Fusione dei comuni nelle “Terre di castelli”: una legislatura di parole al vento

Un’opportunità molto interessante per tutti, da non lasciarsi sfuggire” (Daria Denti, sindaco di Vignola, 16 gennaio 2011). “Oltre l’Unione Terre di Castelli, il coraggio di una scelta verso un nuovo futuro [la fusione dei comuni]” (Luca Gozzoli, cordinatore PD Unione Terre di Castelli il 22 novembre 2012). Bastano queste due dichiarazioni relative al tema “comune unico” (ovvero fusione dei comuni oggi esistenti, sulla falsariga di quanto avvenuto in Valsamoggia: vedi) per mettere in luce l’inconsistenza della politica locale. Roboanti dichiarazioni a cui è seguito il nulla. Il nulla. Lo studio di fattibilità (perché di questo si parla) per capire pro e contro, costi e benefici, rischi ed opportunità della fusione dei comuni nell’Unione Terre di Castelli non si è fatto e non si farà nel corso di questa legislatura. Le dichiarazioni del sindaco Denti e del coordinatore PD Gozzoli (ora assessore provinciale), confrontate con i non-fatti che ne sono seguiti, testimoniano che oggi la politica si riduce spesso alle sole dichiarazioni. E’marketing, tattica. Il fare non abita da queste parti. E ciò è un problema visto che il “conto” di questa incapacità di coltivare, prima ancora che di realizzare, progetti ambiziosi, lo pagano i cittadini.

Riflesso della Rocca di Vignola sul lunotto di un'automobile parcheggiata in piazza dei Contrari (foto del 17 febbraio 2013)

Riflesso della Rocca di Vignola sul lunotto di un’automobile parcheggiata in piazza dei Contrari (foto del 17 febbraio 2013)

[1] La situazione politica è grave, ma non è seria – ce la potremmo cavare ricordando questa affermazione di Ennio Flaiano. E di certo ripercorrendo il “dibattito” (sic) sulla fusione dei comuni nelle “Terre di Castelli” è questa la conclusione a cui si giunge. La proposta di ragionare sulla “fusione dei comuni” non era nata nell’inner circle dei sindaci locali PD – il nostro “cerchio magico” – ma da un giovane consigliere comunale di Spilamberto, Umberto Costantini, certo sempre PD (in ambienti di chiesa si direbbe: lo spirito soffia dove vuole). Era il 21 giugno 2010 (vedi; per considerazioni diverse, ma sempre orientate a sondare questa opportunità si veda anche questo post su AmareVignola del 23 giugno 2010: vedi). Quella proposta nasceva dalla consapevolezza dell’impatto della crisi sulle finanze locali e dalla ricerca di un modo intelligente per fronteggiarla. In realtà non si tratterebbe solo di una questione di economie (di scala, di specializzazione, ecc.) della macchina amministrativa – tema pur importante. Ma anche di capacità o di potere di fare che la crescita dimensionale e la conseguente crescita di potere politico e amministrativo potrebbe dischiudere (sono le considerazioni svolte da Roberto Adani: vedi). Comunque sia, nessuno è in grado di dire se e quanto l’opzione fusione possa risultare interessante fino a quando non si analizza seriamente e approfonditamente il tema – a questo servirebbe lo “studio di fattibilità”. E nel caso dell’Unione Terre di Castelli, che già oggi assorbe per i propri servizi il 50% dei bilanci comunali, una riflessione o anche un vero e proprio check up sarebbe assolutamente opportuno, così da fornire argomenti o per una revisione dell’attuale assetto istituzionale (comuni + Unione di comuni) o per fare il passo ulteriore (fusione dei comuni). Ebbene gli amministratori di questo territorio (in larga parte PD) non sono riusciti neppure ad accordarsi sul fare quest’analisi, ovvero sul fare lo studio di fattibilità! Insomma, un’intera legislatura persa a seguito dell’incapacità di prendere una decisione in merito. Non quella (impegnativa) di fare la fusione, ma quella (banale) di fare uno studio di fattibilità per capire se la fusione apre davvero opportunità interessanti! In queste condizioni il tema non è neppure trattabile nella prossima campagna elettorale, visto che manca la minima base informativa per qualsiasi ragionamento serio, per qualsiasi dibattito fondato, per qualsiasi impegno vero.

I confini del nuovo comune di Valsamoggia.

I confini del nuovo comune di Valsamoggia che sarà realtà dall’1 gennaio 2014.

