Via della partecipazione. Mettiamo in gioco l’intelligenza locale

E’ arrivato ottobre ed ha portato l’avvio del progetto “Via della partecipazione”, un progetto di coinvolgimento dei cittadini per la messa a punto delle “linee guida” progettuali per gli interventi di riqualificazione di via Libertà e via Barella. In effetti in queste vie il progetto di intervento predisposto dalla precedente amministrazione (sindaco Roberto Adani) ha incontrato numerosi consensi, ma anche una forte contrarietà. Su via Libertà questo ha portato all’iniziativa “Non il mio nome”: ciascuno dei 172 alberi che costeggiano la via (su entrambi i lati) ha visto “scendere in campo” un cittadino che si è fatto fotografare al suo fianco (vedi). Iniziativa “creativa” che ha spinto l’amministrazione comunale a sospendere gli interventi già accantierabili e ad avviare, appunto, un “percorso partecipato” finalizzato a raccogliere osservazioni ed a stimolare la “creatività” alla ricerca di una soluzione la più possibile condivisa.

Cartolina di pubblicizzazione del progetto "Via della partecipazione"

Cartolina di pubblicizzazione del progetto "Via della partecipazione"

Deus ex-machina di questa operazione è “l’azienda di facilitazione e sviluppo” Genius Loci Sas (vedi), capitanata da Gerardo de Luzenberger e Sara Seravalle. Ovviamente loro non concorderebbero con questa presentazione e sarebbero pronti a ribattere che al centro stanno i cittadini. Può darsi che sia effettivamente così. Ci ritorneremo sopra. Comunque il progetto è stato presentato ad inizio ottobre ed è finito sui giornali, su tutte e tre le testate locali, sabato 3 ottobre. Obiettivo dichiarato è quello di organizzare la partecipazione dei cittadini e stimolare la creatività collettiva, nel tentativo di ottenere un consenso più ampio sulle principali caratteristiche del progetto di riqualificazione delle due vie cittadine.

Il progetto ha una scadenza a breve termine: il 12 dicembre. In questi due mesi e mezzo il programma di lavoro definito da Genius Loci è il seguente: interviste con diversi cittadini (un po’ di residenti ed altri cittadini che hanno partecipato alla fase di “mobilitazione” e protesta), osservazione diretta della vita delle due vie, camminate di quartiere, planning for real (analisi e creatività attorno ad un plastico), tavolo del confronto creativo ed infine presentazione pubblica dei risultati (linee guida per la progettazione) il 12 dicembre. Ieri, mercoledì 7 ottobre, sono stato “intervistato” – la “base operativa” era presso L’8 caffè di via Libertà. Dico subito che i miei interlocutori – Sara Seravalle e Gerardo de Luzenberger – mi hanno fatto un’impressione molto buona. D’altro canto il curriculum è davvero notevole e la “competenza” certo non manca. Ma è anche opportuno non lasciarsi affascinare più del dovuto e non rinunciare a mobilitare un po’ di intelligenza locale, per valutare quest’offerta di “consulenza”, ma soprattutto per contribuire a volgere in positivo il più possibile questa esperienza. E’ bene infatti non subire la fascinazione della promessa di “partecipazione” (c’è partecipazione e partecipazione, ovvero c’è una partecipazione che sposta effettivamente l’equilibrio del “potere” verso i cittadini – è stato importato il termine empowerment per questo -, ma c’è anche una partecipazione che ingabbia e svuota). Ed è bene anche partire dalla consapevolezza che non c’è alcun automatismo per cui la partecipazione debba produrre necessariamente un progetto di “migliore qualità” (se con tale espressione non intendiamo, in modo tautologico, un progetto più condiviso o, meglio, meno avversato). Proprio perché la predisposizione di una partecipazione reale ed efficace non è cosa banale è bene “guardarci dentro”.

