Approvata la legge regionale che istituisce il comune di Valsamoggia. Osservazioni su un percorso tribolato

Martedì 5 febbraio l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato la legge istitutiva del nuovo comune di Valsamoggia (vedi), completando l’iter iniziato un anno fa con la richiesta di istituzione da parte dei cinque consigli comunali e transitato per un tribolato “referendum consultivo”, il 25 novembre scorso (vedi). Il tabellone dell’aula ha segnato 41 votanti (su 50 consiglieri): 28 favorevoli (Pd, Idv, Fds, Gabriella Meo di Sel-Verdi, Misto), 13 contrari (Gian Guido Naldi di Sel-Verdi, Pdl, Lega nord, Udc e Mov5stelle), nessun astenuto. Il nuovo comune unico di “Valsamoggia” subentrerà dunque ai cinque comuni di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno dal primo gennaio 2014. Anche questo passaggio è stato segnato da una vivace dialettica, sia dentro (vedi) che fuori dall’aula – tra cui si segnala la posizione distinta di SEL (che pure fa parte della maggioranza), tenuta dal consigliere Gian Guido Naldi. Non è però solo questione di dialettica politica. Vi sono, anzi, i sintomi di una procedura mal congegnata (oltre ad evidenti errori nella conduzione – già evidenziati: vedi).

Tabellone della votazione della legge istitutiva del comune unico di Valsamoggia (foto di Daniele Ruscigno, da facebook)

Tabellone della votazione della legge istitutiva del comune unico di Valsamoggia, il 5 febbraio 2013 (foto di Daniele Ruscigno, da facebook)

[1] La fusione è fatta. Con la legge regionale del 5 febbraio nasce il nuovo comune (qui il testo: pdf). Nonostante le incertezze lasciate dall’esito referendario (vedi) la maggioranza, trainata dal PD, ha deciso di andare avanti. “La Regione non sta agendo di sua iniziativa ma a sostegno della volontà liberamente espressa a maggioranza qualificata dai Consigli comunali” – ha spiegato Antonio Mumolo (PD), relatore di maggioranza. “Certo – ha ammesso – c’è stata una lunga riflessione dopo l’esito del referendum, poiché in due Comuni la maggioranza dei cittadini si è dichiarata contraria alla fusione, ma dopo le nuove prese di posizione dei Consigli comunali, del Consiglio provinciale di Bologna, dei partiti a livello territoriale e di quelli che ci hanno chiesto di andare avanti, riteniamo che quella della fusione sia la scelta giusta, una scelta peraltro resa ormai indispensabile – ha ribadito – anche dalla contrazione delle risorse economiche che gli Enti locali si trovano ad affrontare”. Poi però, nella foga di difendere la decisione, ha un po’ gonfiato i benefici dell’operazione, dimostrando di avere una conoscenza approssimativa del tema – ma è stato prontamente colto in fallo dalle liste civiche, battagliere e attentissime come sempre (vedi). Insomma, qualche problema c’è stato e c’è tuttora, lo riconosce anche la maggioranza. Ed è anche per questo che contestualmente ha approvato un Ordine del giorno che riecheggia la parola d’ordine lanciata già a dicembre dal segretario provinciale PD Raffaele Donini per uscire dalle secche del post-referendum: percorso costituente! Insomma, ci affida ancora al “mantra” della partecipazione: “nel documento si invitano le cinque amministrazioni comunali, in collaborazione con la Regione, a promuovere un percorso costituente e partecipativo nel quale tutti i partiti, le associazioni economiche e sindacali, il volontariato, esperti e comitati, singoli cittadini, possano portare il proprio contributo per le “importanti scelte ancora da compiere”, come la proposta di Statuto del nuovo Comune, “con una particolare attenzione – si legge nel testo – alla partecipazione dei cittadini alla vita comunale ed alle scelte per il territorio”. Ma è quello che chiedono da due anni le liste civiche del territorio e pure SEL! Ma la risposta delle amministrazioni locali (e del PD) è sempre stata: la partecipazione ce la organizziamo come pare a noi! E si è visto, in effetti, il risultato di questa conduzione maldestra ed autoreferenziale del progetto di fusione (vedi).

