Un affresco rinascimentale in Duomo a Modena. Di Cristoforo da Lendinara

Cristoforo Genesini da Lendinara, Madonna col Bambino, particolare dell'affresco della Cappella Bellincini (1476 circa) nel Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

Cristoforo Genesini da Lendinara, Madonna col Bambino, particolare dell’affresco della Cappella Bellincini (1476 circa) nel Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

E’ stato definito “il più grande ciclo di affreschi della Modena quattrocentesca” (così Daniele Benati, 1990, p.12). Ma è praticamente sconosciuto ai più, anche se si trova all’interno del Duomo di Modena, primo monumento cittadino. Si tratta dell’affresco, articolato su tre livelli, che trova posto nella Cappella Bellincini (la prima nella navata destra). E’ attribuito a Cristoforo Genesini (o Canozi) da Lendinara (è un piccolo borgo della provincia di Rovigo). La datazione è incerta, ma sembra attribuibile al 1476 circa. Coperto già a cinquant’anni dalla sua esecuzione da una grande pala del più moderno Dosso Dossi (1474-1542) e poi via via da altri dipinti, è stato riscoperto solo nell’Ottocento. Probabilmente anche a causa dei danni subiti nel tempo non attira in genere l’attenzione del visitatore. Eppure merita ancora una volta di essere “riscoperto”.

La Cappella Bellincini nel Duomo di Modena con l'affresco di Cristoforo da Lendinara (foto del 10 agosto 2016)

La Cappella Bellincini nel Duomo di Modena con l’affresco di Cristoforo da Lendinara (foto del 10 agosto 2016)

[1] Una struttura architettonica in cotto incornicia l’affresco che è strutturato su tre livelli. Nella fascia alta Cristo giudicante in trono, circondato dai Beati. Nella fascia mediana l’arcangelo Michele affiancato da quattro angeli che suonano le trombe del giudizio. Nella fascia bassa l’Umanità risorta. Al centro un finto trittico con la Madonna col Bambino tra i santi Girolamo (a sinistra) e Bernardino da Siena (a destra). Affreschi di quattro santi a figura intera nei pilastri laterali (Santa Caterina, San Francesco, Sant’Agostino, San Sebastiano) e di otto profeti a mezzo busto nel sott’arco. Nei pennacchi, a sinistra e a destra dell’affresco principale, l’angelo annunciante e Maria annunciata. Più in alto, nella lunetta, una Natività. L’articolazione su tre livelli, con la fascia intermedia meno satura di figure, ricorderebbe l’impaginazione degli affreschi nella Salone dei mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara (Benati, p.27) realizzati nel 1469-1470.

L'Arcangelo San Michele, parte del Giudizio Universale (fascia centrale), dell'affresco di Cristoforo da Lendinara, Cappella Bellincini, Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

L’Arcangelo San Michele, parte del Giudizio Universale (fascia centrale), dell’affresco di Cristoforo da Lendinara, Cappella Bellincini, Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

[2] L’affresco non è firmato e non è facilmente identificabile l’autore, per cui l’attribuzione è risultata incerta per lungo tempo. Ora gli studiosi convergono su Cristoforo Genesini da Lendinara sia perché impegnato in quegli anni in altri lavori in Duomo (la realizzazione di tarsìe lignee), sia sulla scorta di un confronto con la Madonna con il Bambino della Galleria Estense di Modena, unica opera da lui firmata e datata 1482. Sembra che l’affresco sia stato realizzato non solo da Cristoforo, ma anche da alcuni aiuti, tutti però appartenenti alla medesima bottega: “le divergenze che si possono notare tra un brano e l’altro, tra questa e quella figura, si svolgono infatti sul piano della qualità, senza dar luogo ad effettive varianti stilistiche” (Benati, p.25). Cristoforo ha certamente dipinto la Natività nella lunetta e il finto trittico: qui lo “straordinario livello qualitativo ci certifica di una autografia pressoché totale” (Benati, p.26).