Il percorso partecipativo predisposto da Genius Loci Sas

Il percorso partecipativo predisposto da Genius Loci Sas

Parto dunque da qualche considerazione rispetto ai principi che guidano – così mi sembra – l’intervento di Genius Loci Sas. Genius Loci. Già il nome è programmatico. Nella semantica moderna esso rimanda al “carattere” di un luogo (vedi su Wikipedia: vedi). “Crediamo nelle persone e nella loro capacità di fare, pensiamo che solo dal loro mettersi in gioco possa nascere il cambiamento. Crediamo nel genius loci.” Così sta scritto sotto l’etichetta “come lavoriamo” della società (vedi). In che cosa consiste? Orientiamoci con la presentazione di Marianella Sclavi, che distingue tra “approccio argomentativo” e “approccio del Confronto Creativo” (originariamente Consensus Building Approach) (vedi). Mentre il primo irrigidisce le posizioni ed ostacola la ricerca di una posizione comune, il secondo facilita il cambiamento da parte di tutti, poiché punta a “costruire congiuntamente” una nuova soluzione. Come spesso avviene questa schematizzazione dicotomica ha prevalentemente una funzione “didattica” più che analitica. Contiene un’implicita valutazione a favore del confronto creativo e contro l’argomentazione (ovvero la discussione tra parti che sostengono opinioni diverse). Ma è certamente un po’ una forzatura questa contrapposizione – certo utile per facilitare l’illustrazione di alcune caratteristiche che ostacolano la “produttività” dell’argomentazione. Infatti se l’argomentazione produce polarizzazione piuttosto che apprendimento dipende da molteplici fattori, non da ultimo l’atteggiamento delle persone che si impegnano in essa. E’ dunque soprattutto la presenza di una terza persona – il “facilitatore” – che può ostacolare lo slittamento del “gioco argomentativo” verso una deriva improduttiva. Per converso anche l’approccio di “Consensus Building” non porterebbe molto lontano senza la capacità di valorizzare argomenti e controargomenti. Altri ingredienti importanti ai fini di un esito “positivo” del confronto tra cittadini portatori di opinioni differenti (e dunque potenzialmente in conflitto) sono il tempo (processi di apprendimento richiedono tempo) ed il grado di negoziabilità dei valori in campo. Comunque sia, a me sembra che la presenza di figure terze (facilitatori o “mediatori”) possa effettivamente aiutare ad innescare un confronto maggiormente basato sull’ascolto delle “ragioni” degli altri e dunque un atteggiamento cooperativo per l’esplorazione di eventuali nuove soluzioni (ma ciò avviene anche per l’autorità che i partecipanti riconoscono a tali figure). Se le cose andranno davvero così lo vedremo presto.

Al di là dei due progetti specifici oggetto dell’intervento, è da valutare positivamente il fatto che l’amministrazione comunale intenda usare questa esperienza per mettere a punto un modello partecipato di intervento da applicare anche in futuro. Lo ha dichiarato il sindaco Daria Denti, secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Modena del 3 otttobre: “Il nostro intento è quello di creare una direttiva sull’attivazione e gestione dei nuovi processi partecipativi, in modo da definire indirizzi e criteri guida da applicare ogni volta che emergono questioni che riguardano i cittadini.” Certo, presa alla lettera questa dichiarazione fa pensare che, d’ora innanzi, i processi partecipativi saranno attivati sempre. Ma se questo è il tema è opportuno fissare già qualche paletto (in affiancamento all’intervento di Genius Loci). Informazione, partecipazione alla fase istruttoria, pubblicità delle argomentazioni, partecipazione alla decisione, controllo del processo – mi sembrano 5 parole chiave che definiscono le caratteristiche che dovrebbero avere questi “nuovi processi partecipativi”. Vediamo.

