Adesso se ne parla. La criminalità organizzata in provincia di Modena

Solo ora ci rendiamo pienamente conto che la criminalità organizzata è riuscita ad infiltrarsi ed a mettere solide radici nella nostra provincia. L’iniziativa mira a chiarire come operino oggi i clan a Modena e come sia possibile arginarli”. Questo il sottotitolo della conferenza su “La criminalità organizzata a Modena” tenutasi alla Camera di Commercio di Modena, lunedì 26 marzo. L’iniziativa, promossa dall’Unione Comitati dei Cittadini per la Sicurezza, ha visto relatori Vito Zincani, Procuratore della repubblica di Modena, Maurizio Torreggiani, Presidente della Camera di Commercio di Modena, Amedeo Pazzanese, Dirigente Squadra Mobile di Modena, Stefano Santachiara, Giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e Roberto Adani, sindaco di Vignola negli anni 1999-2009. Il primo dato riconosciuto dai relatori è che “ora se ne parla”. Con meno timore e con meno pudore che in passato. E questo è salutare. Riconoscere pubblicamente l’esistenza del problema è il primo requisito per affrontarlo con successo. Solo qualche anno fa non era così.

Il procuratore Vito Zincani (a destra) ed il dirigente della squadra mobile di Modena, Amedeo Pazzanese, alla conferenza su "La criminalità organizzata a Modena" (foto del 26 marzo 2012)

[1] Insomma il tema della criminalità organizzata a Modena non è più solo un tema da convegni istituzionali, come quelli promossi dalla Regione Emilia-Romagna e da alcuni enti locali nell’ambito del programma “città sicure” (vedi). E’ oggetto di importanti indagini giornalistiche anche locali, come testimonia il lavoro di Stefano Santachiara e di Giovanni Tizian, quest’ultimo autore di un libro in cui racconta il progressivo radicamento della criminalità organizzata (‘ndrangheta, camorra, mafia) tra Lombardia ed Emilia (Tizian G., Gotica. ‘Ndrangheta, Mafia e Camorra oltrepassano la linea, Round Robin editrice, Roma, 2011, pp.302, 15 euro: vedi). Diventa oggetto di iniziativa di amministratori pubblici, come testimonia Roberto Adani (vedi). Ed anche i “comitati di cittadini” mobilitati per ottenere più sicurezza se ne interessano, come testimonia questa iniziativa modenese (qui il programma). Se ne parla in modo diffuso anche perché crescono i segnali del radicamento della criminalità organizzata sul nostro territorio. Una presenza per lungo tempo silenziosa, sottotraccia, senza quelle manifestazioni eclatanti di “controllo del territorio” che si registrano invece in alcune aree del Sud Italia (estorsioni, offerte di protezione che non si può rifiutare, ecc.). Una prima radiografia del fenomeno in Emilia-Romagna era stata offerta nel 2004, in un “Quaderno” del progetto Città sicure dedicato appunto a “Criminalità organizzata e disordine economico in Emilia-Romagna” (n.29, anno 10, marzo-aprile 2004: pdf). Si rilevava, appunto, che la strategia di penetrazione della criminalità organizzata non passa da noi da forme vistose di controllo del territorio, ma piuttosto sotto forma di “traffici illeciti” (es. traffico di droga) e nel conseguente lavaggio e riciclaggio dei proventi di quei traffici. Un’attività quest’ultima che, per essere svolta con efficacia, necessita di “uomini-cerniera che si collocano su snodi cruciali all’incrocio dell’economia legale e di quella illegale”. Truffa, usura, gioco d’azzardo sono quindi una sorta di attività collaterali. Mentre le estorsioni sono messe in atto prevalentemente verso i conterranei, piuttosto che verso i locali. Ad esempio con il sistema della fatturazione di prestazioni mai realizzate: “Con l’emissione di una fattura da parte dell’impresa degli uomini delle cosche l’estorsione viene camuffata come pagamento di una fornitura o di un lavoro in realtà mai effettuato” (Tizian G., Gotica, p.124). Insomma, in una delle zone più ricche del paese la criminalità organizzata (camorra, ndrangheta, ecc.) è qui per fare “business”. I grandi profitti dei traffici illeciti debbono essere reimpiegati e questo è più facile dove l’economia gira e dove vi sono professionalità qualificate che aiutano a gestire questi processi di “valorizzazione”. Se ne trova una descrizione di nuovo nel libro di Tizian, nel cap. 10, “Arena d’Emilia” (pp.115-126). Il procuratore Zincani ha ricordato la penetrazione nel settore edilizio, quello più colpito, con una strategia mirante ad impossessarsi dei principali perni su cui ruota quest’attività: macchine movimento terra e calcestruzzo. Ha ricordato ugualmente il “controllo della manodopera” esercitato dalle imprese legate alla criminalità organizzata. La disponibilità di “capitali” provenienti da traffici illeciti che fa dell’impresa “mafiosa” un’impresa con un “vantaggio competitivo” sul prezzo dei beni e servizi che offre per cui non può essere battuta, nella partecipazione a gare d’appalto, da imprese che operano nella legalità. A questa strategia di penetrazione se ne aggiunge un’altra volta a colpire direttamente le imprese concorrenti, tramite il danneggiamento di edifici e automezzi, spesso mediante incendio. Non è dunque un caso la crescita di episodi di incendi, non sempre facilmente identificabili come dolosi, che si registra anche nel nostro territorio e nel resto della provincia di Modena.

