Contrastare le pulsioni di morte nella maggioranza civica

Dopo l’intervista al sindaco Mauro Smeraldi sul tema fusione dei comuni, apparsa ieri su Il Resto del Carlino (pdf), il vicesindaco Simone Pelloni ha ritenuto opportuno rilasciare anch’egli un’intervista allo stesso giornale per dire l’esatto contrario. In più attaccando il sindaco stesso (pdf). Detto in sintesi: più una prova di forza che una prova di intelligenza. L’intervista del sindaco non conteneva nulla di così eclatante da dover suscitare le “parole durissime” (cit.) del vicesindaco (più avanti, in fondo al post, analizzeremo in dettaglio la questione). Qui ci interessa invece ragionare sulle tendenze regressive di questa maggioranza: le energie poste in questi conflitti interni sono sottratte al buon amministrare. Uno spettacolo tutt’altro che edificante. Guardo costernato ad episodi come questo – che peraltro si intensificano anziché diradarsi.

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Il Resto del Carlino, 13 aprile 2016, pag. 15.

[1] In campagna elettorale – ricordiamolo – l’eterogeneità della coalizione civica vignolese venne presentata come un’occasione di arricchimento. Comunque non come un ostacolo all’amministrazione della città. Argomenti che usò, con convinzione, anche l’allora candidato sindaco Mauro Smeraldi. Pura ideologia? Comunque sia, nel momento della “prova del budino”, ovvero vinta (seppure in modo rocambolesco) l’amministrazione della città, si è registrato uno scarto – inutile negarlo – tra l’immagine propagandata e la realtà. Personalmente sono convinto che questo scarto non sia ineluttabile, ma sia invece il risultato della sottovalutazione di un compito: quello del “governo della maggioranza”. Agli amici civici ho sempre ricordato – scherzando, ma non troppo – che eravamo un’Armata Brancaleone. La cosa per così dire tranquillizzante (sic) è che anche la “gioiosa macchina da guerra” del PD lo era da tempo (forse con minore consapevolezza di ciò – oggi è evidente anche a loro, vista la bassa performance in quanto opposizione: vedi). Ma l’ingresso nella stanza dei bottoni non trasforma automaticamente in statisti. Vale per tutti (tutti) i componenti della nuova amministrazione. Siamo “dilettanti” (non proprio tutti, ma molti sì), indipendentemente dal profilo delle competenze. E abbiamo vinto al ballottaggio per 147 voti (vedi). Bisognerebbe trovare il modo di ricordarlo, innanzitutto a se stessi, con continuità. In questa condizione se c’è una chance di fare bene sta nella capacità di riconoscere che occorre impostare questa esperienza civico-amministrativa nei termini di un “intensificato processo di apprendimento”. Ed il modo per fare ciò è quello di intensificare i momenti di confronto, di dibattito, di “produzione” di intelligenza collettiva. Impegnandosi nel confronto permanente si mantengono fluide le appartenenze, si filtrano meglio gli argomenti (scartando quelli “cattivi”), si forniscono conoscenze, stimoli, ma anche “controlli”, a chi ricopre cariche amministrative. Tutte cose non fatte o non fatte in misura sufficiente (evidentemente anche a causa di una sottovalutazione di questo compito sia da parte del sindaco che del vicesindaco). Il mancato governo della dinamica della maggioranza civica ha alimentato spinte regressive, l’emergere delle “vecchie appartenenze” (con conseguenti irrigidimenti), impedendo che l’eterogeneità potesse essere volta in un fattore positivo. Se le cose stanno così occorre riprendere quell’operazione di intensificazione del dibattito che ha funzionato in campagna elettorale, nella fase di costruzione del programma, ma è stata successivamente troppo poco praticata.

Carlino 14apr2016

Il Resto del Carlino, 14 aprile 2016, pag. 16.

[2] Guardiamo infine all’oggetto del contendere, ovvero il tema della “fusione dei comuni”. Non è un mistero che il tema è difficile per le numerose implicazioni che ha. E’ difficile farsi una solida convinzione, ad oggi gli elementi conoscitivi per prendere convintamente posizione mancano (per questo si sta facendo uno studio di fattibilità che, se fatto bene, aiuterà a valutare i pro ed i contro delle diverse opzioni: vedi). E non è un mistero che vi sono posizioni di partenza eterogenee sostanzialmente in qualsiasi schieramento. D’altro canto, anche in questo caso, l’eterogeneità delle posizioni (e delle appartenenze, politico o civiche che dir si voglia) costituisce un elemento di garanzia. Non succederà che una decisione così importante, complessa, delicata possa essere imposta dall’alto (come invece successo in Valsamoggia: vedi). Su questo siamo tutti – tutti – d’accordo. Così come siamo d’accordo nel ribadire il principio che, nel caso l’iter dovesse procedere (cosa nient’affatto scontata), a decidere dovranno essere i cittadini (anche diversi sindaci PD hanno chiesto all’assessore regionale Emma Petitti di fare chiarezza su questo e di assumere una posizione di maggiore coraggio: vedi). E’ per questo motivo che davvero colpiscono le “parole durissime” (cit.) del vicesindaco Simone Pelloni. A mio modo di vedere non c’era ragione. Come detto, sappiamo che le posizioni sono eterogenee – ma se abbiamo fiducia nella capacità di organizzare un dibattito come si deve, se confidiamo nella nostra capacità di reciproco convincimento (e dunque di ascolto), se davvero vogliamo spostare il baricentro della decisione verso i cittadini, allora davvero non c’è – oggi – motivo del contendere. Resta il fatto, invece, che questo modo di “fare politica” nella maggioranza – l’attacco a mezzo stampa – è inaccettabile.

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Riflesso della Rocca di Vignola, da piazza dei Contrari (foto del 17 febbraio 2013)

[3] Vediamo più in dettaglio. Nella sua intervista (Il Resto del Carlino, 13 aprile 2016) Mauro Smeraldi ha detto (1) di credere nella prospettiva della fusione e di “sostenere con forza” lo studio di fattibilità (posizione legittima, d’altro canto ci sono 7 comuni impegnati nel fare uno studio di fattibilità: vedi); (2) di riconoscere la gravità della situazione dei comuni (“i comuni da soli non reggono più”), ovvero l’essere questi una realtà di progressiva contrazione delle risorse e di riduzione dei servizi (non si vede la luce in fondo al tunnel di questa lunga crisi economica: vedi); (3) di volere dalla Regione un pieno riconoscimento della “sovranità popolare” (a decidere dovranno essere i cittadini) – “altrimenti non se ne fa niente”. Nella replica di Simone Pelloni (Il Resto del Carlino, 14 aprile 2016: pdf) si enfatizza ugualmente quest’ultimo aspetto, su cui la Lega Nord ha assunto un’iniziativa in Assemblea Legislativa (vedi; la proposta di emendamento oggi bocciata potrà magari essere recuperata da una maggioranza incalzata anche da amministratori PD – è questo che oggi va messo in campo). Ma su questo tanto Pelloni quanto Smeraldi dicono le stesse cose. La diversità – non è una novità – sta nel pre-giudizio con cui approcciano al tema. Oggi di pre-giudizio si tratta, almeno fino a quando non si avrà un’analisi puntuale delle diverse opzioni in campo (sapendo che anche l’attuale assetto dell’Unione di comuni evidenzia chiarissimamente limiti – specie quando più del 50% delle spese correnti dei comuni se ne vanno in trasferimenti all’Unione). Ma nella posizione di Pelloni ci sono anche aspetti decisamente strumentali – che non reggono ad un’analisi oggettiva. “Ci sono già studi ministeriali e regionali a ribadire che un comune unico porterebbe subito più spesa corrente e più tasse per i cittadini” – questo è palesemente falso. E così via. Comunque sia, questo episodio testimonia di una dialettica improduttiva da cui bisogna uscire al più presto. Ci sono sfide amministrative da condurre per il bene della città che questa amministrazione civica deve affrontare con maggiore determinazione, coraggio, intelligenza. E’ su questo che vanno messe le energie.

