Lamandini ideologo della caccia come “pubblica virtù”. Una critica dal WWF di Modena

Si diffonde l’ideologia della caccia come “pubblica virtù” (non come “vizio privato”), ovvero al servizio dell’agricoltura e della società. Ogni ideologia ha i suoi propugnatori e diffusori. Già il linguaggio è rivelatore – la caccia sarebbe contro le “specie selvatiche opportuniste”. Squalificarle moralmente (sic) aiuta il compito di legittimare chi “le fa fuori”. Ma forse le cose non stanno proprio così. Forse è bene guardarci dentro. Per questo pubblichiamo una nota predisposta da un esponente del WWF di Modena ed apparsa, in una versione leggermente diversa, su Prima Pagina del 14 aprile (in replica ad un intervento di Francesco Lamandini, presidente di ATCMO2, apparso invece il 12 aprile). Potrebbe risultare che le “specie opportuniste”, per così dire, siano altre.

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Prima Pagina, 14 aprile 2016, pag. 11.

Una vera e propria mattanza di animali, 30.000 uccisi quest’anno, quella che fa inorgoglire il Sig. Francesco Lamandini, presidente dell’Ambito Territoriale Caccia (ATC) MO 2 Centrale (vedi) ispiratore e intervistato in un articolo di Prima Pagina del 12 aprile (pdf). Il mondo intero dovrebbe essere grato ai 900 “coadiutori volontari” (cioè cacciatori “sotto copertura”) che, 8.000 volte, mica una, hanno sacrificano il loro tempo libero per liberare il territorio da animali definiti “opportunisti”. Vantano 400 volpi eliminate nel solo distretto fra Castelfranco e Nonantola. Quante galline hanno mangiato queste volpi? Quali danni hanno realmente fatto? Viene il sospetto che tutto lo zelo impiegato sia rivolto ad evitare che le volpi si cibino dei fagiani, lepri, starne provenienti da allevamenti (e perciò molto indifesi contro i predatori) che vengono ogni anno reimmessi negli ATC per il divertimento di sedicenti cacciatori. Evidente il conflitto di interessi per l’ATC.
Ma per la “tutela agricola e ambientale” (sic!) i volonterosi e indefessi coadiutori volontari non si limitano certo alle volpi. Sono stati eliminati decine di migliaia di tortore dal collare e piccioni persino “all’interno di stalle” (!?), storni, gazze, ghiandaie, corvi e cornacchie. Queste specie sono definite dalla legge “non cacciabili”, ma sono diventate oggi, naturalmente “nel pieno rispetto delle norme vigenti” ci rassicura il Sig. Lamandini, eliminabili su semplice richiesta di agricoltori o di qualunque cittadino a cui semplicemente stiano sulle scatole. Alla faccia della complessità ecologica e della scientifica comprensione degli equilibri naturali, della conservazione dei “servizi ecosistemici”. Certamente le volpi, mangiano “opportunisticamente” i giovani fagiani che anelano a diventare carniere del cacciatore, ma mangiano anche ratti e topi che provocano danni alle attività agricole e contribuiscono a controllarne la diffusione, ma questo non sfiora certo la certezza del Sig. Lamandini.
Le bianconere gazze le uccide in gran numero (5000!) per: “frutta in generale”. Ma la frutta è solo una piccola parte della dieta di questi animali. Non sarà che creda anche lui come i nostri antenati medioevali che sia un uccello del malaugurio o delle streghe? O magari è interista? Per le belle ghiandaie vale un discorso analogo sulle abitudini alimentari, ma anch’esse cadono sotto i colpi per “frutta in generale”. Dovremo rassegnarci a non vederne né sentirne più?
Va notato poi che i dati riportati riguardano uno solo dei tre ATC, quindi i dati andrebbero moltiplicati almeno per i tre, quanti sono gli ATC presenti nel territorio provinciale. Un massacro coi crismi di un’apparente legalità. Per motivi che si possono definire quantomeno futili , di scarsa o nulla pregnanza scientifica, di assoluta indifferenza a qualsiasi aspetto etico. E’ opportuno invece, per stare sul piano etico e per usare argomenti a cui il Sig. Lamandini non dovrebbe essere insensibile, ricordare l’insegnamento di San Francesco e le parole dell’attuale Pontefice: “Ma non basta pensare alle diverse specie come eventuali “risorse” sfruttabili dimenticando che hanno un valore in sé stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno più vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il loro messaggio.” (Papa Francesco, Laudato si’, pagg. 52-53)

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Prima Pagina, 12 aprile 2016, pag. 11.

A tutto questo bisogna aggiungere la caccia di selezione agli ungulati, che ormai è concessa tutto l’anno, anche con la neve, ed il legittimo sterminio delle altre specie di avifauna in periodo venatorio per capire quanto il territorio sia interessato tutto l’anno, in un modo o nell’altro, a pratiche di interesse venatorio. Senza considerare il disturbo che lo sparo continuato ha sulle residue specie selvatiche e sulla fruizione turistica del territorio (vedi).
Risultato di tutti questi interventi, della caccia, di un’agricoltura intensiva ed inquinata da pesticidi e diserbanti, dell’inquinamento dei corsi d’acqua, del taglio a raso del verde ripariale nei fiumi fossi e canali è un territorio, un tempo ricco di biodiversità, reso sempre più simile ad un “deserto”. Nessuno di questi sedicenti “ambientalisti” appare mai sui giornali per censurare il dissennato taglio degli alberi o gli scarichi nei fiumi, l’abuso di pesticidi che stanno sterminando oltre le api e gli insetti utili, anche quello che rimane dell’avifauna campestre.
Il Sig. Lamandini ed altri suoi colleghi chiamano a raccolta “Comuni, Forze dell’ordine e semplici cittadini” per potenziare la mattanza di implacabili nemici dell’interesse economico del genere umano ma non emettono un fiato per denunciare l’invasione dell’urbanizzazione nel territorio agricolo con conseguente riduzione del terreno coltivabile e l’aumento insostenibile del costo di affitto per l’attività agricola; o il proliferare di strade e recinzioni che provocano la frammentazione dell’ecosistema agricolo con conseguente perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici che incidono in modo consistente sulla produzione agricola. Tanto per fare due semplici esempi. Vogliono un universo popolato da sole galline.

PS Una versione leggermente diversa di questo testo, a firma di Mauro Zanichelli del WWF di Modena, è stata pubblicata da Prima Pagina il 14 aprile 2016 (pdf).

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