ed i suoi problemi, dovrebbe agevolare tale compito. E’ tuttavia opportuno che sin dall’inizio questa discussione abbia un carattere allargato, ovvero non si limiti ad un “dibattito” e “negoziazione” tra soli sindaci. Sin da subito, infatti, occorre impostare un programma (certo, poi da perfezionare nei prossimi mesi), in grado di risultare ampiamente convincente per il nuovo consiglio – anche evitando il “pasticcio” del 2010, quando si dovette posticipare l’approvazione del primo bilancio di previsione della legislatura perché ci si era dimenticati di redigere e portare all’approvazione del consiglio il programma di legislatura (come previsto dall’art.19, comma 1 dello Statuto dell’Unione) (vedi).

La Rocca Rangoni a Spilamberto, da qualche anno proprietà comunale (foto dell'1 gennaio 2012)

La Rocca Rangoni a Spilamberto, da qualche anno proprietà comunale (foto dell’1 gennaio 2012)

[3] La mappa dei temi che dovrebbero trovar posto nel programma di legislatura 2014-2019 dovrebbe all’incirca essere questa:

  • definire le caratteristiche del “nuovo equilibrio” tra Unione e Comuni così da superare le contrapposizioni emerse nel corso dei lavori per il nuovo statuto (vedi). Sarebbe anche opportuno, per quanto il tema sia politicamente impegnativo, mettere in cantiere uno studio in grado di fornire elementi di analisi e riflessione circa l’alternativa “fusione dei comuni” o “manutenzione” dell’assetto istituzionale dell’Unione (almeno per rafforzare, ora che il 50% circa della spesa corrente comunale è composta dall’unica voce “trasferimenti all’Unione”, l’attuale labile collegamento tra l’Unione e le sue politiche ed i consigli comunali: vedi);
  • revisione della documentazione e completamento dell’iter del PSC (vedi);
  • nuove e più incisive politiche di “sviluppo locale” (anche in modo coordinato con quanto sta promuovendo la Fondazione di Vignola) e promozione delle attività di trasferimento tecnologico ed incubazione d’impresa nel nostro mini-tecnopolo (vedi), anche con l’obiettivo di creare le condizioni per ottenere occupazione qualificata;
  • definizione di un vero programma di marketing territoriale, di promozione del turismo e di un piano strategico della cultura (vedi);
  • definizione di una politica comune nei confronti di Hera Spa con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti ed al ciclo dell’acqua e, più in generale, innovazione della governance verso gli enti partecipati in termini di trasparenza e partecipazione lungo il circuito di indirizzo, controllo e rendicontazione (vedi);
  • verifica del progetto di superamento dell’ASP G.Gasparini e individuazione di nuovi obiettivi per il welfare locale;
  • realizzazione di un progetto di de-burocratizzazione e di utilizzo delle nuove tecnologie comunicative per l’accesso a servizi;
  • dare attuazione alle norme innovative per la partecipazione dei cittadini ed il coinvolgimento degli utenti nella pianificazione e controllo della qualità dei servizi pubblici introdotte di recente nello statuto dell’Unione (vedi). Ricordo anche che la disposizione statutaria, risalente al 2009, circa la realizzazione del “bilancio di missione” come strumento di rendicontazione dell’Unione attende ancora di essere attuata (vedi).
Piazza Giovanni Falcone a Savignano con la fontana di Antonio Sgroi, a Savignano (foto del 6 marzo 2010)

Piazza Giovanni Falcone con la fontana di Antonio Sgroi, a Savignano (foto del 6 marzo 2010)

[4] E’ dunque del tutto condivisibile la prospettiva tracciata da Carlo Bruzzi nell’intervista citata sul Carlino del 19 giugno scorso: “Condividere un’unica visione strategica d’insieme, vedendo nell’Unione uno strumento per risolvere i problemi di un’area vasta e non un bancomat da cui prelevare solo per sistemare il proprio orticello, è l’unica strada.” Il compito è impegnativo, ma questo atteggiamento di apertura e di riconoscimento dell’eterogeneità “politica” offre qualche chances di successo.