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5 risposte a Contrastare le pulsioni di morte nella maggioranza civica

  1. Lucio Credi ha detto:

    Beh sicuramente la morte di Casaleggio ha messo in risalto il ruolo di Andrea Paltrinieri ed il mio più fisico quindi grillesco per l’elezioni vignolesi nel 2014. Qui sta la genialità con cui i civici, intesi non come solo candidati nel 2014, ma come bacino d’utenza, hanno saputo vincere la sfida elettorale. Detto ciò è normale che la Lega come partito in un momento suo personale di forte ascesa voglia leggermente smarcarsi per metter il risalto il proprio ruolo.

    Dopo di che per rispondere al popolo non “vittima” di tecnicismi da “PhD”, quindi alle persone felici cito Bonaccini per l’efficacità delle parole ma non per il senso politico: c’è chi ama perdere da protagonista, c’è chi ama vincere da comprimario. Io sono una persona onesta e vincente nella misura che riesco ad essere nella seconda categoria, perché sinceramente da solo non ho le capacità tecniche per leggere per esempio libri tecnici… Quindi a livello metodologico parliamo nel miglior dei casi di situazioni con lavoro d’equipe… E’ inevitabile, i proclami divergenti sono solo propaganda che non hanno nulla a che vedere con il discreto lavoro che in questo caso parlando di un’amministrazione è venuto fuori. Poi veramente la grossa incognita politica che veramente non si può tralasciare, è lo spauracchio a livello nazionale di consegnare Bologna al M5S… ed io credo che si stia facendo a livello regionale, con spinte europee e nazionale in modo da creare malumore in tutta la regione, il gioco delle tre carte, per evitare ad ogni costo ma ad ogni costo, anche politicamente con prezzi alti da pagare la possibilità che la poltrona da sindaco a Bologna vada ad un grillino, ad eccezione della Lega. Salvini ha detto chiaramente che in caso di ballottaggio fra candidato PD e M5S opta per il grillino, ed a Bologna sempre per esempio i leghisti hanno un discreto consenso. Il vicesindaco vignolese al di fuori della sua attività amministrativa, sicuramente è legato politicamente ai vertici regionali e nazionali del suo partito.

  2. rassegnato ha detto:

    La situazione è grave, ma non è seria. Ora, la cosa migliore da fare è pensare al bene della città, e non cadere in estremisimi e partigianerie che non portano a nulla. Questo risultato è la conseguenza dell’accorpamento elettorale che solo agli occhi di chi non voleva vedere, conteneva già le crepe che ora sono solchi. Su, la Lega c’era , e voleva esserci. E serviva per vincere ( con buona pace del popolo radical chic che si avvicinava con fare champagne affermando ‘la lega non c’è..). La Lega c’è, c’era, è fa quello che deve fare. Le tensioni sono inevitabili. Oggi la competizione elettorale è finita. Le foglie di fico sono cadute ( da entrambi i lati). I Vignolesi possono guardare in faccia la realtà. E’ meglio continuare così? Logorando i pezzi sono alla fine? Con parti della Giunta che parlano ad elettorati diversi, con parole diverse? Uniti solo nell’apparenza? No, meglio rimettere le mani alla pasta. Si, insomma. Nessuno si scandalizzi. Dall’altra parte è finalmente uscito di scena chi in scena non c’è stato mai, e la sua ininfluenza politica ha sgomberato il campo sul perchè e percome il Pd ha perso le elezioni. Si vuole realmente essere civici? La lega vuole ‘il leader? Bene, che il Sindaco lo faccia, sino in fondo. Come? Rimediando all’errore di partenza, aprendo ad altre forze, altri uomini. Della sponda opposta. Dall’altra parte, almeno vedendo i consigli comunali, non sembra ci sia piu’ quel silenzio comatoso e liturgico che ha contrassegnato le opposizoni dall’inzio. C’è altro. Nessun compromesso storico. Nessuna ‘tradimento’. Lo sbaglio fu all’inzio. Un buon leader ne prende atto, e sostituisce i pezzi che hanno tradito il mandato. Impopolare? Forse. Sarebbe un azione piu’ civica questa, che il tirare a campare. Ci vuole coraggio. Ma il coraggio, alla lunga, paga.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      La mia interpretazione è diversa – rimango convinto di quanto scritto in questo post (ed anche in altri, in precedenza). Non c’é alcun “peccato originale” nella coalizione. L’eterogeneità, per così, dire era nota. Ma l’eterogeneità necessita di un impegno indubbiamente considerevole affinché produca “ordine”, ovvero indirizzi programmatici chiari (e questi tutto sommato ci sono) e buone capacità realizzative. Certo, capacità di coinvolgimento e capacità di mediazione (verso l’alto, si sarebbe detto qualche anno fa) sono indispensabili. Sino a qui queste “funzioni”, chiamiamole così, non sono state adeguatamente presidiate. Si è perso tempo e si sono accumulate scorie di troppo. Si tratta di vedere se gli “integratori” (uso un termine che Morieux e Tollman usano in “Smart simplicity” per identificare le persone che nelle organizzazioni svolgono la funzione di “collante”), già presenti nella coalizione, riusciranno a svolgere un ruolo più incisivo rispetto a quanto fatto finora. E se tutti quanti acquisiscono la consapevolezza che l’asticella della “buona politica” o “buona amministrazione” che dir si voglia è un po’ più in alto. Dunque occorre innanzitutto un diverso metodo di lavoro. Ma mi rendo conto che questa è solo una delle possibili traiettorie. E neppure la più probabile.

  3. Roberto Adani ha detto:

    Vorrei ricordare cosa è un Leader.
    Un leader è una persona che ha il coraggio di inseguire la sua visione. Per prima cosa occorre avere una visione ma è l’inseguire quella visione che rende una persona leader.
    I leader lottano per attuare il cambiamento, per attuare la loro visione e agiscono perché ci credono con convinzione ancora prima di averla realizzata. I leader prendono una posizione. Non agiscono aspettando che dall’esterno qualcun altro attui il cambiamento. Sono loro che si assumono la responsabilità di farlo. Non aspettano un governo migliore, delle leggi migliori, delle condizioni migliori. Loro agiscono appunto perché le cose non sono migliori, appunto perché le vogliono rendere migliori.
    I leader comunicano e condividono quindi la loro visione e non hanno paura di dire cosa pensano.
    Quindi Smeraldi con questa posizione sulla fusione ha fatto esattamente ciò che Pelloni lo esorta a fare : il leader.
    Non sarà uno studio di Nomisma a fornire una visione, lo studio di Nomisma sancirà l’ovvio risultato di affermare che un comune unico ha un solo sindaco, un solo consiglio, un solo segretario e un solo bilancio da redigere, per cui a parità di servizi erogati ha un costo minore ed un uso più efficiente delle risorse, specie umane, e delle conoscenze, può essere utile per supportare una decisione, ma non darà mai gli elementi per prendere una decisione che dipendono da una visione strategica, cioè da cosa un territorio vuole essere, quali fenomeni vuole governare, quale ruolo vuole avere nel supportare lo sviluppo, tutelare il territorio, sviluppare opportunità per le persone, garantirne la sicurezza. Il leader, e un sindaco dovrebbe essere tale, deve avere il coraggio di guardare avanti e quindi di innovare, l’innovazione è necessariamente un guizzo di discontinuità, è inevitabilmente essere un passo avanti agli altri. Smeraldi in tal senso ha fatto ciò che un sindaco dovrebbe fare, anticipando tra l’altro gli altri sindaci, anche PD maggiormente in difficoltà in tal senso. Se Pelloni non avesse paura del cambiamento a prescindere, coglierebbe in tale dichiarazione la sfida lanciata a suo tempo dalla lista civica, l’essere un passo avanti a chi aveva governato questo territorio fino a quel momento, approfitterebbe della difficoltà di leadership dentro al PD, della difficoltà a essere coraggiosi e innovatori quando si governa da tanto tempo un territorio. E’ ovvio che non ci sono ragioni razionali per essere a priori contro la fusione dei comuni, è ovvio che è una necessità dei nostri tempi se si vuole dare nuovo slancio all’azione politica dei comuni. Anche l’unione a suo tempo fu un salto in avanti, una provocazione lanciata da me e dall’allora sindaco di Spilamberto, erano contro gli altri comuni, era contro inizialmente il nostro partito, riuscimmo il quella decisione affermando con forza che non ci saremmo fermati…a quel punto era più difficile non partecipare al cambiamento che trovare il coraggio per farlo e con un anno di ritardo per gli studi che dovevano sviluppare le ragioni dell’unione anche gli altri tre comuni decisero di entrare. Le ragioni di quella scelta non sono mai state economiche o tecniche,ma sempre strategiche, dare più servizi e sviluppare maggiore capacità di governo, avere un maggior peso. Le ragioni erano mettere i migliori a capo dei servizi nevralgici, specializzare e formare le persone, difendere l’ospedale e migliorare i servizi scolastici, pianificare un territorio vasto, ampliare i servizi per l’infanzia, sviluppare un azienda per gestire i servizi agli anziani, sviluppare una politica culturale comune, avere una politica per la sicurezza unitaria e conquistare prima il comando dei vigili del fuoco, poi la tenenza dei carabinieri poi sarebbe dovuto venire il comando di compagnia della valle del Panaro…ma il treno per Bologna, la Pedemontana… nulla di tutto ciò era contenuto in quello studio… tutto era frutto della voglia di trovare soluzioni più avanzate
    A Pelloni direi che non si può rappresentare il nuovo senza essere un motore di cambiamento, senza il coraggio di anticipare i tempi, di sperimentare nuove soluzioni, anche commettendo errori per imparare da essi, si rischia molto poco a criticare gli altri, l’unico momento in cui si rischia veramente, lo inviterei a riflettere, è quando si decide di difendere il nuovo.
    Deve decidere se essere il nuovo o conservare l’esistente.
    Viviamo in un epoca di conservazione e di paure, e non si può essere il nuovo agitando la paura, perché la paura obbliga a rifugiarsi in ciò che si conosce, e se il mare rimane ormai in burrasca da diversi anni si rimane in porto… nella speranza che nessun ‘altro abbia il coraggio di salpare…
    La rotta indicata da Smeraldi è certamente quella giusta…ma Pelloni non corre alcun rischio, il rischio non piace a lui e a coloro che a Spilamberto hanno raccolto le firme, non piace al Comune di Savignano, non piace al PD locale, ma anche gli altri dopo tutto non andrebbero proprio a cercarselo. La chiamerei la sindrome del naufrago, che pur essendo su un’isola sperduta in cui il cibo è destinato lentamente ad esaurirsi non trova il coraggio di costruirsi una zattera e salpare, rimanendo aggrappato alla speranza inverosimile che qualcuno lo verrà a salvare, nessun studio vi verrà a salvare, nessuna regione lo farà, quale futuro hanno gli attuali comuni? Cosa farà a parte consumarsi lentamente un comune come Savignano? o Spilamberto? Faccio queste inutili considerazioni con la certezza che nessuno avrà il coraggio di prendere il mare…quindi questa fusione non si farà mai… ma magari di fronte ad un vecchio nemico che torna a scrivere su questo Blog, le maggioranze si ricompattano…

