La Chiesa della Sagra (Santa Maria in Castello) a Carpi

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La facciata rinascimentale della chiesa della Sagra a Carpi il cui progetto è attribuito a Baldassarre Peruzzi (foto del 19 giugno 2016)

La chiesa di S.Maria in Castello di Carpi, detta chiesa “della Sagra”, è un monumento di straordinario valore artistico che conserva ancora oggi opere d’arte che vanno dall’inizio del XII secolo (con attribuzioni a Wiligelmo) alla prima metà del XVI. Oggi si presenta – frutto della sua singolare storia di chiesa pievana (collocata sopra una villa rustica di epoca romana, come evidenziato dagli scavi dell’originaria cripta, e forse elemento aggregatore del borgo di Carpi nell’alto medioevo) – come una chiesa romanica “ridimensionata” per ragioni urbanistiche nel 1515 e dunque dotata di una facciata rinascimentale (ma con portale Romanico “riadattato”). Al suo interno, inoltre, nelle due cappelle rimaste si trovano affreschi tardogotici coevi di quelli realizzati nella Cappella Contrari nella Rocca di Vignola (vedi) – fatto che ha indotto gli studiosi di storia dell’arte a fare interessanti confronti. Merita indubbiamente una visita. E stimola riflessioni sull’attivazione di un “circuito del tardogotico emiliano”.

Luca Nasi, Veduta di Carpi, xilkografia, seconda metà del XVII secolo

Luca Nasi, Veduta di Carpi, xilografia, seconda metà del XVII secolo (mappa esposta al Museo della città di Carpi). In giallo è evidenziata la chiesa della Sagra; subito sotto il Palazzo dei Pio.

[1] Secondo la tradizione (non provata al momento da documenti) la costruzione della chiesa di S.Maria di Carpi è fatta risalire al 752, per interessamento del re longobardo Astolfo. Il documento più antico attestante l’esistenza della chiesa di S.Maria di Carpi, non ancora indicata come pieve (ovvero con fonte battesimale), risale al IX secolo. “Si tratta di una lettera indirizzata nell’anno 879 dal pontefice Giovanni VIII al vescovo di Reggio – segno di esplicita obbedienza ecclesistica di Carpi a questa diocesi – perché si prendesse cura del restauro della chiesa che era stata distrutta da un incendio e nello stesso tempo inviasse il sacro crisma per la consacrazione del fonte battesimale.” (pp.23-24) Il documento è interessante in quanto dimostra l’interessamento della curia romana verso una chiesa rurale che doveva dunque avere una certa importanza. Da un successivo diploma di Berengario I databile tra il 916 e il 924 si apprende che la chiesa di S.Maria è collocata all’interno delle difese del castrum di Carpi.

Wiligelmo, Madonna col bambino, primo quarto del XII secolo. Proveniente dalla chiesa della Sagra è ora esposta alla Galleria Estense di Modena (foto del 13 febbraio 2016)

Wiligelmo, Madonna col bambino, primo quarto del XII secolo. Proveniente dalla chiesa della Sagra è ora esposta alla Galleria Estense di Modena (foto del 13 febbraio 2016)

E’ quindi ricordata in diversi documenti del X-XII secolo con il titolo di pieve “con a capo un arciprete, officiata da un collegio di canonici e con un piccolo territorio ad essa soggetto comprendente le cappelle di S.Nicolò, S.Lorenzo di Gargallo, S.Biagio di San Marino” (p.24). Nel 1001 i Canossa divengono signori del castello di Carpi. All’inizio del XII secolo Matilde di Canossa sostiene l’arciprete Federico (destinatario di importanti privilegi pontifici da parte di Gregorio VII, di Pasquale II nel 1112 e di Callisto II nel 1123 – determinanti nel sancire l’autonomia della chiesa di Carpi dal vescovo di Reggio Emilia) consentendole di esercitare “un diretto controllo su un territorio fedele alla causa del papato posto come un cuneo in modo strategico tra i vescovati di Reggio e Modena, che non nascondevano preferenze e simpatie verso il partito imperiale” (p.25).

Ricostruzione della pianta della chiesa della Sagra prima delle demolizioni del 1515. La linea gialla indica il "taglio" della chiesa effettuata allora. La parte anteriore, sulla destra, venne demolita per far luogo alla piazza sul retro del castello (p.55)

Ricostruzione della pianta della chiesa della Sagra prima delle demolizioni del 1515. La linea gialla indica il “taglio” della chiesa effettuata allora. La parte anteriore, sulla destra, venne demolita per far luogo alla piazza sul retro del castello (p.55)

