Fusione Hera-Acegas. La debolezza culturale del PD

Il consiglio dell’Unione Terre di Castelli se n’è occupato il 26 settembre scorso, tramite due delibere: la prima relativa al nuovo “contratto di sindacato di voto ecc.” fra i soci pubblici di HERA Spa, la seconda alle modifiche dello statuto sociale della società HSST-MO, tramite cui gli enti locali della provincia di Modena partecipano ad HERA Spa. Atti propedeutici alla fusione tra HERA Spa e Acegas-APS, la società che fornisce servizi di pubblica utilità nelle province di Trieste e Padova (sulla fusione vedi il comunicato stampa sul sito web di Hera: vedi). Diversamente che in altre amministrazioni, pur governate dal PD, da noi le domande vere che suscita il progetto di fusione sono state eluse. Non che non siano state poste – si vedano in primo luogo gli interventi di Chiara Smeraldi e Germano Caroli, sindaco “civico” di Savignano. Ma gli amministratori PD hanno preferito non rispondere. A loro è bastato ci fosse la maggioranza dei voti – ed in effetti le “truppe” consiliari della maggioranza hanno votato con disciplina. Se anche con convinzione non si sa.  Eppure il disagio del PD è evidente. In alcune realtà (soprattutto della Romagna, ma non solo) i gruppi consiliari PD hanno votato contro, evidenziando perplessità sugli assetti sia attuali che futuri della “nostra” multiutilitiy del Nord-Est. Non è segnale di poco conto, anche se ciò non impedirà il processo di fusione. La convivenza di diverse linee politiche tra loro contraddittorie all’interno del PD è il segno di un deficit di elaborazione politica, della mancanza di un adeguato confronto interno, dell’incapacità di fare sintesi dei nuovi orientamenti in via di maturazione nella società italiana. Questo è il vero “partito liquido”!

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1898-1902 (Museo del Novecento, Milano; foto del 27 dicembre 2010)

[1] “Anche il consiglio comunale di Rimini, dopo quelli di Forlì, Cesenatico e di una decina di comuni del Forlivese, di alcuni comuni Bolognesi (Sasso Marconi, Porretta Terme e Monghidoro), del Modenese (Sassuolo e Formigine) ha votato contro la fusione Hera-Acegas. Nei comuni dove la delibera è passata, il PD ha votato nel totale isolamento e perde consiglieri. E’ successo un fatto inedito e nonostante il formale via libera della maggioranza dei soci pubblici, si apre una nuova fase.” Questo il bollettino stilato dai Comitati acqua pubblica dell’Emilia-Romagna (vedi). Una parte nient’affatto trascurabile di amministrazioni PD ha bocciato il progetto della fusione. La spaccatura del PD viene giustamente enfatizzata. E’ infatti il segnale di una mancata elaborazione culturale e politica. E’ il segnale della mancanza di una linea all’altezza delle esperienze di gestione sin qui fatte e delle insoddisfazioni o nuove esigenze che queste hanno fatto sorgere, magari acuite dalla crisi economica in atto e dal venir meno del “pensiero unico” liberista. Insomma si percepisce in modo più chiaro rispetto al passato che non è sempre vero che “più grande è bello”; che ci sono dei benefici, ma anche dei “costi”; che con l’aziendalizzazione (e la quotazione in borsa) si sono sfilacciati fortemente i legami con le comunità locali. Anche una parte del PD (certo minoritaria, ma in crescita) si dichiara insoddisfatta dei meccanismi di governance, oltre che della confusione di ruoli degli enti locali: azionisti o fruitori di servizi? Interessati a dividendi e “valorizzazione” del capitale (a beneficio dei bilanci comunali) o invece alla qualità dei servizi ed alla tutela degli utenti? Perché non c’è dubbio che la doppia posizione che oggi assumono gli enti locali segna anche un’ambiguità non risolta. E non c’è dubbio che è da imputare a tale contraddizione anche la scarsa attenzione sin qui dimostrata dal PD verso i diritti degli utenti delle aziende pubbliche. Un fronte su cui sarebbe auspicabile una forte innovazione: trasparenza totale, rigorosi standard di qualità, authorities indipendenti con forte potere di sanzione, rappresentanza degli utenti nel cda delle aziende, ecc. Tutte cose su cui manca un pensiero forte del PD bersaniano (vedi).