Roberto Adani al convegno "La criminalità organizzata a Modena" (foto del 26 marzo 2012)

[2] Perché una efficace politica di contrasto funzioni occorre cambiare la capacità di percepire il fenomeno della presenza “mafiosa”. Occorre smettere di pensare che la principale spia della presenza della criminalità organizzata sia il verificarsi di fatti di sangue. Ed occorre invece attrezzare istituzioni, corpi intermedi, società civile e cittadini di strumenti di rilevazione e di riconoscimento di una criminalità organizzata che, qui da noi, cerca il più possibile l’invisibilità. Questa situazione è ben descritta da Tizian nel suo libro, con riferimento alle vicende di Reggio Emilia di fine anni ’90: “La ‘ndrangheta dopo gli anni del terrore torna a inabissarsi nel tessuto economico reggiano. Cala il silenzio sulle ‘ndrine del crotonese. Sembra quasi che non esistano più. Se non fosse per gli episodi-spia: camion bruciati, gru rubate. Eventi che si possono appena scorgere nelle brevi della cronaca locale. L’errore è comune a tutto il Paese. La ‘ndrangheta esiste se spara e sparge sangue. Ma se fa affari, mangia fette di mercato, impone materiale e subappalti, ricicla, sfrutta il territorio abusandone, non da fastidio perché non produce rumore e non crea allarme. Il decoro cittadino è rispettato. E’ una delle banalità contro cui le società civili si scontrano di volta in volta. In seguito ad una mattanza sale l’indignazione. Si proclama lotta senza quartiere alle mafie. Ma spenti i riflettori, a rimanere soli in questa battaglia sono i cittadini responsabili, la magistratura e le forze dell’ordine.” (p.126) Occorre dunque mantenere accesi i riflettori e mettere in piedi un dispositivo di monitoraggio  e segnalazione operante con continuità. Le azioni di intervento e di contrasto, come delineate dal procuratore Zincani, sono molteplici:

  • potenziamento dei controlli sulla regolarità della manodopera;
  • coinvolgimento degli ordini professionali con cui definire protocolli di intervento, nel momento in cui specifici indicatori segnalano anomalie;
  • potenziamento dei controlli dei flussi finanziari (si rileva, al proposito, lo scarso numero di operazioni “anomale” segnalate in provincia di Modena da banche, operatori finanziari, notai, ecc.);
  • controlli più rigorosi sugli appalti pubblici e sui ribassi anomali;
  • rilevazione dei patrimoni non giustificabili.

