Unione o fusione di comuni? Prima bisogna aver chiaro l’obiettivo. Che è la capacità di governo, di Roberto Adani

Il tema delle aggregazioni di comuni è un tema che non può essere affrontato al di fuori di un progetto di riassetto istituzionale generale. Il tema principale infatti non è fondere i comuni per spendere meno. Ma al limite fondere i comuni perchè siano realmente capaci di governare il territorio e promuovere sviluppo sia economico che sociale. A che servono dei comuni che riducono tutte le spese, consulenze, progetti, personale, servizi ma poi sono residuali e inefficaci nel creare occasioni di sviluppo e di crescita soprattutto per i giovani, le famiglie e le imprese. Si può spendere poco ma spendere molto male semplicemente perchè non si raggiungono risultati importanti per il territorio che si vorrebbe governare.

Le torri di Kenzo Tange, sede della Regione a Bologna (foto del 15 settembre 2010)

Certo che è fondamentale non sprecare, ma ancora più importante è avere idee, progetti, metterli in campo, attivare su di essi tutte le risorse disponibili su un territorio e in questo modo dare un supporto decisivo alla capacità di cavarsela in questo mondo sempre più complesso e competitivo in cui persone e aziende devono comunque cimentarsi. Allora è importante capire se la fusione di comuni consente di contare di più, raggiungere risultati migliori, sviluppare progetti più innovativi, essere più autonomi e capaci di determinare il futuro della propria comunità. Per farmi capire, il comune di Carpi, che ha un territorio e una popolazione paragonabile a quella dei cinque comuni di pianura dell’unione, non ha servizi più efficienti dei nostri, essi sono in quantità paragonabili ai nostri e non costano meno. Anche le spese generali non si discostano significativamente (anzi spesso sono superiori) a quelle dei nostri servizi. Unica differenza dal punto di vista dei costi: hanno un solo consiglio comunale e un solo sindaco invece di 5 consigli e cinque sindaci. Stiamo parlando di spendere 100.000 euro (Carpi) invece di spenderne 200.000 (i 5 comuni) . Ma i comuni governano risorse (dirette e indirette) che superano tranquillamente i 100 milioni di euro. Producono direttamente e indirettamente migliaia di posti di lavoro. Possono fare risparmiare o guadagnare ad un impresa del territorio quei 100.000 euro con una sola decisione. Spero quindi che non si stia parlando di questo, quelle dei costi della politica (almeno a livello locale) e degli sprechi per consulenze, progetti, servizi lasciamolo come specchietto per le allodole alla lega nord. Se invece ragioniamo seriamente, Carpi conta molto di più di noi quando si parla di ospedale e di sanità, di infrastrutture, di trasporto pubblico e di investimenti, di scuola e di formazione. Carpi è uno di quei territori che ha superato quasi indenne una crisi epocale del settore tessile. Carpi pianifica e governa il territorio in modo omogeneo e uniforme. Quando il sindaco di Carpi si confronta con le altre istituzioni o con la sua realtà economica ha un peso specifico molto superiore al nostro. Carpi ha uffici che per dimensioni e pluralità di competenze possono sviluppare progetti ambiziosi e innovativi. Carpi può pagare i propri dirigenti di più, e spendere paradossalmente di più per questo tipo di personale, ma porta via ai comuni più piccoli i migliori. Ma comunque tutto questo non sarebbe ancora sufficiente se non si considerasse un progetto di fusione all’interno di una riforma strategica istituzionale. Uso sempre l’esempio di Carpi, a un comune di queste dimensioni e organizzazione possono essere trasferite quasi tutte le competenze gestionali che oggi sono in capo a provincia e regione con la tranquillità che saprà gestirle da una posizione molto più vicina al cittadino e con un controllo da parte di quest’ultimo molto più efficace e puntuale.

Il complesso di torri ed edifici, progettati da Kenzo Tange, sede della Regione a Bologna (foto del 7 aprile 2010)

