Scuola che vince si cambia. La scuola elementare della Gelmini

Delle recenti dichiarazioni del ministro Mariastella Gelmini ce n’è una sola che mi sento in pieno di condividere. Richiamando la responsabilità della politica che negli ultimi decenni non è riuscita a condividere un vero disegno di riforma della scuola ha affermato: “sui cittadini italiani del 2020 non si deve scherzare: il loro destino non può essere oggetto di bassa speculazione politica.” Bene. Su questo siamo d’accordo. Peccato che proprio il modo in cui si è mosso il ministro negli ultimi giorni di agosto (con il Consiglio dei ministri del 28 agosto che approva un decreto legge – n.137/2008 – che riorganizza la scuola elementare italiana in modo significativo ed i cui contenuti sono emersi solo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’1 settembre) faccia pensare che si è aperta una “bassa speculazione politica” sulla scuola italiana e sul futuro delle nuove generazioni (leggi qualità dell’insegnamento). Il ministro ha infatti scelto la via della decretazione d’urgenza, evitando ogni confronto parlamentare (ma anche ogni argomentazione pubblica con chi di scuola se ne intende) per introdurre una modifica all’organizzazione della didattica nella scuola elementare (l’introduzione del maestro unico) per il prossimo anno scolastico (2009/2010). Una via assolutamente irrituale che ha irritato persino la SIR, l’agenzia dei vescovi italiani. Il ministro vorrebbe convincerci che la finalità ultima del provvedimento è di tipo pedagogico. Chi ha seguito le vicende del governo nei mesi di luglio e di agosto sa invece molto bene che la motivazione primaria è quella di “fare economia”, e di rispondere, in questo modo, ai tagli richiesti ad ogni ministero dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti (vedi). Ma diamo la parola al ministro Gelmini: “La scuola elementare funzionava con i tre maestri e funzionerà anche con il maestro unico. Questa scelta risponde ad un’esigenza pedagogica. Il bambino nei primi anni della scuola ha bisogno di avere nel maestro un punto di riferimento” (dichiarazione riportata dal Corriere della Sera del 9 settembre 2008). Dobbiamo crederci? Ci sono buoni motivi per rispondere “no”. Chi ha un po’ di memoria si ricorderà che il tema del maestro unico (e della messa in discussione del tempo pieno) era già stato sollevato da Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione del Governo Berlusconi nella legislatura 2001-2006. Anche in quel caso (introduzione del maestro “prevalente” e riduzione d’orario da 30 a 27 ore settimanali) era evidente come la motivazione principale fosse quella di “far cassa”, ovvero di spendere meno. E per fare ciò la Moratti era allora disposta a chiudere un occhio sull’indebolimento della scuola elementare (vedi l’articolo di Daniele Checchi del 27 aprile 2004 su LaVoce.info). In realtà è proprio dal punto di vista pedagogico che si giustifica, nella scuola elementare, la presenza di più insegnanti (2 per il “tempo pieno”, anche più di due, specializzati per area disciplinare, per i “moduli”), visto che in tal modo si evita al maestro di rivestire il ruolo del “tuttologo” (vedi l’articolo di Elisabetta Nigris del 27 aprile 2004 su LaVoce.info). Ma c’è un’altra cosa da dire e da ricordare con forza in questi giorni. La scuola elementare è l’unico segmento della scuola italiana che regge al confronto internazionale, come evidenziano i risultati della ricerca IEA PIRLS (vedi l’articolo del 27 aprile 2004 su LaVoce.info). Gli studenti italiani di 9-10 anni (quarta elementare) si collocano al decimo posto (e significativamente al di sopra della media internazionale) nelle competenze di tipo linguistico. Sappiamo, invece, che gli studenti quindicenni si collocano al di sotto della media internazionale (vedi), facendo ritenere che il problema di performance non nasce alle elementari, ma semmai nella scuola media e media superiore. Perché allora, volendo innalzare la qualità dell’istruzione, il ministro Gelmini ha deciso di intervenire (con dei tagli!) sull’unico segmento del sistema scolastico che funziona bene? Perché il ministro Gelmini non ha fatto sua la massina “squadra che vince non si cambia” ed invece si muove per cambiare la “scuola che vince”? Questo non vuol dire che nella scuola elementare non ci siano problemi (pensiamo al turn over del personale), ma sono indubbiamente altri i pezzi “critici” del sistema scolastico italiano. Se consideriamo queste cose allora risulta evidente qual è la vera preoccupazione del ministro Gelmini e del Governo Berlusconi: risparmiare. Su questo aspetto Tremonti ha chiesto certezze. E la qualità della scuola? Su questo aspetto il governo “fa promesse”. E’ chiara la differenza?

La vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera del 9 settembre 2008

La vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera del 9 settembre 2008

Il 9 settembre Walter Veltroni ha illustrato le critiche del PD all’azione del governo sulla scuola (vedi) annunciando tre giorni di mobilitazione nelle principali città italiane per i giorni 26, 27 e 29 settembre. Anche a Vignola il PD sarà mobilitato.

2 Responses to Scuola che vince si cambia. La scuola elementare della Gelmini

  1. nicoletta ha detto:

    è più facile tagliare fondi alla scuola che non applicare tasse dirette e lottare contro l’evasione fiscale.
    noi docenti siamo mal pagati e mal formati alla protesta civile… questo ministro sta trovando terreno facile

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