Una sinistra pensante? Un libro di Salvatore Biasco

“Quando un gruppo parlamentare si forma senza nessuna ambizione di farne la punta di diamante di una costruzione progettuale e l’interlocutore autorevole di una vasta mobilitazione di saperi, quando le carriere interne sono tutte cooptative e centrate sulla fedeltà, il clan, il cursus honorum nel partito, quando il rapporto con tecnici e portatori di saperi è impostato in modo approssimativo, strumentale e spontaneistico, privo di domande o con antenne occluse ad intercettare e filtrare ciò che potrebbe essere utile (…) non è lo sbocciare dei cento fiori in azione, ma qualcosa vicino alla rinuncia a definire un progetto, quale che sia.” No, non sono mie queste parole (pur avendo detto cose abbastanza simili relativamente al PD a livello locale).

E’ Salvatore Biasco che parla. Si tratta di un brano a pp.20-21 del suo libro Per una sinistra pensante. Costruire la cultura politica che non c’è, Marsilio, Venezia, 2009, 12 euro (vedi). Salvatore Biasco è ordinario di economia monetaria internazionale all’Università “Sapienza” di Roma ed è stato deputato PDS nella XIII legislatura (1996-2001). Vale la pena leggere questo libriccino. Vale la pena se si ha a cuore la sorte del PD e della sinistra in generale. Sono solo 156 pagine, ma l’autore dimostra grande lucidità nell’analisi e parla senza peli sulla lingua dei nodi critici che, non adeguatamente affrontati, hanno messo in difficoltà il progetto del PD. Il libro tratta, seppure in modo articolato, di un’unica questione: della cultura politica del nuovo partito. Dei suoi limiti. E di cosa provare a fare per correggere qualche stortura eccessiva.

Salvatore Biasco

Salvatore Biasco

“Oggi il PD non sembra in grado di elaborare un pensiero autonomo, o di mobilitare in maniera significativa forze intellettuali, né di correggere abiti mentali che attengono a un particolare modo di concepire la «politica».” (p.12) E quali siano questi abiti mentali Salvatore Biasco lo dice con grande chiarezza: orizzonti temporali sempre giocati sul breve periodo, ricerca continua di presenza sui media, slogan al posto del ragionamento, eccesso di attenzione al posizionamento nella lotta politica interna (vedi le aggregazioni attorno alle mozioni Bersani e Franceschini in questo congresso!), inseguimento dell’evento ad effetto comunicativo. Una “sindrome” che egli etichetta con l’espressione di “politicismo”. E su cui si staglia soprattutto “un radicato genericismo, incapace di entrare nel merito delle questioni” (p.18) (che so? Vogliamo ricordare gli ultimissimi argomenti trattati su questo blog? La collocazione del servizio sociale professionale (vedi)? I meccanismi di trasmissione delle “competenze” tra una legislatura e l’altra (vedi)? Un giudizio solido e possibilmente condiviso su quello che è successo in dieci anni di amministrazione Adani (vedi)? Una valutazione “a freddo” del progetto di mobilità su rotaia per Bologna dopo 6 anni di disservizi ferroviari (vedi)?). Ne consegue che alla fine una decisione vale l’altra a patto che sia propugnata da chi, in quel momento, detiene il potere (grande o piccolo che sia).

Un intero capitolo è dedicato al (tribolato) rapporto tra il PD e gli “intellettuali”. Anche su questo punto non si usano mezze parole: “è autodistruttivo per delle formazioni politiche prendersi il lusso di sprecare forze intellettuali come hanno fatto finora (forse più ancora nel PD che nei suoi predecessori)” (p.20).

Striscione di protesta all'ingresso della ditta Cherry Groove a Brodano (foto del 22 luglio 2009)

Striscione di protesta all'ingresso della ditta Cherry Grove a Brodano (foto del 22 luglio 2009)

Magari non tutti, anche all’interno del PD, considerano questo libro una “lettura edificante”. Ma penso che valga la pena spenderci un po’ di tempo. Il valore della critica sta nel colpire nel segno o comunque nell’essere stimolante, non nell’essere posta con gentilezza (e Biasco non ha comunque fatto un libro di denuncia o di ricostruzione polemica). Molti delle argomentazioni svolte potrebbero aiutare i “cantori” del PD vignolese a vedere meglio alcuni tratti caratteristici anche della realtà locale. Fossi nel segretario locale ci organizzerei sopra un bel seminario, magari invitando proprio Salvatore Biasco a presentare il suo libro. Ma immagino che la cosa verrà liquidata come “troppo intellettuale”. Auguri.

PS La lettura del libro di Salvatore Biasco mi è stata suggerita da Gino Quartieri in un incontro assolutamente occasionale. Penso che vada riconosciuto a Gino l’aver ancora viva la curiosità verso queste produzioni “intellettuali”. Ma c’è qualcun altro che ha letto o sta leggendo il libro nel PD di Vignola?

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