Dieci anni di politiche locali sugli asili nido. Un bilancio ed uno sguardo al futuro

Giovedì 22 marzo una seduta del consiglio dell’Unione Terre di Castelli è stata dedicata ai servizi per la prima infanzia. Potremmo anche dire semplicemente “asili nido”, visto che le altre tipologie sono praticamente scomparse (è rimasto un “centro giochi” a Vignola, presso il nido Barbapapà, ed uno “spazio bambini” a Castelnuovo). Circa 120 i partecipanti, nella quasi totalità educatrici o genitori. Dieci anni di gestione degli asili nido da parte dell’Unione Terre di Castelli è un traguardo importante. E’ giusto dunque provare a tracciare un bilancio. E dico subito che condivido le valutazioni degli amministratori: l’esperienza è positiva. Forse si tratta del settore, tra quelli del welfare locale, che esibisce la performance migliore. Anche se la mancanza di una legge nazionale di sostegno economico agli enti locali per la gestione degli asili nido (che oggi gravano, per la parte non coperta dalle rette delle famiglie, esclusivamente sui bilanci comunali) costituisce un grave elemento di incertezza. Comunque, se guardiamo alla situazione locale vediamo una situazione di qualità e consolidata; un’offerta sostanzialmente adeguata (oggi un po’ in contrazione); un servizio particolarmente attento anche agli aspetti “relazionali”. Fronti su cui lavorare per il miglioramento ci sono, anche se la loro precisa identificazione meriterebbe un po’ di discussione pubblica. Vediamo dunque.

L'asilo nido "Cappuccetto Rosso", a Brodano, in costruzione (foto del 13 dicembre 2003)

[1] 9 nidi d’infanzia, 25 sezioni, 422 iscritti nell’anno scolastico in corso ( 2011/2012). I nidi sono così distribuiti: 3 a Vignola (“Barbapapà”, “Cappuccetto Rosso”, “44 gatti”), 3 a Castelnuovo, 1 a Castelvetro, 1 a Spilamberto, 1 a Savignano. Considerando anche i servizi convenzionati se ne aggiungono 3: l’asilo nido parrocchiale di Brodano (22 posti) e di Spilamberto (28 posti), oltre alla Spazio Bambini Bimbopoli di Savignano (12 posti). Questi i numeri essenziali degli asili nido dell’Unione Terre di Castelli. Detti così questi dati non dicono molto. I dati che rappresentano la consistenza dell’offerta sono quelli sulla capacità di accoglienza della rete dei servizi rispetto alla popolazione target: i bambini dai 9 mesi ai 3 anni. Secondo i dati delle slide presentate da Romana Rapini, direttore sella struttura welfare locale dell’Unione, la copertura dei servizi per l’infanzia sull’intera Unione Terre di Castelli (8 comuni) sarebbe pari al 36,6% della popolazione target [i dati presentati nelle slide non sono coerenti, ma, in ogni caso, i valori non si discostano molto da quelli qui citati]. Il valore più alto si registra a Castelnuovo: 46,0% (139 posti su una popolazione obiettivo di 302 bambini). Subito seguito da Vignola: 40,8% (242 posti su una popolazione obiettivo di 593 bambini). [nota: questo dato in merito alla “copertura” del servizio, ovvero al rapporto tra posti disponibili e popolazione-obiettivo, è calcolata non considerando i bambini ad oggi inseriti, ma i posti-nido ad oggi autorizzati. In diverse realtà, in effetti, non tutti i posti autorizzati sono occupati da bambini. E’ così, ad esempio, a Vignola, in cui i posti autorizzati, ovvero la capacità di accoglienza massima, sono 242 , mentre i bambini effettivamente inseriti sono 176+21 del nido parrocchiale di Brodano, ovvero 197 in totale. PS Non è chiaro se sono conteggiati anche posti e frequentanti al “centro giochi”] Altro dato importante è la percentuale di soddisfazione delle richieste di accesso: 86% sull’intera Unione (a 5 comuni), ma con punte del 100% a Vignola, Spilamberto e Savignano. Insomma, sembrerebbe che tutti coloro che ne facciano richiesta abbiano la possibilità di accedere al servizio (non così, però, a Castelnuovo e, soprattutto, a Castelvetro; in questo comune solo poco più della metà delle famiglie richiedenti riescono effettivamente ad iscrivere il proprio figlio all’asilo nido). L’ampliamento dell’offerta è conseguente alla decisione di investire sulla rete dei servizi per seguire l’incremento demografico e la crescita del numero delle nascite (nel 1998, a Vignola, i nati furono 129 e da allora sono cresciuti sino ai 260-270 degli ultimi anni: vedi). A Vignola questa decisione fu assunta dalla prima amministrazione Adani, nel 2001, quando ci si accorse della crescita demografica in atto, e portò alla costruzione del terzo asilo nido vignolese: il “Cappuccetto Rosso” a Brodano, inaugurato nell’ottobre 2004. Nel 2006 parte invece il percorso per realizzare un ulteriore nido, poi divenuto il “Barbapapà” (vedi), inaugurato il 7 novembre 2009. Ma non si trattò di una struttura aggiuntiva, bensì sostitutiva (in sostituzione del nido “Le Coccinelle”, non più adeguato per ragioni strutturali). Dal 2004, pertanto, gli asili nido comunali vignolesi sono 3, a cui si aggiunge il nido parrocchiale a Brodano attivo dal 2003 (per 22 posti). Per quanto riguarda le strutture, resta da sistemare e mettere a norma (antisismica) la sede del nido “44 gatti” in via C.Claudio. Al momento l’amministrazione Denti ha trasferito quel nido nella sede dell’ex-nido “Le Coccinelle” (nel frattempo ristrutturata per ospitare due sezioni di scuola dell’infanzia!) e per un po’ di tempo ancora quella sistemazione “provvisoria” (doveva riguardare un solo anno scolastico) sarà confermata.