Ecco, l’impiego di questi “strumenti” deve diventare routine. Così come deve diventare routine la capacità di “leggere” i segni di una presenza silenziosa, ma non completamente occultabile. Anche su questo fronte, anche a livello locale, occorre attivare una “funzione” di interpretazione ed al tempo stesso di narrazione. Lo ha fatto in più occasioni, anche su questo blog, Roberto Adani (vedi). Confidando in questo modo di stimolare la capacità percettiva delle istituzioni e della società civile. E dunque creando le premesse per un’azione di contrasto più efficace. Di criminalità organizzata in provincia di Modena se ne parla ora con maggiore frequenza rispetto a qualche anno fa. A ben vedere è un segno positivo.

Stefano Santachiara, giornalista de "Il Fatto quotidiano", al convegno su "La criminalità organizzata a Modena" (foto del 26 marzo 2012)

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3 Responses to Adesso se ne parla. La criminalità organizzata in provincia di Modena

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Che le infiltrazioni della criminalità organizzata non riguardino “genericamente” la provincia di Modena, ma comune per comune, tra cui anche Vignola, è testimoniato da diversi episodi. L’ultimo riguarda Giovanni Gugliotta, residente per diversi anni a Vignola, di cui la Procura antimafia di Firenze ha chiesto all’inizio di marzo il rinvio a giudizio per aver sviluppato un complesso sistema di riciclaggio che ha visto coinvolti anche affiliati a clan camorristici napoletani e casalesi e di Nola. Giovanni Tizian ne dà conto sulla Gazzetta di Modena del 9 marzo scorso: “Ma come agiva Gugliotta? I segugi dell’antimafia fiorentina raccontano di un imprenditore che sfruttava “le precarie condizioni finanziarie della società vagliese”, capace di inventarsi “un sistema per ripulire il denaro di malavitosi campani”. E di procurare denaro extra alla società di trasporti di Vaglia che, in pratica, diventava una sorta di “filtro”: da una parte emetteva fatture per operazioni inesistenti, per oltre 7 milioni di euro, nei confronti di varie società “committenti”, dall’altro registrava fatture false emesse, da varie imprese collegate, per il trasporto di merci per un valore di 6, 5 milioni di euro. Alla fatturazione seguiva, il movimento finanziario in entrata e in uscita. Il denaro, una volta “ripulito” dalla società filtro, ritornava ai clan. Il vantaggio per la società fiorentina era rappresentato dalla “commissione” pari a 80-100 euro, che doveva essere percepita per ognuno delle centinaia di viaggi (falsi) fatturati, e dall’Iva evasa (300.000 euro).” Qui l’intero articolo:
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/03/09/news/riciclava-i-soldi-di-un-clan-camorrista-1.3271572
    Qui invece la descrizione dei meccanismi che hanno portato il titolare di una palestra a Soliera a cedere all’estorsione. E delle pesanti conseguenze.
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/04/01/news/la-vittima-come-nei-film-sulla-camorra-1.3759137?fb_comment_id=fbc_10150661532613922_21247626_10150661625273922#f27112c9d3314d2

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Un ulteriore episodio che segnala l’intervento della criminalità organizzata nei confronti di una ditta locale (la Lambertini srl con sede a Crespellano) specializzata nella movimentazione terra e nel trattamento dei rifiuti legnosi. Come è stato argomentato nel convegno modenese gli automezzi bruciati, in contemporanea in due diverse sedi (Vignola, via della Tecnica, e Crespellano), sono un chiaro segno dell’azione della criminalità organizzata. Segno della presenza su questo territorio. Qui il resocondo della Gazzetta di Modena (7 aprile 2012):
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/04/06/news/tre-furgoni-incendiati-a-vignola-1.3781820

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Intanto un’importante operazione dei carabinieri di Modena, Reggio Emilia e Bologna ha portato all’arresto di 117 persone affiliate alla ‘Ndrangheta. “Una cellula emiliana della ‘ndrangheta. Che ha forza militare, finanziaria e di relazione.”
    http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/01/28/news/retata-antimafia-contro-la-ndrangheta-emiliana-1.196580

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