Strange days. L’Unione Terre di Castelli nella legislatura 2014-2019

Già l’elezione del “civico” Mauro Smeraldi a presidente dell’Unione Terre di Castelli è stato un fatto nient’affatto scontato e, a suo modo, strano (vedi). A cui ne sono seguiti altri, come, ad esempio, la costituzione di soli due gruppi consiliari. Da un lato il gruppo “centrosinistra per le terre di castelli”, con 17 componenti, di cui 5 sindaci (capogruppo lo spilambertese Marco Villa). Dall’altro il gruppo “cittadini insieme nell’Unione”, con 14 componenti, di cui 3 sindaci (capogruppo il vignolese Mauro Minozzi). Insomma, l’Unione Terre di Castelli cerca un suo originale percorso per riuscire a gestire senza esasperanti conflitti un’accresciuta eterogeneità, sia politica (l’irruzione delle liste civiche al governo prima di Savignano, poi anche di Vignola), sia territoriale (dal 2009 l’Unione è un inedito mix di comuni della fascia pedemontana – il nucleo originario – e di area montana; in prospettiva, inoltre, c’è pure l’ingresso di Montese). Operazione non facile e non priva di incertezze. Ma forse il modo più produttivo per recuperare capacità di fare, evitando di rimanere bloccati dai reciproci poteri di interdizione. Insomma, una versione locale delle “larghe intese”.

Il sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, interviene per presentare le linee programmatiche dell'Unione in occasione della seduta consiliare di insediamento (foto del 31 luglio 2014)

Il sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, interviene per presentare le linee programmatiche dell’Unione in occasione della seduta consiliare di insediamento in cui verrà eletto Presidente (foto del 31 luglio 2014)

[1] Il “ribaltone” vignolese (vedi) ha indubbiamente lasciato il segno sullo scacchiere dell’Unione. Nella legislatura 2009-2014 un’ampia maggioranza PD si è trovata in difficoltà nel governare, nonostante numeri di assoluto favore. Tra i diversi fattori probabilmente quello decisivo è stato il rapido venir meno di un “clima istituzionale”, conseguenza delle tensioni relazionali, prima ancora che politiche (autoritarismo anziché autorevolezza?), indotte dall’allora sindaco di Vignola Daria Denti. Sta di fatto che è mancata una chiara linea politica, divisioni sono emerse all’interno della stessa maggioranza (es. Denti versus Lamandini), sono esplose le tensioni con alcune parti della minoranza e con alcuni territori (dapprima l’uscita di Savignano dal corpo unico della Polizia municipale e dal PoesiaFestival; quindi la continua messa in discussione del progetto del “polo della sicurezza”; il tormentone del PSC: vedi; sino ai conflitti laceranti sul nuovo statuto: vedi). Probabilmente con l’intento di evitare una nuova situazione ad “alta conflittualità”, subito dopo l’inizio della nuova legislatura, il sindaco di Castelnuovo Carlo Bruzzi ha dunque proposto l’assegnazione della presidenza dell’Unione alla new entry Mauro Smeraldi (vedi), ovvero al sindaco del comune capodistretto, indipendentemente da considerazioni sull’affiliazione politica. Cosa che in effetti è poi avvenuto il 31 luglio scorso (all’unanimità – ma questo è stato facilitato dal voto palese), contestualmente all’approvazione di un primo schema programmatico (vedi). A cui ha fatto seguito dapprima la distribuzione delle deleghe nella giunta dell’Unione (vedi), quindi la formazione dei nuovi gruppi consiliari. Dei nuovi due soli gruppi consiliari (vedi).