La Germania ha fuso i comuni nell’immediato dopoguerra, la Francia ha scelto la via delle Unioni di Comuni. La Francia ha la miglior amministrazione pubblica del mondo, la Germania ce l’ha di ottimo livello ma tornasse indietro non seguirebbe la strada della fusione, ma quella delle unioni, come è stato d’altra parte documentato da alcuni studi della comunità europea al riguardo. La Spagna ha scelto una via intermedia, le province trasferiscono le loro competenze ai comuni tutte le volte che i comuni si associano in unione e raggiungono una soglia minima. Tutti, proprio tutti, hanno scelto di accompagnare i processi di aggregazione con autonomia finanziaria (perchè senza risorse si può fare forse poesia ma non sviluppo di un territorio) ma soprattutto con competenze e poteri aggiuntivi (e questo non costerebbe niente anzi sarebbe il vero risparmio). Cominciamo a smantellare buona parte delle ciclopiche strutture regionali che invece di pianificare e legiferare in realtà gestiscono servizi e inducono vincoli e costi rilevanti su questi ultimi (altrochè vitalizio dei consiglieri regionali), smantelliamo le attuali competenze della provincia che sono quasi sempre sovrapposte a quelle dei comuni. Alle province magari diamogli quelle degli organismi statali decentrati, agenzia del territorio, prefetture, questure, servizi idrografici, consorzi, agenzie varie e queste chiudiamole tutte. A parità di spesa trasferiamo risorse e personale e faremo una rivoluzione in questo paese liberando tante di quelle risorse che nemmeno ce l’aspettiamo. Il tutto per una semplice ragione, che quando ci si avvicina molto ai cittadini e si deve rispondere loro direttamente quotidianamente l’amministrazione ha performance tante volte superiori a quelle degli stessi privati , come del resto testimoniato dal fatto che gli stessi cittadini tra un servizio pubblico comunale (asilo, casa protetta…) e uno privato o non fanno differenza o prediligono quello pubblico. Ecco, di tutto questo nella tanto agognata riforma federale dello stato italiano made in Calderoli non troverete quasi nulla. D’altra parte da una cultura che pensa che la riforma dell’amministrazione pubblica siano, le auto blu che i comuni come il nostri non hanno mai avuto, le consulenze per sviluppare progetti avanzati con cui recuperare enormi risorse se confrontate alla spesa, o il taglio del 10% dei gettoni dei consiglieri comunali avremo un amministrazione pubblica che costerà forse un pò meno ma che non funzionerà e non servirà a nulla e che quindi si avrà ragione a smantellarla un pezzettino alla volta. Io non sono contrario alla fusione, se non siamo capaci di far apprezzare e far funzionare al meglio l’unione può essere anche una buona strada. Ma il tema, lo possiamo rimandare fin che si vuole, sarà sempre per fare cosa, con quali risorse e per quali risultati. Quindi sono contento che sia stato un giovane consigliere ad accendere anche con coraggio la miccia. Ma è tempo di riforme, ambiziose, controcorrente, profonde non di lifting superficiali. Altrimenti anche di un grande comune ce ne faremo ben poco se non sarà lo strumento per portare nuovi poteri il più vicino possibile ai cittadini, per valorizzare i migliori, per sviluppare progetti ambizioni, per recuperare risorse straordinarie, per promuovere territorio e persone nel migliore dei modi, banalmente per governare e farsi valutare senza alibi dai cittadini. Ma questo un pò spaventa tutti, senza distinzione politica.

Roberto Adani

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4 Responses to Unione o fusione di comuni? Prima bisogna aver chiaro l’obiettivo. Che è la capacità di governo, di Roberto Adani

  1. Umberto ha detto:

    Caro Roberto, sono d’accordo, non è solo una questione di risparmi di denaro, ma di avere gli strumenti per poter governare davvero un territorio, per questo riporto qui parte di una lettera pubblicata sul mio blog e mandata a tutti i consiglieri e assessori dell’Unione a Giugno scorso.

    ” Qualche sera fa Emilia Muratori, sindaco di Marano s/P, ha fatto un bell’intervento ad una iniziativa a Vignola, ha detto che dobbiamo essere messi nella condizione di poter fare gli amministratori, vero, però sono stanco di implorare denaro e, guardando alle milgiaia di auto blu, aspettare che il cambiamento arrivi dall’alto. Se ne abbiamo anche solo al minima possibilità, il cambiamento prendiamocelo noi.

    Ricordo che non sto dicendo comune unico sì, comune unico no, sto solo chiedendo di istituire un gruppo formale delegato dal consiglio (art15.4statuto oppure commissione speciale) che sondi anche questa possibilità. La discussione sopracitata sarà successiva (e supportata da dati) . Che ne dite?”

    Oggi la richiesta è diversa, la Regione ci dà la possibilità di supportare uno studio dettagliato.
    E’ una possibilità, chiedo semplicemente di aver coraggio e coglierla.

  2. Luciano Credi ha detto:

    “Impossible ce n’est pas français… c’est-à-dire: niente é impossibile per la Francia”.

