Il ritorno del Glifosato, di Stefano Corazza

Ho già segnalato in passato quello che ritengo un abuso degli erbicidi al glifosato nelle nostre campagne. Proprio nello stesso luogo di cui ho documentato in precedenza la situazione, anche quest’anno “qualcuno” (di cui è facile conoscere nome e cognome) ha riempito i campi e soprattutto i fossi di disseccante. Questi fossi si trovano nella parte terminale degli scoli che servono all’irrigazione a scorrimento delle campagne proprio in prossimità (poche decine di metri) del loro ritorno nell’alveo fluviale. In questo caso specifico le acque sono sversate in una lanca fossile dell’alveo (ove probabilmente un tempo scorreva il canale dei mulini) in cui, per la presenza stabile di acque, si è insediata una interessante vegetazione igrofila e in cui si possono spesso osservare (nelle fasi di secca) caprioli all’abbeverata. L’International Agency for Research on Cancer (IARC), con sede a Lione (Francia), ha condotto un’analisi delle ricerche sulla cancerogeneità del glifosato (pubblicato su The Lancet Oncology: vedi) evidenziando un legame tra il glifosato e i suoi metaboliti nelle acque e l’insorgenza tumorale negli animali. Il glifosato è stato dunque inserito nella scala IARC  2A, probably carcinogenic to humans (qui la presentazione dello stato della ricerca e delle valutazioni IARC su Nature: vedi).

Glifosato2_19mag2017

Un fosso trattato con diserbanti al glifosato nei pressi dei campi di sperimentazione del ciliegio a Vignola (foto del 19 maggio 2017)

Il glifosato pur non vietato nell’Unione Europea perché considerato (al momento) non nocivo per la salute umana, nonostante diversi pareri di organismi scientifici e oltre 3 milioni di firme di cittadini raccolte da una iniziativa di petizione popolare, è dal 2016 non più utilizzabile, in Italia, in ambito urbano e in zone sensibili quali parchi e giardini ed è più volte stato oggetto di attenzione sia al Senato che alla Camera di proposte di legge miranti a limitarne fortemente l’uso nelle campagne. Persino le etichette dei prodotti contenenti glifosato come principio attivo impongono cautela sul loro uso in prossimità dei corpi d’acqua.
Ciò che rende questo specifico caso davvero paradossale è che questo “abuso” di disseccante avviene tra due “Campi sperimentali” in cui sono allevati susini e ciliegi. Tali campi sperimentali si trovano su terreni di proprietà comunale che sono concessi per finalità di ricerca.

Glifosato3_19mag2017

Trattamento con diserbanti al glifosato nei pressi dei campi di sperimentazione del ciliegio a Vignola (foto del 19 maggio 2017)

Questo fatto mi fa domandare se non sia il caso che il Comune di Vignola debba intervenire richiamando i gestori dei campi sperimentali all’adozione di criteri precauzionali che evitino l’abuso di glifosato per la tutela della biodiversità e della salute umana.
Non pare trascurabile neppure il fatto che i “Campi sperimentali “ di cui sopra siano collocati proprio a confine (e quindi con potenziali effetti negativi) con una azienda frutticola condotta da decenni con pratiche di agricoltura biologica che produce eccellenze e con un altro campo sperimentale per la coltura biologica del ciliegio su cui il Comune stesso investe risorse per la ricerca
Mi rivolgo quindi al Commissario prefettizio di Vignola Dott. Bruno Scognamillo, che ha mostrato nella gestione dell’amministrazione comunale competenza, saggezza e di avere a cuore il bene comune della città, perché verifichi con i concessionari le modalità di conduzione della ricerca richiamandoli ad evitare le pratiche quanto meno inopportune ora utilizzate.

Stefano Corazza

 

Annunci

5 Responses to Il ritorno del Glifosato, di Stefano Corazza

  1. Marco Sola ha detto:

    Salve,
    da cosa si vede che è glifosfato?

    • Stefano Corazza ha detto:

      L’odore è intenso e caratteristico e permane a distanza di tempo dai trattamenti.
      Gli effetti sono particolarmente evidenti.
      Il glifosato è il principio attivo della stragrande maggioranza dei diserbanti-disseccanti oggi commercializzati sotto diverse etichette. Il capostipite è stato il famoso Round UP della Monsanto.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Qui la scheda sul glifosato realizzata dall’AIRC:
    http://www.airc.it/cancro/disinformazione/glifosato-erbicida-cancerogeno/

    Il 22 agosto 2016 in Italia infatti è entrato in vigore un decreto del ministero della salute che ne limita l’uso e il commercio. È ormai vietato usare glifosato in luoghi pubblici come “parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie”. È vietato anche impiegarlo in agricoltura nel periodo che precede il raccolto e la trebbiatura (cioè quando finisce per restare quasi tutto su ciò che mangeremo). Il decreto inoltre revoca le nuove autorizzazioni a mettere in vendita prodotti fitosanitari che lo contengono.
    http://www.internazionale.it/opinione/marina-forti/2016/08/23/glifosato-italia-divieto

  3. Marco Sola ha detto:

    Il primo link ha due anni, indagini successive hanno dato altri riscontri. https://it.wikipedia.org/wiki/Glifosato Di fatto è vietato solo in Italia, mi sembrerebbe uno strano caso in cui siamo più furbi degli altri. In ogni caso la classificazione cancerogena 2A è la stessa della carne rossa e di fare il barbiere https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_IARC_Group_2A_carcinogens

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Io in effetti ho smesso di andare dal barbiere. Scherzi a parte, la massima autorità in materia, l’International Agency for Research on Cancer (IARC), con sede a Lione (Francia) – è l’ente incaricato di trattare le analisi relative ai tumori per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ritiene il glifosato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”. In attesa di risolvere l’incertezza, ovvero di capire se è effettivamente cancerogeno oppure no (se lo stanno chiedendo le agenzie di protezione ambientale, es. EPA negli USA), possiamo fare finta di niente oppure vietarne l’uso. Un po’ come l’amianto negli anni ’50. Io non ho dubbi. Meglio perdere un po’ più di tempo a tagliare l’erba lungo i fossi che aggiungere un ulteriore rischio. Ma tu, se vuoi, puoi anche usarlo per condire la tua insalata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: