Al Séndèch stradèin/2. Adani e la trasformazione della città

“L’immagine ironica di Roberto Adani come di un “séndèch stradèin”, fatta da “Al Bragher” (vedi), ha qualcosa di vero. Non tanto nel senso letterale del termine, ma piuttosto di colui che si cura della città (a partire dalle strade, ma poi anche curandosi delle piazze, dei luoghi e degli edifici pubblici). Intesa in tal modo questa immagine può in effetti essere presa come chiave interpretativa di dieci anni di amministrazione vignolese sotto la guida del sindaco Roberto Adani.” Così si chiudeva il post del 20 agosto – una ricostruzione della vicenda del parcheggio interrato di Corso Italia, preludio ad una riflessione sulla trasformazione di Vignola nei dieci anni dell’amministrazione Adani. E’ un bene per tutta la città se il compito di questa riflessione non viene abbandonato. Una cosa è certa: sino ad ora non è stato svolto, né da “soggetti terzi”, né dal partito stesso del sindaco.

Fontane a raso nella piazza antistante Villa Braglia (foto del 20 giugno 2009)

Fontane a raso nella piazza antistante Villa Braglia (foto del 20 giugno 2009)

[1] Non esiste un documento che provi, in modo analitico, strutturato, a ripercorrere le vicende di questi dieci anni ed a “leggerle” retrospettivamente, evidenziando da un lato la gran mole di lavoro fatta e, dall’altro, i “nodi critici” irrisolti od anche gli errori commessi. Ma al di là della mancanza di un documento scritto, il fatto è che la consapevolezza di quello che è avvenuto – dei punti di forza e dei punti di debolezza di dieci anni di amministrazione – non è ad oggi patrimonio condiviso neppure del gruppo dirigente del Partito Democratico di Vignola. L’impressione, anzi, è che con la sostituzione del sindaco si venga semplicemente ad operare una sorta di azzeramento (termine certamente troppo forte) di quella conoscenza sul governo della città faticosamente accumulato in dieci anni. Si volta pagina, senza neppur aver metabolizzato ed acquisito piena consapevolezza di quello che contrassegna il periodo che si è chiuso. Occorre dire che manca a livello locale la cultura politica per discussioni pubbliche di questo tipo, ma anche per approfondite e “vere” discussioni interne al partito – le discussioni fatte nel comitato direttivo del PD a fine 2008 sono rimaste, per diverse ragioni, in superficie. Occorre anche dire che una discussione di questo tipo è certamente impegnativa per le forze politiche che sono al governo della città – significa infatti riconoscere errori che ci sono certamente stati. Tuttavia un siffatto lavoro di riflessione (e di trasparenza) è il prerequisito di un reale processo di apprendimento collettivo e dunque di formazione di un gruppo dirigente dotato di solide competenze. L’impressione, invece, è che in politica (ma non solo qui) operi più un processo di sostituzione di élite (pur con qualche “insostituibile”!) che un processo di apprendimento collettivo.

Il cartello del cantiere di Corso Italia (foto del 9 maggio 2009)

Il cartello del cantiere di Corso Italia (foto del 9 maggio 2009)