Urban Center, Bologna. Struttura per l'esposizione permanente dei progetti di trasformazione della città (foto del 30 giugno 2009)

Urban Center, Bologna. Struttura per l'esposizione permanente dei progetti di trasformazione della città (foto del 30 giugno 2009)

[1] Informazione: tutti i cittadini interessati debbono poter accedere a tutte le informazioni relative al progetto od agli studi preliminari del progetto. Queste informazioni debbono essere facilmente accessibili, ad esempio sul sito web o presso bacheche o gazebo in prossimità dell’intervento. Ovvero, chiunque sia interessato deve avere la possibilità di accedere a queste informazioni e studiarle. [2] Partecipazione alla fase istruttoria: tutti i cittadini interessati debbono poter partecipare alla fase istruttoria. Devono aver la possibilità, appunto, di studiare, fare domande (ed ottenere risposte), coinvolgere altre persone e propri esperti. [3] Pubblicità delle argomentazioni: nella fase dell’istruttoria deve essere possibile avanzare osservazioni per iscritto ottenendo risposta ugualmente per iscritto. Questi materiali debbono essere pubblici, così che chiunque possa prenderne visione e tenerne conto (se convinto della loro validità). In questo modo l’amministrazione e/o il progettista dimostra concretamente di tenere in considerazione la partecipazione dei cittadini. [4] Partecipazione alla decisione. Terminata l’istruttoria chi decide e con quale modalità decide? Decide l’amministrazione o decidono i cittadini? Con maggioranza semplice o qualificata? Lasciamo per ora senza risposta questi quesiti. [5] Controllo del processo. Chi “governa” e “controlla” il processo? C’è qualcuno che può fungere da garante per verificare che la procedura predefinita venga effettivamente seguita? E nel caso non fosse così? I cittadini od una figura “terza” da loro designata possono svolgere un ruolo anche per questa attività? Anche qui limitiamoci a porre il problema. E’ evidente che questi ingredienti non erano affatto presenti (in modo strutturato) nella precedente modalità di informazione e confronto con i cittadini adottata dall’amministrazione Adani (per il progetto di via Libertà). In quel caso ci si limitò ad un incontro pubblico (in biblioteca) in cui erano invitati solo residenti ed esercenti della via (ma non c’è traccia dell’effettiva partecipazione). Il progetto venne illustrato (necessariamente in modo veloce) nel corso di una serata. Né prima, né dopo fu possibile accedere ai materiali di progetto. Le osservazioni furono solo verbali e l’amministrazione non illustrò perché adottò alcune delle proposte, rigettando altre. Insomma si trattò di una modalità di partecipazione che assegnava assai poco “potere” di partecipazione ai cittadini. Ancora oggi, tra l’altro, il progetto risulta sconosciuto ai più e non è accessibile sul sito web del Comune di Vignola (né in altri luoghi pubblici).

Struttura mobile per portare i materiali progettuali nel quartiere (Bologna, foto dell'8 ottobre 2009)

Struttura mobile per portare i materiali progettuali nel quartiere (Bologna, foto dell'8 ottobre 2009)