[2] Il tema carsico della fusione dei comuni ha avuto qualche rara emergenza. Per politici ed amministratori si è trattato di dichiarazioni a mezzo stampa (quanto inefficaci, ovvero inconcludenti, abbiamo già detto). “Questa proposta di Costantini è un’opportunità molto interessante per tutti, da non lasciarsi sfuggire” – così Daria Denti su Il Resto del Carlino del 16 gennaio 2011 (pdf). Ma già a giugno 2011 qualsiasi decisione in merito venne rimandata di un anno (così le conclusioni del dibattito interno al PD riportate da Il Resto del Carlino del 6 giugno 2011: pdf; ribadisco: si discute se fare lo studio di fattibilità, non se fare la fusione!). Nell’aprile 2012 il coordinatore PD, Luca Gozzoli, tuona: “Le Unioni e la loro armonizzazione delle gestioni non è più sufficiente. Occorre puntare a una fusione dei comuni” (Gazzetta di Modena del 13 aprile 2012: pdf). E conclude: “La scelta è coraggiosa e non priva di rischi. L’alternativa, però, è l’immobilismo e la probabile resa alla sfiducia.” Ennesima “sparata” a cui non seguirà nulla. Anzi, a posteriori constatiamo che è stata scelta la seconda opzione: l’immobilismo! Di nuovo dichiarazioni di Luca Gozzoli nel novembre 2012: “Oggi occorre avviare in tempi stretti gli studi di fattibilità necessari per dare un quadro certo ai Consigli comunali, alle Associazioni, ai Sindacati e ai Cittadini. Un quadro certo necessario alla formulazione di nuove proposte. Insomma, se vogliamo usare uno slogan allora diciamo “Oltre l’Unione Terre di Castelli, il coraggio di una scelta verso un nuovo futuro” (Comunicato stampa, 22 novembre 2012, ripreso dalla Gazzetta di Modena del 23 novembre 2012: pdf). Ottimo! Peccato che alla dichiarazione non sia seguito nulla. Da allora è passato un anno esatto e nulla è stato fatto. L’Unione Terre di Castelli ha evitato accuratamente di partecipare ai bandi regionali che finanziavano gli studi di fattibilità sulle fusioni e anche l’attuale bando, in scadenza il 15 novembre 2013, volto a finanziare percorsi di partecipazione dei cittadini in merito ai progetti di fusione non vedrà la partecipazione dell’Unione Terre di Castelli e dei suoi comuni (vedi).

La Rocca Rangoni a Spilamberto, da qualche anno proprietà comunale (foto dell'1 gennaio 2012)

La Rocca Rangoni a Spilamberto, da qualche anno proprietà comunale (foto dell’1 gennaio 2012)

[3] E’ significativo che questo “nulla di fatto” sia avvenuto in un contesto nient’affatto ostile all’ipotesi della fusione di comuni. Le associazioni di categoria del territorio chiedono sin dalla fine del 2010 che si analizzi l’ipotesi della fusione dei comuni. Lo hanno chiesto dapprima in un documento consegnato alle amministrazioni comunali del territorio a fine 2010, in vista dei bilanci di previsione 2011 (documento firmato da CNA, Lapam, Confesercenti: Gazzetta di Modena del 12 dicembre 2010: pdf). Posizione poi ribadita a gennaio 2012 (cfr. Gazzetta di Modena del 28 gennaio 2012: pdf; questa volta anche con l’adesione di Ascom) in un modo che più esplicito non si può: “ci aspettiamo che vengano utilizzati gli appositi fondi regionali per studiare la fattibilità della fusione tra i comuni”. E di nuovo il 12 aprile 2012 (Gazzetta di Modenapdf). Nel novembre 2012 anche le organizzazioni sindacali del territorio prendono pubblicamente posizione invitando a realizzare questo benedetto studio di fattibilità. CGIL e CISL lo dichiarano esplicitamente (Il Resto del Carlino del 27 novembre 2012: pdf). Patrizia Palmieri, coordinatrice d’area della CGIL dichiara: “anche noi siamo per lo studio e che si faccia in fretta. Per capire, innanzitutto, se la fusione è una strada percorribile. Dipenderà dal progetto, ma credo possa essere un’arma in più per garantire i servizi fondamentali ai cittadini”. Insomma le élites economiche e sociali del territorio guardano al tema con sano pragmatismo. Vorrebbero anche loro che si analizzasse approfonditamente questa opzione per capire pro e contro, ovvero quali opportunità (ed eventualmente quali “rischi”) essa potrebbe dischiudere per l’amministrazione di questo territorio. Peccato che la politica sia risultata del tutto incapace di dare una risposta, ovvero di fare il proprio mestiere. Mancanza di visione, mancanza di autorevolezza, mancanza di coraggio. Questo è il “bilancio” di questa legislatura su questo tema.

Il municipio di Savignano con la fontana dedicata alla

Il municipio di Savignano con la fontana dedicata alla “venere” (foto del 6 marzo 2010)