Neppure i “documenti” di rendicontazione dell’amministrazione uscente – il famigerato “Dieci”, Bilancio di mandato del sindaco Adani (vedi) – rispondono appieno a questa finalità. Intanto perché sono in modo inequivocabile progettati anche secondo la logica del marketing elettorale. Quindi perché sono piuttosto carenti di dati ed i dati presenti sono alquanto selettivi e parziali (quanta parte degli investimenti sono stati finanziati con oneri di urbanizzazione – questo ed altri dati non si trovano lì sopra). Infine perché riflettono un punto di vista importante, decisivo, ma parziale – quello, appunto, degli amministratori (anzi, dell’amministratore unico). Così oggi Vignola si trova nella situazione (ma, plausibilmente, le cose non vanno meglio altrove) di non essere in grado di condividere un giudizio articolato e solido su dieci anni di lavoro dei propri amministratori; di non condividere una valutazione non impressionistica sulle trasformazioni della città avvenute negli ultimi dieci anni. Sembra anzi che neppure le forze politiche che si confrontano in consiglio comunale, neppure quelle che sono da tempo al governo della città, siano state in grado di svolgere compiutamente questo compito. Il primo interrogativo che sorge affrontando il tema “Adani e la trasformazione della città” è dunque questo: com’è possibile migliorare i processi di produzione di conoscenza sul lavoro amministrativo, sul governo (e la governance) della città? E, per entrare nello specifico, come formare e diffondere una competenza sul governo delle trasformazioni e delle riqualificazioni urbane, sulla conduzione di progetti altamente complessi come il Parco Scientifico e Tecnologico presso l’area ex-Sipe, il Polo per la Sicurezza (vedi), il nuovo Polo Scolastico? E poi, scendendo di scala, anche su progetti come la riqualificazione di una piazza cittadina (es. Villa Braglia), di via cittadina (es. via Libertà), di un parco urbano (Parco Città dei bambini e delle bambine), o di singoli atti di pianificazione a dispiegamento pluriennale (PUT, Piano della sosta, ecc., fino alla “madre” di tutte le pianificazioni: il PSC)? Per scendere ancora più in dettaglio vorrei fare l’esempio dell’impiego di concorsi di progettazione, al fine di “estrarre” il meglio, sia funzionalmente che esteticamente, dagli interventi di riqualificazione o dalla realizzazione di nuovi edifici. Che questo sia un tema importante lo testimonia – in negativo – il dibattito sulla parcheggio di Corso Italia (vedi). Quali sono i pro e quali i contro? E’ sempre auspicabile ricorrere a concorsi (nazionali od anche internazionali) di progettazione?

Il nuovo asilo nido "Il Poggio" in via di ultimazione (foto del 5 settembre 2009)

Il nuovo asilo nido "Il Poggio" in via di ultimazione (foto del 5 settembre 2009)

Se seguo Marco Romano (vedi) debbo ritenere che non ogni edificio pubblico abbisogna di essere riconosciuto come un “tema collettivo” da sviluppare anche secondo la dimensione estetica. Stazioni ferroviarie, ospedali e scuole sono state per lungo tempo (ed in larga parte ancora oggi) costruite secondo progetti standard o quasi. E’ davvero necessario investire (e dunque spendere di più – in una situazione di “risorse limitate”) per un’architettura innovativa o di (maggiore) qualità (qualsiasi cosa si intenda con tale termine) in tutti i progetti? E quale mix di architettura moderna è opportuno dosare in una città come Vignola? Cosa pensare dei progetti che si sviluppano in altezza, come “torri”, ancorché siano particolarmente avanzati dal punto di vista del risparmio energetico e dell’impatto ambientale (come nel progetto della “torre” nell’area ex-Enel)? (vedi) Se penso ai dieci anni passati non posso non riconoscere che su queste tematiche sono mancati i momenti ed i luoghi di confronto, tanto nella sfera del rapporto amministrazione-cittadinanza, quanto all’interno del PD (o DS). Non che non ci siano stati episodi, anche significativi, ma, appunto, si è trattato di eventi episodici che non hanno prodotto una cultura forte né sulla trasformazione della città in generale, né sulla trasformazione della specifica città di Vignola. Addossare questa responsabilità per intero su Roberto Adani è decisamente eccessivo, ma a me sembra che proprio nel momento in cui il sindaco Adani metteva in cantiere progetti ambiziosi per la trasformazione della città, questa mancanza di una cultura solida e diffusa si è avvertita fortissimamente (forse soprattutto nel partito che quel sindaco aveva espresso). Alcuni errori, probabilmente, si sarebbero potuti evitare se il sindaco Adani avesse trovato nel suo partito un interlocutore all’altezza delle sfide che egli poneva. Sindaci forti, partiti deboli – tutti gli osservatori sono concordi su questa descrizione della situazione scaturita dalla legge sull’elezione diretta dei sindaci del 1993. Ma qui c’è qualcosa di più: c’è un gap evidente di cultura, di conoscenza proprio sulla trasformazione della città tra un sindaco ed il suo partito.

Riqualificazione di Corso Italia: modifiche nell'accesso dal Ponte Muratori (foto dell'8 luglio 2009)

Riqualificazione di Corso Italia: modifiche nell'accesso dal Ponte Muratori (foto dell'8 luglio 2009)

