Conflitti urbani ed intelligenza emotiva

Dalla TAV in Val di Susa alla discarica di Chiaiano (NA) ed in mezzo un’infinità di casi. Sono esempi che segnalano il fiorire di comitati di cittadini che si oppongono alle decisioni ed ai progetti dello Stato o degli Enti Locali che interessano il “loro” territorio (in questi giorni, sui quotidiani locali, sono segnalate le proteste del comitato contro le cave e la realizzazione di un impianto per la produzione di conglomerato bituminoso a Savignano). Il fenomeno non è nuovo, ma è certamente in crescita.

Villa Braglia, villa ottocentesca, sullo sfondo del cantiere di sistemazione della piazzetta antistante (foto del 23 luglio 2008)

Villa Braglia, villa ottocentesca, sullo sfondo del cantiere di sistemazione della piazzetta antistante (foto del 23 luglio 2008)

Esiste anche letteratura scientifica sul tema (Della Porta, D. (a cura di), Comitati di cittadini e democrazia urbana, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2004, 13,50 €; vedi), in cui ci viene spiegato che all’origine vi stanno due determinanti: un’asimmetria nella ripartizione dei costi e dei benefici (benefici diffusi, costi concentrati) e l’entità minimamente significativa del (rischio di) danno materiale che spinge gli interessati a mobilitarsi. In questo fiorire di forme di “partecipazione” e di conflitti urbani un posto singolare l’assume la vicenda di Piazzetta Braglia a Vignola, anch’essa oggetto di contenzioso tra cittadini ed ente locale. L’intervento ha la sua origine nello studio di riqualificazione di Corso Italia del 2003, ma supera lo stadio dell’ideazione solo nel 2007, quando viene inserito nel Programma triennale delle opere pubbliche 2007-2009 e quando viene realizzata la progettazione definitiva ed esecutiva a cura dell’Arch. Elena Pancaldi. La Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio, con nota del 9 luglio 2007, avanzava osservazioni che portavano l’amministrazione a modificare il progetto originario. Il nuovo progetto otteneva l’autorizzazione il 28 febbraio 2008. Esso prevede, oltre al rifacimento delle reti sotterranee, la pavimentazione dell’intera piazza antistante Villa Braglia, la collocazione di una fontana a raso, di tre piante di leccio e di nuovo arredo urbano (panchine, ecc.). Un progetto decisamente di abbellimento! Tuttavia, già in data 15 marzo 2007 un gruppo di cittadini residenti informava l’amministrazione comunale della costituzione di un comitato denominato “La vera Vignola” e trasmetteva una petizione chiedendo di modificare il progetto ed in particolare “di conservare e salvaguardare … gli alberi esistenti”. Martedì 4 marzo 2008, subito dopo aver ottenuto l’autorizzazione all’intervento da parte della Soprintendenza, l’amministrazione comunale convocava una riunione per illustrare il progetto (e l’imminente avvio dei lavori) a residenti ed esercenti. Il 7 marzo il Comitato scriveva una lettera al Sindaco ed altri amministratori, manifestando la propria contrarietà al progetto e segnalando una serie di aspetti problematici rispetto a cui chiedeva una revisione del progetto. Il 17 marzo prendeva il via il cantiere. Il 28 giugno, non avendo ricevuto risposta dall’amministrazione comunale (cosa certo non positiva), il Comitato mandava una nota di sollecito, ribadendo comunque la propria contrarietà all’intervento, richiedendo una nuova discussione del progetto in Consiglio Comunale (organo peraltro non competente) e lamentando un atteggiamento di chiusura dell’amministrazione. La polemica si sviluppava anche sui quotidiani locali. Nel periodo tra marzo e luglio 2008 si registrano 6 articoli su Il Resto del Carlino, 8 su la Gazzetta di Modena, 4 su L’Informazione di Modena. Che dire? Tre considerazioni.

Villa Braglia a Vignola

Villa Braglia sullo sfondo del cantiere di risistemazione della piazza (foto del 23 luglio 2008)

[1] Il “conflitto urbano” di piazzetta Braglia ha una sua singolarità. Un gruppo di cittadini contesta un intervento di riqualificazione urbana. Piazzetta Braglia non è certo in buono stato oggi e, come altre zone della città di Vignola, necessita indubbiamente di un intervento di riqualificazione. Eppure colpisce che proprio contro l’intero progetto si sia mobilitato il Comitato. Esso ha rimarcato “con forza la propria contrarietà a tali lavori di «riqualificazione», non sollecitati né richiesti dai residenti, molto onerosi dal punto di vista economico-finanziario, comportante gravi disagi e, per gli esercizi commerciali, sensibili perdite che vanno ad aggiungersi ad una generalizzata contrazione dei comuni.” [nota del 28 giugno 2008] La cosa singolare della vicenda (per me) è che non si prospetta un intervento a rischio di degrado ambientale o territoriale (un inceneritore, una discarica, un campo nomadi …), non si tratta di un intervento che potenzialmente riduce il valore materiale di negozi ed abitazioni. Anzi! L’amministrazione comunale intende, invece, riqualificare un’area storicamente importante per la città. E’ difficile contestare che la piazzetta Braglia del (prossimo) futuro risulterà, agli occhi di tutti (amministratori, residenti ed esercenti dell’area, cittadini vignolesi in generale), notevolmente migliorata rispetto a quella di oggi (cioè ieri). E’ singolare anche che venga contestato il fatto che l’amministrazione investa proprio in quell’area – l’area di vita di quei residenti e commercianti – una cifra significativa (circa 1,3 milioni di euro), quando è immaginabile (o no?) che molti altri cittadini vignolesi vorrebbero interventi di riqualificazione pure nelle aree di loro “pertinenza”. E però è anche non corretto (metodologicamente) ed inopportuno (politicamente) liquidare le resistenze del Comitato come semplicemente irrazionali. Da tempo trovo poco convincente attribuire queste resistenze ad una generale e diffusa “resistenza all’innovazione” che caratterizzerebbe le persone. Descrizione poco convincente ed un po’ di comodo. Sappiamo, invece, che le resistenze si manifestano e si sviluppano soprattutto quando i soggetti interessati non governano il cambiamento, quando cioè il cambiamento è imposto dall’alto e governato da altri. Queste avvertenze dovrebbero spingerci ad evitare di liquidare le posizioni di quello o quell’altro attore come semplicemente irrazionali ed a cercare invece di comprendere meglio il proliferare di “conflitti urbani” (anche per interventi di valorizzazione del territorio, anziché di dis-valorizzazione), chiedendoci “perché?”, ma anche “che fare?”.

Il cantiere per il rifacimento della piazzetta davanti a Villa Braglia (foto del 23 luglio 2008)

Il cantiere per il rifacimento della piazzetta davanti a Villa Braglia (foto del 23 luglio 2008)

[2] Vediamo le richieste del Comitato “La vera Vignola”. Sono essenzialmente tre:

  1. la difesa degli alberi;
  2. la resistenza a perdere i parcheggi “sotto casa”;
  3. la richiesta di una diversa viabilità per via Borgovecchio.

Proviamo ad analizzarle una ad una.