Daniele Ruscigno, sindaco di Monteveglio, interviene all'incontro organizzato da SEL, nella rocca di Bazzano, sul tema della partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Questa proposta di un percorso ampio di partecipazione verrà lasciata cadere dagli amministratori PD (foto del 24 aprile 2012)

Daniele Ruscigno, sindaco di Monteveglio, interviene all’incontro organizzato da SEL, nella rocca di Bazzano, sul tema della partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Questa proposta di un percorso ampio di partecipazione verrà lasciata cadere dagli amministratori PD (foto del 24 aprile 2012)

[2] Tra le posizioni espresse nel corso del dibattito merita un’attenzione particolare quella di Gian Guido Naldi di SEL (vedi). Una posizione che ha tenuto assieme, in questi mesi di faticoso avanzamento del progetto, da un lato un giudizio favorevole sui processi di aggregazione di comuni in generale, dall’altro espressioni di perplessità e valutazioni critiche sulle modalità concrete di gestione di questo progetto in Valsamoggia. “C’è differenza tra una fusione e un’annessione“, aveva osservato Gian Guido Naldi il 29 gennaio, giorno in cui il progetto di legge sul nuovo comune andava in commissione. “E’ un problema di democrazia. Al referendum in due dei cinque Comuni della Val Samoggia la maggioranza netta dei cittadini ha votato contro la fusione. Procedere lo stesso vuol dire violentare la loro opinione. Sciogliere un Comune non è normale amministrazione e se il Pd va avanti comunque rischia di compromettere la credibilità di altri referendum“. Naldi ha quindi invitato la Regione a normare meglio le fusioni dei Comuni. Ecco. Io penso che Naldi abbia colto con precisione l’esistenza di “buchi” nell’iter definito dalla legge regionale per la fusione di comuni. E penso anch’io che occorra introdurre modifiche in questo iter, al fine di evitare incertezze e confusioni. E, soprattutto, di rafforzare la legittimità delle decisioni assunte.

  1. La prima questione riguarda la natura del referendum, che oggi è puramente consultivo. Possiamo ragionevolmente sostenere la fondatezza di processi di superamento del Comune senza rimettere questa decisione alle comunità interessate? A me sembra di no. Se il percorso di aggregazione è “volontario” (se cioè non è conseguenza di una legge nazionale, ma è il frutto di una valutazione degli interessi all’aggregazione fatta dagli amministratori locali) allora le comunità locali debbono esprimersi ed esprimersi in modo vincolante.
  2. La seconda questione riguarda il caso, avvenuto proprio in Valsamoggia, in cui le comunità locali si esprimono in modo differenziato sul progetto. In effetti il progetto del comune unico è stato approvato dai cittadini di Crespellano, Castello di Serravalle, Monteveglio; ma è stato bocciato da quelli di Bazzano e Savigno (vedi). A me sembra chiaro che non è difendibile la tesi secondo cui conta esclusivamente l’esito complessivo del referendum (indipendentemente dal pronunciamento delle singole comunità). Perché se così fosse si tratterebbe di un’annessione. Perché, infatti, la sorte di Bazzano e Savigno dev’essere decisa dai cittadini di Crespellano e Monteveglio?  A questa osservazione si risponde che al referendum i cittadini votano pro o contro un progetto di fusione di cinque comuni e che, pertanto, il progetto deve essere quello (o lo si approva in blocco o lo si boccia in blocco). Ma siamo sicuri che, da un punto di vista di principio, dunque di legittimità, sia meglio consentire l’annessione di comuni che hanno rifiutato il progetto piuttosto che il “ridimensionamento” del progetto (es. una fusione fatta solo da alcuni comuni, quelli i cui cittadini hanno approvato il progetto)?
  3. La terza questione riguarda l’aspetto del quorum che, bisogna ricordarlo, è stato appositamente eliminato, proprio avendo in mente il referendum in Valsamoggia, con l’approvazione della legge di bilancio per il 2012 (vedi). Senza quella modifica il referendum non avrebbe avuto valore, visto che i votanti in Valsamoggia sono stati meno del 50%. Ma l’eliminazione del quorum è stata realizzata ad hoc, al fine di agevolare il progetto della Valsamoggia. Si può concordare con l’eliminazione del quorum (ed io lo vorrei veder eliminato in ogni consultazione referendaria), ma bisogna riconoscere che il referendum deve essere il modo di affermare la volontà delle comunità locali. Allora il referendum deve essere senza quorum, ma anche vincolante.
I confini del nuovo comune di Valsamoggia.