Numero iscritti agli asili nido dell'Unione Terre di Castelli. Slide presentata da Romana Rapini, direttore struttura welfare locale dell'Unione (foto del 22 marzo 2012)

[2] Chi ha seguito il dibattito sui servizi per l’infanzia in Emilia-Romagna e, di riflesso, nell’Unione Terre di Castelli, non può oggi non venire colpito da un dato. L’intero sistema dei servizi per l’infanzia si regge di fatto sull’asilo nido. Lo testimonia la riduzione dell’offerta di altri servizi – spazio bambini (di fatto un nido part-time senza il momento del pasto e del riposo) e centro giochi (una sorta di ludoteca animata). Lo testimonia soprattutto il fallimento dei progetti di introduzione di altri servizi, presi dall’area germanica (tagesmutter), su cui la Regione Emilia-Romagna ha investito non poco negli ultimi dieci anni, con l’introduzione delle figure dell’educatrice familiare (un’educatrice che svolge servizio al domicilio di una famiglia, ospitando 3 bambini) e dell’educatrice domiciliare (un’educatrice che al proprio domicilio, adeguatamente attrezzato, accoglie fino a 5 bambini) (vedi). Questi nuovi servizi, introdotti dalla L.R. n.1/2000 come “sperimentali”, hanno avuto una diffusione limitatissima (qui i dati – non aggiornati! – dal portale regionale: vedi). Oggi è dunque chiaro che, tranne particolari casi in cui non è garantito un adeguato livello di domanda (es. aree montane o rurali), il servizio richiesto ed apprezzato dalle famiglie è l’asilo nido. La sfida, dunque, è quella di garantire un’offerta adeguata di un servizio (che ha caratteristiche di qualità e di organizzazione apprezzate dalle famiglie) che grava però per larga parte (circa il 60% del costo del servizio) sui bilanci comunali. Non c’è dubbio che la riduzione della domanda degli ultimi anni rifletta una generale riduzione del benessere economico delle famiglie, non più disposte o in grado di sostenere una spesa annua che può oscillare da 1.000 a più di 4.000 euro (in base alla condizione economica del nucleo familiare rilevata tramite l’ISEE; per il tempo pieno la retta va da un minimo di 110 euro ad un massimo di 436: vedi). Ma, allo stesso tempo, è pur vero che le amministrazioni comunali hanno evitato qualsiasi azione di stimolo di una domanda in calo non per la preferenza di altre soluzioni educative, ma solo per ragioni economiche.