Il Resto del Carlino, 27 agosto 2014

Il Resto del Carlino, 27 agosto 2014

[2] Alla prima uscita pubblica i capigruppo dei nuovi gruppi consiliari, intervistati per Il Resto del Carlino da Valerio Gagliardelli, hanno sfoggiato un certo ottimismo della volontà circa il futuro (e la produttività) della legislatura. Entrambi hanno, seppure con sfumature diverse, enfatizzato la “necessità di lavorare tutti assieme per superare le solite barriere ideologiche e risolvere i problemi concreti che abbiamo di fronte”. Funzionerà? E’ giusto interrogarsi sulle prospettive di durata di un atteggiamento per ora favorevole da parte di tutti i componenti del consiglio (seppure per ragioni diverse). L’intera legislatura dura cinque anni e questa maggioranza allargata a tutto il consiglio richiede, per poter funzionare sufficientemente bene, anche qualche accorgimento di metodo: tempi adeguati per la formazione degli orientamenti decisionali (evitando il più possibile le decisioni da assumere sotto la costrizione del tempo che manca per analizzare ed approfondire); una continua opera di elaborazione programmatica, definizione di obiettivi, nuovi circuiti e strumenti di pianificazione-controllo-rendicontazione (tra l’altro sarebbe ora di dare attuazione allo Statuto procedendo alla redazione di un adeguato strumento di rendicontazione, come il “bilancio di missione”: vedi); dibattiti trasparenti ed allargati (meglio se con il coinvolgimento di expertise anche esterne), anche con inedite forme di coinvolgimento dei cittadini (ci sarebbe da fare un importante lavoro di “recupero” sul PSC: vedi). Se per davvero si vuole “superare le solite barriere ideologiche e risolvere i problemi concreti che abbiamo di fronte” bisognerà che i due capigruppo usino, oltre all’autorevolezza (e qui probabilmente Mauro Minozzi ha qualche carta in più), un po’ di fantasia e di innovazione nelle modalità di lavoro dell’istituzione (e qui, invece, mi sembra meglio predisposto Marco Villa). Insomma, il risultato non è affatto scontato e servono, dunque, capacità nient’affatto banali.

Seduta di insediamento del consiglio dell'Unione Terre di Castelli (foto del 31 luglio 2014)

Seduta di insediamento del consiglio dell’Unione Terre di Castelli (foto del 31 luglio 2014)

[3] Mentre si prova a costruire un nuovo percorso di governo, c’è anche chi prova a mettere i bastoni tra le ruote. Due dei diversi possibili candidati a questo ruolo si sono già affacciati nell’arena. Nadia Piseddu, del M5S di Vignola, ha subito stigmatizzato la decisione del “collega” di Castelvetro Filippo Gianaroli (unico consigliere M5S ad essere entrato nel consiglio dell’Unione) di aderire al gruppo consiliare “cittadini insieme nell’Unione” (vedi). Gianaroli ha avuto buon gioco nel rispondere che, da Regolamento, un solo consigliere non può costituire un gruppo autonomo e che dunque o entra in uno dei gruppi consiliari esistenti o entra nel “gruppo misto” (ma sempre “gruppo” è). D’altro canto una prima convergenza programmatica con i “civici” era già emersa in campagna elettorale (vedi). Il secondo caso è quello del PD di Vignola, ancora in trincea e con l’elmetto nonostante le elezioni comunali siano oramai passate da mesi. Dopo aver stigmatizzato in campagna elettorale quella che secondo loro era un eccesso di eterogeneità dell’aggregazione civica vignolese, ora si ritrovano con le “larghe intese” a livello di Unione, ovvero con il tentativo di governare l’Unione nonostante l’eterogeneità (e magari cercando pure di valorizzare l’eterogeneità). E per di più con il “nemico” civico Mauro Smeraldi eletto (all’unanimità, ovvero anche e soprattutto con i voti della maggioranza di centrosinistra) alla presidenza dell’Unione (vedi). Un bello smacco! Bloccati nell’atteggiamento di chi ancora si ritiene ingiustamente scippato della vittoria si sentono profondamente impegnati nel ruolo di guastatori (mentre le maggioranze PD degli altri comuni non vedono nulla di male nel raggiungere un accordo con i “civici”). Poca cosa, in verità. In questi primi mesi di legislatura il PD vignolese si è contraddistinto per la sua inefficacia. E’ plausibile che, prigioniero di un ruolo del passato, continui così ancora per un po’ o forse anche per l’intera legislatura. Consegnandosi così all’impotenza. Staremo a vedere.

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