Una via “partecipata” al governo della città?

Il documento Linee programmatiche di governo. Mandato elettorale 2004-2009 (ovvero il documento di programma fatto proprio dalla coalizione delle forze politiche che hanno sostenuto il sindaco Roberto Adani alle amministrative del 2004) è composto da 75 pagine, dove sono presentati i diversi obiettivi (per la città) che si intende realizzare, grazie all’azione dell’amministrazione comunale, nel corso della legislatura 2004-2009. E’ significativo che il documento inizi proprio trattando del tema della partecipazione e del coinvolgimento della città nelle scelte importanti che l’amministrazione vuole prendere per la città stessa. Ripercorriamo queste righe iniziali. Ecco l’incipit: “Dovessi individuare un filo conduttore dei processi di scelta di questa coalizione nella costruzione e nella traduzione pratica di questo programma elettorale, lo individuerei nella volontà di ascoltare e di confrontarsi specie nei momenti di difficoltà con i cittadini.” La prima persona singolare che regge il discorso è ovviamente il sindaco, che in tal modo giunge diretto a presentare una filosofia del governo della città. Il testo poi prosegue: “Dalle riunioni di quartiere, agli incontri a tema, alla presentazione dei progetti, al rapporto con le varie categorie economiche e le associazioni di ogni tipo, passando per i tanti processi di pianificazione partecipata, dal piano regolatore, al piano urbano del traffico, al forum Agenda 21, ai vari piani: urbanistici, di riqualificazione, commerciale, per la salute … fino ad arrivare ad esperienze tanto positive quanto innovative come quella del bilancio partecipato o del consiglio comunale dei ragazzi. Sono forme di partecipazione da riproporre alla cittadinanza, all’esperienza del Bilancio Partecipativo (grassetto nell’originale; il riferimento è all’esperienza condotta nel 2003 in cui i cittadini vignolesi furono chiamati ad esprimersi su diversi progetti di investimento per un importo di 250.000 euro; i votanti furono 1.038 pari al 12% circa degli aventi diritto; vedi) va data una cadenza regolare individuando inoltre percorsi partecipati per la costruzione dell’insieme delle priorità del Bilancio di Previsione, sperimentando anche nuove formule; interessante sarebbe ad esempio far partecipare in fase propositiva i privati e in fase di approvazione i cittadini che coniughino assieme l’opera pubblica e l’intervento privato.” Da quelle dichiarazioni sono passati 4 anni, ovvero i 4/5 della legislatura. Penso che anche chi guarda con simpatia alle forze politiche al governo della città venga spontaneo, rileggendo quelle parole, chiedersi: “cos’é successo? Cos’é andato storto?” Forse rileggendo con attenzione le vicende di questi anni qualche giustificazione può anche emergere (compito che non svolgerò qui). In ogni caso sono (da tempo) personalmente convinto che in quel paragrafo introduttivo, in quell’abbozzo di una filosofia “partecipativa” al governo della città, di una realtà complessa com’é oggi la città di Vignola, vi sia la via giusta per il governo della città. Formule del tipo “non disturbate il manovratore” non appartengono alla cultura politica del centrosinistra (ieri) e, soprattutto, non appartengono alla cultura politica del Partito Democratico (oggi). E’ giusto trattare il tema senza ideologia, come abbiamo provato a fare a suo tempo come gruppo consiliare DS (vedi), anche perché, va riconosciuto con grande onestà, le esperienze “partecipative” solo di rado portano a risultati significativi, sono cioè sia innovative che efficaci. Ma non voglio mettermi a fare un’analisi critica di tali esperienze (che pure va fatta) od a cercare di identificare quei requisiti che rendono davvero partecipate e davvero efficaci questi “percorsi” di coinvolgimento (e, cosa non trascurabile, rendono davvero “migliori” le decisioni che in tal modo vengono prese) – e sono convinto che, lavorandoci bene, in una realtà “piccola” come Vignola sia possibile ottenere buoni risultati. Qui mi limito a definire gli “spazi” di un ragionamento sul coinvolgimento dei cittadini – e soprattutto sulle loro forme aggregative (associazioni di interessi, associazioni culturali, di diritti, volontariato, ecc.) – che l’amministrazione comunale deve riprendere e rilanciare e che il PD deve fare suo, volendo segnare davvero una discontinuità nel modo di governare una realtà complessa come quella di Vignola. E gli “spazi” di questo ragionamento sono definiti da tre concetti: informazione, partecipazione, rilevanza.