Achille Funi, Uomo che scende dal tram, 1914 (Museo del novecento, Milano; foto del 27 dicembre 2010)

[2] Chi ha assistito al dibattito in consiglio dell’Unione sulle due delibere citate non è rimasto stupito dalla rinuncia del vicepresidente Francesco Lamandini e degli altri componenti PD della giunta (presidente Daria Denti incluso) a rispondere alle questioni sollevate dal progetto di fusione. Germano Caroli, ad esempio, ha chiesto di non nascondersi dietro alla formula del “controllo pubblico”, quando invece il “pubblico”, ovvero gli enti locali, hanno perso la capacità di controllo sull’azienda erogatrice dei servizi! E’ vero che oggi l’azionariato resta saldamente a maggioranza pubblica. Ma il controllo pubblico sull’azienda resta (nei fatti) sostanzialmente nullo. Sono i managers a decidere, secondo un principio che troviamo in molte realtà: chi deve dare l’indirizzo ed esercitare il controllo dipende in realtà da conoscenze e competenze del gestore ed in tal modo “sfugge” al potere di controllo e d’indirizzo. Da tempo gli enti locali hanno perso la capacità tecnica di controllare l’attività (efficienza, quantità, qualità) dell’azienda fornitrice (gli uffici comunali di acqua e rifiuti, con quel poco di competenze possedute, sono stati trasferiti nell’azienda, dunque “esternalizzate”; quelli del gas non sono mai esistiti, visto che questo è sempre stato affare di ENI). Per cercare di bilanciare questa situazione servirebbe investire per ricreare competenze locali (un’opportunità che l’Unione Terre di Castelli non ha sin qui ricercato con convinzione – ma forse, per questo, anche la scala dell’Unione potrebbe essere troppo piccola). Pensiamo anche solo alla “misura” della raccolta differenziata fatta nei diversi territori: è credibile che la misurazione sia affidata in toto all’azienda che gestisce, che, evidentemente, ha un suo interesse a presentare favorevolmente i risultati raggiunti? Non sarebbe opportuno avere enti terzi che certificano i risultati? Ma non è solo questione di perdita di competenze e, dunque, di asimmetria e subalternità verso il gestore. C’è anche un conflitto tra i diversi ruoli che assumono gli enti locali: che da un lato sono azionisti della società (ed in quanto tali interessati alla remunerazione dell’investimento, dunque alla ripartizione di utili sostanziosi da utilizzare per altre attività), ma dall’altro sono fruitori di servizi (e rappresentanti di altri fruitori, i loro cittadini) ed in quanto tali sono interessati ad efficienza, qualità ed innovazione dei servizi. Ed oggi il compromesso realizzato tra questi diversi ruoli impedisce al PD di promuovere politiche più avanzate di tutela dei cittadini-utenti! Gli enti locali che contano preferiscono godere di un’azienda “solida”, che ripartisce dividendi cash e che consenta, semmai, la vendita di pacchetti azionari alla bisogna, ogni volta che occorre recuperare risorse per mantenere in pareggio bilanci comunali sempre più malridotti dai tagli governativi. Ma gli utili distribuiti in tal modo sono anche “mancati investimenti” nell’ammodernamento dei servizi o mancate riduzioni delle tariffe! Un minimo di analisi su queste politiche più o meno consapevoli di “redistribuzione” (tariffe disegnate per produrre utili che remunerano, oltre agli investitori in borsa, anche enti locali che poi impiegano tali utili per finanziare investimenti o spesa corrente non necessariamente destinata alle fasce medio-basse della popolazione) andrebbe fatta.

