Primo rapporto sulle mafie nel Nord Italia. La situazione modenese

E’ stato presentato il 26 giugno scorso a Torino il Primo rapporto trimestrale sui fenomeni mafiosi nel Nord Italia, realizzato dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano, sotto la direzione del prof. Nando dalla Chiesa (vedi). Contiene un’analisi dei fenomeni mafiosi organizzata per regione e quindi provincia per provincia. Sebbene non ci siano novità eclatanti, vale la pena considerare quanto riportato per la realtà modenese. Importante, comunque, la sottolineatura circa “il ruolo cruciale giocato dai piccoli comuni nell’espansione e nel radicamento delle organizzazioni mafiose nelle regioni settentrionali” (p.10).

Mappa degli indici di presenza mafiosa nel Nord Italia. La provincia di Modena, assieme a Reggio Emilia e Bologna, risulta al "livello 2" (p.14 del Rapporto)

Mappa degli indici di presenza mafiosa nel Nord Italia. La provincia di Modena, assieme a Reggio Emilia e Bologna, risulta al “livello 2” (p.14 del Rapporto)

[1] Il Rapporto si presenta come un’analisi dei fenomeni mafiosi (infiltrazioni di ‘Ndrangheta, Camorra, Mafia in senso stretto) condotta provincia per provincia in tutto il Nord Italia (Emilia-Romagna inclusa). E’ il risultato di un lavoro di analisi commissionato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie presieduta da Rosy Bindi. Essendo considerato tutto il Nord Italia il Rapporto consente una comparazione ed una sorta di “classificazione” delle diverse province per consistenza dell’infiltrazione mafiosa. Tale classificazione è realizzata sulla base della combinazione di diversi “indici di presenza mafiosa”: numero dei beni confiscati, numero delle “locali” di ‘ndrangheta, numero di omicidi di natura mafiosa (accertata o molto probabile). Si tratta di un primo tentativo, certamente perfettibile. I ricercatori sanno bene, ad esempio, “che proprio contesti ad alta dominanza mafiosa non richiedono omicidi per realizzare un efficace controllo del territorio; e che la violenza mafiosa tende spesso a esercitarsi, specie a scopo di intimidazione, colpendo le cose più che le persone (es. gli incendi)” (p.8). Comunque, ne risulta una mappa che vede al primo posto per “presenza mafiosa” (livello 1) le province di Milano, Monza Brianza, Torino e Imperia. Ma subito dopo, al livello 2, si colloca la parte centrale dell’Emilia-Romagna, con le province di Reggio Emilia, Modena e Bologna. Insomma, è bene alzare la guardia!

Municipio comunale: occorre che la metafora della "casa di vetro" diventi un po' più realtà (foto del 24 aprile 2013)

Municipio di Vignola (foto del 24 aprile 2013)

[2] Di grande interesse il richiamo del Rapporto al “ruolo cruciale giocato dai piccoli comuni nell’espansione e nel radicamento delle organizzazioni mafiose nelle regioni settentrionali”. Insomma, non è il caso di pensare che l’infiltrazione mafiosa sia un fenomeno solo (o prevalentemente) da città, da capoluogo di provincia o regione. Secondo i ricercatori dell’Osservatorio “la diffusione del fenomeno mafioso avviene soprattutto attraverso il fittissimo reticolo dei comuni di dimensioni minori, che vanno considerati nel loro insieme come il vero patrimonio attuale dei gruppi e degli interessi mafiosi. E’ soprattutto nei piccoli comuni che si costruisce una capacità di controllo del territorio, di condizionamento delle pubbliche amministrazioni locali, di conseguimento di posizioni di monopolio nei settori basilari dell’economia mafiosa, a partire dal movimento terra. E’ nei piccoli comuni che è possibile costruire, grazie ai movimenti migratori, estese e solide reti di lealtà fondate sul vincolo di corregionalità, o meglio di compaesanità, specie se rafforzato da vincoli di parentela di vario grado e natura.” (p.10) Le ragioni per cui si è sviluppato questo forte orientamento a privilegiare i comuni minori sarebbero almeno di tre ordini:

  • l’inesistenza o la debole presenza di presidi delle forze dell’ordine;
  • il cono d’ombra protettivo conseguente all’interesse oggettivamente ridotto assegnato alle vicende dei comuni minori dalla grande stampa e dalle stesse istituzioni pubbliche nazionali;
  • la maggiore facilità di “accesso” alle amministrazioni locali.
Yuri Albert, I am not Lichtenstein (I tried to reason it out), 2005 (Artefiera Bologna - foto del 26 gennaio 2014)

Yuri Albert, I am not Lichtenstein (I tried to reason it out), 2005 (Artefiera Bologna – foto del 26 gennaio 2014)