I confini del nuovo comune di Valsamoggia.

[3] Ribadisco per l’ennesima volta il mio orientamento a favore dell’aggregazione di comuni (vedi) – nella realtà italiana (più di 8.100 comuni, di cui il 70% con meno di 5.000 abitanti) è un toccasana. Ma proprio il caso della Valsamoggia evidenzia aspetti istruttivi proprio per chi voglia offrire ai territori l’opportunità della fusione di comuni.

  1. E’ compito della politica locale condurre percorsi aperti, inclusivi, partecipati. La partecipazione dei cittadini e delle realtà associative deve essere organizzata sin dall’inizio del percorso – cosa che non è successa in Valsamoggia (per un elenco degli “errori di percorso”: vedi). Al deficit di partecipazione si è cercato di supplire con un surrogato: 20 cittadini coinvolti nell’Iniziativa di Revisione Civica (vedi). Ma ancora oggi anche le forze di maggioranza sono costrette ad ammettere che tale deficit di partecipazione rimane un handicap da recuperare. E si spera di poterlo fare spostando in avanti l’oggetto della partecipazione: non più le ragioni dello stare insieme (il sì o no al comune unico, basato su quanto emerso dallo “studio di fattibilità”), ma il modo giuridico del suo disciplinamento (lo statuto).
  2. Lo studio di fattibilità deve essere uno studio vero, in grado di rappresentare con puntualità i costi ed i benefici del comune unico, i rischi e le opportunità. Per questo è bene che la fase di apertura, confronto e partecipazione riguardi proprio lo studio di fattibilità. Occorre dare non solo agli amministratori, ma anche alle forze sociali ed ai cittadini la possibilità di fare osservazioni e critiche, di richiedere chiarimenti ed integrazioni su cui mantenere al lavoro il pool di esperti e consulenti. Le osservazioni fatte da tempo sulla “barocca” architettura della rappresentanza territoriale (vedi), ad esempio, meritavano un approfondimento che non c’è stato. Purtroppo in Valsamoggia l’elaborazione dello “studio di fattibilità” si è fermato troppo presto, non diventando mai un vero e proprio progetto e rimanendo privo di una vera analisi costi-benefici (perché, ad esempio, non accompagnare il perfezionamento del progetto con una prima simulazione del bilancio triennale del nuovo comune?).
  3. Il momento referendario, di espressione della volontà delle comunità locali coinvolte, non può essere un passaggio solo rituale, su cui gli organi della rappresentanza politica hanno potere di “interpretazione”. Il referendum deve essere senza quorum (ed oggi in effetti è così, ma a seguito di una modifica della legge regionale fatta in corsa, a fine 2011, praticamente un “colpo di mano”: vedi). Ma sarebbe giusto anche che fosse vincolante. Le amministrazioni, cioè, debbono avere il compito di condurre l’istruttoria, nel modo migliore possibile (ovvero più convincente), ma poi su questo tema (il superamento di comuni esistenti)  debbono essere i diretti interessati, i cittadini, ad avere l’ultima parola. Oggi il percorso regionale mischia in modo non chiaro responsabilità dei rappresentanti politici e volontà popolare. E’ meglio fare chiarezza su questo aspetto, al fine di evitare pasticci come quello della Valsamoggia.

PS Qui il testo della legge regionale istitutiva del Comune di Valsamoggia (pdf).

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12 Responses to Approvata la legge regionale che istituisce il comune di Valsamoggia. Osservazioni su un percorso tribolato

  1. Simone Rimondi ha detto:

    Preciso ed impeccabile. Come sempre.