[2] Una chiesa romanica. E’ in quegli anni che la chiesa di S.Maria viene ricostruita nelle attuali forme romaniche (mantenendo l’orientamento con l’abside ad oriente come nella chiesa preesistente), con pianta basilicale divisa da colonne in tre navate terminanti in altrettante conche absidali (con dimensioni di circa 30 metri di lunghezza e 15 di larghezza). Lo schema ornamentale dell’esterno dell’abside richiama quello del Duomo di Modena, ma anche dell’Abbazia di Nonantola e della chiesa di Denzano (Marano). Si conservano anche elementi scultorei di quel periodo. All’esterno si evidenzia il portale, inserito nella facciata cinquecentesca, ma in origine avente una diversa collocazione (proviene dalla porta della fiancata settentrionale demolita nel 1514). “E’ plausibile ipotizzare che, per le dimensioni e per la stessa forma semicircolare della lunetta, fosse ritenuto più adatto e proporzionato alle classiche euritmie decorative della facciata peruzziana, avendo come elemento dominante delle strutture architettoniche il motivo dell’arco a tutto sesto retto da pilastri” (p.26).

Archivolto e lunetta scolpita a bassorilievo sul portale (XII secolo) con Crocifissione (foto del 19 giugno 2016)

Archivolto e lunetta scolpita a bassorilievo sul portale (XII secolo) con raffigurata la Crocifissione. Venne collocato nell’attuale posizione nel 1515 in occasione del rifacimento della facciata (foto del 19 giugno 2016)

All’interno, invece, collocato sulla controfacciata, vi è un pulpito realizzato all’inizio del XVII secolo utilizzando grandi lastre scolpite di marmo greco che appartenevano all’antico recinto presbiteriale. Nel fronte, su tre lastre, sono scolpiti in altorilievo l’aquila, il toro, il leone, simboli di tre dei quattro evangelisti e afferranti tra le zampe un libro e rotuli con i versetti iniziali dei rispettivi evangeli. Su uno dei lati un angelo, simbolo dell’evangelista Matteo; sull’altro una figura di astante addormentato, forse un profeta. Le lastre sono attribuite al maestro Niccolò, collaboratore di Wiligelmo, e sono databili tra il 1110 e il 1150 (un frammento di marmo greco, plausibilmente proveniente dalla chiesa di S.Maria e riutilizzato nei pressi, riporta inciso l’anno 1141 – cfr. pp.28-29 e nota 39 a pagg.46-47).

Pulpito, ricostruito con lastre del XII secolo, attribuite al maestro Niccolò, collaboratore di Wiligelmo (foto del 19 giugno 2016)

Pulpito, ricostruito con lastre del XII secolo, attribuite al maestro Niccolò, collaboratore di Wiligelmo (foto del 19 giugno 2016)

Le pareti interne della chiesa inoltre erano decorate con affreschi che richiamano la tradizione bizantina (gli affreschi sono da attribuirsi a pittori padani operanti all’inizio del XIII secolo). Si conservano frammenti nella parte alta della navata centrale e la scena dell’Adorazione dei Magi nell’abside centrale. Il 15 luglio 1184 la chiesa venne solennemente consacrata dal Papa Lucio III – fatto di carattere straordinario che ne ribadisce l’importanza e l’interessamento della chiesa di Roma. “Il papa, proveniente da Bologna, dove aveva consacrato la cattedrale di S.Pietro [che oggi si affaccia su via Indipendenza, in prossimità di piazza Maggiore], e diretto a Verona per un incontro con l’imperatore al fine di redimere lo svilupparsi di eresie, dopo essersi fermato a Modena per analoga cerimonia (percorrendo la strada di Freto) fece sosta a Carpi dove consacrò la pieve. Il fatto eccezionale, pur non documentato, rimase nella memoria locale tanto che nel consolidato linguaggio popolare la chiesa assunse il nome di «Sagra», cioè la consacrata. Una lapide, murata nel fianco settentrionale, accanto a quella dell’ipotetica fondazione longobarda, ricordava l’avvenimento. Nella riduzione ad oratorio dei resti della chiesa avvenuta nel 1514, entrambe le lapidi furono trascritte e collocate nella nuova facciata.” (p.31) La torre campanaria, alta 49,5 metri, venne costruita tra il 1217 e il 1221 all’estremità del fianco verso sud, verso la zona absidale e all’ingresso della canonica. Presenta linee architettoniche comuni a coeve realizzazioni dell’area padana e lombarda (campanili di S.Benedetto Po, Pavia e Piacenza).

