Una modesta proposta/8. Cinque modi per promuovere senso civico (ed avere così cittadini che spalano la neve)

La neve in città con i suoi disagi e le numerose inadempienze (dell’amministrazione, dei cittadini) ha riattivato il tema dell’erosione delle virtù civiche. Sempre meno cittadini sono pronti a fare il proprio dovere in queste situazioni di emergenza. Sempre più si diffondono comportamenti da free rider o di passiva rassegnazione, magari accompagnati da fiammate polemiche su facebook rispetto alle istituzioni inadempienti (cosa pure vera: vedi). Certo gli episodi non sono mancati. Anzi. Marciapiedi ricoperti di neve senza che i frontisti provvedessero alla pulizia, auto parcheggiate lungo la via divenute un unico cumulo di neve di ostacolo al lavoro dei mezzi spazzaneve, accessi impraticabili, auto circolanti non adeguatamente attrezzate e così via. Difficile stimare la percentuale di cittadini che si sono prontamente mobilitati per adempiere ai propri “doveri” in merito alla gestione dell’emergenza neve. Non semplice anche fare un confronto con il passato, anche se i più – ripetendo un ritornello che dalle antiche polis greche sino ad oggi non ci ha più lasciato (riecheggia nella commedia Le rane di Aristofane) – sono pronti a testimoniare circa la decadenza del senso civico e la “corruzione dei costumi”. Dunque, per stare all’oggi, scarseggiano i cittadini impegnati a tener pulito dalla neve il marciapiede di fronte a casa od al negozio (che pure è un obbligo). E così via. Se anche fosse così non è detto che questo debba essere un destino ineluttabile. Ovvero che non si possa invertire il trend. E’ già successo in passato e potrebbe di nuovo succedere oggi. Lo ha ricordato Robert D.Putnam con un bel libro-riflessione sulla vicenda americana (vedi). Cosa possiamo fare dunque per avere più cittadini impegnati ad adempiere ai propri doveri verso la collettività?

C'è ancora qualche cittadino che si preoccupa di pulire dalla neve i cassonetti dei rifiuti, senza aspettare HERA (foto dell'11 febbraio 2012)

[1] In un saggio dal caratteristico titolo Bowling alone, Robert D.Putnam ha descritto il progressivo affievolirsi del “capitale sociale” che contraddistinguerebbe la società americana dei giorni nostri (vedi). Relazioni sociali sempre più discontinue, inaridimento della vita associativa, venir meno di quelle “obbligazioni reciproche” che le relazioni sociali solide sostengono (“farò questo per te adesso, con l’aspettativa che tu, o forse qualcun altro, contraccambierà il favore”). Le relazioni sociali sono importanti anche per le regole di comportamento che sorreggono: esse infatti veicolano impulsi (incentivi o sanzioni) per il rispetto delle regole. Immaginate se tutti i clienti abituali che entrano in un negozio si lamentassero con il titolare perché non ha pulito dalla neve l’area prospiciente. O magari minacciassero di servirsi altrove. Comunque, se in effetti si registra un declino del “capitale sociale” negli ultimi trent’anni (analoghi trend caratterizzano anche l’Europa e l’Italia) non è detto che non si possa far nulla, anche se  l’opzione di un “ritorno al passato” non è disponibile. Putnam in effetti descrive un andamento altalenante della dotazione di “capitale sociale”. In America, dopo una fase di declino alla fine del XIX secolo, vi fu una fase di ripresa, nell’epoca detta “progressista”, indicativamente tra il 1900 ed il 1915 (vedi il cap.23 del libro di Putnam). La rivitalizzazione dello spirito civico e la ricostituzione di capitale sociale è avvenuto già in passato. Dunque è un fenomeno che può ripetersi, a fronte di una congiuntura favorevole. Congiuntura che può essere il risultato dell’impegno di più forze sociali: istituzioni, imprese, associazioni. L’ultimo capitolo del libro di Putnam è così dedicato ad individuare sei ambiti d’azione rilevanti per un programma nazionale di ricostituzione e rivitalizzazione del capitale sociale. Attingiamo da lì con grande libertà per un “programma” di livello locale, con l’obiettivo, alla prossima forte nevicata, di avere più cittadini che si sentono “civicamente coinvolti”. Insomma, più cittadini che spalano. Aggiungo che in questa proposta l’ironia non manca. Una sorta di programma semi-serio. Ma con qualche fondo di verità. Insomma, una provocazione. Ma seria.

