PoesiaFestival & C. Uno sguardo disincantato sugli eventi culturali del territorio dell’Unione

I due eventi culturali più importanti del territorio dell’Unione Terre di Castelli hanno trovato spazio in questi giorni sui quotidiani locali. Mi riferisco al PoesiaFestival (vedi) ed al Festival nazionale ed europeo del Teatro dei Ragazzi di Marano (vedi). Il primo è, ad oggi, l’unico evento progettato e realizzato sin dall’inizio a livello di Unione Terre di Castelli – ed oggi coinvolge anche il Comune di Maranello. Il secondo è, ancora oggi, alla XXVIIa edizione, un evento solo maranese, nonostante, nel frattempo, la disponibilità di teatri nella zona si sia decisamente ampliata, prima con il teatro La Venere a Savignano, quindi con il teatro E.Fabbri a Vignola. Diversi i motivi che li hanno portati all’attenzione dei media locali. Per il Teatro dei Ragazzi di Marano l’occasione è l’inaugurazione (avvenuta ieri alle 20.30 – location il solito Centro culturale di Marano) e dunque la presentazione del programma che si dipana fino al 14 maggio. Per il PoesiaFestival, invece, si tratta di una polemica tra il coordinatore del PD del territorio, Luca Gozzoli, ed il Comune di Savignano (vedi Il Resto del Carlino del 14 aprile, p.23). Gozzoli ha attaccato denunciando l’intenzione dell’amministrazione di Savignano di abbandonare il festival. Questa ha risposto che si tratta solo di un ridimensionamento del contributo finanziario, che passa da 10 a 5mila euro. Dunque nessun abbandono, nessuna smobilitazione. Al di là dei motivi contingenti e più o meno mondani, vale la pena interrogarsi su questi due eventi culturali e sulla capacità di questo territorio di promuovere iniziative nel campo culturale che siano allo stesso tempo iniziative di qualità (volte a promuovere la cultura) ed anche in grado di dare visibilità al territorio e di attrarre visitatori e turisti.

Una scena di “Per un pugno di poesie” con Neri Marcoré in occasione del PoesiaFestival 2005, prima edizione (foto del 2 ottobre 2005)