Rapporto tra domanda e offerta del servizio asilo nido (incluso nuove tipologie?): percentuale di accoglimento delle richieste. Slide presentata da Romana Rapini, direttore della struttura welfare locale dell'Unione (foto del 22 marzo 2012)

[3] Preso atto delle difficoltà economiche che gravano sull’offerta (i bilanci comunali) e sulla domanda (i bilanci familiari) del servizio, occorre comunque interrogarsi su almeno due aspetti circa le politiche locali di questi ultimi dieci anni: la “misurazione” della qualità del servizio (anche con il coinvolgimento degli utenti) ed il plus-valore relazionale, per i genitori, determinato dall’esperienza dell’asilo nido. Partiamo dal tema della qualità. Con buon margine di approssimazione possiamo affermare che i principali fenomeni da monitorare sono la stabilità del personale e l’articolazione dei soggetti gestori (non più solo nidi a gestione diretta, con personale degli enti locali, ma una rete differenziata di servizi, con differenti soggetti gestionali). Nei servizi per l’infanzia dell’Unione Terre di Castelli 69 delle 74 educatrici o figure equivalenti sono assunte con contratto a tempo indeterminato, il che è garanzia di stabilità e di possibilità di qualificazione tramite la formazione continua. L’alta percentuale (93,2%) di personale stabile è in realtà il frutto di due processi sovrapposti: una prima fase di “stabilizzazione” del personale (trasformazione di posti a tempo determinato in posti a tempo indeterminato), una seconda fase di sola contrazione dei posti a tempo determinato, a causa della contrazione dell’offerta (il personale a tempo indeterminato era già pari a 70 unità nel 2006 ed oggi è pari a 69 unità; viceversa quello a tempo determinato era pari a 20-30 unità, oggi è pari a 5). Effetto del downsizing, dunque.

L'asilo nido "Cappuccetto Rosso", a Brodano. Nella foto (del 19 dicembre 2003) la fase di costruzione della struttura in legno del tetto.

Comunque, se in precedenza la linea “critica” per la qualità passava all’interno dei servizi comunali (personale stabile e dunque qualificato/personale “precario” in via di qualificazione) oggi è più importante la linea che passa tra i servizi a gestione diretta e quelli gestiti da terzi. La diversificazione dei soggetti gestori, conseguenza della rinuncia in diverse realtà ad una gestione diretta, richiede infatti l’approntamento di strumenti più sofisticati di rilevazione della qualità. E richiede un diverso livello di trasparenza, affinché ogni famiglia sia messa nelle condizioni di conoscere il livello qualitativo del servizio “acquistato” per il proprio figlio. La trasparenza sulla performance e sulla qualità del servizio erogato dovrebbe diventare uno standard per i servizi pubblici – ancora di più per servizi di particolare rilevanza sociale, come i servizi educativi. Oggi però gli utenti (ed i cittadini) non hanno possibilità di sapere né quali sistemi di rilevazione della qualità vengono utilizzati, né quali risultati emergono da tali rilevazioni. Non hanno dunque la possibilità di essere rassicurati circa l’esistenza o meno di una omogenea qualità tra gli asili nido a gestione diretta, quelli la cui gestione è affidata ad una cooperativa sociale, quelli parrocchiali. Su questo fronte era certamente lecito aspettarsi di più dall’Unione Terre di Castelli, proprio in risposta alla decisione politica di differenziare i modelli gestionali, costruendo una rete di servizi per l’infanzia diversificata non solo per tipologie, ma anche per soggetto gestore (nidi convenzionati o nidi a gestione di terzi). Non è solo il tema della customer satisfaction, che pure va rilevata in modo sistematico e va comunicata in modo trasparente. Ci sono aspetti della qualità del servizio che non sono immediatamente rilevabili dai genitori, ma che debbono diventare oggetto di comunicazione sistematica ai genitori, alle famiglie, ai cittadini (questi ultimi non possono essere esclusi, visto che partecipano al pagamento del servizio tramite la fiscalità comunale). E’ un problema che i servizi per l’infanzia condividono con i servizi educativi degli istituti scolastici (qui il tema principale, ma sin qui trascurato, è la valutazione degli apprendimenti). L’Unione potrebbe iniziare a dare il buon esempio, istituendo una prassi che mette per davvero al centro l’utente ed il cittadino e che fa della “trasparenza” la leva per spingere verso l’alto la qualità della rete dei servizi (oltre che la consapevolezza di utenti e cittadini). E’ anche il tema dell’abituare i cittadini ad un duplice ruolo: di coloro che apprendono a valutare performance e qualità dei servizi pubblici di cui beneficiano (e dunque sono consapevoli dei fattori necessari per garantirli – e disposti a difendere consapevolmente un “modello” di servizio) e di coloro che partecipano, in diversi modi, ai processi stessi di miglioramento. Già oggi il coinvolgimento delle famiglie è un aspetto qualificante della gestione dei servizi (ogni asilo nido ha un comitato di gestione presieduto da un genitore). Forse è giunto il momento di dare loro ulteriori strumenti per controllare la qualità del servizio e dunque per contribuire al suo mantenimento o miglioramento.