E’ chiaro che bisogna cambiare modalità. Altrimenti la “partecipazione” diventa una finzione … diventa solo retorica. E’ per questo che occorre mobilitare un po’ di intelligenza locale e mentre si affronta il caso di via Libertà e di via Barella è bene pensare, appunto, all’obiettivo più generale dei “nuovi processi partecipativi” – per stare alle parole del sindaco. E per completare ingredienti ed osservazioni utili a fare questo lavoro è bene aggiungere ancora qualcosa. Innanzitutto trasparenza (trasparenza va cercando, ch’è sì cara …) ad esempio in merito all’incarico assegnato a Genius Loci Sas (mandato, progetto, compenso). In secondo luogo sino ad oggi si ha l’impressione di un “affare” a tre tra sindaco, esperti, cittadini. C’è un sistema politico più ampio da coinvolgere – specie se non si tratta solo di intervenire su via Libertà e via Barella, ma invece di mettere a punto un modello generale d’intervento. Bisognerà dunque che si esponga – e dimostri di “esserci” anche l’assessore ai lavori pubblici e poi anche quello all’urbanistica (per gli insegnamenti ai fini del PSC da rinnovarsi a breve), oltre a qualche “rappresentante” dei cittadini. C’è da apprendere sulla materia – visto il vuoto pneumatico degli anni scorsi (nonostante le sollecitazioni non siano affatto mancate: vedi; e, per considerazioni più recenti: vedi). Ultimissima osservazione. Perché l’ex-assessore Denti non si è impegnata in queste cose (pur essendo assessore ai lavori pubblici da ottobre 2006 a giugno 2009) e si è dovuto aspettare il sindaco Denti? E dire che le occasioni non sono mancate – pensiamo alla riqualificazione della piazza di Villa Braglia e relativi “conflitti urbani” (vedi). Oggi l’amministrazione comunale di Vignola avrebbe qualche anno di esperienza in più sul complesso tema della progettazione partecipata ed ai cittadini non toccherebbe leggere sue dichiarazioni circa l’ulteriore modifica (per rispondere alle richieste di commercianti, residenti, cittadini, ecc.) di una piazza già costata 1,3 milioni di euro!

PS Oggi, 15 ottobre 2009 il Comune di Vignola ha reso accessibili sul proprio sito web i materiali del progetto di sistemazione di via Libertà e di via Barella (vedi)! Questa si chiama “tempestività”! Inoltre, per facilitare l’accesso, i file in pdf “pesano” 40MB!!

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2 Responses to Via della partecipazione. Mettiamo in gioco l’intelligenza locale

  1. Alex ha detto:

    Il processo decisionale messo in atto mi lascia alquanto attonito. L’idea di affidare consultazioni, su cui mi esprimerò tra poco, altro non è se non un modo per legittimare l’intervento a priori; per la serie “sa dda fa’” e a modo nostro. Non voglio mettere quì in dubbio il lavoro dei professionisti che stanno in questi giorni sondando il terreno, quanto il metodo che si corre il rischio venga impiegato per analizzare le risultanti. Anche perchè si garantisce al vignolese, poi vi dirò anche quale vignolese, la possibilità di decidere, ma allo stesso modo il vignolese viene messo in guardia. Non potrà/emo/ete protestare…perchè?…perchè quella applicata sarà la nostra (quanto non si sa) decisione.

    Ho lasciato due punti in sospeso con la promessa di approfondirli. Affrontiamo nello specifico il primo quesito: Le consultazioni. Perchè si è deciso di realizzare i sondaggi? Per evitare di ripetere i medesimi errori di Piazza Braglia, dove, a pochi mesi dal termine dei lavori, già si parla di riprogettazione del verde da parte della Denti, sintomo che qualcosa effettivamente sia da modificare, dal momento che le richieste dei commercianti e dei residenti non vennero nemmeno ascoltate. Ammettendo anche che per evitare quegli errori si impieghi la subdola tecnica del sondaggio allora una domanda sorge spontanea: “Era necessario interpellare una società di Milano” risposta: NO. Era sufficiente andare in via libertà e passeggiare, prendere un caffè in uno dei tanti bar e parlare coi negozianti. Il tutto fattibile in un pomeriggio, non due mesi. Il problema ovvio è che ciò non produrrebbe dati coi quali realizzare grafici a torta per intortarci.

    Secondo punto: “Quale vignolese?” Semplice direte voi, i residenti ed i commercianti in loco. Ma è corretto sentire solo loro? No. Allora hanno deciso di contattare anche le grandi menti vignolesi (per fortuna sono tante). Ma ciò è corretto? No. Qui potrei offendere il nostro blogger per cui gli chiedo subito scusa (visto che lui è stato direttamente contattato) però non è giusto operare usando questo metodo. Se si deve realizzare un’opera pubblica coi soldi di tutti i contribuenti vignolesi, perchè ascoltare le istanze promosse solo da alcuni di loro. Non era difficile da parte del gruppo consiliare di maggioranza realizzare un gazebo una domenica qualsiasi di un mese qualsiasi in centro per interpellare tutti i vignolesi, avendo certo un occhio di riguardo per i residenti di via libertà, ma ascoltando comunque tutti.