Un cittadino che spala neve lungo via Resistenza (foto dell'11 febbraio 2012)

[2] La prima indicazione che offre Putnam può sembrare banale, ma non lo è. Iniziare a parlarne. “Dare un nome a questi problemi è un primo passo essenziale” (p.468). Dare un nome, valutarne l’estensione, riconoscerne l’origine e stimarne le conseguenze, farne un tema della discussione pubblica. Parafrasando Putnam: “I vignolesi hanno ragione quando dicono che i legami nella loro comunità si sono inariditi e hanno ragione ad avere paura che questa trasformazione abbia costi davvero reali” (p.467). Ma poiché questa erosione è lenta e progressiva, si corre il rischio di accorgersene quando è troppo tardi, un po’ come nella storiella della rana nell’acqua della pentola sul fornello (ed anche come altri fenomeni di cui non fa piacere parlare, vedi l’infiltrazione mafiosa qui da noi: vedi). Insomma chi si lamenta perché i marciapiedi non vengono più puliti come una volta (e questo è un compito che spetta ai cittadini, non alle istituzioni) evidenzia un reale ”impoverimento” della città. Ed è bene che la comunicazione su questo fenomeno non rimanga circoscritta alla sfera privata, ma diventi un tema della comunicazione pubblica. Ovviamente, perché questo accada non basta l’iniziativa di un singolo. Occorre la “risonanza” di una collettività ed anche delle sue istituzioni. Proprio episodi “estremi” come l’emergenza neve di questi giorni e la risposta inadeguata dell’amministrazione e dei cittadini richiamano con forza l’attenzione sul fatto che “c’è qualcosa che non va”. Non solo in chi amministra la città (che ha gestito questa emergenza neve in modo chiaramente maldestro ed inadeguato: vedi), ma anche nella città tutta (con ciò senza nulla togliere a quei cittadini – solo una minoranza? – che il proprio dovere l’hanno fatto). In questo caso il ruolo delle istituzioni è importante. Per intenderci (e come ho già detto), hanno fatto bene le amministrazioni comunali di Bologna e di Forlì a mobilitare i cittadini, organizzando squadre (legate al territorio, ai quartieri, dove le relazioni sociali sono più dense) di volontari-spalatori. A Vignola questo appello (e la conseguente organizzazione) è mancato! Qualche realtà associativa si è mossa da sola (es. gli scouts del gruppo Agesci Vignola 1), ma non c’è dubbio che un’amministrazione intelligente (e coraggiosa) avrebbe dovuto fare assai di più. A Castelnuovo, ad esempio, dove domani le scuole saranno aperte (diversamente da Vignola) la loro apertura “è resa possibile anche grazie all’intervento di più di 100 genitori volontari, che nella mattinata di oggi hanno rimosso la neve da percorsi pedonali, ingressi, uscite di emergenza” (leggo dal profilo del Comune su facebook). Ha profondamente ragione un anonimo commentatore di un precedente post sull’emergenza neve (che si firma “Stavolta rimango anonimo”: vedi) quando suggerisce al sindaco: “con un po’ di umiltà chieda aiuto, invece di ordinanze, faccia appelli, chieda aiuto, che a volte chiedere aiuto è segno di intelligenza, chieda ai cittadini di mobilitarsi, altrimenti comunque come lo chiuderà il bilancio, con che coraggio chiederà ai cittadini un sacrificio. Questa nevicata poteva essere un occasione d’oro per far capire ai cittadini, quanto inadeguati siano i singoli di fronte alle emergenze, e quanto invece possano essere forti le comunità, quanto sia importante pagare le tasse al comune, perché senza, i costi individuali diventano molto più alti delle imposte”. Dove le amministrazioni hanno fatto appello ai cittadini la risposta c’è stata. Dunque. Dare un nome all’erosione del capitale sociale, parlarne pubblicamente, richiamare e riattivare quelle “risorse” comunitarie ancora presenti. Questo il primo passo.

Cittadini al lavoro con pala e ramazza lungo via Montanara (foto dell'11 febbraio 2012)

[3] A livello locale, sostenere la produzione di “capitale sociale” significa mettere in campo più “dispositivi sociali”. Fare pressing per il rispetto dei “doveri civici” implica sia attuare meccanismi di visibilità, di imitazione dei comportamenti positivi, di ricompensa sociale, sia far operare meglio i meccanismi di “controllo sociale” (come il biasimo, la riprovazione pubblica, ecc.). Ovviamente è meglio operare sui primi (incentivi), lasciando ai secondi (deterrenti e sanzioni) un ruolo di secondo piano, pur sempre presente però. Ecco qualche proposta … estemporanea (forse, però, neanche tanto).