San Bernardino da Siena, particolare del trittico, affresco di Cristoforo da Lendinara, Cappella Bellincini, Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

San Bernardino da Siena, particolare del trittico, affresco di Cristoforo da Lendinara, Cappella Bellincini, Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

[3] Cosa sappiamo di Cristoforo Genesini da Lendinara? Nacque a Lendinara (un borgo del Polesine, in provincia di Rovigo, distante da Ferrara una ventina di km) intorno al 1420 da Andrea di Iacopo, marangone (ovvero falegname) presso la corte Estense (vedi). Ed è lì, presso gli Estensi, che a cavallo degli anni ’40 e ’50 del Quattrocento, Cristoforo ed il fratello Lorenzo (di poco più anziano) si formano, lavorando assieme al padre nella ristrutturazione del palazzo di Belfiore (in seguito distrutto) voluta dal marchese Leonello d’Este (1407-1450; vedi). Leonello “aveva infatti deciso, in coincidenza con la sua ascesa al potere [nel 1441], di ristrutturare la residenza di Belfiore al cui interno lo studiolo doveva costituire un luogo privilegiato di studio e rappresentanza: furono perciò chiamati artisti di grande fama e, per l’arredo ligneo, condotto a termine nel giro di cinque anni, dal 1448 al 1453, si affidò la direzione al modenese Arduino da Baiso, celebrato maestro lignario al servizio degli Estensi ed erede di una bottega quasi centenaria. I documenti di pagamento dello studiolo menzionano Cristoforo insieme con il fratello Lorenzo a partire dal luglio 1449 fino alla metà del 1453. Lo studiolo di Belfiore venne realizzato negli stessi anni che videro Ferrara quale crocevia delle rotte artistiche italiane e d’Oltralpe” (vedi). La città estense accolse artisti quali Pisanello, di cui rimane uno straordinario ritratto di Leonello d’Este (vedi), il fiammingo Rogier van der Weyden e Piero Della Francesca – quest’ultimo avrebbe influenzato in maniera decisiva gli sviluppi dell’arte tarsiaria dei fratelli lendinaresi.

Piero della Francesca, Madonna del parto (particolare), 1450-1455, Monterchi (AR).

Piero della Francesca, Madonna del parto (particolare), 1450-1455, Monterchi (AR).

[4] Con i lavori allo studiolo di Belfiore i due da Lendinara acquisirono una notevole fama che consentì loro di ottenere commesse importanti. Dopo aver eseguito (anni ’50 del Quattrocento) opere lignee intarsiate a Ferrara (coro dei monaci olivetani fuori le mura della città), a Reggio Emilia (coro di San Prospero), ad Este (pulpito del duomo) ed a Lendinara (arredi lignei per la chiesa dei minori conventuali di S.Francesco), approdarono infine a Modena per varie commissioni in Duomo, tra cui la realizzazione del coro ligneo. Nel luglio del 1461, data del primo pagamento registrato nei libri della fabbrica, i lavori dovevano essere già avviati, per poi concludersi nel 1465 (vedi). Negli stessi anni (1462) venne commissionata loro la realizzazione del coro ligneo della Basilica del Santo a Padova. Per tali lavori Lorenzo, già divenuto cittadino modenese, si trasferì definitivamente a Padova nell’ottobre 1462 (vedi), lasciando il solo Cristoforo a Modena dove questi fissò la sua residenza. Il 7 maggio 1470 Cristoforo “chiese a Borso d’Este alcune esenzioni fiscali per l’acquisto di una casa in città e, probabilmente nello stesso anno, sposò in seconde nozze una modenese, Gentile Zandori, dalla quale ebbe quattro figlie” (vedi). Nel 1469, intanto, aveva ricevuto l’incarico della realizzazione del coro ligneo anche per la cattedrale di Parma. Nei primi anni ’70, pertanto, lavorò alternativamente a Modena ed a Parma. “A partire dal 1471, e almeno fino al 1477, i libri della fabbrica di S.Gimignano di Modena registrano pagamenti a Cristoforo che, aiutato dal figlio Bernardino, nato dal matrimonio con la prima moglie Giovannina Schirsario de Conti, risulta impegnato in diverse opere: la tribuna del nuovo organo, due banchi, due porte per il presbiterio, e altri lavori, tra cui il coro della cripta e l’arredo della nuova sagrestia. Facevano forse parte della decorazione dell’organo le quattro figure degli Evangelisti firmate e datate 1477, poste sulla parete nord dell’abside sopra il bancone dei celebranti”. E’ di quegli anni l’affresco per la cappella di San Bernardino in Duomo, voluta da Filippo Bellincini, di cui qui parliamo. A partire dal 1484 Cristoforo si trasferì in Toscana là chiamato da alcune importanti commesse a Lucca ed a Pisa. Rientrò in Emilia nel 1487 per lavori di nuovo nella cattedrale di Parma. Non si conosce la data della sua morte che è comunque antecedente al 13 novembre 1490: “da un atto notarile, redatto in tale data, nel quale i figli risultano acquisire metà della casa di proprietà degli eredi dello zio Lorenzo, Cristoforo risulta essere già morto” (vedi).