  4. rasegnato ha detto:

    La verità è che la divisone politica, netta, incontrovertibile, insanabile di questa maggioranza si è ‘consumata’ allorquando due parti della giunta hanno marciato su fronti opposti, in merito al tema immigrazione.E da li, su fronti opposti su ogni questione centrale. Non sono divergenze, nè opinioni leggermente differenti. E’ una visione diametralmente opposta della città. Due anime inconciliabili. La Politica, con la P maiuscola, vorrebbe che laddove esiste un’idea di convivenza e cittadinanza cosI’ differente, le strade si dividano. La politica, con la p minuscola, si ritrova invece a dare forma a queste asfittiche convivenze, fatte giorno per giorno, sulla mattonella, sul selciato, su una micragnosa tendenza a tornare a campare sulle minime cose. Il Sindaco, a costo di scontentare una parte del suo elettorato, deve prendere una decisione. Deve avere il coraggio di non proporre ai Vignolesi una lunga, moribonda e ininterrotta sequela di scene quali quelle che oggi vediamo: Pelloni vs Giunta, Giunta vs Pelloni, su temi quali l’integrazione, la fusione dei Comuni. Insomma sugli assi centrali che devono tenere assieme un gruppo.
    Cambiare squadra in corsa non è da voltaggabbana, ma da persone sagge. Di tutto questo , tra 3 anni, resterà la Giunta che si è divisa su tutto, tranne che sulla minutaglia.

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