Nel Duecento la contesa tra Modena e Nonantola porta alla costruzione di due chiese contrapposte a Spilamberto. Una conferenza di Matteo Al Kalak

13 marzo 2017

Al Kalak

Spilamberto, un castello per due vescovi. La chiesa di San Giovanni e la chiesa di Sant’Adriano nella contesa tra Modena e Nonantola: nuovi documenti d’archivio – è questo il titolo della conferenza che Matteo Al Kalak, ricercatore e docente a contratto all’Università di Modena e Reggio Emilia (vedi), terrà mercoledì 15 marzo, ore 20.30, alla Spazio eventi L.Famigli di Spilamberto. L’iniziativa è promossa dall’associazione Archivivi e vuole dare evidenza all’importanza dei documenti d’archivio per la conoscenza della storia locale. A Spilamberto la chiesa di San Giovanni Battista e la chiesa di Sant’Adriano quasi si fronteggiano, collocate sulla medesima via a pochi metri l’una dall’altra. Si tratta di una collocazione singolare a cui non prestiamo più attenzione assuefatti dalla familiarità di questa conformazione. Eppure questa peculiare collocazione testimonia di un intento di presidio del territorio tra due fazioni in lotta. Da un lato Modena, dall’altro Nonantola (appoggiata a Bologna). Nuovi documenti d’archivio gettano nuova luce su quelle vicende – è di questo che parlerà Matteo Al Kalak nell’incontro spilambertese. Leggi il seguito di questo post »


Archivivi. Urge una ripartenza

23 febbraio 2016

Un anno fa nasceva l’associazione “Archivivi”. Sua missione la promozione dello studio della storia del territorio e la divulgazione del patrimonio documentale degli archivi storici dei comuni dell’Unione Terre di Castelli in via di ricollocazione nel nuovo Polo Archivistico (vedi). 35 i soci fondatori provenienti dai comuni del territorio (tra di essi ci sono pure io). Purtroppo il primo anno di vita (sic) si è risolto con un nulla di fatto. Zero. Resisto alla tentazione di fare polemica (qualche ragione l’avrei, viste le considerazioni fatte a suo tempo, il 16 gennaio 2015, in occasione dell’assemblea di costituzione dell’associazione) poiché, nonostante la falsa partenza, le ragioni dell’iniziativa rimangono intatte. Ed in considerazione del fatto che l’intero consiglio direttivo si presenta dimissionario all’assemblea dei soci convocata per il prossimo 2 marzo (pdf). Insomma, meglio lavorare per una ripartenza.  Leggi il seguito di questo post »


La Grande Guerra nel fondo fotografico Mario Borsari. Una mostra vignolese

29 novembre 2015

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C’è una foto che da sola vale una visita alla mostra (Sale della Meridiana nei pressi dell’ingresso alla Rocca, fino al 10 gennaio 2016: vedi). Si vedono soldati in uniforme che salutano militarmente le “autorità” al centro della scena: due muli. Nell’angolo in alto a destra è vergato a mano il titolo ideale della scena: “Gran rapporto”. E’ un’immagine che spiega meglio di un trattato l’atteggiamento con cui molti italiani vissero la costrizione della prima Guerra Mondiale: senza mai perdere consapevolezza dello scarto tra la retorica patriottica e la realtà della macchina organizzativa militare. Leggi il seguito di questo post »


Celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia nell’Unione Terre di Castelli. Un’occasione persa

27 novembre 2011

L’Unione Terre di Castelli, per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, ha proposto un ricco programma di iniziative, dipanatosi dal 17 marzo sino a metà novembre (vedi). Questa manifestazione ha avuto successo oppure no? Ha “funzionato” oppure no? Non sarebbe male porsi questa domanda. Voglio farlo qui seguendo le tracce di un ragionamento fatto da Roberto Balzani, sindaco di Forlì, ma anche professore straordinario di storia contemporanea dell’Università di Bologna, sulla rivista Il Mulino (n.5/2011), dove si interroga sull’efficacia del “programma” nazionale per il centocinquantesimo. Rispetto a quali parametri possiamo valutare se le manifestazioni locali per i 150 anni dell’Unità d’Italia sono state un successo oppure no? Partiamo da qui.