PS E’ atteso a breve il primo consiglio dell’Unione Terre di Castelli dove questi temi (a partire dall’elezione del Presidente dell’Unione e del Presidente del consiglio dell’Unione) saranno necessariamente all’ordine del giorno. Secondo quanto previsto dallo Statuto (art.12, commi 3 e 4) “accertata la regolarità formale delle attestazioni pervenute dai Comuni [circa gli eletti alla carica di consiglieri dell’Unione], il Segretario Generale ne dà immediata comunicazione scritta al Presidente temporaneo (…) affinché questi provveda alla convocazione della prima seduta del Consiglio” entro 15 giorni dalla data del ricevimento di tale comunicazione. “Nel corso della sua prima seduta (…) il Consiglio dell’Unione elegge, a maggioranza dei componenti, il Presidente dell’Unione tra i Sindaci dei Comuni che la costituiscono” (art. 17, comma 1).

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2 risposte a Recuperare forza e strategia per l’Unione Terre di Castelli

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ da tempo cambiata l’aria in Regione. Mi riferisco al tema – cruciale – della competizione tra città e territori. Il “modello” della regione policentrica, fatta unicamente da città capoluogo di pari rango (ciascuna con dotazione di fiera, aeroporto, tecnopolo, ecc.) sta definitivamente tramontando, nonostante le resistenze di molte città e territori. O, meglio, si è aperta una competizione fortissima tra due impostazioni territoriali e di governance contrastanti: da un lato la regione policentrica, dall’altro una nuova organizzazione gerarchica (con una rinnovata centralità del capoluogo di regione che infatti è il prinipale “sponsor” e “attore” di questa diversa impostazione). La crisi economica gioca a favore di questo secondo modello, imponendo riorganizzazioni che sono anche “razionalizzazioni”. E’ bene avere presente questi scenari anche per chi si muove sul piccolo palcoscenico dell’Unione Terre di Castelli (circa 85mila abitanti su quasi 4,5 milioni di abitanti in regione, ovvero l’1,9%). A tal fine è dunque utile leggersi l’intervista rilasciata dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, al Corriere di Bologna di oggi. Al di là della vicenda dell’assetto dell’ente Fiera (e del rinnovo nella carica di presidente dell’ex-assessore regionale PD Duccio Campagnoli) ciò che va evidenziato è la presenza di una chiara linea strategica che intende ridurre il potere della Regione (da tempo propugnatrice del “modello policentrico”) a favore di quello dei comuni (intendendo con ciò Bologna e pochi altri capoluoghi di provincia, di peso):
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2014/25-giugno-2014/merola-bologna-cambia-addio-consociativismo-223459375590.shtml

    Afferma Merola: “serve qualcosa in più per essere davvero la città guida: occorre che i bolognesi, per primi, la smettano di essere localistici e chiusi in difesa. Siano piuttosto capaci di coinvolgere gli altri dimostrando che la Città metropolitana con la sua Fiera, con il suo aeroporto, con la sua stazione è un vantaggio per tutte le altre città della regione”. Smettere di essere “localistici” – questa è una delle parole d’ordine. Validissima anche per i comuni dell’Unione Terre di Castelli! “Coinvolgere gli altri”, ovvero dare consapevolezza circa interessi precisi e dunque promuovere collaborazione rispetto ad una visione strategica di rafforzamento di un territorio e delle città che ne costituiscono il perno. Occorre davvero innescare un rapido processo di apprendimento (“mobilitazione cognitiva”, direbbe Fabrizio Barca), di riconoscimento dell’importanza della collaborazione e della ricerca di sinergie, da parte degli amministratori di questo territorio. La competizione sta salendo di livello ed è bene farsi trovare preparati!

  2. Lanfranco Viola ha detto:

    Proposta interessante.

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