  2. Gian Luigi Morotti ha detto:

    chiedo scusa se mi permetto di lasciare un lungo commento. sono sempre riluttante poichè leggendo quelli lasciati in giro, insomma un pò c’è da vergognarsi visto il “livello” dimostrato. comunque questi temi mi appassionano molto perchè nella gestione del territorio passa il nostro futuro.
    io credo fermamente che sia inutile dannoso tenere in piedi tanti comuni. se vignola savignano marano e spilla facessero insieme cose importanti avremmo un consumo del territorio e possibilità molto diverse da quelle attuali.
    relativamente all’articolo puntuale da te pubblicato:
    -il pd non è più in grado di fare politica strategica, mi sembra che la scelta dell’unione dei comuni sia una scelta fatta calata dall’alto da teknici alla monti interessati all’apparato e non all’utente. (vedi terre di catelli e strada dei vini e dei sapori ottime idee pessime pratiche).
    -in questo genere di cose io non sono d’accordo ad utilizzare lo strumento del referendum. i comuni di bazzano e savigno inutili sotto l’aspetto dell’utilità concreta si pensano importanti per loro specificità. invece hanno bloccato nel tempo in particolare viabilità (blocco della pedemontana) e gestione del territorio che dire scadente è già un premio. sono sorretti da stakeholders legati al presente e al tornaconto immediato. sono incapaci di pensare al futuro. quindi l’uso del referendum legato a cose calate dall’alto (seppure con intenti giusti) è una follia.

    ma adesso basta critiche ecco cosa penso che non ci sia in questo progetto.
    semplicemente manca una progettazione legata ai bisogni dell’utente. proviamo ad immaginare come la vivrebbero i nordici d’europa tipo svezia e lì vicino e non i sudici della politica.
    loro (i nordici) penserebbero a idee pratiche e di valorizzazione dell’esistente. nella fattispecie si concentrerebbero sui risparmi e le possibilità di maggiore investimenti. quindi penserebbero a un organizzazione a favore del cittadino e non contro. quindi i politici di là si presenterebbero con soluzioni chiare e semplici sopratutto per l’utente.
    nella fattispecie un programma chiaro per ottenere documenti anagrafici e licenze commerciali senza dover impazzire. non solo l’utilizzo del territorio passerebbe ad un gradino più alto di progettazione, collocazione dei distretti non dove c’è posto ma dove è meglio per tutti, considerando che i cittadini sfavoriti dalle scelte avrebbero delle contropartite. fine della cementificazione e dell’edilizia di bassa qualità ma recupero dell’esistenza e edilizia professionalizzata competente (si veda cosa è esuccesso col terremoto).
    i comuni indicati potrebbero investire in modo adeguato nel rapporto agricoltura, territorio, turismo. potrebbero proporsi insieme in modo competitivo ad una città importante come bologna.
    insomma non si “chiudono” 5 comuni in un unione ma si unifica la struttura industriale dei cinque comuni. si poterebbe immaginare semplici ed efficaci rappresentanze specifiche per ogni parte del nuovo territorio affinchè nessuno venga dimenticato.
    valorizzare un edilizia che valorizza la qualità ecologica significa pagare di più imprenditori e addetti perchè non massivi ma professionalizzati, saremmo anche in grado di puntare su brevetti nati in un ottimo territorio industriale.
    eccetera ma sono sogni non perchè non fattibili in sè ma perchè chi realmente comanda in questo territorio è il patrimonio , immobiliare in particolare, e chi lo possiede sono i “vecchi” che hanno avuto fortuna di investire in condizioni (create da altri) irripetibili.
    io vorrei affrancare la politica dai partiti che con basse percentuali ricattino il vincitore, impedendo alla rappresentanza di manifestarsi appieno. però i maggiori partiti italiani sono di scarsa qualità basta vedere il pd e il centro litigare quando è il caimano il pericolo. scusa la lunghezza.

