Il passo del gambero. Vignola rinuncia ad uno dei tre asili nido e i bimbi rimangono in lista d’attesa

Una cosa è certa. Da settembre 2014 gli asili nido comunali di Vignola torneranno ad essere due: “Cappuccetto Rosso” a Brodano e “Barbapapà” in località “il Poggio” (vedi). Trasformata in scuola dell’infanzia la struttura “Le Coccinelle” (nell’ex-via G.Galilei). Chiusa (per sempre?) la struttura del “44 Gatti” in via Caio Claudio. Insomma si ritorna alla situazione di dieci anni fa quando, prima del settembre 2004 (quando venne messo in funzione il terzo nido vignolese, il “Cappuccetto Rosso” di Brodano), gli asili nido vignolesi erano solo due: “44 Gatti” e “Le Coccinelle”. La riduzione degli asili nido significa ovviamente anche una riduzione dei posti disponibili. E per la prima volta si ripresenta una consistente lista d’attesa che non potrà essere interamente “assorbita”. E’ una poison pill lasciata in eredità dall’amministrazione Denti. Altro che investimento sui servizi per l’infanzia!

L'asilo nido

L’asilo nido “Barbapapà” sopra al campo sportivo “Il Poggio” (foto del 5 settembre 2009)

[1] Nel prossimo anno scolastico (2014/2015) i bambini che frequenteranno l’asilo nido comunale saranno 138 (69 al Barbapapà e 69 al Cappuccetto Rosso). Ad essi si potranno aggiungere 22 bambini del nido parrocchiale di Brodano. In totale, dunque, non potranno essere più di 160. Nell’anno scolastico 2009-2010 i frequentanti erano 201 (record assoluto per la realtà vignolese, mai più uguagliato). Da allora la discesa è stata continua. Passando per i 175-176 degli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012. Sino, appunto, ai 160 (valore massimo) dell’anno scolastico 2014/2015. Se consideriamo che la popolazione di riferimento (per semplicità consideriamo solo i bambini di 1 e 2 anni, ovvero nati 2012 e 2013) è di circa 540 bambini, la copertura del servizio è pari al 29,5%.

L'asilo nido

L’asilo nido “Barbapapà” realizzato in project financing e oggi gestito dalla Cooperativa La Dolce (foto del 13ott2012)

[2] La riduzione della frequenza all’asilo nido riflette due distinti fenomeni. Da un lato una riduzione della domanda da parte delle famiglie essenzialmente in conseguenza della diminuzione dei redditi (reali) e della maggiore incertezza economica (si consideri che la tariffa per il nido a tempo pieno varia, in base all’ISEE, da 110 a 436 euro al mese). Dall’altro – e questa è la vera novità del 2014 – una significativa riduzione dell’offerta di posti disponibili (rappresentata dal ritorno a due soli nidi comunali). Anche si trattasse solo del primo fattore sarebbe opportuno avviare una riflessione sulle politiche per l’infanzia, se è vero che l’offerta di servizi dispiegata in questi decenni dai comuni rispondeva non solo ad una finalità di “accudimento” e “parcheggio”, ma anche ad una finalità di “educazione” e “socializzazione” (“socializzazione”, tra l’altro, importante anche per i genitori, non solo per i bambini). Con il tentativo di innovare l’offerta con formule più flessibili ed anche più economiche. Purtroppo tanto la Regione quanto gli enti locali hanno rinunciato a questo compito, scaricando i “costi” di una “non-politica” per l’infanzia sulle famiglie.

Il caratteristico ingresso dell'asilo nido

Il caratteristico ingresso dell’asilo nido “Le Coccinelle”, ora trasformato in scuola dell’infanzia (foto del 7 maggio 2011)

[3] Ma anche in tempi di crisi economica e di difficoltà del bilancio famigliare l’asilo nido costituisce un servizio importante per mole famiglie vignolesi. Purtroppo anche un miraggio. Le domande di iscrizione presentate a marzo 2014 erano 134 (a cui si aggiungono 4 “piccolissimi”, ovvero bambini con 9 mesi di età da inserire ad anno scolastico già avviato) a fronte di soli 76 posti disponibili (dunque 58 bambini, più 4 “piccolissimi”, erano “fuori” dall’asilo nido sin da subito). Ovviamente dei complessivi 138 posti una parte erano già occupati dai “piccoli” dell’anno scolastico 2013/2014 (i bambini di 1 anno) che con il nuovo anno scolastico vanno nei “grandi” (i bambini di 2 anni). La lista di attesa era pari a 58 bambini a marzo, quindi è calata a 49 bambini a maggio ed è ora pari a 20 bambini (dati del 7 luglio). Può essere che essa vada ad esaurirsi per settembre o per i primi mesi del nuovo anno scolastico, ma il dato non è affatto tranquillizzante. Bisognerebbe perlomeno conoscere le ragioni della motivazione della “rinuncia”: ricorso ad altri servizi (magari privati), ripiego sui “nonni” o semplice rassegnazione? E’ comunque chiaro che si tratta di un “ripiegamento” dei servizi per l’infanzia, un tempo un fiore all’occhiello di questa città.

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L’asilo nido “Cappuccetto Rosso” a Brodano in fase di costruzione (foto del 13 dicembre 2003)

[4] In questa vicenda risulta singolare anche il percorso seguito dalle ristrutturazioni e dismissioni delle strutture. Il progetto originario, alla fine della legislatura 2004-2009 (sindaco era ancora Roberto Adani), era infatti quello di mantenere tre asili nido a Vignola, procedendo semplicemente alla sostituzione della struttura “Le Coccinelle” (viziata da un grave handicap strutturale, anche se beneficiata da un bellissimo spazio verde, con grandi alberi e dunque tanta ombra!) con il nuovo asilo nido “Barbapapà” realizzato in project financing (vedi). Per la struttura del nido “Le Coccinelle” il progetto era quindi quello di una “riconversione” a scuola dell’infanzia (ovvero per ospitare bambini 3-5 anni, un servizio afferente alla Direzione Didattica di Vignola). Cosa che in effetti è stata realizzata nel corso del 2010, relativamente ad un primo stralcio dei lavori (piano rialzato) per una spesa di circa 323mila euro (si vedano le delibere della Giunta Municipale n.30 del 19 febbraio 2009; n.1 dell’11 gennaio 2010; n.90 del 17 maggio 2010 – qui il testo di quest’ultima: pdf). Per il settembre 2010, dunque, la struttura “Le Coccinelle” era pertanto predisposta ad ospitare sezioni di scuola dell’infanzia. Ma le cose sono andate diversamente, visto che l’evoluzione della normativa antisismica poneva l’esigenza di intervenire anche sul nido “44 Gatti”, per cui con grande rapidità la struttura “Le Coccinelle”, parzialmente ristrutturata per ospitare sezioni di scuola dell’infanzia, veniva ri-adattata (nel 2011) per ospitare sezioni di asilo nido, cosa che ha quindi fatto sino all’anno scolastico 2013/2014 (si trattava di 2 sezioni part-time). Oggi dunque la situazione è questa: “Le Coccinelle” che, secondo quanto programmato da tempo, diventano sede di scuola dell’infanzia (da settembre ospiteranno 3 sezioni) e non più di “asilo nido” (o nido d’infanzia); la struttura del “44 Gatti” (in via Caio Claudio) chiusa, in quanto inutilizzabile fino a quando non saranno effettuati lavori di messa a norma antisismica. Si tratta, questi, di lavori programmati negli anni passati, ma non effettuati dall’amministrazione Denti (si veda più sotto la ricostruzione cronologica) – una rinuncia che ora si traduce nell’impossibilità di utilizzare il terzo asilo nido vignolese (e dunque il ritorno alla situazione pre-2004, quando a Vignola di asili nido ce n’erano solo due)!

L'asilo nido

L’asilo nido “Cappuccetto Rosso” (foto del 24 giugno 2010)

[5] Vorrei dire in modo chiaro che trovo vergognoso questo modo di gestire la cosa pubblica. La continua posticipazione del “cantiere” per la messa a norma della struttura “44 Gatti” si è accompagnata, nei cinque anni di amministrazione Denti, al continuo rinvio della realizzazione del nuovo “polo scolastico” vignolese (vedi). Può essere che i vincoli del patto di stabilità restringano così tanto i margini di manovra circa gli investimenti comunali da dover costringere a scelte dolorose (cosa da verificare). Sta di fatto che è inaccettabile la rinuncia a “parlar chiaro” alla città, ovvero a raccontare il processo di downsizing che riguarda anche servizi di grande importanza come i servizi per l’infanzia. Così come è segno di miopia politica la rinuncia a mettere in campo innovazioni circa l’offerta di servizi per l’infanzia, così da continuare a soddisfare i bisogni delle famiglie (e dei bambini) anche in un contesto segnato dalla crisi economica (che riduce la possibilità di accesso all’asilo nido, non il bisogno di accesso all’asilo nido!). Di fronte a questa non facile eredità la nuova amministrazione Smeraldi ha davanti a sé due compiti: ribaltare completamente il modo di fare informazione alla città (in un recente post ho parlato di “operazione trasparenza”: vedi) e dimostrare che intende farsi carico di una nuova organizzazione dei servizi per l’infanzia (magari già cercando di ampliare l’offerta da settembre 2014).