Gerardo Dottori, Aurora umbra, 1923 (Museo del Novecento, Milano; foto del 27 dicembre 2010)

[3] Cosa dicono i critici? A Forlì il voto contrario del consiglio comunale, il 9 ottobre scorso, è stato accompagnato da un lucidissimo intervento del sindaco Roberto Balzani (portatore di una posizione che Balzani stesso definisce di “radicalismo temperato”) e del suo assessore Alberto Bellini. Tra i due “ruoli” dell’ente locale, socio o rappresentante dei cittadini-utenti, l’amministrazione di Forlì ha scelto quest’ultimo “e in tale veste propone un voto contrario alla fusione per tre considerazioni: 1) L’amministrazione forlivese ritiene prioritaria un’aggregazione di ambito regionale, ambito dove sono condivise la regolazione, la programmazione e la gestione dei servizi pubblici locali. 2) L’aumento di capitale e del numero di soci pubblici, rendono la governance pubblica più debole, e favoriscono logiche di tipo finanziario rispetto a politiche industriali orientate alla sostenibilità e alla qualità del servizio fornito ai cittadini. 3) L’amministrazione forlivese aveva proposto un documento di indirizzi al patto di sindacato di Hera, in occasione della sottoscrizione dello stesso patto a novembre 2011. Gli indirizzi proposti vincolavano la presenza di una maggioranza pubblica di Hera a precisi obiettivi: (a) un forte impegno verso gli investimenti per l’innovazione dei servizi e delle reti verso una maggiore sostenibilità; (b) migliori servizi per i cittadini e per le imprese, anche per le fasce più deboli e per i servizi meno remunerativi. Questi obiettivi sono ritenuti prioritari per garantire una prospettiva di lunga durata all’azienda e per rispettare il ruolo dei soci pubblici. L’operazione di fusione e il piano industriale dell’azienda non sono pienamente coerenti con tali indirizzi.” (per l’intervento completo dell’assessore Bellini: vedi). Tra questi discorsi e quelli dei nostri amministratori locali c’è un abisso, in termini di lucidità, lungimiranza, capacità di “vedere” i problemi e di individuare percorsi di risoluzione. Ma non è casuale.

Salvatore Scarpitta, Composizione, 1958 (Museo del Novecento, Milano; foto del 27 dicembre 2010)

[4] Il voto contrario del consiglio comunale di Forlì ha anche l’intento di aprire, all’interno del patto di sindacato dei soci pubblici, una discussione sulla governance di Hera e sulla normativa circa i servizi pubblici locali, che dovrà essere riformata in accordo alla volontà popolare espressa con i referendum 2011 (vedi). Vi è infatti “un tema che riguarda la governance di settori di natura molto diversa che convivono all’interno dell’azienda. Gas ed energia sono mercati completamente liberalizzati nei quali per competere è necessaria una dimensione superiore a quella attuale. Acqua e rifiuti sono mercati regolati, per i quali è prevalente la natura di servizio pubblico e di legame con i territori e le loro specifiche esigenze locali. Inoltre, la volontà popolare, espressa dai referendum 2011, indica chiaramente la preferenza per una gestione dei servizi senza rilevanza economica, ovvero senza profitti e marginalità per i gestori. La gestione dei servizi senza rilevanza economica richiede importanti riforme, perché è necessario mantenere, anzi incrementare gli investimenti per i servizi e le reti. In particolare, è necessario reperire le risorse necessarie per gli investimenti del servizio idrico integrato e per i rifiuti (tecnologie di raccolta e impianti di recupero) al di fuori della tariffa. La convivenza di questi settori di natura così diversa all’interno di un’unica azienda pone un tema importante, che si ritiene indispensabile sciogliere, prioritariamente rispetto alla scelta di operazioni di natura finanziaria. L’amministrazione comunale ha proposto strumenti basati sulla fiscalità ambientale per reperire le risorse per gli investimenti (si veda la legge di iniziativa popolare sui rifiuti di cui siamo stati i primi firmatari). Inoltre, propone di modificare le regole tariffarie, per consentire ammortamenti più rapidi degli investimenti, e per evitare che i gestori dei servizi siano penalizzati dal punto di vista fiscale. L’attuazione della fiscalità ambientale e la definizione di nuove norme per la gestione dei servizi pubblici locali (idrico e rifiuti) rappresentano una valida alternativa alle fusioni, che sono invece operazioni necessarie solo per la gestione dei servizi energetici. I servizi pubblici locali toccano profondamente la vita delle nostre comunità, e i cittadini ci chiedono attenzione alla qualità e alla efficienza economica. Riteniamo necessario valutare con attenzione le differenze tra i servizi energetici e i servizi pubblici locali, e di conseguenza stabilire diversi modelli amministrativi e gestionali. Vorremmo aprire una discussione su questi temi all’interno del patto di sindacato dei soci pubblici di Hera” (vedi).