  3. Tamara ha detto:

    Ancora GRAZIE Andrea per tua ennesima, puntuale, lucida, obiettiva riflessione sulle vicende della Valsamoggia. Speriamo che la nostra esperienza faccia “letteratura” e sia d’aiuto a tutte le realtà che si stanno (giustamente, secondo me) incamminando in questo percorso certamente non facile! Tamara (Lista civica Monteveglio Bene Comune)

  4. Gabriele Natalini ha detto:

    Caro Andrea, se il comune di Valsamoggia è stato un pasticcio sarà il tempo a dirlo. Io sono convinto, nonostante le evidenti difficoltà, che sarà un successo per i cittadini della vallata. A fare la differenza saranno, come sempre, le donne e gli uomini che saranno chiamati a farlo nascere e governarlo. Se lo faranno con lo “spirito” a cui allude il signor Morotti il beneficio per i cittadini sarà ancora di più.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Può darsi che il nuovo Comune di Valsamoggia confermi presto di essere un gran successo, convincendo così anche i contrari, gli scettici, i perplessi, gli indifferenti. Può darsi … ma anche no. Ma non è questo il tema del mio post. Che non si occupa di futuro, di quello che sarà, ma di quello che è appena successo. Si occupa del “percorso” fatto per arrivare alla legge regionale di istituzione, il 5 febbraio scorso. Ecco quel percorso è stato indubbiamente “pasticciato”. Come ho provato ad argomentare in diversi post, si sono sommati diversi elementi di criticità, che per me sono questi: (1) una conduzione maldestra ed un po’ arrogante da parte degli amministratori locali; (2) una forte sottovalutazione delle opportunità di partecipazione dei cittadini e delle forze sociali alla “costruzione” del progetto del comune unico (e ciò si è riflesso nel non esaltante esito del referendum – vuoi negare anche questo, Gabriele?); (3) un percorso, definito dalla legge regionale, verso la decisione sulla fusione che contiene elementi contraddittori (è materia di competenza dei rappresentanti politici, ma poi si chiama in causa la volontà popolare …) e che, dunque, richiederebbe una precisazione del quadro normativo (mi sembra che l’unico che se ne è reso conto è Gian Guido Naldi di SEL). Se fissi l’attenzione su questi temi che ho cercato di sviluppare, argomentando, anche tu Gabriele ti rendi conto che io non dico che “il comune di Valsamoggia è un pasticcio”. Dico che è pasticciato il percorso fatto per istituirlo. Ci siamo intesi?

      • Gabriele Natalini ha detto:

        Se in Italia non esiste un percorso preciso per addivenire alla fusione dei comuni qualcosa vorrà dire. In ogni Regione ci sono normative diverse, sarà colpa anche qui del titolo quinto della Costituzione recentemente modificato? Si poteva fare meglio? Certo che si. Temo però ci sia un “problema politico” che mi dice che comunque fosse stato fatto, non sarebbe andato bene. La questione che l’unico “illuminato” sia Naldi è ridicola. Altri di SeL hanno votato a favore, questi sono asserviti al PD? O Hanno considerato che la proposta e il percorso andavano bene? Avendo amministrato per 14 anni conosco bene i “percorsi” che si devono fare quando si tratta di stabilire delle regole (statuti e regolamenti di gestione) e delle “sensibilità” politiche, economiche e sociali che bisogna tenere conto. Molte volte il risultato finale è deludente, ma forse è l’unico compromesso che alla fine permette di andare in porto. Quindi questo arrovellarsi sempre attorno alle regole (in Italia va molto di moda) fa in modo che perdiamo di vista l’obbiettivo da raggiungere e in molti casi purtroppo facciamo molte chiacchiere e risultati concreti ZERO. Perchè la sostanza è che anche Naldi è a favore (anche Tu) delle fusioni dei piccoli comuni ma è stato sbagliato il percorso. Se avessimo preso per buono questo ragionamento la fusione non l’avremmo mai fatta. Invece, con indubbie difficoltà ed errori, siamo andati in porto. E’ sacrosanto che chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica si assuma le proprie responsabilità davanti ai cittadini e faccia quello che ritiene giusto per la propria comunità, sarebbe ora che invece di guardare ai sondaggi chi ha responsabilità pubbliche facesse il proprio dovere non rinviando le scelte sine die perchè questo metodo ci sta facendo regredire inesorabilmente in tutte le classifiche mondiali.