Personale dei servizi per l'infanzia dell'Unione Terre di Castelli: contratti a tempo indeterminato ed a tempo determinato (fonte: Romana Rapini, foto del 22 marzo 2012)

[4] Chiunque ha vissuto l’esperienza di un figlio all’asilo nido sa che esso è uno “spazio magico” di creazione di relazioni tra famiglie. Ed anche tra famiglie ed educatrici – la prima “tata” non si scorda mai (ma anche la seconda, la terza …). Relazioni che sono il veicolo di informazioni, consigli, sostegno morale e psicologico, ecc. In una parola: benessere. In una fase delicata della vita famigliare (le incertezze del nuovo ruolo genitoriale, la contrazione del tempo libero per la coppia, ecc.) il nido è una risorsa importante non solo per la crescita del bambino, ma anche per il benessere dei genitori. Questo aspetto va meglio valorizzato. Può e deve diventare il perno per i programmi di “benessere delle famiglie” che oggi sono affidati prevalentemente al Centro per le famiglie dell’Unione Terre di Castelli. In altri termini non deve esistere soluzione di continuità tra asilo nido e centro per le famiglie (pur sapendo che quest’ultimo va ben oltre la fascia d’età del nido e che di certo non deve limitarsi a quel 30-40% di famiglie che hanno i bimbi piccoli al nido). L’asilo nido funziona come un facilitatore relazionale ed un dispositivo di creazione di legami: molte iniziative dei genitori si sono poi tradotte in forme “associative” che hanno svolto iniziative per molti anni successivi, vuoi per il teatro, per l’animazione, ecc. L’asilo nido garantisce anche la disponibilità di una risorsa scarsa ed estremamente preziosa per le istituzioni: l’attenzione delle famiglie. Per questo motivo deve diventare un obiettivo sistematico delle amministrazioni locali l’uso della relazionalità e della disponibilità di attenzione che si ritrova al nido sia per innestare iniziative di informazione e formazione di sostegno al ruolo genitoriale, sia per promuovere e sostenere l’auto-organizzazione delle famiglie (un elemento di benessere sociale), sia ai fini della promozione di nuovi comportamenti (dall’intercultura ai comportamenti ambientalmente responsabili).

Rapporto tra bambini in età (9 mesi-3 anni) e potenzialità di accoglienza (n. posti - teorici?) dei nidi (fonte: Romana Rapini; foto del 22 marzo 2012)

[5] Ultima nota. Ho seguito da vicino, da semplice cittadino, le vicende dell’asilo nido “Barbapapà” a cui ho dedicato 5 post:

Quell’asilo nido, pur realizzando soluzioni strutturali innovative e di qualità, soffre di alcuni problemi causati dall’area (non pianeggiante) su cui è stato costruito. Una progettazione più attenta avrebbe potuto minimizzarli. Una gestione più attenta della fase di avvio, avrebbe tempestivamente introdotto correttivi, visto che non è giusto “far pagare” quei “difetti” ai giovani utenti. La responsabilità di queste inadempienze – è bene dirlo con chiarezza – sta in campo all’amministrazione Denti che prima non si è accorta dei problemi, poi ha minimizzato, infine ha dovuto ammetterli, ma poi ha preso impegni di sistemazione (ancorché insufficienti) che non ha rispettato!Non ci nascondiamo dietro ad un dito, quel Nido ha dei problemi!” – così ha affermato l’assessore alla formazione Francesca Basile nel corso della commissione consiliare del 14 settembre 2010 chiamata a discutere di “problematiche Asilo Nido Barbapapà” (anche in risposta alle insistenze della lista civica Vignola Cambia) (vedi). Uno dei problemi è la mancanza di ombra nell’area cortiliva, per cui è stata installata una mini-tettoia, però un po’ troppo striminzita! In commissione l’assessore Basile affermò che l’amministrazione comunale avrebbe chiesto al Consorzio ZeroSei di installare un gazebo più grande e di dotarlo di un’adeguata pavimentazione, così che sia possibile, ad esempio, per una o più sezioni mangiare all’aperto d’estate. E’ passato un anno e mezzo e quell’impegno non è stato onorato. L’area verde del nido Barbapapà è un po’ disgraziata. Garantire un po’ più di ombra (oggi con adeguate strutture; al tempo stesso, però, piantando alberi per l’ombra dei bambini di domani) è un impegno minimo che però attende ancora di essere realizzato. Celebriamo degnamente i dieci anni di gestione unionale dei servizi per l’infanzia. Suvvia!

La tettoia, striminzita e ancora priva di pavimentazione, unico riparo dal sole nell'area verde (un recinto nel recinto!) dell'asilo nido Barbapapà (foto dell'1 ottobre 2011)

PS Chi scrive è stato assessore alla scuola ed alle politiche sociali a Vignola dal 1999 al 2004. Che in quella legislatura l’offerta dei servizi per l’infanzia abbia fatto un balzo in avanti con l’apertura del terzo asilo nido vignolese, il “Cappuccetto Rosso”, non è un caso (vedi).

L'area cortiliva dell'asilo nido "Cappuccetto Rosso". Si vede un gazebo per garantire un po' d'ombra, in attesa che crescano gli alberi. Con ben altre caratteristiche rispetto a quello del "Barbapapà"! (foto del 5 settembre 2009).

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3 Responses to Dieci anni di politiche locali sugli asili nido. Un bilancio ed uno sguardo al futuro

  1. cristina ha detto:

    Gentile Andrea, buono l’inizio … male la fine..
    ero come lei presente al Consiglio e condivido in parte la sua analisi sul discorso nidi e trasparenza anche le devo dire che noi al Barbapapà abbiamo provato ad ampliare come lei propone il rapporto utenza-servizio con diversi incontri a diverso tema ( alimentazione , postura , ) con esperti del settore e l’anno scorso abbiamo fatto internamente un piccolo questionario qualità ( anonimo e costruito dai genitori del Collettivo e non dal gestore ) ma le posso assicurare che le presenze sono state veramente molto poche e sempre dei soliti ( salvo poi lamentele varie fatte fuori dalla porta!! ) e i questionari riconsegnati sono stati meno del 50 % !!.
    Tuttavia come lei credo che questa sia la strada da percorrere per avere sempre una maggiore conoscenza e controllo del servizio anche in vista delle sempre più necessarie diverse forme di gestione dei servizi che si dovranno per forza attuare in funzione dei maggiori tagli che le amministrazioni hanno e , purtroppo credo avranno in futuro, anche se molti degli utenti continuano a non voler vedere come stanno realmente le cose dal punto di vista finanziario solo perchè continuano a pagare rette che ritengono elevate e sufficienti a pagare il servizio .
    Ora però le devo fare l’appunto al suo finale in merito alla situazione giardino Barbapapà segnalando che a fine aprile 2011 sono stati piantati in corrispondenza delle uscite delle sezioni 4 piante che per quanto piccole in futuro ombreggeranno la zona più alcune altre piante da frutto nella zona retrostante che formano un angolo nel quale i bambini seguono l’evolversi delle stagioni seguendo la vita delle piante e che la proposta soluzione gazebo a noi genitori non era affatto piaciuta ..
    D’accordo che all’inizio si poteva forse lavorare meglio e questo ce lo siamo detti però un suo collega dell’epoca, attuale utente ,racconta che il progetto iniziale era un tantino “diverso” e che la mancanza di fondi ha prodotto l’attuale struttura penso costringendo un pò tutti a fare di necessità virtù…. ( 69 posti nido piuttosto che niente ) , per altro la cosa era già successa tanti anni fa con la costruzione della piscina coperta e non mi sembra che il giardino del Cappuccetto Rosso , pur costruito prima e sicuramente in piano!!, sia molto più ombreggiato ( sono passata domenica a piedi dopo anni che per diversi motivi non facevo quella strada e le piante sono ancora MOLTO giovani…) quindi diamo tempo alle cose di migliorare possibilmente collaborando tutti fattivamente senza scadere sempre nella polemica “chi ha fatto cosa” …
    saluti