Giuseppe Capogrossi, Superficie 479, 1963 (Museo del Novecento, Milano; foto del 27 dicembre 2010)

[5] Si registra in tal modo una “saldatura” con le posizioni del movimento per l’acqua pubblica, nato e cresciuto attorno ai referendum del 2011 (vedi). Che scrive a proposito della vicenda HERA-Acegas (vedi): “Ora deve iniziare una vera discussione sul futuro della gestione dei servizi pubblici locali, e per noi è indispensabile incamminarsi sulla strada della ripubblicizzazione del servizio idrico e della gestione del ciclo dei rifiuti. Va attivato un piano straordinario in tutta la regione per rilanciare gli investimenti nel ciclo idrico per ridurre le perdite idriche, per la tutela della risorsa idrica, per uno straordinario impegno alla riduzione dei rifiuti, ed all’aumento della raccolta differenziata degli stessi. Per creare lavoro di qualità e tutela ambientale. A questa finalità il Fondo strategico italiano e la Cassa Depositi e Prestiti devono concorrere, concedendo denaro a bassi tassi di interesse per gli investimenti, non per la governance di Hera-Acegas, non per traghettare l’azienda verso le fusioni e le privatizzazioni. Recuperando quel ruolo di finanza pubblica che è stato cancellato negli ultimi anni. Va eliminata la remunerazione del capitale dalle tariffe, vanno ridotti fortemente gli appannaggi dei Manager e dei Dirigenti super pagati” (su quest’ultimo tema: vedi). Differenze permangono, ma è comune la messa in discussione degli attuali modelli – aziendalizzazione, big company, quotazione in borsa come meccanismo di finanziamento della società – visto che si riconosce che non sono affatto “neutrali”, non sono affatto “docili strumenti”, ma innescano invece potenti effetti di distorsione e di autonomizzazione dalla “committenza” (è un tema trattato in modo esemplare nell’ultimo libro di Colin Crouch, Il potere dei giganti, Laterza, Bari, 2011, vedi). E’ singolare, infatti, che il PD bersaniano che a parole vorrebbe denunciare i guasti del neo-liberismo non veda la subalternità delle proprie posizioni ai modelli che nascono in quella cultura e che sono stati applicati con leggerezza alle ex-municipalizzate!

Piero Manzoni, Merde d’artiste n.80, 1961 (Museo del Novecento, Milano; foto del 27 dicembre 2010)

PS Ad articolo terminato leggo su due quotidiani locali di oggi, 16 ottobre, del comunicato congiunto, sottoscritto da 7 sindaci dei comuni dell’Unione Terre di Castelli (di cui 6 PD), di “presa di distanza” dal progetto di fusione HERA-Acegas (qui l’articolo apparso su Prima Paginapdf). La posizione espressa (peraltro “copiata” da Forlì) è un passo in avanti. Positivo, dunque. Ma i sindaci sottoscrittori si muovono nell’ambiguità: da un lato approvano delibere consiliari propedeutiche alla fusione, dall’altro scrivono una lettera in cui ne prendono le distanze. C’è contraddizione tra le due cose – ed è giusto rilevarla. A Forlì l’amministrazione PD ha votato contro alle delibere, compiendo un gesto coraggioso, e motivando adeguatamente (e convincentemente) la propria scelta. A Vignola, invece, presidente (Daria Denti) e vicepresidente (Francesco Lamandini) non hanno neppure risposto a quegli interventi che ponevano gli stessi motivi di insoddisfazione che solo dopo, fuori dall’organo politico, hanno fatto propri.

PPS Oggi, 17 ottobre, sempre su Prima Pagina, le considerazioni del sindaco di Savignano, Germano Caroli, che invece il documento non l’ha firmato. E che spiega il perché: “Un comunicato inutile, che non condividevo e che è arrivato troppo tardi”. In effetti la fusione è già stata deliberata dall’assemblea degli azionisti (il 15 ottobre: vedi). Dunque un comunicato just-in-time per non contare nulla. Certo, con un valore simbolico. Ma allora perché non dirle in consiglio comunale quelle cose? Perché non votare contro alle delibere come fatto da altre amministrazioni? Afferma Caroli: “Città importanti come Modena, Bologna e Forlì si sono fatte sentire, noi arriviamo tardi, tardissimo. Ritengo che fare una nota dopo che tutto è stato deliberato sia assolutamente inutile. La situazione è paradossale. Infine mi chiedo che autorità abbiano i sindaci nel fare un comunicato senza essere passati prima dal Consiglio comunale” (qui l’articolo: pdf).

