Una statua di Jacopo Barozzi. Ma la raffigurazione non convince

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L’idea di realizzare una statua di Jacopo Barozzi da collocare nel cortile di Palazzo Barozzi (la denominazione che si è infine imposta per Palazzo Contrari-Boncompagni) è senz’ombra di dubbio assolutamente condivisibile. Fa parte di quelle azioni che si iniziano finalmente a dispiegare, grazie alla Fondazione di Vignola, al fine di valorizzare la figura dell’illustre architetto vignolese (1507-1573). Detto questo debbo però rilevare che la realizzazione, affidata all’artista Nicola Zamboni (vedi), è problematica visto che si discosta in modo significativo dalle poche immagini che abbiamo di Barozzi. Più fedele risulta invece la scultura – un altorilievo – realizzato da Giuseppe Graziosi nel 1907 in occasione del quarto centenario della nascita di Barozzi ed ora collocata sulla facciata di Palazzo Barozzi.

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Raffigurazione di Jacopo Barozzi sul frontespizio della Regola delli cinque ordini, 1562.

[1] Una nuova statua di Jacopo Barozzi – la prima statua vignolese! – verrà presentata al pubblico sabato 13 maggio 2017 in occasione della rendicontazione del mandato 2013-2017 della Fondazione di Vignola (Sala dei Contrari, ore 17.00 – vedi). La statua ornerà temporaneamente Piazza dei Contrari e successivamente troverà collocazione definitiva, una volta completata la ristrutturazione dell’edificio, nel cortile interno di Palazzo Barozzi. L’opera è associata ad un’iniziativa di sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Centro Italia nel 2016. Iniziativa benemerita, ma qui ci concentriamo sulla scultura. Che pare problematica in quanto si discosta in modo non trascurabile dalle poche immagini trasmesseci di Jacopo Barozzi. Una rassegna di tali immagini è stata condotta da Christof Thoenes in un volume collettivo del 2002 dedicato a Jacopo Barozzi Il Vignola (vedi). Secondo Thoenes sono quattro le immagini pervenuteci di Barozzi, non tutte perfettamente coerenti. La prima è quella che compare nel frontespizio della Regola delli cinque ordini, pubblicata nel 1562. Un secondo ritratto di Barozzi è ravvisabile in un affresco di Federico Zuccari raffigurante L’apostolo Giacomo Maggiore (affresco nella cappella di Palazzo Farnese a Caprarola dipinto nel 1567). Esiste anche un disegno preparatorio a sanguigna e grafite del volto del personaggio raffigurato nell’affresco (conservato all’Ashmolean Museum di Oxford). Il terzo ritratto è in un affresco di Jacopo Bertoia (sempre a Palazzo Farnese di Caprarola – Sala Ercole). Il quarto, infine, è di nuovo sul frontespizio di un’opera di Barozzi (Le due regole della prospettiva pratica …) pubblicata postuma nel 1583 a cura di Egnazio Danti. Il modello utilizzato per quest’ultima raffigurazione è quello del 1562. Secondo Thoenes “la scelta di questo modello, probabilmente riconducibile a Danti, può valere come conferma della sua fedeltà” (p.110).

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Federico Zuccari, L’apostolo Giacomo Maggiore, disegno preparatorio, Ashmolean Museum, Oxford (vi si ravvisa un ritratto di Jacopo Barozzi)

[2] Sembra dunque, per diverse argomentazioni che Thoenes articola, che l’immagine più fedele di Jacopo Barozzi sia la prima, quella del 1562 (è plausibile che il ritratto, attribuibile a Taddeo o Federico Zuccari, sia contemporaneo della pubblicazione, ovvero databile al 1562, quando Barozzi aveva 55 anni). La terza e la quarta ricalcano sostanzialmente quella. Se ne discosta invece la seconda, ma ciò potrebbe essere dovuto, più che ai cinque anni trascorsi dal primo ritratto (l’affresco di Caprarola è del 1567), dal fatto che in tal caso Barozzi venne preso a modello per realizzare uno dei dodici apostoli (e potrebbe essere stato un po’ adattato a tal scopo) e dalla minore accuratezza ritrattistica di Federico Zuccari (rispetto a Taddeo). La raffigurazione del 1562, dunque, sembra essere quella che meglio di altre ci restituisce l’immagine di Jacopo Barozzi (a 55 anni): “Gli occhi chiari, lo sguardo intenso, sono rivolti verso l’osservatore, come in un autoritratto. L’espressione è seria, indagatrice, riflessiva: la fronte aggrottata suggerisce un’intensa attività intellettuale. Il naso troppo grosso che pende sul labbro superiore conferisce al volto un’aria melanconica. Bocca e mento sono nascosti da una folta barba.” (p.108) Questa è in effetti l’immagine di Barozzi che si è diffusa e che è, per chi ne ha un minimo di conoscenza, immediatamente riconoscibile. E’ a questa immagine, inoltre, che si è affidato Giuseppe Graziosi per la realizzazione della scultura di Barozzi nel 1907. Prende un’altra via, invece, Nicola Zamboni realizzando una scultura il cui volto differisce da questa immagine rendendo più problematico il riconoscimento. Sarebbe risultata più opportuna una maggiore fedeltà all’immagine ad oggi riconosciuta, pur con le inevitabili incertezze, come la più probabile di Jacopo Barozzi.

