Manovra 2009-2011. Nubi all’orizzonte

Martedì 5 agosto alla Camera dei Deputati è stata approvata la manovra triennale (2009-2011) che anticipa la legge finanziaria 2009. Essa introduce una “correzione netta” di 30,9 miliardi nei conti dello stato nel triennio. Ho provato a raccogliere l’opinione di persone esperte e qualificate per comprendere le caratteristiche di questo intervento, fortemente criticata dal PD. Non che sia mancato anche qualche apprezzamento, almeno per un aspetto: la volontà del ministro Tremonti e del governo di rispettare i vincoli europei e dunque la progressione per l’azzeramento del deficit e per la continuazione della riduzione del debito pubblico (sappiamo che nella legislatura 2001-2006 le cose andarono diversamente e, dopo diversi anni, il debito riprese a crescere). Apprezzamento anche per il piglio “decisionista” che ha anticipato la messa a punto della manovra, impegnando il governo a pochi giorni dal suo insediamento. Fin qui bene. Ma se guardiamo al merito della manovra sono numerosi gli osservatori sia “indipendenti” (opinionisti ed economisti), sia esponenti del PD, a valutare in modo negativo (spesso anche molto negativo) l’operato del governo. Diciamo subito che è bene misurare le espressioni. Parlare di “massacro sociale” (come ha affermato Pino Sgobio, ex capogruppo del PdCI alla Camera) è assolutamente inappropriato. Non che la manovra non abbia effetti sociali negativi. Anzi. Ma l’uso di iperboli così forti rende poco credibili. Il paese andrà avanti come avvenuto già nella legislatura 2001-2006 con lenta ma progressiva sofferenza, senza essere in grado di affrontare i suoi nodi “strutturali” (cosa che in effetti questa manovra non fa). Invece trovo convincenti le analisi di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’Economia, e di Enrico Morando, coordinatore del governo ombra (e responsabile del programma per il PD), perché entrambi hanno la capacità di mantenere assieme lucidità e capacità di valutazione (oggettiva), da un lato, con l’essere esponenti di partito, dall’altro. Vediamo.
[1] Innanzitutto la manovra non è in sintonia con il “momento” economico. Il quadro economico europeo sta progressivamente peggiorando e l’Italia, da anni, si colloca, in termini di crescita del PIL, stabilmente al di sotto della media UE. Crescita zero (o quasi), ma inflazione in crescita. Dunque stagflazione. Erosione del potere d’acquisto – un fenomeno che colpisce soprattutto pensionati e lavoratori dipendenti, mettendo in grande difficoltà una quota significativa di famiglie. Carlo Carboni, sociologo economico, parla di “crisi dei ceti medi” (e non è l’unico), di “ripresa della segmentazione della società italiana” (vedi). Con maggiore fantasia descrittiva, l’economista francese Alain Lipietz aveva parlato, nel 1996, di una “société en sablier”, una società “in clessidra”: sia per rappresentare lo scivolamento dall’alto verso il basso – come la sabbia – di individui nella struttura sociale; sia per raffigurare una struttura sociale più “snella” al centro, a fronte di una crescente polarizzazione: ricchi che diventano più ricchi, poveri che diventano più poveri. Il dato, oltre ad essere preoccupante in sé, è preoccupante anche perché colpisce l’aspettativa di un futuro miglioramento (con il lavoro, l’impegno, il sacrificio) di una parte consistente della popolazione. In ogni caso, una situazione di questo tipo suggerirebbe di tenere assieme un intervento “anticiclico” (dare un po’ di soldi a famiglie ed imprese perché possano di nuovo crescere i consumi e dunque mantenere una dinamica positiva della produzione) con un intervento redistributivo (agevolare i redditi medio bassi, sia per ragioni di equità, sia perché caratterizzati da consumi più “elastici” rispetto agli incrementi di reddito). Per questo il PD ha proposto una riduzione fiscale significativa (5-6 miliardi di euro) sui redditi da lavoro. Il governo ha invece deciso di abolire l’ICI (costo 2,2 miliardi di euro), dopo che il governo Prodi aveva già innalzato le detrazioni all’ICI, di fatto eliminando l’imposta per il 40% delle famiglie proprietarie di casa (costo 1 miliardo di euro). Ma la riduzione della pressione fiscale si ferma qui, visto che nel DPEF il governo ha previsto di non ridurre la pressione fiscale fino al 2013 (quando dovrebbe raggiungere il 42,9%, contro il 43,0% attuale!) – su questo si veda l’intervento di Enrico Morando su l’Unità del 5 agosto (vedi). Invece l’aumento delle retribuzioni (lavoro dipendente) è previsto in misura pari a circa la metà dell’inflazione – cosa che significa perdita di potere d’acquisto! Oltre a ciò occorre considerare che è continuamente all’opera il meccanismo del fiscal drag (vedi Massimo Baldini su LaVoce.Info). Se consideriamo che l’abolizione dell’ICI va a beneficio del 60% dei proprietari di prima casa più ricchi (il 40% con reddito più basso era già stato beneficiato dal governo Prodi), allora risulta chiaro con che tipo di Robin Hood (sic!) abbiamo a che fare!
[2] La manovra, dunque, non si pone un obiettivo “anticiclico” (di contrasto della tendenza alla “recessione” economica), ma anzi plausibilmente avrà un effetto “depressivo”. Valutazioni assai critiche (“Una manovra senza speranza” – con riferimento anche al titolo del libro di Tremonti) giungono anche da Tito Boeri, economista, su LaVoce.info. La ricetta del PD sullo sviluppo economico è invece illustrata sinteticamente dal ministro ombra Pierluigi Bersani su Il Sole 24 Ore del 13 agosto (vedi).