Coro ligneo del Duomo di Modena, realizzato dai fratelli da Lendinara.

Coro ligneo del Duomo di Modena, realizzato dai fratelli da Lendinara.

[5] E’ dunque nel 1461 che Cristoforo e Lorenzo da Lendinara approdano a Modena, chiamati dalla fabbrica del Duomo per lavori interni. Come ricorda Daniele Benati “la prima comparsa del nome dei Lendinara nei documenti della Cattedrale di Modena si lega ad un’impresa, ora perduta, in cui l’arte dell’intaglio doveva ancora risultare predominante: l’8 agosto 1461 Lorenzo percepisce infatti la somma finale di un pagamento di ben duecentodieci lire «per lanchona di Nostra Dona», ovvero per la realizzazione dell’ancona addossata alla colonna prospiciente la Porta dei Principi [la porta minore tra le due che si affacciano su Piazza Grande] entro cui veniva venerata una immagine antica ritenuta miracolosa, detta appunto la «Madonna della Colonna»” (Benati, p.20) Sempre nel 1461 Lorenzo Lendinara inizia i lavori di intarsio per l’esecuzione del coro “grande” del Duomo (vedi), posto nell’abside (quello minore, nella cripta di San Giminiano, sarà realizzato qualche anno dopo da Cristoforo). Quando nel 1463 Lorenzo lascia Modena per Padova il lavoro al coro “grande” ricade per intero su Cristoforo. Lavoro poi terminato nel 1465 (data segnata su uno degli scranni). I documenti riportano indicazioni sui vari tipi di legno acquistati per le tarsìe: susino, sandalo rosso, cipresso, moro, pero, bosso e frassino (Benati, p. 21). Ulteriori documenti si riferiscono agli anni 1471 e 1477 e danno conto della quantità di lavori eseguiti da Cristoforo in Duomo: il «choro del Santo» (ovvero della cripta dove è il corpo di San Giminiano), panche con spalliera per la sagrestia nuova, il poggiolo dell’organo, telai delle finestre, leggii per il coro, ecc.

Cristoforo da Lendinara, Madonna col Bambino, datata 1482, Galleria Estense di Modena (foto del 15 ottobre 2016)

Cristoforo da Lendinara, Madonna col Bambino, datata 1482, Galleria Estense di Modena (foto del 15 ottobre 2016)