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Raffigurazione di Jacopo Barozzi realizzata da Giuseppe Graziosi in occasione del quarto centenario della nascita di Barozzi (1907) ed ora collocata sulla facciata di Palazzo Barozzi (foto del 14 novembre 2015)

[3] La realizzazione e l’installazione di una stata di Jacopo Barozzi è tuttavia solo il primo passo verso la costruzione di un luogo che meglio lo ricorda e che, soprattutto, offre l’occasione per averne conoscenza della vita e delle opere (un’esigenza avvertita da tempo: vedi). Uno spazio “museale” dedicato a Jacopo Barozzi è infatti previsto all’interno di Palazzo Barozzi (da poco acquisito nella disponibilità della Fondazione: vedi) e la Fondazione dovrebbe essere all’opera per definirne contenuti, modalità e tecnologie espositive. E’ solo il caso di ribadire che risulterebbe alquanto opportuno presentare pubblicamente il progetto di questo spazio espositivo, così come dell’utilizzo dell’intero palazzo, prima che le decisioni in merito siano assunte (prima dunque che esso diventi, di fatto, non modificabile). E’ auspicabile che gli organi della Fondazione maturino la convinzione che la realizzazione di progetti complessi beneficiano del pubblico confronto con la città e che anche eventuali critiche aiutano a decidere meglio.

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Jacopo Barozzi di Nicola Zamboni (immagine Fondazione di Vignola)

PS Ho mantenuto la denominazione Jacopo Barozzi, affermatasi nel tempo, pur consapevole dell’intenzione della Fondazione di Vignola di superare questa versione “alla Toscana”, usata ad esempio da Giorgio Vasari nell’edizione del 1568 delle “Vite” (vedi) – edizione ampliata rispetto alla prima edizione del 1550, in cui, invece, di Barozzi non si fa menzione. Attendo dunque che si prenda almeno un orientamento univoco. Nel pieghevole realizzato per la presentazione della nuova statua sulla copertina è indicato Iacomo Barozzi, mentre all’interno Giacomo Barozzi. Per la stesura di questo post mi sono avvalso di Christof Thoenes, L’immagine dell’architetto, contenuto nel volume Tuttle R.J., Adorni B., Frommel C.L., Thoenes C. (a cura di), Vignola Jacopo Barozzi, Electa, Milano, 2002 (vedi), pp. 108-110. Il volume racchiude il risultato della ricerca preparatoria per la mostra “Jacopo Barozzi da Vignola. La vita e le opere”, realizzata dalla Fondazione di Vignola a Palazzo Contrari-Boncompagni dal 30 marzo al 7 luglio 2002. Ringrazio Giuseppe Pesci, vicepresidente della Fondazione di Vignola, ed Achille Lodovisi, responsabile del Centro di documentazione della Fondazione stessa, per avermene fatto avere una copia.

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Nicola Zamboni, Statua di Jacopo Barozzi, particolare (foto del 14 maggio 2017)

PPS Sabato 13 maggio, nel tardo pomeriggio, inaugurazione della statua di Jacopo Barozzi realizzata da Nicola Zamboni. Ciascuno può giudicare la (non) somiglianza con le immagini pervenuteci del Barozzi. Discutibile l’opera anche dal punto di vista estetico. Non c’é paragone con la scultura realizzata da Giuseppe Graziosi nel 1907 (che pure ha un piglio ottocentesco).

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4 Responses to Una statua di Jacopo Barozzi. Ma la raffigurazione non convince

  1. Diana Garofani ha detto:

    NO, no! mi spiace, ma questo di Zamboni non è per nulla Jacopo Barozzi!
    Questo è più il Burt Lancaster del Gattopardo un po’ invecchiato.