Vignetta di Giannelli dal Corriere della Sera

Vignetta di Giannelli dal Corriere della Sera

[3] Ulteriore elemento di criticità della manovra “correttiva” sono i tagli ai capitoli di spesa dei vari ministeri per il triennio 2009-2011. Il metodo usato – già applicato nella preparazione della legge finanziaria nell’unico anno da Ministro dell’Economia di Domenico Siniscalco (proprio in sostituzione di un Tremonti “defenestrato”) – è quello dei tagli “in orizzontale”: si taglia la spesa di ogni ministero nella stessa proporzione. Dunque tagli anche ai ministeri del “welfare”: scuola, sanità, servizi sociali. 3,2 miliardi di euro saranno sottratti entro il 2011 al bilancio del Ministero dell’Istruzione. Si parla di una riduzione di circa 87.000 docenti nel triennio (da 868mila a settembre 2008 a 781 mila a settembre 2011). Tagli anche alle risorse per l’Università, con il blocco parziale del turnover fino al 2011: ogni 10 docenti che cesseranno il servizio ne saranno assunti 2 (vedi). I tagli toccheranno anche la sicurezza: 492 milioni in meno nel triennio per l’attività di polizia (vedi). Con effetti spalmati su tutto il territorio nazionale, tra cui anche Modena (tema di un ordine del giorno a firma mia e del consigliere Antonio Guarro per il prossimo Consiglio Comunale; vedi). Tagli di 1 miliardo di euro anche al Ministero dei Beni culturali – un settore che nelle scorse settimane ha visto anche l’attacco di alcuni esponenti della maggioranza a Salvatore Settis, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, pur riconfermato nella carica dal ministro Bondi (vedi gli interventi di Settis del 4 e 17 luglio: vedi1, vedi2). Tagli che incideranno solo sugli sprechi e sulle inefficienze? Difficile crederlo, visto l’importo dei tagli ed il fatto che dietro non c’è un “programma di lavoro” già definito. Plausibile che i tagli di questi capitoli di spesa si tradurranno in tagli veri e propri ai servizi erogati, magari applicati in quegli interventi dove la voce degli utenti è più debole. Lo vedremo presto (purtroppo). Misure prese anche nell’inconsapevolezza dei neo-parlamentari di maggioranza e di qualche neo-ministro, come precisa Bersani nell’intervista a l’Unità del 3 agosto (vedi).

One Response to Manovra 2009-2011. Nubi all’orizzonte

  1. […] in questo modo, ai tagli richiesti ad ogni ministero dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti (vedi). Ma diamo la parola al ministro Gelmini: “La scuola elementare funzionava con i tre maestri e […]

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