Francesco Selmi, patriota vignolese, con la famiglia. Il Risorgimento, a Vignola e dintorni, fu solo un movimento di élites? (foto dell'1 ottobre 2011)

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Vignolesi comuni nel Risorgimento. Una mostra mancata

16 ottobre 2011

Sabato 1 ottobre è stata inaugurata la mostra “Una storia da incorniciare. Il Risorgimento italiano illustrato dai pittori dell’800”. Ospitata presso le Sale della Meridiana, nei locali a fianco dell’ingresso della Rocca e recentemente ristrutturati dalla Fondazione di Vignola, resterà aperta sino al 13 novembre. La mostra è stata curata dal Gruppo di documentazione vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, è stata finanziata dalla Fondazione di Vignola ed è inserita nel programma delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia (un programma né unitario, né caratterizzato da eventi significativi, quasi gli amministratori del territorio fossero stati colti di sorpresa dalla ricorrenza: vedi). Con grande onestà gli stessi curatori l’hanno definita una “mostra storico-didascalica”. In effetti non è nulla di più. Vi ci si trova quello che si troverebbe in un normale sussidiario di storia per le classi elementari. Solo due pannelli in più, curati dalla biblioteca comunale, su Francesco Selmi, patriota vignolese. Unico piccolo “cammeo” di storia locale. E’ un peccato. Visto che la celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia poteva essere l’occasione per offrire ai vignolesi l’opportunità per recuperare un po’ di consapevolezza storica. E il fatto è che, se incaricati per tempo, gli amici della “Mezaluna” avrebbero avuto sia le competenze sia i materiali documentali per fare ben altro, per dare uno spaccato vivo della comunità vignolese degli anni attorno al 1860. E magari, collaborando con altri gruppi di cultura e storia locale, offrire un affresco non esangue di questo territorio. Comunque, il tema della “partecipazione” della comunità locale al Risorgimento è troppo intrigante. Per questo, in vista della prossima celebrazione, quella dei 200 anni, vorrei lasciare un appunto. Magari se il futuro vorrà concedere a questo comune di avere un assessore alla cultura come si deve potrà anche succedere di riuscire ad avere, in occasioni importanti come i “centenari” dell’unità di questo paese, eventi minimamente significativi, in grado di contribuire ad irrobustire la nostra fragile consapevolezza storica. Vediamo. Leggi il seguito di questo post »


Segni. Cinque secoli di graffiti nella Rocca di Vignola

28 giugno 2010

Con il titolo “Segni” è stata inaugurata il 12 giugno una singolare esposizione alla Rocca di Vignola. Oggetto della mostra sono appunto i “segni” che una popolazione varia – abitanti, ospiti, visitatori – ha lasciato sulle pareti della Rocca stessa. Incisioni, disegni, scritte, scarabocchi, impronte. Nelle sale affrescate, nelle prigioni, nei camminamenti, nelle stanze degli armigeri. Dal XV al XX secolo. Molti segni risultano incomprensibili o dicono davvero poco. Altri sono firmati o consentono comunque di fare congetture sull’autore. Qualcuno offre un piccolo squarcio sulla vita di allora e sulla condizione di chi lo lasciò. “CAPPE. ALTE. RICCI. QUI. ENTRO’. SENSA MOTIVO CIURA DI FARE VENDETTA” – così si legge inciso in una cella della torre Nonantolana. “ADI 16 8br 1581 IO GALVANO FUI MISO IN PRIGIONE CREDENDO DI FARE BENE P[ER] IL NOSTRO PATRONE ET TROVAI A GRAN MIO DANO ET COSTO CHE FEZE MALE” – questa scritta è invece nello stipite di una porta della sala delle colombe, un tempo riservata all’amministrazione della giustizia. Graffiti e scritte sui muri della Rocca ci offrono un diverso punto di vista su più di cinque secoli di storia. Una storia “dal basso”, fatta delle vicissitudini, tribolazioni, sogni del “volgo” che ha frequentato il castello di Vignola. Una storia complementare a quella delle fonti ufficiali; quest’ultima più attenta a fornire elementi di conoscenza delle élites locali (con l’eccezione degli atti dei tribunali, spesso uniche fonti che consentono di ricostruire le microstorie quotidiane della gente del popolo – un bellissimo esempio è il libro dello storico Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500, Einaudi, Torino, 1976: vedi). La mostra rende accessibile questa dimensione di storia popolare.

Dalla mostra "Segni": una delle 21 immagini di grande formato, scritta incisa in una cella della torre Nonantolana (foto del 19 giugno 2010)

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