[4] Nel frattempo altri territori si muovono. Per primi i comuni della Valle del Samoggia, seppure in modo tribolato (frutto di una conduzione maldestra del progetto da parte dei sindaci, tutti PD: vedi), dove comunque il nuovo comune unico Valsamoggia (nato dalla fusione di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno; con circa 30.000 abitanti) diventerà realtà dall’1 gennaio 2014. Accompagnato da altri tre nuovi comuni nati da fusioni, anch’essi al via dall’1 gennaio 2014: (1) il nuovo comune di Fiscaglie (vedi), in provincia di Ferrara (fusione dei comuni di Migliaro, Migliarino e Massa Fiscaglia, nel complesso poco meno di 10.000 abitanti); (2) il nuovo comune di Sissa Trecasali (vedi), in provincia di Parma (fusione dei comuni di Sissa e Trecasali, per complessivi 8.000 abitanti); e (3) il nuovo comune di Poggio Torriana (vedi), in provincia di Rimini (fusione dei comuni di Torriana e Poggio Berni, per complessivi 5.000 circa abitanti). Tutte queste esperienze evidenziano l’approccio pragmatico con cui i cittadini trattano la questione (nessuna “ideologia” del campanile, insomma – lo si era già visto in Valsamoggia: vedi): se il progetto è convincente viene approvato, altrimenti no. Oggi, d’altro canto, si è affermato l’orientamento dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna (proprio al seguito della contestata fusione della Valsamoggia: vedi) di acconsentire ai progetti di fusione solo laddove questi ottengono il consenso dei cittadini, ovvero dove risultano credibili e convincenti. Dove sta allora il problema per lo “studio” relativo all’Unione Terre di Castelli? Nel personale politico-amministrativo di triste qualità. Diciamolo.

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4 risposte a Fusione dei comuni nelle “Terre di castelli”: una legislatura di parole al vento

  1. William Donini ha detto:

    Mi sembra di capire che siamo amministrati da incapaci ! Di tutti i colori naturalmente , chi non è in grado dovrebbe cambiare mestiere anziché vivacchiare sulle poltrone !

  2. Lanfranco Viola ha detto:

    Tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza, ma sulla base dell’esperienza, a me è chiaro come ogni volta, si tratti di dare in pasto all’opinione pubblica UN DIVERSIVO, così da poter scaricare, poi la responsabilità a qualcun altro ( a prescindere ).
    Pensare di far quadrare i conti, andando a tagliare qualche stipendio, invece di rendere PRODUTTIVA ED EFFICENTE la residua Burocrazia di ogni singolo piccolo Comune, appare come il desiderio spasmodico di trovare un Alibi alla propria inettitudine.
    Solo continuando a DENUNCIARE inefficienze, mancate promesse, favoritismi, scelte sbagliate, tangenti mascherate, incompetenze, ecc. si potrà sperare di risollevare i destini di ogni singolo Comune e con ciò i destini dell’intero paese.
    Non vedo altre strade.
    Mandateli a casa tutti !!!

  3. Gabriele Natalini ha detto:

    Questo modo di ragionare fa riflettere ” gli amministratori pubblici, dal Presidente della Repubblica fino al consigliere del comune più piccolo d’Italia, di tutti i colori un branco di incapaci da mandare a casa” ormai questo refrain spopola sui media e peccato che questi “amministratori incapaci” sono lo specchio preciso degli Italiani nessuno escluso. Grazie Andrea è la prima volta che leggo sul Tuo blog parole non di compiacimento per la fusione della Valsamoggia ma almeno ci attribuisci il merito di esserci assunti la “responsabilità” di mettere in campo una proposta e portarla a termine. Magari con il consenso minimo ma che ha contribuito a livello Regionale a trovare il modo di dare ai territori la possibilità di scegliere se fondersi o meno.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Anche in Veneto procedono le fusioni di comuni. Dall’1 gennaio 2014 è nato un comune unico dalla fusione dei comuni di Quero (circa 2.500 abitanti; una superficie di 28,3 kmq) e di Vas (poco più di 800 abitanti; 17,8 kmq di superficie), in provincia di Belluno. Anche in questo caso la fusione è stata approvata dai cittadini interessati che si sono espressi tramite referendum. Una legge della Regione Veneto ha sancito la nascita del nuovo comune:

    “Con l’approvazione di questa legge, i Consigli comunali di Quero e Vas potranno essere sciolti in tempi stretti. Questo consentirà ai cittadini di eleggere la nuova amministrazione comunale del Comune unico già nella prossima primavera. Quello di oggi è un segnale di estrema operatività”. A dirlo sono i consiglieri regionali Dario Bond (PdL-NCD) e Matteo Toscani (LN) dopo che il Consiglio regionale ha sancito con voto unanime la fusione tra i Comuni di Vas e Quero nel Bellunese. “A un mese e mezzo dal referendum di fine ottobre, l’assemblea regionale ha voluto ratificare il verdetto dei cittadini che si sono recati alle urne oltre ogni più rosea aspettativa. Con questo via libera la Regione certifica che il responso delle urne è stato ampiamente positivo e che questa fusione nasce all’insegna della condivisione e del confronto”. Bond e Toscani rimarcano come il via libera del Consiglio non sia scontato: “Sull’esito dei referendum, – precisano – l’assemblea regionale può dire la sua, anche perché è stato soppresso il quorum. Nel caso di consultazione dall’esito incerto o con una percentuale bassa di sì, i consiglieri possono sospendere il verdetto o dire di no. Ovviamente non è il caso di Quero e di Vas dove il coinvolgimento della popolazione è stato fin dall’inizio massimo.”
    http://www.consiglioveneto.it/crvportal/pageContainer.jsp?n=80&p=84&c=5&e=88&t=0&idNotizia=25365

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