Introdotto il Bilancio di Missione come strumento di rendicontazione del Comune di Vignola e dell’Unione Terre di Castelli

Rendere conto. Sembrerebbe un pricipio banale della pubblica amministrazione e delle istituzioni pubbliche. In realtà banale non è. Anche per una amministrazione comunale, che pure ha un contatto quotidiano con utenti e cittadini e dunque dovrebbe essere massimamente interessata a rendere trasparente quello che fa, comunicare il raggiungimento degli obiettivi che si è data in sede previsionale, rendicontare l’impiego delle risorse che i cittadini le consegnano. Tuttavia in genere manca un documento che riassuma le cose fatte dall’amministrazione nell’anno di riferimento (vedi). Non svolge questa funzione – certo non nell’esperienza del Comune di Vignola – la relazione che accompagna il bilancio d’esercizio poiché è disomogenea (spesso le cose irrilevanti hanno la stessa enfasi di quelle davvero importanti), non è coerente con la relazione previsionale (quest’ultima fissa degli obiettivi sul cui raggiungimento, tuttavia, spesso la relazione al bilancio d’esercizio non si sofferma), non riporta in modo standardizzato, predefinito i dati di attività (non consentendo confronti tra diversi periodici storici o, eventualmente, con altre amministrazioni comunali). Per chi voglia esercitarsi e testare la comprensibilità e significatività dei documenti che accompagnano il bilancio d’esercizio del Comune di Vignola … eccolo servito (vedi il rendiconto di gestione 2007; per un commento vedi). Già solo la produzione di documenti di questo tipo testimonia che questa azione amministrativa è intesa come adempimento formale (lo impone la legge), ma di nessun valore politico o tantomeno comunicativo. Gli stessi consiglieri comunali (sempre ammesso che si cimentino nella lettura) fanno fatica a tenere il filo dei dati di attività e dunque a rappresentarsi puntualmente l’operato dell’amministrazione. Anche per questi motivi diverse amministrazioni comunali hanno sperimentato da tempo la produzione di documenti di rendicontazione “evoluti”, perché redatti secondo un piano, perché capaci di rappresentare in modo sistematico l’operato del Comune nei diversi settori di competenza, perché pensati quali strumenti della comunicazione interna (consiglieri e funzionari), ma anche esterna (le forze economiche e sociali, le realtà associative, i cittadini).

Rendere conto sui servizi per l'infanzia: il giardino dell'asilo nido "Cappuccetto Rosso" aperto nell'autunno 2004

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A partire dal 1996, ad esempio, il Comune di Bologna ha introdotto il Bilancio Sociale, facendone un vero e proprio documento di rendicontazione sociale della propria attività amministrativa (vedi). Da allora queste esperienze di “rendicontazione evoluta” si sono diffuse a macchia di leopardo (e lentamente). Non esiste infatti una norma di legge che imponga l’adozione di questi documenti di rendicontazione. La loro adozione è dunque un atto volontaristico dell’ente, come ha ribadito anche la direttiva del Ministero della Funzione pubblica del 16 marzo 2006 (vedi) proprio sulla rendicontazione sociale delle pubbliche amministrazioni (con relative linee guida). Negli ultimi anni queste forme di rendicontazione “sociale” si sono comunque diffuse. Le aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna sono, ad esempio, tenute a produrre tali documenti (art. 6, comma 1 della L.R. 29/2004) (vedi). L’Azienda di Servizi alla Persona “Giorgio Gasparini” di Vignola ha adottato a norma di statuto il bilancio sociale come documento di rendicontazione (vedi).

Rendere conto sui servizi per l'infanzia: la scuola materna Collodi ampliata nel 2005

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Oggi, finalmente, anche gli enti locali di questo territorio (in primis Unione Terre di Castelli e Comune di Vignola) si apprestano a fare lo stesso grazie ad una recente modifica degli statuti dei due enti. Operazione non facile, in verità, perché gli amministratori locali, con qualche eccezione (es. l’assessore al bilancio dell’Unione e Sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini che ha sostenuto la causa), non erano proprio entusiasti di doversi impegnare di più a rendere conto. Epperò alla fine di un cammino lungo e tortuoso ci si è arrivati. Dapprima, il 28 marzo 2007, una interrogazione a mia firma e con oggetto “Realizzazione del Bilancio di Missione del Comune di Vignola” dove si invita l’amministrazione a dotarsi di questo strumento di rendicontazione (contenuti ribaditi nella “replica” del 17 maggio 2007). Quindi una mozione approvata dal Consiglio Comunale (su mia proposta) con atto n. 83 del 29 novembre 2007 (vedi), in cui il Consiglio si impegna a modificare lo statuto per introdurre, tra le altre cose, una norma che impegni l’amministrazione comunale ad adottare il bilancio di missione. Infine una proposta di emendamento da me trasmessa, con nota del 9 dicembre 2008, al presidente della “commissione statuto” dell’Unione.