[3] Nelle due pagine del Rapporto dedicate alla provincia di Modena (pp.150-151) si legge che “insieme a Reggio Emilia, Modena rappresenta la provincia con la più alta densità mafiosa [in Emilia-Romagna], in cui si riscontrano singolari atti intimidatori e sospetti rapporti tra crimine organizzato e politica locale” (p.150). Tra i principali indicatori della presenza mafiosa sono riportati:

  • Un maxi sequestro avviato il 9 aprile 2014 nei confronti di esponenti della famiglia Pugliese riconducibili alla cosca Arena Nicoscia originaria di Isola di Capo Rizzuto per un valore di 13 milioni di euro a seguito di tredici arresti nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna.
  • Una tendenza delle principali organizzazioni criminali a sposare un modello di convivenza pacifica sul territorio e talvolta di compartecipazione in affari illegali, come emerge nell’ambito dell’operazione Rischiatutto del giugno 2013 relativa al gioco d’azzardo che vede coinvolti i casalesi insieme a esponenti di ‘ndrangheta e Cosa nostra.
  • Un’inchiesta risalente all’anno 2012 – Pressing 2 – che vede coinvolti esponenti del clan dei casalesi dediti al reato di estorsione nei confronti di imprenditori modenesi e romagnoli.
  • La presenza di numerosi attentati incendiari.
  • Le minacce ad opera di esponenti di ‘ndrangheta nei confronti del giornalista Giovanni Tizian, autore del libro Gotica (vedi), nonché firma del giornale locale “La gazzetta di Modena”, del portale blog “Linkiesta” e del mensile “Narcomafie”.
  • Le recenti infiltrazioni da parte di esponenti di ‘ndrangheta nella politica locale. Emblematico in proposito l’episodio del comune di Serramazzoni risalente all’anno 2011 il cui sindaco, Luigi Ralenti, risultava indagato per corruzione e turbata libertà di scelta del contraente in relazione a due commesse pubbliche. All’interno della stessa indagine venivano notificati dalla Guardia di Finanza due avvisi di garanzia nei confronti della dirigente comunale Rosaria Mocella e del presidente dell’Associazione Calcio Serramazzoni Marco Cornia, relativi all’assegnazione dei lavori edili a due società a responsabilità limitata riconducibili a Rocco Antonio Baglio, soggiornante obbligato nel comune modenese di Fiorano vicino alla ‘ndrina Longo-Versace.
Anthony Ausgang (opera esposta ad Artefiera Bologna - foto del 26 gennaio 2014)

Anthony Ausgang (opera esposta ad Artefiera Bologna – foto del 26 gennaio 2014)

[4] A conclusione della rassegna sulla presenza mafiosa nel Nord Italia il Rapporto svolge considerazioni utili anche per impostare una politica locale – a livello di Unione Terre di Castelli – per promuovere consapevolezza e per contrastare le infiltrazioni mafiose (sul tema rimando anche ad un recente post: vedi). Innanzitutto si osserva che, in generale, “il fenomeno mafioso appare nel Nord in crescita costante” (p.188). Di particolare rilievo, inoltre, sono le seguenti due considerazioni:

  • La “dinamica espansiva appare favorita da processi di sottovalutazione e di rimozione che coinvolgono di norma la maggior parte dei protagonisti della vita pubblica. Si pensi alle risentite smentite ufficiali circa la presenza mafiosa in questa o quella città a dispetto dei dati acquisiti, ormai da decenni, sul piano investigativo e giudiziario. Ma si ponga mente anche alla quantità impressionante di comuni (…) in cui si è verificata la confisca di beni mafiosi senza che vi fosse una mobilitazione collettiva degli stessi contro le presenze dei clan. Solo da pochissimi anni -e solo in alcuni casi specifici- si sta registrando una risposta degli enti locali sul piano della elaborazione di nuove regole e di progetti formativi mirati per i loro dipendenti” (p.189).
  • Inoltre “sottovalutazione e rimozione si intrecciano con un allarmante deficit di conoscenze. Come Osservatorio di una università che si prefigge la formazione delle nuove generazioni di classe dirigente, si ritiene perfino doveroso ripeterlo: appare difficile che il Paese e le sue istituzioni, le forze sociali e politiche, possano prendere consapevolezza della qualità e delle forme del pericolo in assenza di dati descrittivi (numero e tipologia dei reati, beni sequestrati e confiscati, ecc.) raccolti con l’assiduità e con il metodo richiesti dalla gravità del fenomeno e messi a disposizione del pubblico esattamente come ogni dato statistico ufficiale” (p.189).