  1. Gli alberi (ad oggi già abbattuti). Non c’era bisogno delle precisazioni tecniche dell’amministrazione sulla loro tossicità (anche perché, come rilevato dal Comitato, quegli alberi erano lì da 50 anni). Ci sono le prescrizioni della Soprintendenza e c’è il fatto che i vecchi alberi non servivano agli esseri umani, ma alle automobili. Anche nella piazza pedonalizzata verranno piantati nuovi alberi (lecci monumentali). Certo in posizione diversa. Probabilmente produrranno pure meno ombra, ma in ogni caso sarà per le persone.
  2. I parcheggi. Qui non c’è possibilità di mediazione: l’intervento su piazzetta Braglia viene fatto per restituire spazi pubblici alla città ed in primo luogo ai suoi abitanti “pedoni”. L’intervento ha dunque come perno lo spostamento delle auto – sia in movimento (la piazzetta viene infatti pedonalizzata), sia in sosta. E’ un “movimento generale” che dovrà proseguire anche in futuro: sottrarre spazi alle automobili per restituirli ai cittadini. Per il semplice fatto che questo significa più qualità della vita. Poter uscire dalla porta di casa senza preoccuparsi del traffico. Difficile pensare che qualcuno che abbia figli possa non apprezzare questa (nuova) situazione. Però ci sono anche dei costi. Costi per i residenti che, ad esempio, non potranno più parcheggiare sotto casa per scaricare la spesa settimanale. “Costi” per i clienti degli esercenti che, per recarsi al negozio, dovranno parcheggiare a qualche centinaio di metri di distanza. Ma questo, a ben vedere, non è un problema troppo grosso, visto che già oggi una parte consistente dei clienti non trova posto per l’auto in una piazzetta in cui la sosta è regolamentata con disco orario. Tuttavia, l’enfasi sui parcheggi è il sintomo di un “malessere” più generale. Sappiamo infatti che le nostre sono “città delle automobili” e che la nostra vita è pesantemente condizionata dall’auto privata. Ancora per parecchio tempo (purtroppo) sarà così. Ed un’amministrazione deve dunque fare due cose: da un lato promuovere una diversa mobilità (e qui siamo un po’ in ritardo), dall’altro creare nuovi parcheggi (specie a servizio del centro urbano) ed un nuovo “piano della sosta”, proprio perché l’obiettivo è quello di togliere il più possibile le auto in sosta dalle strade (specie nel centro storico). Ed anche qui c’è da fare.
  3. Via Borgovecchio. A mio modo di vedere delle tre richieste principali avanzate dal Comitato, quella relativa alla viabilità è la più fondata. Per un semplice motivo: con la chiusura alle auto di piazzetta Braglia i residenti sul “fondo-piazza” e su via Borgovecchio saranno tutti tenuti, per uscire con l’auto, a percorrere via Borgovecchio e ad immettersi su via al Panaro (in salita ed a pochi metri dal semaforo). Uscita tutt’altro che agevole e che, anche per la scarsa visibilità, qualche rischio in più lo comporta. Il problema è: ci sono soluzioni alternative? Difficile. In ogni caso è opportuno, per ragionare sul problema, acquisire qualche dato: quante sono le auto dei residenti (facile: basta contare i permessi ZTL) e come “funziona” l’uscita da via Borgovecchio nell’orario di punta (diciamo dalle 7 alle 9 di un giorno feriale). L’amministrazione dovrebbe innanzitutto acquisire questi dati e quindi, assieme ai residenti, verificarne la rilevanza. Potrebbe risultare che i disagi – che comunque ci sono – non siano così diffusi o, magari, possano risultare tollerabili. Ma su questo non si può rispondere “a priori”.
Villa Braglia a Vignola

Villa Braglia sullo sfondo del cantiere di sistemazione della piazzetta (foto del 23 luglio 2008)