Informazione e soprattutto informazione facilmente accessibile (1) sull’agenda del governo cittadino (troppo spesso succede che si viene a conoscenza di una decisione solo quando il processo decisionale è chiuso); disponibilità ed accesso facile (2) ai dati ed alle informazioni che sono rilevanti ai fini della decisione da prendere (troppo spesso ci si serve del gap informativo come strumento di orientamento od anche di “manipolazione”); informazione facilmente accessibile (3) sui risultati dell’azione amministrativa e sulla coerenza tra i risultati conseguiti e gli obiettivi dichiarati. Ci sono molteplici modi per garantire la circolazione di queste informazioni e tutti vanno usati: dal sito web del Comune alle assemblee di quartiere (assolutamente da ripristinare). Ma non starò a farne l’elenco. Partecipazione. Occorre poi creare dei luoghi, dei momenti, delle “arene” per la partecipazione. Ai diversi livelli. In riferimento ai diversi “soggetti” della partecipazione (dalle forze sociali, ai cittadini tutti). Intanto ci sono “tavoli” ed “organi” istituzionali della partecipazione, della consultazione, del confronto (appunto “Consulte”, “Forum”, ecc., fino ai meno formalizzati tavoli di confronto e discussione sulle scelte importanti – citiamo il Bilancio preventivo, a titolo d’esempio) il cui funzionamento va forse migliorato. Ci sono poi esperienze particolarmente innovative, che vanno sotto il nome di “democrazia deliberativa” (o “partecipativa”). Personalmente sono un po’ scettico su tali dispositivi “artificiali” come le giurie di cittadini, i deliberative polls, ecc. Credo che sia molto più produttivo rafforzare i processi “naturali” di partecipazione, ad esempio tramite percorsi come quello dell’istruttoria pubblica (oggi sperimentata, ad esempio, nel Comune di Bologna). In ogni caso, proprio l’esperienza delle primarie del PD segnalano che quando la posta in gioco è chiara e significativa, quando cioè partecipare conta, i cittadini non si lasciano scappare l’occasione. Per questo Francesco Galli fa bene a richiamare con insistenza il tema delle primarie delle idee (vedi) – ovvero il tema di un metodo partecipato tramite cui chiamare gli elettori (nel caso di un’iniziativa di partito), i cittadini (nel caso di un’iniziativa istituzionale), ad esprimersi su idee contrapposte. Facendo ovviamente precedere il momento del voto dai momenti dell’informazione e dell’argomentazione (dibattito pubblico).
Rilevanza. E veniamo così al terzo concetto, in verità già introdotto. E’ il concetto della rilevanza. La partecipazione avviene per cose che sono ritenute importanti, ovvero rilevanti. Quando i miei interessi, i temi per me importanti, “vitali”, si incontrano con le opportunità di partecipazione. Siamo consapevoli che non basta offrire spazi di partecipazione. Occorre una “posta in gioco” significativa, ed occorre che il tema sia ritenuto importante. Con questi ingredienti la partecipazione è assicurata.
Insomma, tutto ciò per arrivare a dire che la filosofia del governo “partecipato” del documento programmatico del 2004 va ripresa, rilanciata, potenziata. L’amministrazione comunale ha davanti a sé due occasioni importanti; una, anzi, importantissima. La prima è il bilancio di previsione del 2009. E’ l’ultimo bilancio di previsione di questa legislatura e come tale potrebbe passare sottotono. Però è anche il primo bilancio di previsione dopo la nascita del PD. Vogliamo segnare un’innovazione? La seconda, ancora più importante, è il PSC (che sta per Piano Strutturale interComunale, ovvero il nuovo piano “regolatore” urbanistico). L’Unione Terre di Castelli per ora ha messo in campo timidamente un primo ciclo di incontri ed un sito web (un po’ tradizionale, per la verità; vedi). Un po’ poco. Questa del PSC è una grande occasione, visto che si “disegna” il futuro di questo territorio per i prossimi 15 anni (almeno). Vogliamo investire in “intelligenza collettiva”? Ne vale la pena.

La foto a corredo del post si riferisce alla “camminata di quartiere” a Vescovada organizzata dal gruppo consiliare DS nell’ottobre 2005 (vedi).

2 Responses to Una via “partecipata” al governo della città?

  1. Marcello ha detto:

    Faccio fatica a leggere con attenzione i tuoi interventi molto densi e con molti argomenti e citazioni: vorrei tuttavia esprimere un auspicio alla ripresa del meccanismo del Bilancio Partecipato e mi auguro anche che si vada avanti con il PSC “anche” in modo partecipativo e comunque trasparente. Per quanto riguarda il sito del PSC al momento contiene solo il “Piano delle strategie” che a mio avviso sarebbe bene cestinare per vari motivi, il primo dei quali è che si tratta di un documento del tutto avulso dal percorso del PSC stesso. Sarebbe meglio parlare delle strategie del piano !

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Marcello, la preoccupazione che sta dietro a questo come ad altri post sulla partecipazione nasce dallo scollamento sempre più evidente tra cittadini, da un lato, e amministratratori e politici, dall’altro. So bene che anche nei momenti di massima partecipazione sono sempre “minoranze” che partecipano (anche se, a volte, minoranze consistenti). E so anche altrettanto bene che “più partecipazione” non è necessariamente sinonimo di migliori decisioni. La mia esperienza di amministratore (condita con un po’ di riflessioni da studioso e cittadino) mi ha però reso sensibile sul fatto che la partecipazione può aiutare ad includere nel processo decisionale punti di vista diversi – a volte anche contrastanti – e dunque a prendere decisioni più “sofisticate” (se siano anche più “giuste” in genere lo si scopre a posteriori). Inoltre la partecipazione è anche un’occasione – forse la più importante – per comunicare tra amministratori e cittadini (e dunque avere, allo stesso tempo, più cittadini informati, consapevoli e, certo, anche più esigenti). Ovviamente, sto facendo la mia parte affinché il PSC (così come altre decisioni importanti dell’amministrazione) sia trasparente e partecipato.

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