[2] Quanto è cambiata Vignola? Qual é stato il contributo del “séndèch stradèin” e della sua amministrazione alla trasformazione della città? Per rispondere a questa domanda nel modo più oggettivo possibile occorre compiere alcuni passaggi. Si può partire da un elenco delle opere, dei progetti, delle innovazioni realizzate dal sindaco Roberto Adani. Già solo un tale elenco ci dice molto: il parcheggio interrato in Corso Italia (checché se ne pensi, rimane il primo parcheggio interrato realizzato in project financing in provincia di Modena), la biblioteca Auris (realizzata dalla Fondazione di Vignola), la qualificazione di strade e portici in metà del centro storico, la piazza davanti a Villa Braglia e la sistemazione di Corso Italia, due nuovi asili nido (Cappuccetto Rosso e quello in via di ultimazione in località il Poggio) ed una nuova scuola dell’infanzia (Mago di Oz), almeno 9 rotatorie al posto di semafori, estensione della rete di piste ciclabili, riqualificazione di diverse vie cittadine (es. via Resistenza, via della Pace, via Caselline, ecc.), ampliamento del cimitero, realizzazione del nuovo Teatro Ariston (realizzato da Fabbri) e sistemazione del tratto di via Minghelli, interventi sull’edilizia scolastica (anche una nuova sede per il Liceo realizzata dalla Provincia), il “Casale della Mora”, l’avvio del “recupero” della sede municipale. In questi anni, inoltre, viene realizzata la Pedemontana, viene ristrutturato l’ospedale di Vignola, viene riattivata la linea ferroviaria Vignola-Bologna (certo, non senza problemi: vedi). In più i grandi progetti accompagnati fino alla soglia della fase di realizzazione: il Parco Scientifico e Tecnologico nell’area ex-Sipe, il Polo della Sicurezza, il nuovo Polo Scolastico, il Parco Città dei bambini e delle bambine. Non interessa qui la valutazione sui singoli progetti che, è bene riconoscerlo, in alcuni casi è decisamente controversa. Ma il complesso di queste opere, realizzate in dieci anni, non può non essere giudicato di grande rilievo – un contributo assai significativo alla trasformazione della città. Probabilmente il contributo più significativo mai realizzato a Vignola da un sindaco in due legislature (dieci anni).

Rendering del Polo della sicurezza - vista da est

Rendering del Polo della sicurezza - vista da est

Con l’elenco delle opere si ottiene una prima indicazione – ma certo non basta. Se si vuole comprendere la performance di un’amministrazione circa la trasformazione della città è bene adottare un approccio comparativo. Occorre cioè fare un confronto sia con le amministrazioni del passato (es. con i 12 anni di amministrazione del sindaco Gino Quartieri), pur sapendo che dalla metà degli anni ’90 quadro istituzionale e sistema elettorale sono cambiati, aumentando la “capacità di fare” di sindaci ed amministrazioni (vedi), sia con quanto fatto in due legislature in altri comuni di dimensioni comparabili (in provincia di Modena: Mirandola, Castelfranco Emilia, Formigine). E’ un lavoro che va fatto e che sarebbe di grande utilità, sia per gli amministratori che per i cittadini. La mia impressione è che da questo confronto i dieci anni di amministrazione Adani uscirebbero piuttosto bene.

Il "consumo di territorio": quanto ha contribuito a finanziare la trasformazione della città pubblica? (foto del 17 febbraio 2007)

Il "consumo di territorio": quanto ha contribuito a finanziare la trasformazione della città pubblica? (foto del 17 febbraio 2007)

Ultima questione da analizzare per comprendere il processo di trasformazione della città è il tema delle risorse, “base materiale” di questa trasformazione. Da dove sono state attinte le risorse finanziarie per fare tutto ciò? L’abilità di un’amministrazione sta nel riuscire a regolare le diverse fonti di finanziamento, a governarne il mix, a cercare di garantire continuità di disponibilità – tra trasferimenti regionali o statali (es. per l’edilizia scolastica) in forte diminuzione, coinvolgimento dei privati con finanziamenti ad hoc (Teatro Ariston, biblioteca Auris), alienazioni del patrimonio comunale, “consumo di territorio” (oneri di urbanizzazione, accordi di pianificazione). Praticamente inesistente l’indebitamento che nel corso del tempo si è ridotto assai. In effetti circa il 20% delle risorse per investimenti nel decennio 1999-2009 sono stati garantiti da oneri di urbanizzazione. La capacità di trasformazione della città manifestata dall’amministrazione Adani ha dunque un legame non irrilevante con l’espansione edilizia prevista dal PRG approvato nel 2001. Dalla fine degli anni ’90 ad oggi le famiglie residenti a Vignola sono aumentate di circa 1.600 unità. Sono unità abitative in più. Case. Ma su questi aspetti è decisivo far parlare i dati [continua].

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