Affresco absidale raffigurante l'Adorazione dei Magi (fine sec. XII-inizio sec.XIII) (foto del 19 giugno 2016)

Affresco absidale raffigurante l’Adorazione dei Magi (fine sec. XII-inizio sec.XIII) (foto del 19 giugno 2016)

[3] All’inizio del XIII secolo il territorio di Carpi è infeudato a Signori di chiara fedeltà papale. In questa fase i signori locali operano per evitare intrusioni politiche del Comune di Modena. A tal fine il dominio è concesso anche ad Ugo Sanvitale nipote di Papa Innocenzo IV che nel 1250 rilascia una bolla di conferma delle antiche prerogative d’immunità. La successiva fase di lotte, fomentate all’inizio del XIV secolo dalle famiglie locali più potenti, termina con la definitiva presa di possesso di Manfredo Pio, unico signore del castello di Carpi (è il periodo corrispondente all’incirca alle prime lotte tra Grassoni ed Este per il dominio di Vignola). Il 5 marzo 1331 il re Giovanni di Boemia rilascia il privilegio d’investitura a Manfredo Pio che diviene così signore di Carpi. A seguito della costruzione delle mura del castello la chiesa pievana assume in modo definitivo il carattere di chiesa castrense, venendo chiamata anche a funzioni di “rappresentanza politica”. In essa è infatti collocato il monumento funebre di Manfredo Pio, “superbo sarcofago di marmo bianco realizzato nel 1351 dallo scultore bolognese Sibellino da Caprara” (p.32), una tomba monumentale con forma di cassone pensile, sostenuta da mensoloni, secondo l’uso veneto. Nella parte superiore del monumento, distesa su un lettuccio dal ricco panneggio, giace la figura di Manfredo Pio in abiti sontuosi con la spada al fianco. Di lato vegliano due figure femminili rivestite da lunghe tuniche, ciascuna reggenti un candelabro. Il fronte della cassa è ornato da tre formelle in rilievo: al centro la Madonna con bambino; a destra S.Giorgio uccide il drago; a sinistra Manfredo Pio inginocchiato, presentato alla Vergine da S.Giovanni Battista e S.Caterina d’Alessandria. Sui lati, a destra la Crocifissione; a sinistra un guerriero a cavallo (forse lo stesso Manfredo Pio).

Sarcofago in marmo di Manfredo Pio, opera del 1351 di Sibellino da Caprara (foto del 19 giugno 2016)

Sarcofago in marmo di Manfredo Pio, opera del 1351 di Sibellino da Caprara (foto del 19 giugno 2016)

[4] Due cappelle con affreschi tardogotici. Tra XIV e XV secolo la pieve si arricchì di altari e cappelle. Dopo la demolizione cinquecentesca di gran parte della pieve ne sono rimaste solo due (collocate entrambe sul lato sinistro – il fianco nord): la cappella di S.Martino (ricordata per la prima volta in un rogito del 4 febbraio 1423) e la cappella di S.Caterina d’Alessandria (ricordata per la prima volta in un rogito dell’8 ottobre 1432), quest’ultima preceduta da un atrio. Sui muri, inoltre, si trovano diverse scritte graffite, alcune sicuramente della prima metà del Quattrocento (nella cappella di S.Caterina: «1431 die 22 novembris …» e «… 1441 adi 8 de zugno agnolo …» – si veda la nota 66 a pag.48). “L’importanza delle due cappelle, dal punto di vista artistico, è giustificata dalla presenza delle decorazioni pittoriche che costituiscono uno degli esiti più eclatanti della pittura tardogotica emiliana del primo Quattrocento.” (p.36) “L’autore della cappella di S.Martino è ritenuto il pittore ferrarese Antonio Alberti, mentre per quella di S.Caterina sono stati riscontrati gli interventi differenziati di due ignoti artisti, culturalmente e stilisticamente vicini ai modi del gotico internazionale di Giovanni da Modena [suoi affreschi in San Petronio a Bologna: vedi]” (p.36).

Cappella di S.Martino i cui affreschi sono attribuiti al pittore ferrarese Antonio Alberti (terza decade del XV secolo). Nella foto Adorazione dei magi (foto 19 giugno 2016)

Cappella di S.Martino i cui affreschi sono attribuiti al pittore ferrarese Antonio Alberti (terza decade del XV secolo). Nella foto Adorazione dei magi (foto 19 giugno 2016)

Un affresco attribuito ad Antonio Alberti, strappato dalla chiesa e ora conservato presso il Museo della città di Carpi, è datato 1424 e costituisce riferimento per la datazione degli affreschi della cappella di S.Martino – affreschi che dunque risulterebbero contemporanei a quelli della Cappella Contrari nella Rocca di Vignola (dati al 1425 circa: vedi). Ed in effetti alcuni studiosi hanno istituito confronti tra gli affreschi delle due cappelle della chiesa della Sagra di Carpi e quelli della Cappella Contrari di Vignola: così Arturo Carlo Quintavalle (in un saggio del 1962) e R.Grandi (tesi di laurea a.a.1968-1969) – per questi riferimenti si veda la nota 69 a p.49. Nella cappella di S.Martino è raffigurata l’Annunciazione, Adorazione dei Magi, i quattro dottori della Chiesa e alcuni santi. Nella cappella di S.Caterina la decorazione è integra su tutte le pareti e sulla volta e sono rappresentate le storie più significative della vita della Santa.