    Sono assolutamente d’accordo, penso che la Francia abbia la migliore amministrazione al mondo; ma il modo di farla funzionare dipende da una cultura, che gli studenti italiani, che fanno 6 mesi di Erasmus all’estero non possono apprendere. La Francia ha vinto la seconda guerra mondiale dopo… essere buttata… mi fermo qua… Comprendere la “semantica” francese é impossibile se non si entra dentro come cultura… Uno va in uno sportello pubblico e casomai c’é già un sistema di passaparolla da stato fortemente centralizzato (qui en Fr… qualcuno scherzando dice “fascista”…)che reperisce informazioni di ogni grado su di te… chi sei; cosa fai; chi frequenti… poi casomai se rimani a piedi sull’autostrada gli “sbirri” (les flics) sono gentili con te, aiutandoti a cambiare la gomma dell’auto senza dover chiamar il carroattrezzi, mostrando il volto “umano” del FrontNa… alla Marine Le Pen… ora che ha sostituito il padre…(c’é anche una canzone su di lei)…
    Ma anche i veri vecchi comunisti interragiscono nel “portale” silenzioso informativo tipico dello stato francese… Vedi case con muri scrostrati… auto mediamente molto più vecchie delle nostre… ma se non hai fatto a nuovo il controllo del gas di scarico (si vede dal tagliandino sul parabrezz) é dover sociale del tuo vicino di casa, dover informare i vigili, che casomai passono solo per vedere sei hai pagato il parcheggio, che la tua auto non é in regola!!!

    Luciano

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Aggiungo qui il link ad una ulteriore intervista di Umberto Costantini, sempre sul tema “comune unico”:
    http://www.lacarbonarablog.it/?p=11279
    Intanto su Il Resto del Carlino di ieri (domenica 16 gennaio) Daria Denti si è dichiarata possibilista, riconoscendo che al momento si tratta di fare uno studio di fattibilità. Al momento hanno parlato alcuni sindaci. Il PD di questo territorio sarà in grado, in tempi ragionevolmente brevi, di produrre un documento unitario che esponga la propria posizione?

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nella giornata di oggi i quotidiani locali hanno riportato le dichiarazioni di Luca Gozzoli, coordinatore di zona del PD, in merito all’ipotesi di avviare uno studio di fattibilità sulla fusione di comuni avanzata dal (giovane) consigliere PD Umberto Costantini. E’ la prima dichiarazione pubblica di un esponente del PD locale, ovvero non di un amministratore (la versione più estesa è quella riportata da L’Informazione di Modena a pagina 13).
    http://linformazione.e-tv.it/archivio/20110118/13_MO1801.pdf
    E’ un segnale importante. Confesso però che se dovessi dire che cosa pensa Gozzoli della fusione dei comuni non saprei che dire. Leggendo e rileggendo la dichiarazione non si capisce se è d’accordo o contrario. Ho l’impressione che molti lettori si siano chiesti la stessa cosa. Conosco Luca Gozzoli abbastanza da poter dire che, di norma, risulta più lucido ed acuto di come appare oggi a seguito della sua dichiarazione. Immagino che l’indeterminatezza che traspare dalla sua dichiarazione sia il riflesso, innanzitutto, dell’indeterminatezza della posizione del PD locale (e Gozzoli, essendo coordinatore locale, ha ritenuto bene provare a non scontentare nessuno … parlando d’altro). Il PD locale che, nonostante abbia questo tema sul tavolo da oltre 6 mesi, non ha ancora elaborato una posizione. In sua assenza hanno sino ad ora parlato i sindaci. Ora la cosa che non è chiara è quanto la posizione dei sindaci sia una posizione personale (Giorgio Montanari ed Emilia Muratori si sono espressi contro; Daria Denti a favore). Manca cioè – e questo lo conferma la dichiarazione di Gozzoli riportata sulla stampa oggi – una posizione del PD. Ovvero una posizione collettiva, del partito. Come da anni succede il maggior partito al governo in questo territorio non è in grado di elaborare una propria posizione in tempi ragionevolmente brevi (6 mesi) su un tema cruciale per lo sviluppo del territorio. E’ una spia significativa. E preoccupante. Oggi Gozzoli arriva ad affermare: “Propongo che nel 2011, anno del 150° anniversario dell’unità della nazione, si promuovano studi e ricerche per offrire ai consiglieri comunali, ai cittadini e alle rappresentanze sociali ed economiche gli strumenti più adatti per poter valutare in merito alla scelta dell’Unione”. Sì, avete letto bene. Si parla di “studi e ricerche” sull’Unione (che esiste già dal 2002) e non sulla fusione dei comuni (che è quanto si sta dibattendo in questi giorni). Tra l’altro due studi di questo tipo sono già oggi disponibili sul sito web dell’Unione Terre di Castelli (1° e 3° link della lista):
    http://www.unione.terredicastelli.mo.it/unione/studi_e_statistiche/index.htm
    Io interpreto dunque così le dichiarazioni di Gozzoli: oggi, per i 150 anni dell’unità di Italia, facciamo uno studio sull’Unione di comuni, che c’é già; domani, per i 300 anni dell’unità d’Italia (nel 2161), potremo fare uno studio sulla fusione dei comuni, che forse, in futuro, ci sarà. Avanti adagio. Senza scosse. Più adagio, per favore.

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