  • Astambéin neve. Anche dal punto di vista del marketing urbano può essere impostato un programma di mobilitazione civica per l’emergenza neve. Singolarmente il programma di rinnovo degli arredi urbani è stato battezzato Astambéin, proprio con riferimento al benessere della comunità di questo territorio (vedi). Astambéin neve è dunque il concorso, promosso dall’amministrazione comunale e da Vignola Grandi Idee, sulla via commerciale di Vignola meglio pulita dalla neve! Esercenti e professionisti mobilitati, sotto il coordinamento attento dei city manager di VGI, a garantire lo spazzamento dei marciapiedi e la pulizia degli accessi. Con annessa gara della scultura di neve più bella, via per via! A tutti i partecipanti l’amministrazione garantirà lo stemma adesivo, da apporre in vetrina, di Astambéin neve. La premiazione dei vincitori del concorso avverrà durante una delle manifestazioni cittadine annuali. L’aspetto interessante dell’iniziativa è che non si limita a promuovere l’impegno individuale, ma sollecita quello collettivo (i commercianti ed i professionisti di ogni via), con conseguente produzione di “capitale sociale”.
  • Un uomo e la sua pala: mostra fotografica. Ai fotografi della città è richiesto un particolare contributo. Un paio d’ore ciascuno in giro per la città a fotografare i cittadini impegnati a spalar neve per liberare marciapiedi e spazi pubblici. I migliori scatti serviranno per allestire una mostra fotografica da realizzare in occasione di una delle importanti manifestazioni cittadine (magari se ne potrebbe dedicare una anche all’impegno civico – se è vero che anche questo è, o è stato per lungo tempo, uno dei “prodotti” del territorio). Con annesse sottosezioni: Giovani spalatori crescono (under 30 – i più rari). Oltre ad una sezione speciale per la categoria “amatori” o “alta fedeltà”. Una piccola gratificazione sociale, con annesso risvolto artistico, a chi compie con serenità il proprio dovere.
  • Educazione civica pratica. Anche le scuole possono giocare un ruolo importante nella promozione di un maggiore senso civico e nel rafforzamento del capitale sociale (questo lo dice pure Putnam). Di come impostare l’insegnamento dell’educazione civica si parla da tempo. Forse bisogna riconoscere che l’educazione civica può anche essere praticata. Oltre alle usuali (ma limitate) attività di tutoring le scuole medie superiori potrebbero mettere in pratica, anche in occasioni come l’emergenza neve, un’educazione civica pratica. Con annesso riconoscimento di crediti ai fini dell’esame di stato. E’ davvero assurdo immaginare le scuole impegnate ad organizzare professori e studenti nel lavoro di pulizia dalla neve dei marciapiedi e delle aree comuni attorno agli edifici scolastici? Non sarebbe anche un modo simpatico per compensare quei disagi che la presenza di una scuola genera, ad esempio in termini di difficoltà alla mobilità? Insomma, una scuola per … vicino. Ed un buon vicino! Anche questo sarebbe un modo per rafforzare il legame con il territorio (vedi), oltre che per mobilitare energie collettive e dunque produrre “capitale sociale”.
  • ACAB All Cops Are Bastards. Per tutta una serie di inadempienze già oggi il Regolamento comunale di polizia urbana prevede sanzioni. Da 50 a 300 euro per i proprietari od i conduttori di edifici che non provvedono a sgomberare dalla neve e dal ghiaccio i tratti di marciapiede ed i passaggi pedonali prospicienti l’ingresso degli edifici e dei negozi (art.14, comma 1). Da 25 a 150 euro a chi lascia l’auto in sosta ai margini della carreggiata quando questa sia di intralcio alle operazioni di pulizia (art.14, comma 8). E così via. Ovviamente serve la volontà politica di applicare norme e sanzioni che al momento stanno solo sulla carta. Certo, il prerequisito perché ciò avvenga è che prima l’amministrazione comunale abbia fatto il proprio dovere (ed a Vignola abbiamo visto che non è andata così: vedi). A Bologna, ad esempio, il sindaco ha emesso un’ordinanza per disporre il divieto di sosta sulle vie principali al fine di consentire l’operato dei mezzi spazzaneve. Ed ai cittadini che chiedevano un posto alternativo per il parcheggio dell’auto sono stati messi a disposizione alcuni parcheggi di ATC ed altri enti. Le sanzioni solo l’ultima ratio. Ma in alcuni casi vanno applicate.
  • Knights of the snow. Infiltrare cittadini-volontari che danno il buon esempio, mettendo in atto comportamenti civici. Una sorta di civici-dormienti, disponibili ad essere riattivati nelle piccole emergenze cittadine, come nel caso dell’emergenza neve. Non solo però cittadini che si attivano e vanno a spalare neve, ma cittadini che promuovono, verso i vicini, i conoscenti, i semplici passanti, la spalatura della neve. Passaparola e buon esempio. Gli aderenti alla “setta” dei “Cavalieri della neve” entrano in azione simultaneamente nella città, cercando di promuovere un “effetto valanga”: ogni “cavaliere” deve riuscire ad attivare almeno un cittadino, lasciandogli la medesima consegna. La competenza principale, dunque, sta nell’esempio e nella promozione. Promotori di civismo. Ovviamente dopo adeguato corso di formazione sul marketing sociale. Ed a tutti gli aderenti un bel libro come premio! Il senso di Smilla per la neve, del danese Peter Høeg (vedi), potrebbe in effetti essere il giusto regalo.