  5. antonio ha detto:

    Credo che la cultura civile e democratica di questo paese siano definitivamente seppelliti. Non vedo nessun segnale di riscatto da un declino progressivo e pare inarrestabile. La vicenda fusione Valsamoggia è solo uno degli innumerevoli segnali che dobbiamo evidenziare. Grazie Andrea, la denuncia è parte dell’impegno civile indispensabile per alimentare la speranza

  6. Roberto ha detto:

    Anch’io mi sarei aspettato, nel dibattito in aula, una riflessione sulla normativa che, alla prima applicazione, ha mostrato tutti i suoi limiti.
    Così non è stato, a parte il lucido intervento di Naldi. Senza dimenticare che, paradossalmente, è stata anche disattesa un’altra norma che regola quelli che dovrebbero essere i contenuti dello studio di fattibilità che altro non è che il documento su cui i cittadini dovrebbero essere chiamati alle urne per esprimere il proprio gradimento o meno alla fusione. Mi sarebbe piaciuto, nell’ultimo anno e mezzo, poter discutere seriamente di COSTI e benefici o del modello organizzativo di un servizio. E invece, a occhi bendati sul futuro, siamo ancora qui a sperare nel DNA delle cittadine e dei cittadini della Valle del Samoggia.

  7. antonio ha detto:

    La vera tristezza è vedere strumentalizzata la richiesta legittima delle liste di minoranza, favorevoli all’istituto della fusione, come: la solita minoranza rompicoglioni e antitutto. Lasciateci lavorare. Lo fanno tutti quelli che governano a tutti i livelli non capendo che negare le ragioni della politica, del confronto e del dibattito ha portato esattamente a questo punto di stallo della democrazia con una legittimazione implicita dei populismi più estremi e di una politica sottomessa ai mercati e ai peggiori interpreti di una pseudodemocrazia (demos-popolo???)(acqua docet)(abbiamo la maggioranza siamo i depositari della democrazia)(ogni comune, tutti i comuni?).
    Ma anche a sottolinearlo in mille modi i nostri amministratori cresciuti nell’asilo della famigliola non sentono, non vedono, non capiscono, nemmeno quando a dirlo sono elettori potenzialmente del loro ambito culturale. Preferiscono fare sante alleanze con i partiti “de Roma” (vedi alleanza PD-IDV ereditata da Veltroni style)piuttosto che con i cittadini del loro territorio e tanto meno con le liste civiche che sono la vera “maledizione”.
    Allora penso che sia meglio porre al centro della riscossa democratica del nostro territorio un obiettivo che ho raccolto proprio dalla migliore tradizione della sinistra italiana e che poneva l’accento su due questioni sostanziali: l’alternanza come sintomo necessario di una democrazia compiuta. Ecco in Emilia-Romagna dobbiamo fare un passo in avanti.

    Il secondo? questione morale.
    risolviamo il primo e rifondiamo il secondo.

  8. Andrea Paltrinieri ha detto:

    26/02/2013 18:26
    COMUNI. FUSIONE SAVIGNANO E SAN MAURO PASCOLI, PARTE ITER IN ASSEMBLEA E-R: COMMISSIONE NOMINA MUMOLO (PD) RELATORE PROGETTO DI LEGGE

    Una nuova fusione di comuni torna nell’agenda dell’Assemblea legislativa. Dopo il recente via libera al nuovo comune di Valsamoggia, nel bolognese, che nascerà al posto di cinque preesistenti comuni, l’Aula sarà chiamata ad esprimersi sulla fusione di Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli, in provincia di Forlì-Cesena.

    Il progetto di legge che istituisce un nuovo comune unico mediante fusione dei comuni di Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli è approdato oggi in commissione regionale Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta da Marco Lombardi. Relatore della proposta è stato nominato il consigliere Antonio Mumolo (Pd).