[1] Vorrei dire subito, nel modo più chiaro possibile, che ritengo un errore la smobilitazione dal PoesiaFestival. Se il Comune di Savignano ha avuto questa tentazione ci sono buoni motivi per resisterle. Così come sarebbe stato opportuno resistere alla tentazione di ridurre il contributo savignanese per il 2011 a 5.000 euro, contro i 10.000 del 2010. Allo stesso tempo vorrei dire a Luca Gozzoli che non ricordo di avere sentito la sua voce, dal vivo o a mezzo stampa, quando il Comune di Savignano, retto da Catia Fornari, sindaco DS-PD, decise di sfilarsi dal Festival del Teatro dei Ragazzi di Marano che, beneficiava in effetti dei contributi dei comuni limitrofi (tra cui anche di Savignano) a seguito del riconoscimento dell’importanza di politiche interculturali. Ricordo le infinite, ma inutili, discussioni che io, in quanto assessore alla scuola di Vignola, intavolai con il corrispondente assessore savignanese che, però, stava al diktat del sindaco Fornari: ripiegare e investire solo su Savignano (stessa cosa successe anche per la contribuzione alla gestione della piscina “intercomunale” di Vignola). Uno a uno, palla al centro, dunque. Sgombrato il campo dei tatticismi di corto respiro della politica locale, vediamo di occuparci delle questioni più serie. Quelle, diciamo, strategiche. Se guardiamo ai luoghi o istituzioni della cultura vediamo che l’offerta di questo territorio – mi riferisco a quella maggiormente significativa – è abbastanza limitata. Tali “istituzioni” si contano sulle dita di una mano: la Rocca di Vignola, il Museo dell’aceto balsamico tradizionale di Spilamberto, il museo della Terramara di Montale (nel comune di Castelnuovo Rangone). E’ in crescita anche Palazzo Boncompagni (o Palazzo Barozzi) a Vignola, ma manca ancora un programma di valorizzazione a medio termine. Forse la Rocca Rangoni un domani potrà essere della partita – oggi è prematuro. Lo stesso dicasi per il futuro museo archeologico di Spilamberto che, dopo l’inaugurazione ed i primi anni di euforia, rischia di fare la fine del Museo dell’elefante di Savignano. Peggio ancora il MUSA (sta per Museo dell’Assurdo) di Castelvetro – appunto, un progetto assurdo. E comunque a dimensione di francobollo. Anche sugli eventi sarebbe opportuno iniziare a pensare strategicamente, come suggerito, peraltro, in un documento di lavoro predisposto dal sottoscritto e da Giancarlo Gasparini nel 2006 (vedi). Ma in questi anni gli amministratori del PD sono stati in altre faccende affacendati, per cui invece di fare scelte ed investirvi in modo significativo, hanno preferito continuare ad affastellare eventi e micro-eventi, spazi e micro-spazi della cultura, dimostrando una scarsa capacità di pensare strategicamente come territorio. Il fatto è che anche gli eventi di maggiore importanza – che a me paiono, appunto, il PoesiaFestival e il Festival del Teatro di Marano – qualche sofferenza la manifestano e non solo per il progressivo ridursi delle risorse su cui possono contare, pur in presenza di sponsor privati che sostengono l’iniziativa. Come sempre un po’ di trasparenza aiuterebbe i cittadini di questo territorio a comprendere meglio e, dunque, ad offrire contributi per il miglioramento. Ma un report che analizza l’offerta culturale di questo territorio (con tanto di dati sui frequentatori) e costituisce il fondamento di un minimo di “pensiero strategico” rimane un’araba fenice. Comunque, il principale limite del Festival del Teatro dei ragazzi sta sul versante del pubblico, visto che difficilmente quest’ultimo va al di là dei confini del pubblico strettamente locale e delle famiglie (poche) al seguito delle compagnie di ragazzi. Ad esso si somma la situazione del sistema scolastico italiano in cui manca una chiara scelta a favore del teatro come mezzo di grande potenza espressiva e, per questo, di grande valenza educativa. Servirebbe un’impostazione “all’americana” in cui, ad esempio, lo sport diventa una materia curriculare che accompagna l’attraversamento del sistema scolastico fino al campus universitario. In assenza di ciò l’attività teatrale a scuola rimane un’attività marginale e che deve competere con la varietà (e forse anche ridondanza ed eccessi) della qualificazione dell’offerta formativa – conseguenza del fatto che, da tempo, alla scuola italiana è chiesto molto di più di ciò che essa può dare. Per quanto il Festival del Teatro dei Ragazzi sia un’iniziativa di alto valore, è certo che difficilmente potrà costituire un importante fattore di visibilità di questo territorio. Così come difficilmente potrà avere importanti ricadute culturali – semplicemente per il numero limitato di classi che riesce a coinvolgere ogni anno.

Scena da “Per un pugno di poesie” con Neri Marcoré in occasione del PoesiaFestival 2005, prima edizione (foto del 2 ottobre 2005)

[2] Anche sul versante del PoesiaFestival si riscontrano “limiti” che è bene mettere a fuoco. Così da avere piena consapevolezza delle sue potenzialità e dell’investimento che è necessario compiere per fargli fare un ulteriore salto di qualità. Prima di tutto è bene dirsi con grande chiarezza che il primo vincolo sta nel tema stesso: la poesia. Checché se ne dica l’appeal che suscita la poesia, in quanto tema di un “festival”, non è proprio fortissimo. “Vendere” poesia è indubbiamente più difficile che vendere altri temi: filosofia (Modena), letteratura (Mantova), economia (Trento), la mente (Sarzana), fumetto (Bologna), ecc. Non è infatti un genere letterario di quelli che vanno per la maggiore. Il discorso si complica ulteriormente se come location di un siffatto festival si sceglie una realtà di provincia come Vignola & C., ovvero le “terre dei castelli”. E tuttavia questo è il tema che – indubbiamente per merito (o per “colpa”) dell’allora assessore alla cultura dell’Unione, Roberto Alperoli, poeta, nonché sindaco di Castelnuovo – è stato individuato nel 2005 per il primo evento culturale di Unione. Anche sfidando eventi analoghi già presenti, come il Festival internazionale di poesia di Genova (che nel 2011 giunge alla XVIIa edizione: vedi) o come il Parma Poesia Festival, partito in contemporanea con quello dell’Unione Terre di Castelli (vedi). Comunque oggi si tratta di gestire al meglio questa eredità, sapendo di poter contare su meno risorse rispetto a qualche anno fa – un aspetto che indubbiamente incide sulla programmazione. Questi i vincoli. E’ vero che l’impostazione data sin dall’inizio è stata quella di trattare il poetico presente anche in altri generi artistici: cantanti ed attori hanno dunque calcato le scene, assieme ai poeti, delle diverse edizioni del PoesiaFestival. A ben vedere questa impostazione non è solo un modo facile per puntellare e dare un po’ di attrattività alla “poesia vera”. Tipicamente meno “socialmente digeribile” – tanto che, qualcuno che non ha riverenza per l’istituzione può permettersi di enunciare: che noia la poesia (vedi). Piuttosto è anche il riconoscimento di quell’effetto Alka-Seltzer di cui parla Hans Magnus Enzensberger in un breve ma efficacissimo saggio: la letteratura, la poesia come “istituzione” si è sciolta nella prassi linguistica e comunicativa di molti ambiti: musica, cinema, pubblicità … “La poesia tiene banco ovunque, nei titoli dei giornali, nella musica pop, nella pubblicità; che la sua qualità lasci a desiderare non è rilevante. Sentimenti sconosciuti, nuove forme di percezione vengono inventati nel cinema, nelle terapie di ogni genere, nella moda, nella musica, nell’attività politica, nelle sette e subculture, nello spettacolo folle offerto dalle strade delle nostre metropoli. In questo senso, la letteratura è stata coinvolta nella socializzazione. Non è finita; è dappertutto.” (Enzensberger H.M., Mediocrità e follia, Garzanti, Milano, 1991, p.41).

Scena da “Per un pugno di poesie” con Neri Marcoré in occasione del PoesiaFestival 2006, seconda edizione (foto 1 ottobre 2006)

Effetto Alka-Seltzer, appunto: o della pastiglia che si scioglie lentamente “frizzando” e rendendo frizzante l’acqua del bicchiere. Forse c’è un eccesso di ottimismo in questa descrizione, ma è certamente vero che questo processo si riscontra nella società di oggi (la migliore pubblicità, ad esempio, sconfina nell’arte). Qui sta il valore di un festival dedicato alla poesia: nella capacità di offrire nuove percezioni; di “dischiudere mondi”; di insegnare un uso sofisticato della lingua. Ragione in più per cercare di dare solidità e continuità ad un evento – il PoesiaFestival – che oggi è concentrato essenzialmente in pochi giorni dell’anno, a settembre. O poco più. Non che non si sia cercato, sin dall’inizio, di diluire il festival in un periodo più lungo, di dargli una “coda” ed una o più “anticipazioni”. Qualche evento collaterale. Qualche puntata nelle scuole, ecc. Ma se si vuole davvero compiere questo ulteriore passo e radicare il PoesiaFestival nella vita di questo territorio occorre dargli fisicità. Occorre costruire uno o più luoghi della poesia. Una sorta di “casa della Poesia”. Una sede che possa anche fungere da archivio, da memoria del festival, da luogo permanente di eventi ed attività. Certo, in un’operazione di questo genere aiuterebbe l’avere un poeta del territorio. Ma Vignola non è Recanati, né Zante (anche se Ugo Foscolo ha passato alcune notti nelle prigioni della Rocca di Vignola – un po’ poco, in verità). Ma se non c’è un poeta “di grido” nel passato di questo territorio, non è detto che non possa esserci in futuro. Ciò che serve, però, è una visione politica che selezioni uno o due temi culturali per questo territorio (la poesia può essere uno di questi?) e attorno ad essi metta in moto il circolo virtuoso tra “evento” e “luogo”, tra “festival” e “spazio permanente”, ecc. Mostrando, di conseguenza, una adeguata capacità di convogliare risorse economiche ed intellettuali in questa impresa. Sino ad ora non è stato così. L’essere riusciti, come territorio, a dare vita al PoesiaFestival, oramai 7 anni fa, fa pensare che un ulteriore salto di qualità non sia impossibile per questo territorio. Si tratta di vedere se la politica sa cogliere la sfida.

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11 Responses to PoesiaFestival & C. Uno sguardo disincantato sugli eventi culturali del territorio dell’Unione

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    AD ALCUNI PIACE LA POESIA

    Ad alcuni –
    cioé non a tutti.
    E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
    Senza contare le scuole, dov’é un obbligo,
    e i poeti stessi
    ce ne saranno forse due su mille.

    Piace –
    ma piace anche la pasta in brodo,
    piacciono i complimenti e il colore azzurro,
    piace una vecchia sciarpa,
    piace averla vinta,
    piace accarezzare un cane.

    La poesia –
    ma cos’é mai la poesia?
    Più d’una risposta incerta
    è stata già data in proposito.
    Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
    come all’àncora d’un corrimano.

    Wislawa Szymborska

  2. Luciano Credi ha detto:

    Salve,

    perché non pensare di unire il festival della poesia al più bel evento culturale della provincia, cioè il festival della filosofia (che riguarda oltre a Modena, anche Sassuolo e Carpi), dato che le due iniziative cadono nello stesso periodo?

    Ciò darebbe sicuramente un respiro più internazionale al festival della poesia, oltre ad una forse miglior distribuzione dei costi, in quanto gli sponsor disponibili ad investire per il festival della filosofia, sono più numerosi rispetto a quelli dell’iniziativa vignolese.

    Il festival della filosofia è a tema, come credo anche quello della poesia, si può trovare un tema e svilupparlo sia in ambito filosofico che in quello letterario, le due cose non sono in contraddizione.

    A Sassuolo durante il festival della filosofia (con filosofi di fama mondiale… è veramente spettacolare…)vengono coinvolte anche le gallerie d’arte contemporanea, perchè non coinvolgere i poeti?

    Poi pensare ad iniziative da sviluppare assieme a realtà più grandi, forse ci aiuterebbe ad aprirci a tante possibilità culturali, sociali…

  3. giorgio montanari ha detto:

    Caro Paltrinieri, grazie del contributo sul poesiafestival: alcune osservazioni sono scondivisibili, ma, in termini generali, davvero, documentati meglio! Nello specifico poi, cosa significa il Musa (Museo dell’Assurdo) è un progetto francobollo/assurdo? E’ l’unico spazio espostivo in cui da 8 anni si possono vedere grandi movimenti (Fluxus, poesia visiva, poesia concreta-oggetto, etc ) e mostre davvero importanti, come quella dedicata al 150 °: Italia, Italie. Posso affermarlo con grande tranquillità: uno spazio espositivo con una identità precisa, degli obiettivi chiari. Davvero rare situazioni così a livello provinciale, come la stessa comunità artistica riconosce da un po’. Insomma adattare la realtà ad un impianto deduttivo, come fai spesso, ponendo delle premesse davvero ideologiche, non aiuta il tuo ragionamento .
    Poi… un po’ più di sintesi …

    Con simpatia
    Giorgio Montanari

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Giorgio, il tema centrale del post è se questo territorio, sulle politiche culturali, ha una visione all’altezza delle sfide e della crescente competizione tra territori e città. Nel 2005 l’Unione decise di investire sul tema della poesia. Ovviamente ciò rifletteva in primo luogo interessi e visione dell’allora assessore alla cultura. Quella scelta ha alcuni limiti, come ho provato a ricordare: la poesia non è proprio un genere popolare (valgono però le considerazioni di Enzensberger) e questo territorio non è proprio “vocato” per la poesia. Comunque, oggi la scelta è compiuta. Si tratta di decidere se investirvi ulteriormente – ad esempio con uno o più luoghi dedicati (la “casa della poesia” o simili), con una maggiore diffusione nel territorio ed una maggiore presenza nel resto dell’anno di laboratori, concorsi, iniziative, ecc. Insomma, ci sarebbe bisogno di più visione e più risorse. Ma mi sembra che scarseggino a livello di Unione. Il tema centrale del post è questo. Riusciamo o non riusciamo a fare di più? Quali sono le idee in campo, gli obiettivi per questa legislatura? Giochiamo solo in difesa? Mi farebbe piacere sentire gli amministratori dell’Unione fare ragionamenti su questo. Mi farebbe piacere leggere qualche documento di analisi e di programma sul tema della cultura. Invece mi sembra manchi una visione condivisa. Ogni comune va avanti per suo conto. Questo è il tema vero.
    Vengo poi al giudizio sul MUSA. Che tu non condividi e giudichi sbrigativo. Anzi, viziato ideologicamente. Vediamo. Ipotizziamo per un attimo che io abbia preso un granchio mostruoso, che non sia in grado di riconoscere il valore di questo museo (che ho visitato sabato 16/4 per l’ennesima volta). Sulla base di quali argomenti dovrei ripensare il mio giudizio? Il numero dei visitatori? Mi sembra particolarmente basso (ricordo i dati forniti dall’amministrazione di Castelvetro poco tempo fa). La “rilevanza” che esso ha tra i luoghi della produzione artistica? Più difficile da valutare, ma mi sembra scarsa (attendo però documentazione). Ci sono artisti che fanno la fila per tenere lì le loro performances? E’ forse un luogo di fruizione pubblica dell’arte per la formazione di un nuovo gusto collettivo? Temo neppure questo. Altro ancora? Può essere. Forniscimi per favore dati e ragionamenti perché lo possa meglio apprezzare (e come me gli altri cittadini dell’Unione). Io sono disposto a documentarmi (questo blog lo testimonia), ma dove sono i “documenti”, le fonti ufficiali a cui attingere? Posso apprezzare la mostra “Italia, Italie” che però non ha alcun legame necessario, intrinseco con il MUSA. Poteva infatti essere ospitata in qualsiasi comune. In attesa di questi dati ed argomenti rimane tutta la mia perplessità verso uno spazio museale che mi sembra scarsamente significativo. E piccolo – un “francobollo” appunto. E se si vogliono fare cose significative anche le dimensioni, la qualità dell’infrastruttura, la dotazione tecnologica sono tutti elementi che contano. Se – per assurdo – si perdesse la chiave e per un mese non fosse possibile l’accesso ad esso, quanti cittadini castelvetresi pensi verrebbero a protestare all’ufficio del sindaco? So perfettamente che questo NON può essere l’unico criterio di valutazione … però …
    Comunque. E’ uscito in questi giorni il libro Caliandro Ch., Sacco P.L., Italia reloaded. Ripartire con la cultura, Il Mulino, Bologna, 2011:
    http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=14941
    Mi sembra un buono stimolo per la riflessione sulle politiche culturali anche di questo territorio. Ne riparleremo, dunque. Ti auguro buon lavoro!
    Andrea Paltrinieri

  5. zapata ha detto:

    Andrea Paltrinieri vorrebbe fare il MART a Vignola, vorrebbe portare quanto c’è di buono “fuori” da qui, a Vignola. Vignola come Ferrara, Mantova, Brescia, Reggio Emilia, perfino Legnano.
    Desideri più che legittimi, supportati da bozze, piani di lavoro, convegni, “parole, parole, parole” cantava Mina. Chi non è d’accordo sui buoni intenti, credo “tutti” sarebbero d’accordo,migliaia di firme si potrebbero raccogliere. Firmare non costa niente!
    Ma seguendo i vari link che Andrea ci invita a leggere, scopriamo che queste “parole” molto spesso vengono sempre dagli stessi. E lui lo sa, però ci prova lo stesso a stimolarli.
    E’ un inguaribile ottimista o terribilmente diabolico?
    Prendo dal sacco della storia locale una foto : “Vignola paese dormitorio”, si va indietro di qualche decina d’anni. Oggi è cambiato qualcosa?
    E’ bello girare in giostra.
    Ma io mi chiedo: al di là delle parole che con un pò di esercizio tutti possono imparare, le capacità, il saper fare, quanti le hanno?
    Non sarà che chi crede di saper tutto, crede anche di saper far tutto? E ci lascia lì immobili a ripetere il mantra? Contenti però di aver i progetti pronti. Pronti all’occorrenza!
    Il Poesiafestival non poteva nascere se non dalla mente di R.Alperoli, sindaco e prima assessore alla cultura di Castelnuovo, “superdotato” in confronto ai colleghi dell’Unione.
    L’edizione 2010, come spettacolo è stata da sballo, eccezionale, bella gente, belle cose.
    Io credo che anche senza fare un “festival” che fa tanto moda, se i signori dell’Unione (cos’è?) si rimboccassero le maniche, lasciando la direzione a chi ne è capace(con documentazione allegata!), potrebbero diluire nell’arco dell’anno le manifestazioni culturali.
    E fare cultura.

    Non è sufficiente restaurare Palazzo Barozzi per fare buone cose, la partenza mi è sembrata molto, molto scarsa. A parte il rinfresco! E il futuro lo vedo ancora scarso ma spero di sbagliarmi.
    La Rocca di Vignola, è tenuta molto bene, i soldi non mancano….forse le idee sono meno dei soldi. Abbiamo visto SEGNI…..è stato inaugurato il loggiato della Rocca e nella Sala della Meridiana abbiamo visto Omaggio a Pantani. Si può far meglio, credo. E di più.

    Il Teatro dei Ragazzi di Marano, nasce dalla passione e dall’impegno di alcuni insegnanti e dopo 27 anni è ancora li, grazie all’impegno e al lavoro degli insegnanti e dei ragazzi. Non avrà molta visibilità, avrà poco pubblico ma è di un valore inestimabile per chi lo fa. I ragazzi.

    Passare da Fluxus a Italia.Italie, fa davvero sorridere. Forse Giorgio Montanari era in vena di scherzare. Ci vediamo al MUSA. Dove?

    Per ultimo, un ricordino: dove adesso c’è la sede dell’Unione, sempre indietro nel tempo c’era il centro audiovisivi, archivio fotografico, documentazione degli avvenimenti, laboratori per i ragazzi, prestito delle attrezzature audiovisive….una palestra di creatività, smantellata!!

    Dal niente è difficile possa nascere qualcosa, forse qualcuno che scambia Bixio per Biperio sarà già pronto a presentarsi a fare l’assessore alla cultura…..il nuovo che avanza.

    Come cittadino e abituale frequentatore di questo blog , sento il dovere di ringraziare il Sindaco Giorgio Montanari per essere intervenuto, ma sono molto rammaricato dei non interventi di Sindaci, assessori, politici e politichini citati e no in questo blog. E’ cosi complicato?
    Una tirata d’orecchi anche agli altri, alla maggioranza silenziosa……un pò di spam non guasta.

    Caro Andrea oltre all’improbabile Ugo Foscolo, vorrei ricordare Carducci, che scrive alle amate querce di Vignola ricordando i rossori delle belle donne di Vignola…
    Ciao, zap

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Zap, sì in effetti vorrei il MART a Vignola, anche se sono disposto ad accontentarmi con meno. Battute a parte, la questione è: possiamo “progettare” eventi e luoghi della cultura, ovvero un po’ di cultura “diffusa” ed un po’ di economia DALLA cultura? E poiché sto leggendo un libro di P.L.Sacco che dice in sostanza: “dimenticarsi di cose tipo il marketing territoriale, i giacimenti della cultura, la pianificazione strategica, ecc.” mi chiedo se davvero queste cose non possano essere fatte in modo “vero”, non come le “parole parole parole” che tu citi e di cui pure io sono stato spettatore (spesso – non sempre – perplesso). Ricordo ad esempio “Vignola Città della musica”: qualcuno ne ha più sentito parlare? Oppure il Piano delle strategie del 2006 che prefigurava, per questo territorio, addirittura il “Parco europeo dell’ospitalità” (addirittura!) solo perché questo territorio era “baricentrico” (sic) rispetto alle grandi città d’arte: Venezia, Firenze, Ferrara, Bologna, Parma, ecc. E si potrebbe continuare. Questo però, a mio modo di vedere, non squalifica ogni tentativo di pensare consapevolmente a come radicare un pezzo di futuro, innovativo, in questo territorio. A patto che non si provi semplicemente a vendere fumo. Comunque una simile impresa – un “piano delle strategie” – meriterebbe di essere perseguita. A patto che si innesti in una vera discussione aperta, pubblica, fatta come si deve. Oggi anche le tecnologie aiutano. L’unica cosa che non si può acquisire dall’esterno è consapevolezza, coraggio, lungimiranza degli amministratori.

  6. Vangata ha detto:

    Ma caro Zapata ma perché non ti sei candidato ad una delle tante tornate amministrative a sindaco, ce ne è una anche ora a Zocca, se tu sai tutto di Bixio datti un pò da fare, invece di fare parole fai fatti, lascia la tua professione per qualche anno e regala qualche anno della tua intelligenza alla città, una volta c’era il militare ora ci potrebbe essere il servizio civile. Altrimenti tu fai solo chiacchiere, neanche con tanta obiettività ma solo chiacchiere. Fossero chiacchiere costruttive, con un barlume di proposta e di progetto, anche anche, ma così mi sembri uno degli ennesimi frustrati a cui hanno portato via il giochino. Smetti di far tigrate e passa all’azione

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Zapata non ha bisogno di difensori d’ufficio. Ma tutte le volte che sento qualcuno dire: invece di parlare, invece di criticare, passa all’azione, candidati … beh io penso che sia giusto ricordare che ciò di cui soffre di più questa nostra piccola cittadina è la mancanza di un vero dibattito sulle decisioni politico-amministrative più importanti. Ce ne fossero almeno mille di persone che osservando con costanza l’operato dell’amministrazione (il che vuol dire comunque perdere tempo che altri passano al bar, davanti alla TV o a farsi i fatti loro) fossero poi impegnati a tenere vivo un dibattito, a sviluppare argomenti pro o contro, a criticare … Magari questa e le precedenti amministrazioni avrebbero fatto scelte migliori … O comunque i cittadini avrebbero avuto più chiara la posta in gioco … Basta, dunque con questi proclami qualunquisti! Basta con il dire che prima di criticare uno deve aver mostrato cosa sa fare … Questo è un paese (e non mi riferisco certo solo o soprattutto a Vignola, ma all’Italia intera) che vive di conformismo e di qualunquismo. E si vede,. Purtroppo si vede. Caro “Vangata” fai le tue considerazioni, fai le tue critiche a me o a Zap, senza però ripetere questi triti (e tristi) luoghi comuni. Grazie.

  7. Vangata ha detto:

    Caro Andrea, allora divento serio per un attimo, una cosa è criticare, meglio ribadisco se sulla scorta di dati e con onestà, altro è sparare sentenze, come se chiunque si occupi di casa pubblica fosse disonesto e in cattiva fede o nella migliore delle ipotesi un povero ignorante. E’ vero che non glielo ha ordinato il medico di fare l’assessore o il sindaco, figuriamoci il semplice consigliere comunale. Ma il rispetto a chi ci mette il proprio tempo e il proprio lavoro e poi in quei ruoli viene comunque eletto è dovuto, è un atto di civiltà di una comunità. L’alternativa per una comunità che non ha rispetto delle proprie istituzioni e di coloro che elegge si ritrovi in quei posti il peggio che la comunità riesce a esprimere e non certo il meglio o anche solo il mediocre. Ho presente che difendere il ceto politico non va di moda, ma pur criticandolo cerco di non mancargli di rispetto e di esprimere un opinione critica senza la presunzione che gli altri siano degli imbecilli che non pensano quando assumono delle decisioni. Perchè altrimenti il mio invito a rimboccarsi le maniche e a impegnarsi in ruoli scomodi rimane tutto per intero.

  8. claudia ha detto:

    Ciao Andrea.
    Ti scrivo invece in merito al Festival del Teatro dei ragazzi. Voglio invitarti a venire a qualche serata e a qualche iniziativa, sabato pomeriggio 30 aprile ad esempio o l’ 8 maggio, porta i tuoi figli, vieni a vedere qualche spettacolo, poi alla fine parliamo di numeri e di investimenti economici, di ricadute culturali sul territorio e sul valore formativo del teatro nella scuola. Siamo alla XXVII EDIZIONE e quest’anno ospitiamo più di una decina di scuole e gruppi da tutta Italia, da Bergamo ad Agrigento. Prendi un programma e scegli quel che vuoi. Siamo attivi fino al 15 maggio. Ti aspettiamo…. poi parliamo.

  9. zapata ha detto:

    Questa è la terza cosa che scrivo, le altre due le ho cestinate, erano “chiacchiere non costruttive”, roba da frustrati per intenderci.
    Vorrei accogliere l’invito di passare all’azione, ma devo ammettere che è dannatamente complicato. E’ sicuramente più facile far chiacchiere. Chiacchiere irrispettose!
    La tentazione è molto forte. Ma per rispetto ad Amare Vignola e all’eventuale lettore, vorrei proporre tre letture SERIE, che se fossi uno della triplice (sindaco, assessore, consigliere)terrei nel portafoglio (le prime due) o incorniciata sulla scrivania.

    Quando, nel mese di giugno 2010, sono stata eletta presidente del Consiglio comunale di ………, ho tenuto un breve discorso che sintetizzava il mio pensiero come base per l’impegno politico. Parlavo di RISPETTO e CONOSCENZA e di come questi due aspetti siano essenziali ed indispensabili per una pacifica e costruttiva convivenza. Nei valori del socialismo mi ritrovo e mi sento a mio agio. Rispetto per se stessi e per chi ci sta attorno, per il luogo in cui si vive e per le istituzioni. Ma è solo la conoscenza che ci permette di avvicinare l’Altro e di condividere, imparare e confrontarsi. Senza paure. Con un atteggiamento attivo, modificante e ottimista e con serietà.
    Mi sono candidata perché mi piace pensare di poter dare il mio contributo alla crescita del nostro …….. e per poter lasciare, domani, ai miei figli e ai figli di tutti, una società più solidale.

    “il rispetto, cambia la vita”

    Il rispetto è un valore, un impegno individuale e collettivo, che é promosso dall’esempio. Non si decreta con la moralizzazione, né dando lezioni. Ognuno deve mostrare il cammino, assumendo atteggiamenti e comportamenti rispettosi.
    Tutto quello che si fa quotidianamente, di bene o di male, non è senza effetto sugl’ altri. Nulla é banale.
    Il rispetto deve essere praticato verso l’essere umano, in modo prioritario, ma anche verso l’ambiente, gli animali, i beni pubblici e privati, le leggi, ecc..
    Il rispetto è semplice e praticabile ovunque: in strada, al lavoro, a scuola, su un terreno sportivo, nella natura. È applicabile in tutte le situazioni della vita.

    Il rispetto, sono spesso gesti semplici…
    Uno sguardo amicale
    Un sorriso
    Dire buongiorno
    Ringraziare
    Tenere la porta aperta
    Portare le commissioni di una persona bisognosa
    Aiutare il prossimo
    Essere all’ascolto degl’altri
    Accettare le differenze

    Il mio sguardo è nitido come un girasole.
    Ho l’abitudine di camminare per le strade
    guardando a destra e a sinistra
    e talvolta guardando dietro di me…
    E ciò che vedo a ogni momento
    è ciò che non avevo mai visto prima,
    e so accorgermene molto bene.
    So avere lo stupore essenziale
    che avrebbe un bambino se, nel nascere,
    si accorgesse che è nato davvero…
    Mi sento nascere a ogni momento
    per l’eterna novità del Mondo…

    Credo al mondo come a una margherita,
    perché lo vedo. Ma non penso ad esso,
    perché pensare è non capire…
    Il Mondo non si è fatto perché noi pensiamo a lui,
    (pensare è un’infermità degli occhi)
    ma per guardarlo ed essere in armonia con esso…

    Io non ho filosofia: ho sensi.
    Se parlo della Natura, non è perché sappia ciò che è,
    ma perché l’amo, e l’amo per questo
    perché chi ama non sa mai quello che ama,
    né sa perché ama, né cosa sia amare…

    Amare è l’eterna innocenza,
    e l’unica innocenza è non pensare…

    Fernando Pessoa

    Per chi volesse saper tutto su Bixio :
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-garibaldino-nino-biperio/2148140/18

    Ciao, zap

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