Annunci

2 Responses to Fusione Hera-Acegas. La debolezza culturale del PD

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    GESTIONE SERVIZI, MULTIUTILITY E DEMOCRAZIA
    Lorenzo Frattini, Presidente di Legambiente Emilia- Romagna

    La comunicazione mediatica su servizi pubblici, gestione rifiuti e Multiutility è stata spesso semplificata a slogan e posizioni ideologiche.
    Il recente dibattito accesosi in merito alla fusione Hera- Acegas, che ha visto un voto consigliare contrario a Forlì, Rimini ed altri quindici comuni,
    ha però ben poco di ideologico. Così come poco ideologico è stato il post su facebook del consigliere regionale PD Alessandrini che, commentando il voto forlivese con toni irritati, ipotizza che la scelta dell’amministrazione attrarrà meno investimenti sul suo territorio. Un messaggio da decifrare, ma che suona vagamente come una minaccia di punizione.

    Per declinare ancor meglio la vicenda, può essere utile partire da un esempio.
    Nel 2010 Legambiente ha appreso l’intenzione dell’amministrazione di Forlì di procedere con la raccolta porta a porta integrale su tutto il territorio comunale.
    Questa scelta risulta avere un forte risvolto positivo non solo a livello locale, ma anche su quello regionale: per le dimensioni della città e per l’importante valore di esempio che potrebbe giocare.

    Ci sono tanti modi possibili di fare la raccolta differenziata, ma al momento il porta a porta è quello che garantisce un’immediata e drastica riduzione dei quantitativi da smaltire. Ne è una prova la corrispondenza quasi biunivoca tra comuni che superano il 60-70% di RD e comuni che praticano la raccolta domiciliare.
    Tuttavia l’applicazione di questa metodologia nelle città medio-grandi procede con lentezza per le maggiori difficoltà operative. Anche Parma, primo tra i capoluoghi di regione ad avviare questo percorso in modo massiccio, deve ancora completarlo (anche se la giunta Pizzarotti ne ha annunciato l’intenzione).
    Certamente la scelta necessita di una forte convinzione ed unità di intenti tra amministrazione e azienda di gestione, per poter guidare e motivare i cittadini nel cambiamento.
    Si è già potuto constatare che, dove questa unità di intenti non esiste, dove l’azienda mostra scetticismo o la politica non è convinta, l’esperienza rischia di naufragare. È il caso dell’esperienza fatta in un quartiere di Reggio Emilia, protrattasi per diversi anni e mai sfociata in un progetto per l’intera città.
    Per tale ragione Legambiente decise di appoggiare apertamente la scelta di Forlì, e scrisse a Comune, Hera e Regione, caldeggiando uno sforzo congiunto, per raggiungere questo importante risultato. Una scelta fatta anche alla luce della tradizionale freddezza mostrata da Hera nell’adottare queste metodologie di raccolta.

    Ad oggi il progetto, nonostante la volontà politica dell’amministrazione, si è fermato ad un quarto dei cittadini della città, arenato sugli scogli della contrattazione sulle tariffe, a causa della fase di vuoto decisionale determinata dal passaggio da ATO ad ATESIR ecc.
    Questo risultato poco incoraggiante, si traduce in migliaia di tonnellate in meno di rifiuti che potrebbero non essere incenerite, ma riciclate. Un problema ambientale per l’intero sistema regionale nel suo complesso e non un mero grattacapo dell’amministrazione locale.