Rendere conto sui servizi per l'infanzia: il nuovo asilo nido in costruzione in località "Il Poggio" (foto del 28 febbraio 2009)

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In effetti l’opportunità emerge a fine 2008 quando l’Unione Terre di Castelli deve modificare lo statuto per adeguarlo a norme di legge nel frattempo intervenute (relative alla composizione della giunta). Nella seduta del Consiglio dell’Unione del 28 gennaio 2009 l’emendamento (all’art.30) viene riproposto (vedi). Seguendo la procedura della duplice approvazione lo Statuto dell’Unione è modificato l’11 febbraio 2009 e quindi ratificato dai cinque consigli comunali. Sulla scia di questa approvazione – e mettendo a frutto diversi momenti di confronto tra maggioranza ed opposizione sul tema – anche il Consiglio Comunale di Vignola modifica lo statuto introducendo la norma sul bilancio di missione, con deliberazione n.12 del 5 marzo 2009 (vedi). Anche l’opposizione vota a favore, con soli due astenuti (14 voti favorevoli e 2 astenuti). La modifica allo statuto, approvata con maggioranza qualificata, non necessita pertanto di duplice approvazione. La nuova norma (art.2 dello statuto comunale) introduce “il Bilancio di Missione come documento annuale di rendicontazione obbligatorio dell’attività dell’amministrazione comunale e di verifica del raggiungimento degli obiettivi assunti in sede di bilancio di previsione. Il Bilancio di Missione viene presentato al Consiglio Comunale contestualmente al bilancio consuntivo”. Che dire? Fissare l’obbligo della rendicontazione è un risultato importante. Certo non basta. Ora va curata la sua implementazione, ad esempio evitando che diventi un puro strumento di marketing.

2 Responses to Introdotto il Bilancio di Missione come strumento di rendicontazione del Comune di Vignola e dell’Unione Terre di Castelli

  1. tratto ha detto:

    E’ da alcuni giorni, che gira per il ns comune un bel opuscolo dal titolo “dieci” nel quale vengono illustrati i progressi fatti dalla gestione Adani..
    Sfogliandolo, ne sono abbastanza soddisfatto… sia per le “cose” fatte da questa amministrazione (lei compreso), che per la semplicita con cui vengono esposte ai cittadini. Certo, che il punto dopo 10 anni di ammistrazione andasse pur fatto, mi chiedevo il costo che questa iniziativa avesse avuto sul noi cittadini..??
    la ringrazio anticipatamente..

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ un interrogativo che si fanno anche altri cittadini. Non so di preciso il costo (ricordo qualcosa tipo 15.000 euro, ma è un ricordo vago di quando approvammo il Bilancio di previsione 2009), dunque mi informerò. Anticipo già che se la spesa fosse di quest’ordine mi sembrerebbe normale. Preciso però che l’opuscolo intitolato “Dieci. La Vignola di Roberto Adani” non appartiene alla famiglia dei bilanci di missione. E’ uno strumento di comunicazione o, se qualcuno preferisce, di marketing. Riporta informazioni molto selettive (sono stati scelti i numeri che fanno fare bella figura) e non pone a confronto gli obiettivi che l’amministrazione si era data 5 (o 10) anni fa con quanto effettivamente realizzato. Nei dieci anni di mandato del sindaco Roberto Adani l’amministrazione comunale di Vignola ha fatto cose molto significative. Io sono convinto che abbia trasformato in meglio la città, anche se alcuni nodi critici rimangono e non sono stati adeguatamente affrontati. Anche per questo, perché il “bilancio” delle cose fatte è ampiamente positivo, io avrei preferito un documento di rendicontazione vero. Che non si sottraesse al compito di ricordare anche nodi problematici, progetti incompiuti, consapevolezze maturate in corso d’opera che hanno portato a cambiare i programmi originari. Temo, però, che per fare questo occorra affidarsi ad osservatori “terzi”.

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