    Dalle lunghe e difficili ricerche fatte alcuni anni fa, proprio per “riprodurre” il nostro anche con l’ abito idoneo, i risultati sono stati i seguenti:
    – per l’abito ho “studiato” quello del ritratto “L’Architetto” di Lorenzo Lotto (1540 Germaldegalerie), quello sul frontespizio delle “Due regole…” di Egnazio Danti (1583) ed anche il busto che si trova presso la Calcografia Camerale di Roma. Con l’insieme dei tre “pezzi” di abiti ho realizzato quello che, secondo me, lo rappresentava meglio
    – per il volto e la postura, a mio parere, è quest’ultima ‘effige” che più lo rappresenta.
    Devo aggiungere che, essendo il Barozzi molto schivo, non ho trovato altri ritratti convincenti e, comunque quasi tutti a mezzo busto, men che meno quello dello Zuccari ritratto da apostolo con abito detto proprio “alla postolica”:
    qui addirittura Barozzi mi sembra piuttosto scettico per non dire seccato.

  2. Diana Garofani ha detto:

    Sono andata a rivedermi il materiale che avevo trovato tanti anni fa sul nostro Barozzi, e ho dovuto rilevare che nessuna delle “foto” che ho assomiglia alla nuova statua. Se si guarda il naso, che è uno dei tratti più identificativi, ed è un naso piuttosto importante, quasi curvato sul labbro superiore, e se si aggiunge poi che un naso continua a crescere fino alla morte, ne deriva che il bel nasino dritto e abbastanza affilato della statua è “da giovane, ma in un volto vecchio” ed è molto diverso dal Barozzi che abbiamo sempre conosciuto…poi vabbè c’è la libertà artistica…che va rispettata e che non è certo in discussione…comunque con una bella targa che riporta i dati del nostro, tutti sapremo/sapranno che è “LUI”.
    Per l’abbigliamento mi riservo di osservarlo con più calma da vicino.
    Nella piccola parte di foto vista sopra, quel cappello ha una tesa di tipo ottocentesco (un po’ Verdiana)…ma qui mi fermo: appurerò meglio.

    Per fortuna, comunque, che qualcosa di concreto relativamente al Barozzi si sta muovendo!
    Un saluto

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La Fondazione di Vignola ha commissionato all’artista Nicola Zamboni quest’opera in rame e bronzo raffigurante Jacopo Barozzi. Scarsa la rassomiglianza con le immagini pervenuteci di Barozzi (pur con tutte le incertezze del caso). 12.000 euro di costo di materiale pagati dalla Fondazione. Creatività e realizzazione sono stati donati dall’artista. L’opera è al momento collocata nel cortile della Rocca, ma è destinata al cortile di Palazzo Barozzi. Come ho scritto l’idea di una statua di Jacopo Barozzi è una bella idea. Ma la realizzazione non è convincente. Non so dire che ne pensano dell’opera in Fondazione (tra l’altro nei materiali a stampa di presentazione sono utilizzate le immagini del bozzetto, non dell’opera finita), io dico chiaramente che è stata un’occasione sprecata. Il committente ha semplicemente scelto l’artista sbagliato. Nulla contro Zamboni come artista (altre sue opere sono apprezzabili). Al proposito è interessante il confronto con la scultura realizzata da Giuseppe Graziosi nel 1907, in occasione del quarto centenario della nascita di Barozzi, ed oggi collocata sulla facciata di Palazzo Barozzi. Dopo più di cento anni è ancora lì e fa la sua figura. Una bella scultura, discretamente somigliante (nonostante il piglio ottocentesco). E’ interessante, per converso, immaginarsi dove sarà la statua di Zamboni tra cento anni (ma plausibilmente anche prima). Magari in uno scantinato.
    Qui un po’ di immagini:

    Vignola_Regola_1562
  4. Diana Garofani ha detto:

    Credo che la Fondazione, alla quale ora bisogna fare veramente un plauso per aver acquisito in comodato Palazzo Barozzi che, sono certa, verrà portato a livelli eccellenti e dove, sicuramente, verrà collocata la statua in maniera idonea e permanente.
    Penso sia un passo bello ed importante, per portare all’evidenza di cittadini e turisti il nostro amatissimo gioiello e l’altrettanto amato Barozzi CONOSCIUTO E AMMIRATO IN TUTTO IL MONDO E QUASI MISCONOSCIUTO ALLA MAGGIOR PARTE DEI VIGNOLESI (come più volte ho già detto).

    Ad esempio a Roma, dove sono andata spesso alloggiando in un quartiere poco distante dall’Auditorium, mi guardavo in giro e leggevo il nome del VIGNOLA in ogni dove: strade, monumenti, ristoranti, pizzerie, musei, alberghi e finanche gelaterie. Per me era una vera gioia! E parlavo con tante persone che ne tessevano le lodi…per me un grande orgoglio e una grande soddisfazione!

    Per finire, mi permetto quindi di ringraziare la Fondazione auspicando il “meglio del meglio” relativamente a Jacopo o Iacomo o Giacomo che dir di voglia e al Palazzo.
    Grazie anche ad Andrea per l’ospitalità.

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