Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento: si scrive energia, si legge democrazia, di Monica Maisani e Eleonora Mariotti

Lo spunto per il titolo di questo post viene dalla Campagna Referendaria per l’acqua pubblica. L’energia, come l’acqua, è un bene comune: la sua produzione e il suo utilizzo devono essere oggetto di decisioni democratiche. Come Lista di cittadini “Vignola Cambia” abbiamo più volte affrontato l’argomento energia, nel programma elettorale e nei nostri recenti emendamenti al Bilancio,  sia dal punto di vista del risparmio che dal punto di vista della sua produzione ed utilizzo più efficiente, ribadendo la necessità, prima di tutto, di un Piano energetico, che vuol dire definire insieme ai cittadini una “politica energetica”. La conoscenza di dati e problemi, infatti,  consente ai cittadini di partecipare alle scelte strategiche , come quelle relative all’energia, di trovare delle soluzioni in modo informato e quindi consapevole. Vignola Cambia ha presentato in Consiglio Comunale delle proposte concrete che sono state bocciate con giustificazioni pretestuose, col fare di chi non ama dialogare. Mentre gli eventi catastrofici in Giappone hanno portato le più grandi potenze economiche del mondo a rivedere i propri programmi nucleari, rilanciando politiche energetiche di risparmio connesso all’uso di fonti rinnovabili, l’Italia ha fatto un timido e truffaldino (solo per affondare il referendum)  passo indietro approvando una moratoria di un anno, senza peraltro porsi il problema di ridefinire la sua politica energetica. Il prezzo del petrolio sale alle stelle e l’uso delle fonti fossili viene drasticamente ridotto dai programmi energetici europei anche allo scopo di raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto ( 20/20/20); anche la Regione Emilia Romagna si muove approvando un Piano energetico tutto improntato sull’uso delle fonti rinnovabili, invece a livello locale l’Amministrazione Comunale di Vignola resuscita il Progetto M.E.T.E. del 2004 peggiorandolo e rendendolo oggi l’opera più inutile per i cittadini, dannosa per l’ambiente ed economicamente svantaggiosa.

L'area (oggi utilizzata come "area spettacoli") in cui era prevista in origine la costruzione del nuovo Polo Scolastico a fianco della centrale di cogenerazione. Nuova porta d'ingresso alla città? (foto del 20 febbraio 2009)

Con la delibera n. 40 del 28/02/2011 la Giunta Comunale ha approvato un verbale di accordo e una nuova convenzione con la ditta concessionaria, la società CPL Concordia, relativi ad un impianto di cogenerazione e ad una rete di teleriscaldamento da realizzarsi per alimentare il Centro Nuoto, alcuni edifici scolastici e altre strutture pubbliche (in pratica, come anche si legge nella delibera è il vecchio Progetto M.E.T.E.). Vengono però modificati i contenuti della concessione su aspetti di notevole importanza: fonte energetica utilizzata (ora esclusivamente gas metano, fonte fossile), lunghezza della rete (ora solo 5 Km), variazione delle tariffe di vendita dell’energia (più costose). Una vera e propria “reformatio in peius “. Il testo della delibera, reperibile sul sito del Comune di Vignola (pdf),  si arrampica su una serie interminabile di “premesso, considerato, valutato, visto, precisato, dato atto ecc.” per tenere in piedi un progetto che, alla luce delle modifiche apportate,  non ha proprio più senso di esistere, né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista economico.
L’originario Progetto M.E.T.E. (Miglioramento Efficienza Trasformazioni Energetiche), del quale nel marzo del 2004 la Giunta approvò uno studio di fattibilità, prevedeva la realizzazione di un sistema integrato di produzione di energia elettrica e calore a servizio delle strutture pubbliche della città di Vignola. Lo studio in questione si inseriva all’interno di un più ampio progetto che riguardava l’individuazione di forme di risparmio e di efficienza energetica e partiva da un’analisi dei consumi dei principali immobili facenti parte del patrimonio immobiliare  comunale. Quel Progetto venne seguito e sostenuto da Monica Maisani in qualità di Assessore alle politiche ambientali,  coordinato dall’allora Dirigente ed Energy Manager Ing. Germano Caroli, attuale Sindaco di Savignano e dal Responsabile del Servizio Ambiente Geom. Ivaldo Gualdi; ottenne anche un finanziamento dalla Regione in quanto rientrante negli obiettivi del Piano energetico regionale. Nella raccolta dei dati furono coinvolte attivamente molte strutture interne all’Amministrazione, perché si condivideva come obiettivo la costruzione di un percorso di reale cambiamento del modo di concepire il tema energetico, riconoscendo che l’uso inefficiente dell’energia era un problema necessariamente da risolvere. A seguito dell’analisi energetica, svolta anche con l’aiuto dell’AESS (Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile della Provincia di  Modena) di cui il Comune di Vignola diventò socio, vennero presentate dal gruppo di lavoro alcune proposte concrete che prevedevano  una più efficiente gestione interna del calore da conseguirsi attraverso specifiche azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria e tramite la realizzazione, con un eventuale partner esterno, di un impianto di cogenerazione e di una rete di teleriscaldamento che potesse servire diverse utenze, anche esterne all’Amministrazione (sede Asl, Ospedale ecc.). In quegli anni, quasi 9 anni fa, un impianto del genere significava già un passo avanti verso l’efficienza e il risparmio energetico. La sostenibilità ambientale era uno degli obiettivi della prima Giunta Adani ed infatti, negli anni 2000-2004, a Vignola venne pubblicata la Relazione sullo stato dell’ambiente, venne firmata la Carta di Aalborg e venne avviato e concluso il percorso di definizione di politiche di sviluppo sostenibile a livello locale di Agenda 21. Il processo  coinvolse direttamente cittadini, associazioni, amministratori e tecnici di 5 comuni (Vignola, Savignano, Marano, Castelnuovo e Spilamberto) nella redazione di un Piano di Azione per la sostenibilità ambientale, economica e sociale e riguardava i seguenti temi: risorse naturali e biodiversità, energia e rifiuti, sviluppo economico e sociale, pianificazione urbanistica e ambientale. Prove di democrazia, quindi. Mentre l’assessore ed i tecnici provavano a mettere in piedi un Piano energetico comunale, la società CPL Concordia si propose per la gestione “esternalizzata” del calore illustrandone i vantaggi economici, gestionali ed ambientali. Dopo una breve istruttoria che mise a confronto le due proposte (gestione interna o gestione esterna), la scelta fu di esternalizzare.

L'area (oggi utilizzata come "area spettacoli") in cui era prevista in origine la costruzione del nuovo Polo Scolastico a fianco della centrale di cogenerazione. Nuova porta d'ingresso alla città? (foto del 20 febbraio 2009)

Chi lavorò al Progetto M.E.T.E. credeva, oltre alla sua fattibilità tecnica, anche in una reale possibilità di cambiamento e di coinvolgimento dei diretti interessati (operai, tecnici, dirigenti, utilizzatori dei servizi). La sostenibilità sta prima di tutto nel cambiamento culturale ed è proprio questo il lavoro più duro. Vinse invece  l’“efficienza del mercato” con le sue conseguenze: la perdita delle conoscenze e delle competenze, l’allontanamento delle decisioni che riguardano i cittadini dagli organi democratici (se decide una Società privata, essa ha come obiettivo i profitti) , l’impossibilità di fare progetti e programmi per il futuro e quindi di fare politica. Oggi, nonostante il contributo di Hera ( in veste di fornitore di energia) vera e propria  multinazionale del calore (lo è divenuta in questi ultimi anni: vedi), e della CPL che gestisce gli impianti,  Vignola non ha ancora un Piano energetico, non conosce lo stato dei suoi consumi e non è in grado di programmare alcuna azione concreta che possa minimamente avvicinarsi agli obiettivi provinciali, regionali o comunitari. E’ inutile un Patto dei Sindaci o il censimento dei tetti degli edifici pubblici su cui installare pannelli fotovoltaici se a Vignola non si ha un Piano energetico, delle linee guida o almeno solo delle idee valide sul tema energia.
Il progetto di cogenerazione, come viene descritto ora dalla delibera di Giunta n. 40 del 28/02/2011, è un progetto ormai vecchio e menomato, costerà 4.700.000 €,  utilizzerà solo gas metano e non anche fonti rinnovabili (e per questo le tariffe saranno più costose), sarà dotato di una rete di soli 5 km (veramente poco, pari al giro di un paio d’isolati appena e l’ampliamento ipotetico della rete non è contemplato nei costi) e dalla sua centrale tecnologica si elimina il rivestimento in acciaio Cor–Ten, pensato per mitigare l’impatto del suo inserimento architettonico nel contesto, che l’avrebbe almeno (magrissima consolazione) resa solo esteticamente più congrua con un ambiente urbano vista anche la sua vicinanza con il futuro Complesso Scolastico (vedi).
 Quest’opera ora non ha più senso. Le tendenze attuali, data la tecnologia di cui disponiamo oggi, sono quelle di avvicinare il luogo di produzione dell’energia al luogo del consumo e, piuttosto che centralizzare il calore e distribuirlo con reti costose, è meglio decentrarlo attraverso piccoli impianti alimentati se non completamente almeno in parte da fonti rinnovabili: il Centro nuoto per esempio ha un tetto sul quale si potrebbe collocare un impianto fotovoltaico e solare termico e non si comprende come mai questa ipotesi non sia stata ancora presa in considerazione. Ogni edificio potrebbe essere autosufficiente se solo si capisse che attuare un risparmio energetico vuol dire intervenire riqualificando energeticamente ogni involucro edilizio perché l’energia più pulita è quella che non si consuma e si chiama “negawatt”. Sarebbe molto meglio spendere quei quattro milioni e settecentomila euro per intervenire sul risparmio e sull’efficienza energetica dei singoli edifici pubblici e piantare tanti alberi (invece di tagliarli), ma di queste “politiche intelligenti” al momento non se ne vede l’ombra ed è un peccato, arriva l’estate e un po’ d’ombra a piazza Braglia, a piazza Corso Italia o a via Barella la cercheranno in tanti.

Annunci

One Response to Impianto di cogenerazione e teleriscaldamento: si scrive energia, si legge democrazia, di Monica Maisani e Eleonora Mariotti

  1. Roberto Adani ha detto:

    Mi fa sinceramente piacere il vostro intervento pensavo ormai di essermi solo immaginato il percorso piuttosto articolato di questo progetto che avete riportato fedelmente. Detto questo insisto nel precisare una questione. CPL presentò la proposta di gestione calore in quanto vincitrice del bando Consip (struttura ministeriale che faceva gare per tutti i comuni) e allora la normativa richiedeva che i comuni dimostrassero con una proposta migliore e più conveniente la mancata adesione a Consip. Devo dire che L’ing. Caroli e l’ing. Parise fecero una intensa opera di messa a punto del servizio proposto. Tanto che tutti furono concordi nel riconoscere la grande professionalità di CPL nella successiva gestione calore. In realtà il comune imparò molto da quella gestione, tanto che finito il contratto tornò a fare da solo senza problemi e con ulteriori risparmi. Già da diversi anni il comune gestisce in economia (penso ancora oggi) sempre con l’ausilio di una serie di imprese.
    Anzi, proprio per questo si decise di andare comunque avanti con il bando per il teleriscaldamento. Credo in tutta sincerità Monica, che se tu fossi stata assessore anche nella legislatura seguente, dal giorno dopo avresti continuato in quel progetto predisponendo il bando e indicendo la conseguente gara. che è quello che è stato fatto da quegli stessi soggetti, Ing. Caroli, Ing. Parise e agenzia per l’energia. Una riflessione seria andrebbe condotta su due aspetti. Il primo riguarda il fatto che su progetti complessi tra studio, individuazione dei percorsi amministrativi e finanziari, coinvolgimento dei vari attori, percorsi partecipati sia interni che esterni si impiegano i cinque anni di una legislatura solo per sviluppare il preliminare e la fattibilità. I tempi tecnici e amministrativi stretti stretti, senza patologie, tipo ricorsi e conteziosi necessitavano di 2 o3 anni solo per la gara di project. (ora avendo eliminato il project a due fasi un pò meno). Poi bisogna fare la progettazione esecutiva e fare l’ennesimo passaggio per le autorizzazioni. In questo caso è stato elaborato anche uno studio specifico del CNR sulle emissioni e sul bilancio ambientale dell’intervento, il prima e dopo. Poi si potrebbe iniziare i lavori, ma è già passata un altra legislatura. A questo punto nessuno si ricorda nemmeno più da dove si era partiti e quindi si dovrebbe partire da capo. Non ne troverete più dei sindaci che si impegnino in progetti pluriennali e complessi che per loro natura durano oltre i 10 anni in questo paese. Dopo la scomparsa di partiti abbastanza robusti da essere capaci di portare avanti progetti di lungo periodo sta succedendo qui quello che succede ormai in tutto il paese, l’assenza di progetti e di una visione strategica.
    Il secondo aspetto riguarda la demenzialità del vincolo del patto di stabilità. Tale vincolo infatti limita fortemente la capacità di investimento degli enti locali, impedisce gli investimenti anche quando sono vantaggiosi e porterebbero un utile per il comune e la comunità. Avrei voluto sinceramente investire direttamente sul fotovoltaico, Avevamo stimato di investire oltre 4 milioni di euro. Dopodichè perfino per cambiare i filtri della piscina facevamo fare gli investimenti all’Olimpia che gestisce l’impianto pur di evitare il vincolo del patto, figuriamoci per i pannelli fotovoltaici. Anche per gli investimenti sul fotovoltaico era stata inventata la patrimoniale. Questo è il difficile quadro in cui si trovano ad operare gli enti locali da diversi anni, si potrebbero liberare molte risorse semplicemente concedendo autonomia ed eliminando vincoli insensati.
    Sono i problemi di una politica i cui meccanismi non funzionano più.
    Questa vicenda nel suo piccolo lo conferma. Si parte dalla discussione su via libertà, l’amministrazione pensa per eliminare la questione di rinunciare all’impianto a biomasse a cui era collegato il progetto sapendo che anche su quello non c’era condivisione, però c’è un contratto firmato per cui si trova necessariamente un compromesso. Risultato: nè via Libertà nè biomasse fine della discussione. Non ho certamente un interesse personale a che si faccia o non si faccia l’intervento, perfino per CPL in termini economici non cambierebbe molto, è comunque un progetto dai numeri molto tirati a cui le varie Hera o Enel non sono mai state interessate perchè rientrava in un tempo troppo lungo. Ma a volte si fanno le cose anche per qualche soddisfazione e con un pò di passione e di orgoglio pensando di fare la cosa giusta. Mi dispiace veder buttato via il lavoro di tante persone e ancora di più sapere che la questione si ripresenterà nello stesso modo al prossimo progetto. D’altra parte la politica nazionale non dà il buon esempio, grande battaglia contro i provvedimenti ad personam di Berlusconi, la risposta è stato il processo breve e una serie di provvedimenti che massacra il sistema giustizia, oggi tutti pensano che sarebbe stato allora meglio una bella immunità personale basta che Berlusconi la smetta di far danni. Non siamo messi bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: