Nuovo piano cave a Savignano, di Giovanni Moi

Martedì 18 giugno 2013 Il Consiglio Comunale di Savignano ha approvato il nuovo PAE, Piano delle Attività Estrattive. Maggioranza e opposizione presenti a ranghi compatti, pubblico delle grandi occasioni che ha stipato tutti i posti disponibili a sedere, l’unica cosa che mancava era l’aria fresca che avrebbe dovuto uscire da un impianto di climatizzazione che invece non ne ha voluto sapere di entrare in funzione. I Consiglieri, rubizzi in volto, si sono difesi dalla calura azionando, a mo’ di ventaglio, il corposo incartamento messo a disposizione per la seduta mentre un provvidenziale distributore di bottigliette d’acqua è stato letteralmente preso d’assalto. L’assemblea ha avuto inizio alle ore 20,00 per permettere l’esposizione e la discussione su un argomento molto complesso dal punto di vista tecnico e altrettanto delicato sotto il profilo politico. Dal PAE infatti deriva la politica di gestione delle cave dei prossimi dieci anni.

Mappa con i poli estrattivi di Savignano e San Cesario. I poli estrattivi 10 e 11 sono nel territorio di Savignano (immagine tratta da La Carbonara Blog)

Mappa con i poli estrattivi di Savignano, San Cesario e Castelfranco Emilia (Piumazzo). I poli estrattivi 10 e 11 sono nel territorio di Savignano (immagine tratta da La Carbonara Blog)

Ogni Comune ha la possibilità di seguire o meno le direttive emanate dalla Provincia attraverso il PIAE, Piano Infraregionale delle Attività Estrattive, che stabilisce il quantitativo di ghiaia che è possibile scavare e in quali aree è possibile farlo. Per Savignano il PIAE, approvato dalla Provincia nel 2009, aveva ipotizzato l’estrazione di 5.600.000 mc di ghiaia di cui 3.600.000 al Polo 10 e 2.000.000 al Polo 11. Le due zone di escavazione si trovano entrambe nella frazione di Magazzino: la prima è una striscia di terreno che parte dal confine con il Comune di San Cesario, prosegue lungo il corso del fiume Panaro fino alla località Bocchirolo; la seconda si trova a fianco della Ceramica Pastorelli. La Provincia redige il PIAE facendo una stima del fabbisogno provinciale di ghiaia, i singoli Comuni partono da questi dati per stilare i piani riferiti ai loro territori sulla base di ulteriori studi e verifiche. O almeno così sarebbero tenuti a fare; in realtà la maggior parte si adegua alle indicazioni che giungono dall’alto.

Mappa con i poli estrattivi nel territorio di Savignano e San Cesario (fonte La Carbonara Blog)

Mappa con i poli estrattivi nel territorio di Savignano, San Cesario e Castelfranco Emilia (Piumazzo) (immagine tratta da La Carbonara Blog)

Il PAE di Savignano si discosta invece non poco dal PIAE. Il fabbisogno di 5.600.000 mc è stato ridotto a 2.600.000 mc (di cui 1.600.000 al Polo 10 e 1.000.000 al Polo 11) perché ritenuto eccessivo rispetto a una realtà, quella del settore edile, che sta attraversando negli ultimi anni una profonda crisi. Nel documento approvato in Consiglio si stabilisce anche che si potrà scavare fino a 10 metri di profondità e non 15 come previsto dal Piano provinciale. Tale provvedimento è stato preso anche in ottemperanza ai controlli dell’Arpa che hanno rilevato nel Polo 11 (il cui fondo si trova a meno 15 metri) la presenza di acqua di falda (vedi). E ancora: a Savignano le cave dovranno operare ad almeno 50 m. (non 20 come prevede il PIAE) dagli insediamenti abitativi e stare a debita distanza dai pozzi dell’acquedotto, compresi quelli della vicina Bazzano.
Ma la novità forse più significativa è la “compensazione ambientale”. “Un concetto che era già presente nella Legge Regionale n.17 del 1991” ricorda il Sindaco Germano Caroli e in cui si legge all’articolo 7 che occorre “individuare le azioni per ridurre al minimo gli impatti ambientali prevedibili”. Fra queste “azioni” può esserci la demolizione dei frantoi, residui di una vecchia attività estrattiva e rimasti per decenni ad arrugginire lungo le sponde del Panaro. A Savignano sono 5, tutti di proprietà dei cavatori, e dovranno essere proprio loro a rimuoverli. In cambio avranno la possibilità di avere le autorizzazioni a scavare nello stesso luogo della demolizione o altrove. La “compensazione ambientale” diventa quindi antecedente all’attività estrattiva, solo chi compie questa sorta di risarcimento verso il territorio può poi avere il permesso di scavare.

Uno dei frantoi presenti lungo il fiume Panaro nel territorio di Savignano (località Formica) (foto del 23 gennaio 2010)

Uno dei frantoi presenti lungo il fiume Panaro nel territorio di Savignano (località Formica) (foto del 23 gennaio 2010)

L’impostazione voluta dalla Giunta Caroli tiene quindi conto di diversi fattori, in primo luogo quelli legati alla salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali, oltre alle esigenze di chi abita nelle zone interessate. Per redigere il PAE, il Comune di Savignano ha stipulato una convenzione con l’Università di Modena, che a sua volta ha designato Alessandro Corsini come tecnico competente. Quest’ultimo si è occupato della VAS (Valutazione Ambientale Strategica), a cui ha fatto seguito la stesura delle norme ad opera di uno studio di professionisti, con il supporto dell’Ufficio Tecnico per la parte amministrativa.
Il nuovo PAE va incontro anche alla legittima esigenza dei cittadini e delle istituzioni di dotarsi di adeguati strumenti di controllo e monitoraggio rispetto a un’attività, quella estrattiva, molto “impattante” dal punto di vista ambientale. E’ prevista infatti la creazione di un Osservatorio Comunale Permanente delle Attività Estrattive che sarà composto da 9 membri. Ne faranno parte 2 Consiglieri Comunali ( uno di maggioranza e uno di opposizione), 3 rappresentanti eletti dalle Consulte di Frazioni, 2 per i Comitati ambientali, 1 per le associazioni di categoria e 1 del Presidio Partecipativo del Contratto di Fiume. Potranno visionare la documentazione relativa alle cave e accedere agli impianti previo accordo con i proprietari.

Manifestazione contro le cave e l'impianto di bitume di Savignano, in occasione dell'inaugurazione della Pedemontana (foto del 14 febbraio 2009)

Manifestazione contro le cave e l’impianto di bitume di Savignano, in occasione dell’inaugurazione della Pedemontana (foto del 14 febbraio 2009)

Il documento approvato nel Consiglio Comunale ha ricevuto, come era facilmente ipotizzabile, sia apprezzamenti che critiche. ARPA e Azienda USL hanno espresso la loro soddisfazione per la sensibilità dimostrata dalla Giunta Caroli. I cavatori, che pure godono ancora oggi di molti privilegi, non accettano invece di vedere ridotta la possibilità di influenzare a loro piacimento il potere politico.
Ma il provvedimento può essere anche l’inizio di una svolta. Troppo volte le amministrazioni pubbliche hanno rinunciato al loro ruolo di servizio, rispetto alla comunità nel suo complesso, per inseguire interessi privati o la possibilità di “fare cassa” con poca fatica.

Giovanni Moi

Nota Questo post è stato originariamente pubblicato su La Carbonara Blog il 21 giugno 2013 (vedi). Dati sull’attività di estrazione ghiaia nelle cave della provincia di Modena sono disponibili, aggiornati al 2011, sempre su La Carbonara Blog (vedi). La delibera del consiglio comunale di Savignano sul PAE è stata approvata a maggioranza. Il gruppo consiliare PD si è astenuto.