    Sullo sfondo di questa vicenda, appare molto concreto il problema dei rapporti tra chi decide le politiche ambientali e chi le attua.
    Hera è un’azienda che nel complesso fornisce un servizio di livello elevato nel panorama nazionale, che ha ereditato dalle esperienze delle municipalizzate una rete impiantistica efficiente (ad es. buona parte della rete acquedottistica ), con tecnici con cui spesso Legambiente ha fatto esperienze positive.
    Tuttavia non è un caso la bassa diffusione del porta a porta nei 180 comuni serviti dall’azienda e la bassa presenza di città con raccolta differenziata superiore al 65%, rispetto ad altri territori della regione (si vedano i dati ARPA 2010). Non è un caso perché rispecchia un’idea industriale ben precisa.

    Così come non è un caso che diversi Consigli comunali abbiano votato la proposta di legge popolare sui rifiuti – portata avanti da movimenti e associazioni ambientaliste – proprio perché prevede maggiori possibilità per gli amministratori di scegliere le modalità di raccolta rifiuti e, soprattutto, indica la possibilità di separare il soggetto gestore della raccolta differenziata dal gestore degli impianti di smaltimento.
    Non è ideologico evidenziare che chi guadagna dallo smaltimento, potrebbe avere qualche difficoltà a perseguire politiche di forte raccolta differenziata e riduzione rifiuti. Rientra piuttosto nella sfera della corretta separazione di interessi e competenze.

    Sul campo del governo dei servizi idrici e di gestione rifiuti in Emilia-Romagna si assiste ad una situazione ibrida che vede il controllo pubblico locale sempre più limitato e parcellizzato, con sindaci che sono al contempo azionisti (e quindi influenzati dalle scelte del mercato) e controllori in ATESIR (nuovo organismo che sarà responsabile di appalti, modalità dei servizi ecc.). Con un azienda che è di fatto monopolista: difficilmente un sindaco azionista potrà pensare di penalizzare la sua stessa azienda in sede di affidamento dei servizi.

    In questa situazione, quale degli interessi in gioco guiderà le scelte?
    Tanti comuni, con percentuali limitate di azioni, guidati da maggioranze di colore diverso, che tipo di indirizzo potranno dare all’azienda?
    L’ATESIR, di cui la Regione ha faticato persino a trovare un direttore, sarà all’altezza di misurarsi tecnicamente e dal punto di vista amministrativo con le due maxi-aziende regionali? La fusione di Hera con Acegas, portando i confini dell’azienda ben oltre regione, non fa che amplificare questi problemi.

    L’azione capillare portata avanti in questi giorni di voto dal Comitato per l’Acqua Bene Comune, nell’incalzare i consiglieri con richieste di approfondimento, ha quindi un valore cruciale che va oltre il tema dell’acqua in sé.

    Anche senza parlare dell’applicazione del voto referendario – problema di coerenza democratica, che la politica dovrà prima o poi affrontare – il voto di questi giorni testimonia una forte impreparazione di molti Consigli nell’approfondire questi temi nodali e lascia sul tavolo tutti i problemi di governo della materia.
    E questo è un serio problema, democratico e ambientale al tempo stesso.

    Lorenzo Frattini

  2. Monica Maisani ha detto:

    Abbiamo avuto modo di constatare la imbarazzante impreparazione di alcuni sindaci dell’Unione Terre di Castelli che hanno malamente presentato in Consiglio le delibere ” preparatorie” all’operazione di fusione nonchè la silente acquiescenza della maggioranza che ha votato a favore. Il tema è caldo soprattutto per lo scippo di democrazia che sta producendo. Ma giocano a sfavore dei sindaci allineati e della loro evidente confusione mentale alcune notizie che girano sulla stampa e sul web. La prima notizia ci dice che il Comune di S.Cesario ha raggiunto la precentuale del 70% di raccolta differenziata. Lo comunica gagliardamente Hera che afferma ( i commenti nelle parentesi sono miei) ” Merito del sistema integrato di servizi ambientali progettato da noi e dal Comune in collaborazione con la Provincia , sviluppato attraverso il porta a porta di prossimità ( sic!) , la promozione della stazione ecologica e il rinnovo dei contenitori senza più feritoie per la raccolta stradale ( i cassonetti con le feritoie sarebbero invece l’orgoglio di Spilamberto , città “very smart”!)”. La seconda notizia ci dice quale sia la vera “mission ” della nuova multiutility derivante dalla fusione : incrementare la percentuale di rifiuti smaltiti tramite incenerimento!!!! Bella prova, cari amministratori locali!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: