Rifiuti Zero. Un disegno di legge di iniziativa popolare (e alcune buone pratiche locali)

Venerdì 21 giugno, ore 20.30 presso il Centro Pedrini a Crespellano (via Palmiro Togliatti 5/f), si terrà un incontro pubblico per presentare il disegno di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero” che ha come obiettivi la diminuzione della produzione di rifiuti, la riduzione del conferimento in discarica e dell’incenerimento (fino all’azzeramento), l’introduzione di forme di cooperazione tra Comuni per la raccolta porta a porta e la filiera di trattamento al fine di sviluppare l’occupazione locale in bacini di piccola-media dimensione, che favoriscano le attività di produzione e commercializzazione di materiali e prodotti derivati da riciclo e recupero di materia (vedi). A condurre la serata il sindaco di Savignano, Germano Caroli. Relatori, invece, Roberto Balzani, sindaco di Forlì e “campione” regionale delle nuove politiche di gestione dei rifiuti (tanto da essere impegnato in un percorso di abbandono di HERA!) e Natale Belosi, coautore della proposta di legge. Vale dunque la pena partecipare.

K_Locandina rifiuti zero

[1] I contenuti del disegno di legge si ispirano alla strategia “Rifiuti Zero – Zero Waste” promossa da anni a livello internazionale dal prof. Paul Connett e da altri (vedi). Gli obiettivi sono dunque: “promuovere e incentivare anche economicamente  una corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo, basata su pratiche per la riduzione della produzione dei rifiuti, sulla raccolta differenziata domiciliare spinta, sulla tariffa puntuale che responsabilizzi l’utente, sul riuso dei beni a fine vita, sul riciclo dei materiali differenziati, sul recupero massimo di materia anche dai rifiuti residuali, sulla riduzione della loro pericolosità, la riprogettazione dei materiali in vista di una loro totale ricuperabilità” (il testo del disegno di legge è illustrato nell’apposito sito web: vedi). Per fare ciò si intende ridisegnare il sistema degli incentivi economici, ad esempio abolendo tutti gli incentivi all’incenerimento (art.5), spostandoli invece sul riuso e riciclaggio (art. 3 relativo all’IVA agevolata). Inoltre l’art. 4 dispone una “moratoria” sugli inceneritori, ovvero la sospensione fino al 2020 di tutte le autorizzazioni in itinere per impianti di incenerimento e combustione di rifiuti. L’art. 13 introduce una “incompatibilità” tra gestione della raccolta, gestione dello smaltimento e gestione del riciclo, ovvero introduce una netta separazione tra gli enti incaricati delle diverse fasi – evitando così l’assoggettamento delle politiche di gestione della raccolta e del riciclo alle opportunità (economiche) di smaltimento. L’art. 15, a sua volta, prevede l’obbligo della “tariffa puntuale”, così da responsabilizzare le singole utenze. Queste, dovendo pagare il servizio sulla base della quantità e qualità dei rifiuti conferiti, sono quindi incentivate a produrre meno rifiuti ed a differenziare di più. E così via. Di particolare rilievo l’obbligo per gli enti locali a “rendere pubblici tutti i dati tecnici ed economici della gestione dei rifiuti, svolta in economia o mediante società partecipate, e a garantire l’accesso alle banche dati con fruizione diretta dai siti web istituzionali anche in caso di esternalizzazione del servizio” (art. 26, comma 6). Ed anche l’istituzione, da parte di stato e regioni, di un “Comitato dei garanti” (art. 26, comma 7), con “la presenza di tecnici e di studiosi”, incaricato di “verificare che il processo evolva in modo corretto e trasparente in tutte le fasi e che l’informazione al pubblico sia chiara ed esaustiva”.