[6] Le tarsìe lignee non esauriscono la produzione artistica di Cristoforo da Lendinara, pur risultando la sua attività prevalente ed anche quella “caratterizzante” («i zoveni Lendinara» vengono infatti ricordati come intarsiatori, non come pittori). Tra le opere pittoriche attribuite a Cristoforo vi è oggi l’affresco in Duomo della Cappella Bellincini, con un altare dedicato a San Bernardino da Siena. Nel 1423 si ha infatti il passaggio e la predicazione a Modena di frate Bernardino da Siena (1380-1444: vedi) – un evento che a detta dei contemporanei promosse una “rinascita spirituale” della città. Ne conseguì infatti la fondazione di ben due confraternite ispirate al suo insegnamento, quella dell’Annunciazione e quella intitolata al Nome di Gesù. “L’altare a lui dedicato in Duomo è il luogo in cui si organizzerà la devozione cittadina al santo dopo la sua canonizzazione, avvenuta nel 1450” (Benati, p.23). La prima attestazione di un altare dedicato a San Bernardino nel Duomo di Modena è del 28 gennaio 1464. La costruzione della nuova Cappella Bellincini in Duomo è fissata nel testamento di Filippo Bellincini del 1465. La famiglia dei Bellincini era una famiglia di giuristi, poi arricchitasi anche con la lavorazione della seta, ed era patrona di una Cappella in Duomo già nel 1328. Alcuni documenti consentono di stabilire che la Cappella dovette essere realizzata tra il 1472 e il 1476. E’ dunque attorno a quest’anno che, plausibilmente, si colloca la realizzazione dell’affresco. L’intitolazione dell’altare a San Bernardino è poi testimoniata dal programma iconografico degli affreschi in cui la figura del santo vi compare in posizione preminente, alla sinistra di Maria (mentre alla sua destra è raffigurato San Girolamo). Inoltre, come ricorda Benati (p.23), “tutta la raffigurazione del Giudizio Universale che gli si svolge attorno rinvia ad un tema ricorrente della predicazione bernardiniana, volta alla riconversione dei fedeli col continuo richiamo ai Novissimi”. Occorre poi considerare che già in una tavoletta raffigurante l’adorazione del Bambino (successiva al 1470, ora di proprietà BPER), oggi attribuita a Cristoforo da Lendinara (Volpe, pp.169-171), la Madonna è accompagnata da due santi, di cui uno appunto San Bernardino, testimoniando in tal modo un legame tra Cristoforo e la venerazione del Santo (Cristoforo sceglierà poi come nome del proprio figlio Bernardino, segno della sua personale devozione verso il santo francescano).

La firma di Cristoforo da Lendinara e la data (1482) nel dipinto della Madonna col Bambino alla Galleria Estense di Modena (foto del 15 ottobre 2016).

La firma di Cristoforo da Lendinara e la data (1482) nel dipinto della Madonna col Bambino alla Galleria Estense di Modena (foto del 15 ottobre 2016).

[7] E’ nel periodo ferrarese dei lavori a palazzo Belfiore (fine anni ’40-inizio anni ’50 del Quattrocento) che i due fratelli da Lendinara entrano in contatto con Piero della Francesca e forse anche con Leon Battista Alberti. Piero della Francesca è attivo a Ferrara nel 1449 (e poi a Rimini). L’incontro con Piero “fece loro intravedere le possibilità che si aprivano per la tarsìa con l’applicazione della visione prospettica e, non meno, a segnalare i modi della loro successiva ricerca in campo pittorico” (Benati, p.19). E’ Luca Pacioli (1447circa-1517), frate francescano, matematico, allievo e divulgatore di Piero della Francesca (vedi) a testimoniare il legame, anche d’affetti, esistente tra Piero e Lorenzo da Lendinara “a lui caro quanto fratello” (cit. in Volpe, p.170). Insomma, “Piero della Francesca resta di fatto il grande ispiratore di Cristoforo nelle opere di tarsìa come in quelle di pittura” (Benati, p.26) anche se in quest’ultima si registra anche il rapporto con la cultura figurativa padovana. Secondo Benati, inoltre, diversi riscontri suggeriscono “la possibilità che i rapporti tra Piero e i suoi amici lendinaresi si siano ripetuti nel tempo” (p.26). Ma l’affresco nel Duomo di Modena evidenzia anche altre influenze. Specie per quanto riguarda la Natività collocata nella lunetta superiore vi è chi rinviene in essa influenze della pittura di Paolo Uccello (affresco con la Natività, oggi frammentario, nella chiesa di San Martino a Bologna – all’incrocio tra via Oberdan e via Marsala – del 1437 circa) e chi invece rileva una relazione “al grave naturalismo inaugurato da Francesco Del Cossa dopo il suo definitivo ritorno da Ferrara (1471), in dipinti come la pala licenziata nel 1474 per i Mercanti di Bologna (ora nella Pinacoteca di quella città)” (Benati, p.27).