La sagoma di un mezzo spazzaneve vista attraverso il parabrezza dell'auto (foto dell'11 febbraio 2012)

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2 Responses to Una modesta proposta/8. Cinque modi per promuovere senso civico (ed avere così cittadini che spalano la neve)

  1. Ormai rimango anonimo ha detto:

    Ottime proposte, resta comunque a mio parere fondamentale mettere in campo un mix di buoni esempi e organizzazione, ci vuole però un po’ di massa critica, un buon gruppo di genitori per le scuole, qui basta attingere agli elenchi di volontari già esistenti, gruppi di volontari di quartiere che in orari prestabiliti si ritrovano, gli metti a disposizione, una pala, qualche sacco di sale ed un gilet arancione… 4 o cinque per quartiere sono sufficienti per innescare il processo per il quale se non partecipi sei escluso oppure comunque ti senti in dovere di giustificarti. Serve però organizzazione, un piano di intervento redatto dagli stessi volontari, un coordinatore, un dipendente del comune come riferimento di quartiere, un coordinamento con gli interventi dei mezzi comunali. Poi servono iniziative continuative anche in altre stagioni in cui coinvolgere gli stessi cittadini, pulire parchi, verniciare giochi … altrimenti se un anno non nevica hai già perso tutto il capitale sociale. Si è visto in questi giorni, gli interventi dell’ultima nevicata sono stati molto più incisivi ed efficaci sia da parte dell’amministrazione che dei cittadini. Ma non si può iniziare ogni volta da tre. E’ un organizzazione continuativa di una società, ci devono essere meccanismi conosciuti e riconosciuti che scattano, la notte successiva ad una nevicata, ad esempio i cittadini residenti del centro storico devono sapere che gli è stato affidato un parcheggio in corso Italia (con rampa riscaldata) con un numero in cui obbligatoriamente lasciare l’auto in modo da lasciare le strade del centro libere per consentire l’asportazione della neve… ma se vuoi che siano abituati a questi meccanismi, la stessa cosa deve avvenire una volta ogni 3 mesi per fare pulizia e lavaggio strade… è evidente che è una comunità che con il supporto tecnico deve individuare condividere e conoscere le azioni collettive da mettere in campo…serve però innescare meccanismi di fiducia reciproca tra cittadini e amministrazione. Poi qualche premio, non individuale, sconti sulle tasse o simili, ma collettivi, un contributo speciale per le scuole o per la classe, dei genitori che si impegnano nella spalatura, una panchina, un gioco, un albero per il parco di quartiere, siano i cittadini a scegliere e a meritarsi un premio per tutti che riconosca e ricordi costantemente che il lavoro per la comunità migliora la comunità e la vita di quartiere… una volta innescata la miccia, capita che tali meccanismi inneschino un esplosione incontrollata, con gruppi di cittadini ansiosi che nevichi per dimostrare il proprio senso civico o per vincere una nuova altalena… Certo cose banali, ma sono spesso le più scontate a essere riconosciute a posteriori come geniali.

  2. sergio smerieri ha detto:

    Non voglio aggiungere “sale” a una polemica che non mi ha appassionato ma mi sento di segnalare che, nella casa di fronte al mio studio, in Viale Vittorio Veneto una ruspetta, un trattorino, grande come una Jeep (e sono abbondante) in 10 minuti, ha spazzato via un cortile di neve..lasciando l’asfalto color asfalto. NON un caterpillar … una ruspetta….Io non so se hanno sbagliato qualcosa nei giorni scorsi, o se il tipo di neve scesa a Vignola fosse così particolarmente ostica…di fatto: alle Poste, in piazza davanti alla chiesa, davanti alle scuole, ma in generale ci sono mucchi enormi di neve che si potrebbero caricare su camion e buttare in Panaro… Ripeto, queste nevicate sono sicuramente difficili da arginare e affronatare e concordo che ogni cittadino dovrebbe fare di più…ma son certo che meglio si poteva fare…e si sarebbe ancora in tempo a liberare molti spazi. Per chi volesse vedere il Bulldozer … posto la foto su Facebook: AmareVignola.

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