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Cristina, visto che su aspetti importanti concordiamo, provo ad argomentare rispetto a due questioni da te sottolineate. Su una di queste, evidentemente, abbiamo opinioni diverse. (1) Sono fortemente convinto che in Italia occorre rafforzare il momento della valutazione della qualità dei servizi pubblici. Vale per la sanità (dove io lavoro), vale per le scuole, vale per i servizi ferroviari, vale per i servizi comunali, tra cui i servizi per l’infanzia. Ma non si tratta solo di adottare metodologie un po’ sofisticate per valutare (e dove possibile “misurare”) la qualità di tali servizi. Si tratta anche di rendere trasparenti agli utenti queste valutazioni, ovvero di renderle pubbliche. Abbiamo terribilmente bisogno di rilevare e poi presentare pubblicamente la qualità dei servizi che le istituzioni pubbliche offrono ai cittadini. Non solo perché questo è uno stimolo potente, per ogni erogatore di servizi, a fare meglio. Ma anche perché io ritengo che sia un diritto degli utenti non solo quello di accedere ai servizi (anche se l’asilo nido rimane un servizio “a domanda individuale”, ovvero che non prevede l’obbligo dell’offerta a chiunque ne faccia domanda), ma anche di essere informato sulle caratteristiche e la qualità del servizio fruito, specie laddove tale “misurazione” non è affatto banale (come, ad esempio, nei servizi educativi). Questo significa che tutti i gestori di servizi per l’infanzia, siano essi pubblici o privati, dovrebbero essere tenuti a rilevare e poi pubblicizzare i dati sulla qualità, secondo i migliori standard di rilevazione al momento disponibile. L’iniziativa dei genitori dei bambini (per un nido) o degli utenti del servizio ferroviario (tanto per fare un esempio in merito ad un tema su cui ho lavorato, assieme all’associazione degli utenti di cui faccio parte, negli ultimi anni) è meritevole, ma non può sostituire l’azione di controllo di cui deve farsi carico in primo luogo il soggetto gestore. Semmai gli utenti (i genitori al nido, i passeggeri per i servizi ferroviari) è giusto che partecipino alla definizione e validazione degli strumenti e metodologie di rilevazione (affinché venga con precisione considerato il loro punto di vista nella valutazione del servizio). Una delle possibili metodologie è quella dell’audit civico applicata in sanità da qualche anno ed ora anche nella valutazione dei servizi ferroviari:
    https://amarevignola.wordpress.com/2011/07/10/chi-ha-paura-dellaudit-civico/
    Insomma, tutto questo per dire che se è bene che gli utenti partecipino alla valutazione della qualità dei servizi, occorre però che sia l’ente gestore a farsi carico dell’adozione delle giuste metodologie, da applicare sistematicamente e rispetto a cui rendere pubblici i risultati. L’adozione di un sistema di questo tipo dovrebbe avvenire da parte dell’Unione Terre di Castelli per i propri servizi e poi dovrebbe essere richiesta per quelli gestiti da terzi: nidi parrocchiali, privati ed anche quelli gestiti da cooperative sociali per conto dell’amministrazione comunale (come nel caso del Barbapapà). (2) Vengo ora al tuo “appunto” al mio finale, dove parlo dell’area verde del Barbapapà. Bene se sono stati piantati alberi nell’area verde. Ma, ovviamente, non si tratta di un intervento sostitutivo rispetto al “gazebo” che, evidentemente, ha il compito di offrire una zona d’ombra fino a quando l’ombra non sarà garantita dagli alberi (l’asilo nido “Le Coccinelle” era una struttura un po’ disgraziata, ma aveva nel giardino e nelle sue grandi alberature il suo punto di forza). Tuttavia, al di là di questi accorgimenti per migliorare