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3 Responses to Nuovo piano cave a Savignano, di Giovanni Moi

  1. Carlo ha detto:

    Vista la situazione dell’edilizia e le quantità residue da scavare si poteva anche sospendere tutto e dire zero metri cubi per ora, inoltre i frantoi dovevano già essere demoliti per le precedenti autorizzazioni, mi sembra invece aberrante consentire di scavare dove si demoliscono gli attuali frantoi. Sarebbe stato molto meglio mettere come concambio la realizzazione delle opere di riqualificazione dell’asta fluviale previste nel contratto di fiume altrimenti si continua a fare solo chiacchiere e nient’altro, E’ facile ridurre le estrazioni quando non c’è bisogno di ghiaia perché non si costruisce nulla, più difficile realizzare quelle opere necessarie per riqualificare il fiume, riportando ghiaia, ampliando l’alveo, ridando spazio al fiume. Vorrei che qualcuno mi spiegasse chi farà queste opere, quando le farà e con quali risorse. Se si scava lo si deve fare solo al prezzo di restituire al fiume molto di più di quanto gli si toglie. Questo avrebbe avuto un senso dal punto di vista ambientale, il resto rimangono spot pre elettorali.

    • Maurizio Tedeschi ha detto:

      La situazione dell’edilizia la conosciamo, ma ricordo che l’ultima dichiarazione della Provincia è stata di conferma dei quantitativi previsti nel PIAE. L’opzione “zero metri cubi” sarebbe stata per cui insostenibile.
      Si è invece ridotto il quantitativo della metà, che resta ancora un contributo importante al PIAE, ma che era anche il massimo che il territorio poteva oggi sopportare.
      L’area prevista dal PAE vicino all’asta del fiume (consiglio una passeggiata per rendersene conto) è un groviera di vecchi buchi, di frantoi, di vasche di decantazione e di degrado del territorio.
      Rimuovere i frantoi e armonizzare questi buchi, prevedendo un ripristino funzionale per stralci attuativi, è l’unico modo immaginabile per recuperare i danni prodotti dai precedenti piani di escavazione.

      In merito allo spot pre elettorale: ritengo che questo PAE sia invece una promessa elettorale mantenuta; cosa che di questi tempi non è così frequente.
      Maurizio Tedeschi

  2. Germano Caroli ha detto:

    Ciao Carlo, il problema è che per quegli impianti non vi è alcun obbligo alla demolizione in quanto sono relitti di decenni addietro quando si scavava senza troppe preoccupazioni e garanzie (osservo che vi sono scavi di profondità di 18 metri antecedenti la normativa regionale – del ’91 – sulle attività estrattive). Queste demolizioni sono, come giustamente auspichi tu, il concambio alla riqualificazione (ed alla fruizione pubblica) dell’asta fluviale. La demolizione dei frantoi deve essere preventiva all’attività estrattiva e la riqualificazione deve avvenire man mano che procedono gli stralci attuativi. Da ultimo non sottovaluterei la riduzione, rispetto alle norme sovraordinate, della profondità massima di scavo (10 metri anziché 15) e la distanza minima dai fabbricati esterni allo scavo (50 metri anziché 20). Non abbiamo inteso fare alcun spot pre elettorale, anzi il nostro piano è stato il frutto del lavoro di almeno un paio di anni di approfondimento. Noi siamo soddisfatti di ciò che abbiamo fatto, resto comunque a disposizione per mostrarti la cartografia di Piano dalla quale potremo osservare che l’estensione dell’area di intervento è limitata solo a quanto necessario per restituire alla pubblica fruizione un ambito oltremodo degradato. Nell’occasione potremo conversare anche in merito alla pianificazione sovraordinata ed alle indicazioni che dava, il ché, credo, potrà portarci a condividere il fatto che ciò che si è fatto non è stato di poco conto. Saluto.

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