L'asilo nido

L’asilo nido “Barbapapà”. Veduta serale (foto del 28 settembre 2009)

PS Ecco una ricostruzione delle vicende dell’asilo nido “44 Gatti” e del suo “cantiere fantasma” (di messa a norma) attingendo dai documenti di bilancio dell’amministrazione Denti. 2010: “È stato affidato l’incarico per la redazione di una perizia geologica con indagini geognostiche e geofisiche di tipo sismico a rifrazione, nell’ambito delle verifiche sismiche.” (Bilancio d’esercizio 2010. Relazione della Giunta, p.133) 2011: “Per l’anno 2011 si prevede di intervenire sulle strutture del nido “44 gatti”: è in corso lo sviluppo della progettazione da parte di personale della Direzione Lavori Pubblici e Patrimonio.” (Relazione Previsionale e Programmatica 2011, p.49) 2011: “Nell’ambito della progettazione esecutiva dell’intervento relativo al nido “44 gatti” è stata effettuata da tecnico abilitato una perizia geologica con indagini geognostiche, geofisiche di tipo sismico a rifrazione ed è in programma l’esecuzione tramite Laboratorio specializzato di prove ed indagini sul cemento armato e sulla muratura. Tali attività permetteranno, da parte degli uffici tecnici del Comune, il completamento della progettazione dell’intervento di miglioramento sismico dell’edificio.” (Bilancio d’esercizio 2011. Relazione della Giunta, p.83) Dopo le due citazioni nei documenti di bilancio 2011 (di previsione il primo, di consuntivo il secondo) la vicenda della struttura del nido “44 Gatti” scompare dai documenti ufficiali. Nulla più viene detto nei documenti previsionali o di consuntivo dei bilanci 2012, 2013, 2014 (preventivo). La risistemazione della struttura viene fatta scivolare temporalmente alla nuova legislatura 2014-2019, dunque ai nuovi amministratori. Con tanti saluti.

PPS La situazione vignolese riflette una realtà che tocca anche altri comuni (anche nell’ambito dell’Unione Terre di Castelli). Sembrano passati anni luce da quando si celebrava il sistema dei servizi per l’infanzia dell’Unione Terre di Castelli, ma era solo due anni fa (vedi). Inoltre è di pochi giorni fa la presa di posizione della lista “Uniti per la Sinistra di Spilamberto e San Vito” circa il mancato “pieno utilizzo” dell’unico asilo nido comunale di Spilamberto (vedi). Tra l’altro potrebbe darsi la possibilità di aumentare l’offerta di posti al nido per Vignola proprio grazie ad accordi con quei comuni che non utilizzano appieno la capacità ricettiva dei propri nidi (come Spilamberto).

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3 Responses to Il passo del gambero. Vignola rinuncia ad uno dei tre asili nido e i bimbi rimangono in lista d’attesa