Cristoforo da Lendinara, Madonna col Bambino (particolare), Galleria Estense di Modena (foto del 12 marzo 2016)

Cristoforo da Lendinara, Madonna col Bambino (particolare), Galleria Estense di Modena (foto del 12 marzo 2016)

[8] L’unico dipinto firmato da Cristoforo da Lendinara, tra quelli oggi noti, è la Madonna col Bambino alla Galleria Estense di Modena (vedi). E’ datato 1482, ma è stata finito probabilmente entro il 1479 (Benati, p.27). La data sarebbe dunque stata apposta successivamente, in occasione di un intervento manutentivo. Nel cartellino è scritto «Critophorus / de Lendinaria / opus 1482». Oggi la Madonna appare come “Madonna del rosario” – ma questa è conseguenza di un intervento successivo in cui appunto il rosario è stato aggiunto nella mano sinistra della Madonna (nel 1607 in fondo al quadro è stata apposta una scritta allorquando la tavola fu donata dal vescovo Gaspare Silingardi al rettore della chiesa urbana dei Santi Faustino e Giovita). Non è invece firmata l’anconetta con l’Adorazione del Bambino, attribuita a Cristoforo da Lendinara da Carlo Volpi (l’opera, cm 60×60, è oggi di proprietà di BPER Banca), probabilmente realizzata attorno dopo il 1470. Sempre attribuita a Cristoforo (da Daniele Benati) è il Crocefisso con devoto del Museo di Castelvecchio a Verona.

Cristoforo da Lendinara, Adorazione del Bambino (con San Bernardino), 1470 circa (proprietà BPER Banca).

Cristoforo da Lendinara, Adorazione del Bambino (con San Bernardino), post-1470 (proprietà BPER Banca).

[9] Un’ultima considerazione. Non può essere certo considerato ricco il patrimonio di opere rinascimentali presenti a Modena, né in città, né in provincia. Con il dominio degli Estensi (ed il conseguente insediamento della corte a Ferrara) Modena risulta infatti una città di periferia nei domini degli Este. Una città evidentemente non più in grado di investire in loco la ricchezza prodotta e dunque di attrarre artisti di primo livello. Nel periodo tardogotico, i primi decenni del Quattrocento, gli affreschi più significativi stanno a Vignola, nella Rocca (vedi), divenuta feudo estense assegnato ad Uguccione Contrari, ed a Carpi, sotto la signoria dei Pio (nella chiesa di Santa Maria in Castello, detta la Sagra: vedi). Nella seconda metà del Quattrocento non si aprono grandi cantieri cittadini né di edilizia civile (come Palazzo Schifanoia a Ferrara), né di edilizia religiosa (come avviene in molte altre città con il rinnovamento continuo delle chiese degli ordini mendicanti o con le cappelle sepolcrali dei signori locali, es. la Cappella Bentivoglio nella chiesa di San Giacomo a Bologna). E’ per ragioni di quest’ordine che non è certo nella produzione artistica del Quattrocento che Modena si distingue (con l’unica eccezione di Carpi e del suo Palazzo dei Pio: vedi; ma appunto perchè sede di una distinta signoria). Insuperate rimangono dunque, per valore, le realizzazioni Romaniche del periodo comunale (vedi).

Francesco del Cossa, Madonna col Bambino tra i santi (Pala dei mercanti), 1474, Pinacoteca Nazionale di Bologna (foto del 29 luglio 2016)

Francesco del Cossa, Madonna col Bambino tra i santi (Pala dei mercanti), 1474, Pinacoteca Nazionale di Bologna (foto del 29 luglio 2016)

Fonti bibliografiche. Le citazioni riportate nel testo sono generalmente tratte da Benati D. et al., La Cappella Bellincini nel Duomo di Modena, Cosimo Panini editore, Modena, 1990 (si trova presso la biblioteca comunale di Vignola class. 726 Duomo-Modena). Ho consultato anche Volpe C., Un’opera ritrovata di Cristoforo da Lendinara, in id., La pittura nell’Emilia e nella Romagna. Raccolta di scritti sul Trecento e Quattrocento, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Modena, 1993, pp.169-171 (ed.orig. 1970) e Zeri F. (a cura di), La pittura in Italia. Il Quattrocento, Banca Nazionale dell’Agricoltura/Electa, 1986, e particolarmente il saggio di Daniele Benati, Pittura del secondo Quattrocento: Ferrara e i domini estensi, Parma e Piacenza, pp.236-250.

Maestro della Pala dei muratori, Madonna col Bambino in trono e santi (particolare), 1474, Pinacoteca Nazionale di Bologna (foto del 23 dicembre 2016)

Maestro della Pala dei muratori, Madonna col Bambino in trono e santi (particolare), 1474, Pinacoteca Nazionale di Bologna (foto del 23 dicembre 2016)

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