Iniziative per dare consapevolezza del fenomeno dell’infiltrazione mafiosa non sono certo nuove per questo territorio che ha ospitato con una certa regolarità (a Savignano) la “Festa di Libera” ed oggi partecipa (comune di Vignola) a “Aut Aut Festival regionale contro le mafie”, giunto quest’anno alla terza edizione (vedi). A cui si aggiungono anche altre iniziative (vedi). Occorre però uscire dalla logica dell’evento che ancora impronta questo versante dell’azione amministrativa e della società civile. Occorre, soprattutto, sviluppare una capacità di monitorare con continuità quanto sta succedendo sul territorio. Occorre, infine, mettere in campo – cosa sino ad ora mancata – una capacità di “narrare” il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa ai cittadini di questo specifico territorio (il messaggio deve essere chiaro: fenomeni di infiltrazione mafiosa sono presenti anche da noi, sono riconoscibili, possono essere contrastati), così da alzarne la capacità di percezione e contrasto. Sarebbe dunque opportuno che il futuro assessore alla “sicurezza” dell’Unione Terre di Castelli si impegnasse in un tal compito (meglio se nell’ambito di una collaborazione a vasto raggio con Fondazione di Vignola, realtà della società civile, altri comuni della provincia di Modena o di Bologna).

Cronaca di un episodio di infiltrazione camorristica a Vignola (Il Resto del Carlino 9 marzo 2012)

Indagini sulla presenza camorristica a Vignola (Il Resto del Carlino 9 marzo 2012)

PS Qui il testo del Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali, per la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso (pdf). Altre considerazioni sulla necessità di rafforzare le iniziative in tema da parte del Comune di Vignola e dell’Unione Terre di Castelli sono contenute nel recente post su “Cosa sappiamo delle infiltrazioni mafiose a Vignola?” (vedi).

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3 Responses to Primo rapporto sulle mafie nel Nord Italia. La situazione modenese

  1. roberto monfredini ha detto:

    ottimo articolo , ci siamo dentro fino al collo e facciamo come gli struzzi , lo stesso Saviano in una sua frase memorabile diceva in sostanza che se i soldi sono al nord e la mafia al sud la mafia si trasferisce al nord, l’indagine OCTOPUS di Reggio Emilia di 3 settimane orsono ha svelato un giro di cartiere per fatturazioni sportive e non sportive per 33 milioni nel quale sono coinvolti a vari livelli tutti i personaggi della nostra economia ,frutto di anni di lavoro sociale che si sono trasformati in riciclatori ed evasori e non poteva non fiutare l’affare la mafia , l’indagine octopus è uno specchio evidente di come la malavita è entrata nel vivere quotidiano e speso giustificata come mezzo per far girare l’economia

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Undici beni sequestrati alla criminalità organizzata in provincia di Bologna. Quaranta in tutta la regione Emilia-Romagna. Sarà presto online una mappa georeferenziata di tutti i beni sequestrati alla mafia nella nostra regione. “È il racconto – per la prima volta accompagnato da foto, riferimenti catastali e decreti di sequestro – di ville, appartamenti, garage, alberghi, terreni confiscati che potrebbero (e in parte è avvenuto) tornare nelle mani pulite della società civile. Una mappa realizzata con tenacia da Federica Terenzi, giovane architetto, nel corso del Master in “Gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Pio La Torre” tenuto dalla docente Stefania Pellegrini.” Qui la news completa:
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/11/appartamenti-garage-villette-e-alberghi-la-mappa-dei-beni-sequestrati-alla-mafiaBologna09.html

    Si veda anche (nota aggiunta il 23 luglio 2014):
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2014/07/21/news/cinque-immobili-confiscati-alla-malavita-1.9628467
    «Il lavoro – spiega Federica Terenzi – ha un duplice obiettivo conoscitivo: uno rivolto alla cittadinanza, che attraverso la conoscenza di quelle virtuose esperienze messe in pratica sul proprio territorio è in grado di comprendere la profondità dell’infiltrazione mafiosa e al contempo la resistenza messa in campo da tutti i soggetti coinvolti nei movimenti antimafia e nella promozione della legalità. Il secondo è rivolto alle istituzioni che potranno utilizzare questo lavoro come strumento di programmazione nell’amministrazione del territorio, creando virtuosi canali di comunicazione e collaborazione tra i diversi ambiti e settori»

    • Fe ha detto:

      Grazie per aver segnalato il lavoro di mappatura dei beni confiscati in Emilia Romagna, ha richiesto grande impegno e dedizione; inoltre, la collaborazione con l’Ateneo di Bologna e con il comitato scientifico del Master, conferisce a questa ricerca la serietà e affidabilità che spesso risulta carente in altri lavori che si dichiarano simili al nostro.

      La mappatura è visibile sul sito http://www.mafieeantimafia.it

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