Un cartello contro l'abbandono dei rifiuti davanti alla vecchia isola ecologica di Vignola. Che purtroppo è diventata l'isola dis-ecologica (foto del 6 giugno 2013)

Un cartello contro l’abbandono dei rifiuti davanti alla vecchia isola ecologica di Vignola. Che purtroppo è diventata l’isola dis-ecologica (foto del 6 giugno 2013)

[2] Se c’è un’amministrazione comunale, in Emilia-Romagna, che sta cercando di anticipare a livello locale i contenuti del disegno di legge “Zero Rifiuti” questa è l’amministrazione di Forlì. La presenza del sindaco Roberto Balzani, sindaco del PD, ma di forte impronta “civica”, costituisce dunque un elemento qualificante della serata a Crespellano. Da tempo l’amministrazione forlivese sta lavorando all’avvio della cosiddetta “società del post-incenerimento” – ovviamente scontrandosi con le logiche economiche dell’azienda di gestione HERA Spa che nell’incenerimento dei rifiuti, nella loro “termovalorizzazione”, ha uno dei suoi capisaldi del modello gestionale e di business. Negli anni si è infatti stabilizzato un modello per cui è l’esigenza di incenerimento (ai fini della produzione di energia elettrica) a guidare la “filiera” della gestione e raccolta dei rifiuti. Il mezzo è diventato fine, in altre parole. “In un settore di dimensioni non troppo elevate e dove non è necessario un alto grado di tecnologia, il Comune di Forlì punta quindi a riprendersi la gestione pubblica del servizio per privilegiare – come sostiene Balzani da tempo – la riduzione dell’impatto ambientale rispetto al ritorno economico” (come sintetizza efficacemente un articolo di Italia Oggi del 14 giugno 2013: pdf). Senza contare il fatto che gli studi epidemiologici sull’impatto degli inceneritori non autorizzano a postulare un “rischio zero” dato dalla loro presenza (si veda l’ultimo studio condotto in Emilia-Romagna, denominato MonitER: vedi).

Deposito di cassonetti di HERA in via dell'agricoltura, dove una volta era collocata l'isola ecologica di Vignola (foto del 6 giugno 2013)

Deposito di cassonetti di HERA in via dell’agricoltura, dove una volta era collocata l’isola ecologica di Vignola (foto del 6 giugno 2013)

[3] Ovviamente la posizione dell’amministrazione di Forlì e del sindaco Balzani è decisamente minoritaria nel PD. E’ singolare che questo partito che fino a pochi mesi fa proponeva agli italiani il “governo del cambiamento”, ricercando a tal fine anche un accordo con il Movimento 5 Stelle, si riveli poi incapace di perseguire il cambiamento quando questo è effettivamente alla sua portata – ovvero quando riguarda i territori che amministra. Difficile pensare che non c’entrino nulla con questa incapacità i condizionamenti che il PD patisce dagli interessi economici che lui stesso, tramite le amministrazioni che controlla, ha messo in campo con la costituzione di aziende di gestione, come HERA Spa, che crescono dimensionalmente (vedi) e che si affidano al mercato azionario per il reperimento di risorse. Come spesso succede si realizza qui un’eterogenesi dei fini o un “contro-circuito” del potere: è il gestore che anziché essere indirizzato, detta gli indirizzi al sistema politico. Quest’ultimo perde, assieme al know how gestionale, anche la capacità di definire gli obiettivi, ed anzi di percepire la possibilità stessa di obiettivi diversi da quelli tradizionalmente perseguiti. Si realizza così una “sclerosi culturale” ed un distacco dai segmenti più evoluti e sensibili della società. Da questo punto di vista le amministrazioni PD (ad alta sensibilità “civica”) come quella di Forlì o le amministrazioni “civiche” come quella di Savignano sul Panaro (che su questi temi ha comunque messo in atto progetti innovativi lungo la medesima linea direttrice del ripristino della “filiera corta”, del “progetto locale”: vedi) oggi svolgono una funzione fondamentale. Laddove altri fanno del “governo del cambiamento” un espediente retorico, queste sono impegnate, certo non senza difficoltà, a realizzarlo.

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