    Mi spiace ma mi trovo in tutto e per tutto in disaccordo rispetto al metodo adottato e l’unica mia speranza è che al termine delle analisi freudiane e dei lavori (forzati) Ulisse non debba essere costretto a trasformare il cavallo in asino.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Alex, le cose che dici sono interessanti. Anch’io, quando ho saputo dell’incarico a Genius Loci, ho pensato che l’amministrazione comunale aveva deciso di appaltare il proprio rapporto con i cittadini. Questa soluzione evidenzia che l’amministrazione comunale non ha ben chiaro come trattare questi episodi di “conflitti urbani”. Però ci sono due aspetti da considerare. (1) Il primo. Questa esperienza, in cui si chiamano “esperti” e gli si affida l’ascolto dei cittadini, chiedendogli di “risolvere” il caso (non a caso parlo di “deus ex-machina” nel post), potrebbe almeno servire a definire una modalità di intervento. Potrebbe servire all’amministrazione comunale (ed alle forze politiche – es. consiglieri di maggioranza e di opposizione) a mettere a fuoco il “cosa fare” tutte le volte che si deve realizzare un intervento significativo di riqualificazione urbana. Confido che succeda davvero così (ma l’esito non è affatto scontato). (2) Il secondo. Ci sono casi in cui non solo l’amministrazione non ascolta (od ascolta poco) i cittadini, ma in cui potrebbe anche risultare che i cittadini stessi hanno opinioni e desideri differenti, magari non conciliabili. Questo è vero sia per la piazza davanti a Villa Braglia e, ancora di più, per via Libertà. So bene che ci sono cittadini, residenti, che gli alberi di via Libertà vorrebbero tagliarli tutti, sia da un lato che dall’altro (anche se, in genere, ai residenti interessano quelli davanti alla loro proprietà). Altri invece (ed io sono tra quelli) vorrei fare il possibile per salvarli. Il lavoro di Genius Loci sarà anche quello di agevolare il confronto tra i portatori di diverse visioni, nel tentativo di raggiungere una posizione il più possibile condivisa (sapendo però che è praticamente impossibile mettere d’accordo tutti). E’ in queste tecniche e metodi che Genius Loci ha una buona competenza – tecniche e metodi che potrebbero magari davvero aiutare (non ne sono sicuro, non è una certezza – mi interessa osservare e capire proprio per poter esprimere una valutazione).
    Dunque sono consapevole dei rischi dell’operazione. Essa è perlomeno ambivalente, ma offre forse anche un’occasione di apprendimento, in primo luogo per l’amministrazione, su come si gestiscono progetti un po’ complessi. Ultima questione (e precisazione). La prima fase del percorso predisposto da Genius Loci prevede le interviste (ne hanno stimate 30 o poco più). Ma solo questa fase è “ad invito” (anche se chiunque avesse qualcosa da dire può – in linea teorica – farsi avanti e dire la sua). Comunque, le fasi successive sono aperte a tutti: residenti, commercianti, semplici cittadini. Alle camminate di quartiere, così come alla giornata del “planning for real” può partecipare chi vuole. Il progetto, cioè, è davvero inclusivo: chi ritiene di avere qualcosa da dire, chi vuole partecipare può farlo. Per queste ragioni penso che sia opportuno partecipare e far sì che il confronto delle opinioni sia vero e produca argomenti “solidi”. Certo, nulla impedisce di “scendere” dall’esperienza se si dovesse scoprire che il risultato è già stato definito a priori. Mi sbaglierò, ma l’impressione è che non sia così. Vediamo.

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