  1. Michele Fioraio ha detto:

    Si Andrea, sono proprio in accordo con te: è vergognoso questo modo di procedere. E’ evidente che in cose del genere esistono, a mio parere, non solo mancanza di visione politica ma anche responsabilità individuali e di quale società, Partiti/Amministratori, si intende costruire per il futuro. Mi auguro che effettivamente i nuovi amministratori si mettano subito al lavoro per “rappezzare” una situazione non affatto imprevedibile. Quanto al futuro credo sia finalmente da raccogliere una tua proposta, scritta qualche anno addietro su questo blog, riguardante l’avvio del servizio “mamma di giorno”, Tagesmutter. Probabilmente è giunto anche il momento, spinti dalla necessità?, che qualche fatto segua a idee interessanti in grado di disegnare un percorso che potrebbe dare diverse risposte alle diverse esigenze in campo riguardo a questo argomento e potrebbe dare risposte diverse anche alla crisi in atto. Sai certamente che nel nostro Paese esperienze del genere ne esistono già e i risultati sembrano essere positivi( vedi http://www.lacasatagesmutter.it). Se esiste la volontà di affrontare questa problematica, credo che dei bravi amministratori, tra le possibili alternative [forse] esistenti, potrebbero tener conto anche di questa opportunità. Stante il fatto che nulla è uguale, si potrebbero creare protagonismi nuovi, rispetto a quanto esiste da altre parti: Milano/Pavia/Cremona, fruendo della capacità e della conoscenza che oggi convivono nei nidi e nell’Ente(Comune)della nostra Città. Un percorso originale ove, ad esempio, Formazione, aggiornamento, controlli……… non sono demandati ma effettuati direttamente anche in funzione dell’essere un Ente regolatore. Un percorso originale e in parte sperimentale che potrebbe creare una socialità nuova e al passo con il tempo che viviamo.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Michele, la crisi economica si è tradotta in un minore ricorso ai servizi per l’infanzia. Vale a Vignola come nel resto della regione Emilia-Romagna. Gli ultimi dati regionali risalgono all’anno scolastico 2011-2012 (io li ho trovati nel rapporto “Fotografia del sociale”, p.120 e segg.:
      http://sociale.regione.emilia-romagna.it/report-la-fotografia-del-sociale ), il numero dei servizi non cresce più (era pari a 1.220 nel 2009-2010 ed a 1.233 nel 2011-2012) e plausibilmente oggi è in corso di riduzione. Va un po’ meglio per il numero dei posti disponibili, ancora in crescita (e pari a 40.819 nel 2011-2012). La cosa però che salta subito all’occhio è che in Emilia-Romagna crescono SOLO gli asili nido, mentre le altre tipologie (spazio bambini, centri per bambini e genitori, altri servizi sperimentali e domiciliari) sono tutte in calo. I servizi sperimentali (in cui ricadono le esperienze di educatrice familiare” o “educatrice domiciliare” – la versione tagesmutter emiliana) sono irrilevanti dal punto di vista quantitativo e comunque sono in calo: erano 75 in regione nel 2009-2010, sono 61 nel 2011-2012 (in questo anno scolastico hanno garantito 306 posti, contro i 37.974 degli asili nido; sul totale dei posti nei servizi per l’infanzia pesano per solo lo 0,75%). Già questo testimonia che, dopo una fase in cui queste “nuove tipologie” sono state particolarmente enfatizzate, la Regione Emilia-Romagna ha smesso di crederci e di promuoverne la diffusione. Ha pure smesso di aggiornare i dati:
      http://sociale.regione.emilia-romagna.it/@@search?SearchableText=educatrice+familiare
      Secondo me ci sono anche delle buoni ragioni che spiegano l’insuccesso di queste tipologie di servizi: troppe incertezze organizzative. Comunque, tutto questo per dire che innovare sui servizi per l’infanzia non è facile. Mi sembra comunque più promettente la sperimentazione di strutture “associative” o autogestite. In ogni caso ciò che una politica con capacità di visione deve fare è il ricercare nuove forme di socialità, come pure tu osservi, per l’infanzia (e per le famiglie). La riduzione dell’uso dei servizi per l’infanzia rischia di tradursi in una nuova “privatizzazione” – mentre in quella fase di vita sia dei bambini che dei genitori abbiamo invece bisogno di più socialità.

  2. Dimer ha detto:

    La riflessione che tu hai aperto, seppure, comprensibilmente ancorata alla situazione del Comune di Vignola e del nostro territorio, è oltremodo opportuna anche in ragione dell’impoverimento sempre più esteso che interessa la nostra popolazione e che ricade proprio sulle fasce più esposte come quella dei minori.
    Non è assolutamente casuale che tolti convegni e rapporti di esperti e spesso per esperti non c’è una riflessione democratica su quanto sta avvenendo in questa fascia d’età.
    Credo che non sia azzardato o estremistico affermare che sta scomparendo la categoria del bambino dal dibattito pubblico, forse anche per ragioni numeriche, ma soprattutto per ragioni sociali e culturali. Ridotta la sua qualifica di possibile cliente ( del mercato e dei servizi) e “orientatore” dei consumi familiari diventa, peraltro sempre meno, un investimento che la famiglia fa sul futuro (affettivo, economico…), ma più spesso una fonte di preoccupazione. Ridare speranza e ripensare i servizi è un compito della politica. per cui sicuramente è’ uno dei temi che dobbiamo recuperare in sede di Unione e sul quale non abbassare la guardia.
    Dimer Marchi.

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