    Secondo una procedura stabilita dalla norma regionale, la Giunta, aderendo alla formale richiesta (approvata a maggioranza qualificata) dei due Consigli comunali interessati, ha predisposto il testo di legge che dovrà essere sottoposto al voto dell’Assemblea legislativa, non prima però dell’indizione di un referendum consultivo delle popolazioni coinvolte.

    Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli fanno parte dell’Unione del Rubicone assieme a Gatteo, che non ha invece manifestato interesse per la fusione. La proposta di legge illustrata in commissione, prevede, in 7 articoli, la nascita di un nuovo unico comune di circa 30 mila abitanti e una superficie di 40 mila metri quadrati a partire dal primo gennaio del 2014.

    Marco Monari (Pd) è intervenuto per raccomandare che si provveda alla massima informazione isituzionale e al coivolgimento dei cittadini in modo tale che il progetto venga compreso nei territori. Sempre sul tema della partecipazione, Gianguido Naldi (Sel-Verdi) ha auspicato che si possano utilizzare i percorsi previsti in materia dalla specifica legge regionale per assicurare un pieno percorso partecipativo. Per chiarimenti su questo ha preso la parola anche Andrea Pollastri (Pdl), mentre Monica Donini (Fds) ha invitato a riflettere sul tema della interpretazione dell’esito del referendum nel caso in uno dei due comuni prevalesse il “no” in quanto – ha precisato – non sono “bilanciati” per numero di abitanti.

    Questo il testo del comunicato stampa. Però qualcosa non va. Si “auspica” … Invece bisognerebbe rimetter mano alla legge regionale che ha evidenziato qualche problema nel percorso che traccia.

  9. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Cambio di rotta sulla fusione di comuni in Emilia-Romagna. Riporto dal sito web di Civicamente Crespellano: “Poche settimane fa l’Assemblea Regionale, pur a fronte di un no espresso a larga maggioranza dai cittadini di Bazzano e Savigno, ha approvato la fusione dei cinque Comuni della Valle del Samoggia. La motivazione? Basta un voto in più, la maggioranza dei votanti decide. Bene. Oggi [26 marzo] in aula, durante il dibattito sulla possibile fusione dei Comuni di Porretta, Castel di Casio e Granaglione è stata approvata all’unanimità (PD, SEL, M5S, FdS, IDV, Lega Nord e PdL) una risoluzione che impegna le Amministrazioni dei comuni coinvolti in processi di fusione ad avviare processi di partecipazione con i cittadini e, solo dopo avere preventivamente acquisito il loro parere favorevole, a procedere con la richiesta alla Regione di avviare l’iter. Nel caso in cui i cittadini di uno o più comuni si esprimano in senso contrario alla fusione, quei Comuni non parteciperanno al processo di fusione.”
    http://www.civicamentecrespellano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=362%3Afusione-abbiamo-scherzato&catid=29%3Afusione&Itemid=133
    Peccato per il fatto che il prezzo di questo “apprendimento” sia stato fatto pagare ai cittadini di Bazzano e di Savigno.

  10. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nel mese di maggio 2013 avrà luogo la prima seduta dell’Assemblea costituente il cui compito è la redazione e approvazione dello Statuto del Comune di Valsamoggia, oltre che quello di redigere ed approvare i regolamenti a disciplina del funzionamento dei Municipi e di altri istituti di partecipazione. I lavori dovranno terminare entro il 30 ottobre 2013. Composizione e modalità operative sono descritte qui:
    http://www.fusionesamoggia.it/
    C’è un impegno, ancora non ben definito, in termini di “partecipazione” e discussione (forse?) allargata: “Associazioni di volontariato, di categoria o altre rappresentative del territorio possono, a richiesta, essere ammesse ai lavori delle Commissioni. Tali soggetti possono produrre proposte e osservazioni in forma scritta e indirizzate al Presidente di Commissione. La Commissione si dota di strumenti di partecipazione rivolti alla cittadinanza, attraverso l’uso di piattaforme informatiche e telematiche per la condivisione di strumenti e interventi.”

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