La cappella di S.Caterina con affreschi tardogotici (foto del 19 giugno 2016)

La cappella di S.Caterina con affreschi tardogotici raffiguranti scene di vita della Santa (foto del 19 giugno 2016)

[5] Una facciata rinascimentale. Momento fondamentale nella storia della chiesa della Sagra di Carpi è l’inizio del secondo decennio del Cinquecento. In quegli anni infatti Alberto III Pio ottenne da Papa Giulio II, con bolla dell’1 febbraio 1512, il permesso a demolire parte della chiesa (nell’ambito dei lavori di risistemazione urbanistica della parte di città attorno al Castello) a condizione che i materiali di recupero venissero utilizzati per la realizzazione della nuova chiesa (il Duomo, collocato sull’altro lato del Palazzo dei Pio ed a chiusura della nuova amplissima piazza) e che la parte conservata della Sagra venisse riadattata ad Oratorio. La demolizione fu compiuta nel 1514. Il contratto per l’esecuzione dei lavori di ricostruzione della facciata su quello che era rimasto della vecchia chiesa è datato 15 febbraio 1515. “La facciata fu costruita nel 1515, quando, per ordine di Alberto III Pio, la chiesa venne demolita nella sua parte anteriore per una lunghezza pari a circa i due terzi di quella complessiva e si rese necessario, perciò, il tamponamento della struttura absidale conservata, che ne permettesse una pratica utilizzazione ad Oratorio.” (p.54) Il disegno della facciata era stato inviato da Roma (dove Alberto III Pio stava alla corte papale) ed è attribuito a Baldassarre Peruzziin un momento di riflessione dell’artista sul recupero delle esperienze classicistiche formulate dall’attività lombarda di Bramante” (p.38).

Lastra laterale dell'ambone raffigurante il simbolo dell'evangelista Luca con il libro con l'inizio del suo vangelo (prima metà del XII secolo) (foto del 19 giugno 2016)

Lastra laterale dell’ambone raffigurante il simbolo dell’evangelista Luca con il libro con l’inizio del suo vangelo (prima metà del XII secolo) (foto del 19 giugno 2016)

[6] Sculture di Wiligelmo e dei suoi collaboratori, affreschi dell’inizio del XIII secolo, il monumento funebre del signore della città della metà del XIV secolo, cappelle con affreschi tardogotici coevi a quelli della Cappella Contrari nella Rocca di Vignola (e di grande valore artistico nell’ambito della pittura tardogotica emiliana), una facciata rinascimentale – sono tutti elementi che compongono oggi lo straordinario valore artistico della chiesa di S.Maria di Carpi, detta chiesa della Sagra. Questa relazione (per quanto da sviluppare in termini di identificazione e/o differenziazione degli artisti all’opera) tra gli affreschi tardogotici di Vignola e di Carpi suggerisce anche l’opportunità – ancora oggi quasi mai implementata – di valorizzare la presentazione di queste “emergenze artistiche” nell’ambito di una trama di relazioni che coinvolgono un territorio ampio, piuttosto che di insistere sulla loro “unicità” e comunque senza dire nulla del contesto artistico del tempo in cui furono realizzati. L’attivazione di un circuito del tardogotico emiliano – così come si è tentato, non so dire con quanto successo, di presentare in una cornice unitaria il Romanico modenese – sarebbe un esercizio interessante per cittadini e visitatori curiosi dell’arte tardo medioevale e rinascimentale. E certamente sia gli affreschi delle cappelle della chiesa della Sagra di Carpi, sia quelli della Cappella Contrari nella Rocca di Vignola vi avrebbero un posto di rilievo. Aiutandoci anche ad essere sempre meno “provinciali”.

Scagliolisti carpigiani, Paliotto con crocifisso e i confratelli dei Sacchi Bianchi, metà XVII secolo. Proveniente dalla chiesa della Sagra è ora esposto al Museo della città di Carpi (foto del 18 gennaio 2015)

Scagliolisti carpigiani, Paliotto con crocifisso e i confratelli dei Sacchi Bianchi, metà XVII secolo. Proveniente dalla chiesa della Sagra è ora esposto al Museo della città di Carpi (foto del 18 gennaio 2015)

PS Il testo è stato redatto attingendo dal libro Ferrari C., Garuti A., Ontani A., Carpi la Chiesa della Sagra, Edizioni Panini, Modena, 1984, pp.119 (testo disponibile presso la Biblioteca Auris di Vignola, collocazione: 726 Chiese). Elementi provenienti dalla chiesa della Sagra di Carpi sono presenti sia nel Museo della città di Carpi (da vedere!), sia nella Galleria Estense di Modena.

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