l’attuale giardino (altri ne possono essere pensati) io non vedo perché non si possa dire (e ridire, se necessario) che l’asilo nido Barbapapà qualche problema, con riferimento all’area verde, ce l’ha. E ce l’ha per ragioni molto semplici ed evidenti, per quanto disturbanti: ovvero che i progettisti hanno trascurato di affrontare alcuni aspetti che, a posteriori, si sono rivelati importanti per la fruibilità di quell’area verde e che i nuovi amministratori (che poi erano anche i vecchi visto che Daria Denti era assessore ai lavori pubblici e Maurizia Rabitti, attuale capogruppo PD, era assessore all’istruzione) hanno anch’essi sottovalutato il problema, forse perché non sono mai andati in cantiere quando il nido era in costruzione e dopo hanno maldestramente cercato di tamponare con “ripieghi”. A me sembra di aver documentato al di là di ogni dubbio che le cose sono andate così e che, intervenendo per tempo (nell’estate del 2009), la sistemazione dell’area verde poteva essere fortemente migliorata con una spesa assai contenuta. Invece l’assessore alla formazione Maria Francesca Basile ha impiegato più di un anno a riconoscere che c’era qualche problema (ma non ha potuto esimersi dal farlo). Capisco che i genitori che hanno i bambini al nido Barbapapà siano interessati soprattutto a lavorare per migliorare la situazione esistente. Ma davvero non mi sembra che ci siano buoni argomenti per mettere in discussione la validità di questa ricostruzioni dei fatti. Almeno, io non li vedo. Certo, oggi è facile dire: non ci sono i soldi per intervenire. E probabilmente è pure vero. Ma quello che io contesto è che non si sia intervenuti quando ciò poteva essere fatto: in sede di progetto esecutivo (prima), vedendo l’avanzamento dell’opera quando il cantiere era in corso (poi), oppure nell’estate subito prima dell’inaugurazione (infine). In fondo a me è bastato un sopralluogo per rendermi conto dei problemi:
    https://amarevignola.wordpress.com/2009/11/21/barbapapa-un-nuovo-asilo-nido-per-vignola/
    Per il resto hai assolutamente ragione in merito all’area verde del “Cappuccetto Rosso”: anche lì gli alberi, piantati nel 2004, sono ancora striminziti, specie sul fronte (nell’area cortiliva sul retro le cose vanno appena un po’ meglio). Ma questo dovrebbe portare (avrebbe dovuto portare) ad un intervento migliorativo anche sul giardino del “Cappuccetto Rosso”, non a giustificare la non brillante situazione di altre realtà.

  3. Roberto Adani ha detto:

    Un piccolo suggerimento solo per riportare un po’ di memoria storica. Fin dall’inizio si era previsto di annettere la grande area verse a fianco del nido verso il convento, che in parte è in pendenza, e in questa era previsto un bosco di querce, ma una parte consistente è con qualche lavoro, quasi in piano e arriva alla terrazza che si è realizzata sopra la pista d’atletica. L’idea era quindi di un asilo con alle spalle un bosco, una grande area verde e anche un tetto verde … bisognerebbe chiedere ai gestori di completarlo.La cessione dell’area in questione di oltre 4000 mq. se ricordo bene, può essere richiesta ai proprietari visto che il piano particolareggiato è stato approvato ormai da due anni, inoltre si può pretendere dagli stessi proprietari anche i lavori di sistemazione di cui sopra, certo non lo faranno spontaneamente, anche se il proprietario siede sui banchi del consiglio, ma il comune può legittimamente richiederlo in quanto normalmente le convenzioni di lottizzazione prevedono che il comune possa pretendere in qualsiasi momento realizzazione e cessione delle aree verdi. Saluti e buon lavoro

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