[3] L’interrogativo più pregnante che sorge dall’esperienza di piazzetta Braglia è comunque quello da cui siamo partiti. Perché anche un intervento di riqualificazione e di abbellimento di un’area urbana si scontra contro le resistenze di diversi cittadini (a vario titolo coinvolti)? Ma soprattutto: è possibile fare qualcosa per evitare il conflitto? E se sì, che cosa? Non ho certezze sull’argomento e dunque provo ad abbozzare un tentativo di risposta. Mi è comunque chiaro il fatto che questo è un interrogativo che debbono porsi tutti gli amministratori del Comune di Vignola (Sindaco, assessori, consiglieri comunali), visto che plausibilmente queste situazioni aumenteranno in futuro. Forse la prima considerazione da fare è che, davvero, gli interessi in campo sono difformi, eterogenei e non componibili. Ogni loro composizione rappresenta un compromesso in cui c’è anche qualcuno che “ci perde” (la signora anziana senza figli che dovrà fare qualche centinaio di metri in più a piedi con la borsa della spesa). Amministrare per trasformare la città significa dunque inevitabilmente “promuovere” e gestire conflitti. Gestire conflitti, sì, ma come? Da tempo si è aperta una riflessione su modalità più efficaci, a volte “partecipate”, per evitare i fenomeni NIMBY (Not In My Back Yard = non nel mio giardino). Proprio di recente il sociologo Francesco Ramella ha svolto sul tema alcune considerazioni con riferimento alla vicenda TAV (vedi). Non penso che le forme “partecipative” possano essere sempre una soluzione efficace. E’ certo però che occorre sviluppare una diversa capacità di comunicare con i cittadini e di ottenere e “manutenere” la loro fiducia. Nei documenti del Comitato “La vera Vignola” ci sono alcuni passaggi che debbono far riflettere. Si parla di “percorso seguito sordo alle osservazioni proposte”, di “un distacco quasi irridente nelle risposte fornite”. Si afferma: “Insomma, i cittadini-sudditi faticano a comprendere che tutto è fatto per il loro bene!” [citazioni dalla nota del 7 marzo 2008] Forse c’era bisogno di maggiore “apertura” dell’amministrazione? Non sono in grado di affermarlo. Certo è che abbiamo bisogno, nel rapporto con i cittadini, di “intelligenza emotiva”. Ovvero della capacità di riconoscere le emozioni ed i sentimenti negli altri, ponendoci idealmente nei loro panni e riuscendo a comprendere i loro punti di vista ed i loro interessi. Dobbiamo comunque intendere queste affermazioni come un sintomo. Che va preso sul serio. E’ evidente che quando le preferenze sono conflittuali e non conciliabili (quando non ci sono compromessi soddisfacenti in vista) le strade percorribili sono poche. Rimane però l’impressione che qualcosa di più quest’amministrazione comunale possa e debba fare nel contribuire alla formazione delle preferenze dei propri cittadini (troppo ambizioso?). E nel fornire ai cittadini dispositivi di “auto-selezione” delle preferenze – di cui, sappiamo, un possibile mezzo è il confronto pubblico (si parla, al proposito, di “lavaggio” delle preferenze: laundering preferences). Abbiamo bisogno di investire in forme nuove di comunicazione che facciano meglio comprendere ai cittadini qual è la posta in gioco (la qualità della vita della città) e che l’amministrazione sta lavorando, con risorse assai scarse, per ridisegnare la città provando a ricombinare al meglio gli ingredienti della qualità urbana (urbanistica, sviluppo economico, mobilità “dolce”, animazione sociale, controllo, ecc.). Abbiamo inoltre bisogno di iniziare a comunicare, anche qui, a Vignola, che vivere oggi in una città bella, solidale e sicura richiede adattamenti dei comportamenti da parte di tutti noi. Ad esempio, richiede un maggiore uso di mezzi di trasporto diversi dall’auto. Richiede anche qualche sacrificio in più – certo ripagato dai benefici collettivi che ne conseguono: una città più a misura di persone (uomini e donne, bambini, giovani e anziani). Per l’amministrazione, infine, è importante sviluppare una collaborazione continuativa (non strumentale) con possibili “alleati” in questa operazione di “formazione delle preferenze”: realtà associative, forze sociali, gruppi informali di cittadini. Anche su questo fronte ci sono margini d’azione inesplorati e che possono consentire di fare assai di più.

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3 Responses to Conflitti urbani ed intelligenza emotiva

  1. […] tema, lo abbiamo già ricordato nella precedente riflessione sul caso di “piazzetta Braglia” (vedi), è tutt’altro che nuovo. Già nel 1989, sulla Annual Review of Sociology, L.M.Friedman aveva […]

  2. city beautification project ha detto:

    Sir,
    We are interested in city beautification projects in other countries in order to get new ideas to develop cities in Sri Lanka. please send us any iformation you would have on such projects.

    Thank you.

    Preethilal Warawitage.
    Chairman
    City Beautification Project
    Road Development Authority
    Sri Lanka
    Roa

  3. […] piazza di Villa Braglia e le proteste insorte ho scritto due post, entrambi nell’agosto 2008: vedi1 e vedi2. In entrambi i casi il tema di fondo è la gestione del conflitto nella riqualificazione […]

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