Aperta al pubblico a Modena la Galleria d’arte di BPER: Banca

11 febbraio 2018

Cristoforo Canozi da Lendinara, L’adorazione del Bambino con San Bernardino (particolare), 1470 circa.

Tra i non molti i dipinti del Rinascimento modenese figura l’anconetta (un dipinto per l’altare di non grandi dimensioni) di Cristoforo Canozi da Lendinara (altre suo opere in Duomo a Modena ed alla Galleria Estense: vedi) da tempo nel patrimonio artistico della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, ora BPER: Banca. Assieme ad una trentina di altre opere di quella importante collezione (oltre 700 dipinti) è oggi accessibile al pubblico nella sede espositiva da poco inaugurata (La Galleria-Collezione e Archivio Storico) in via Scudari 9, in pieno centro a Modena, nel grande salone che un tempo ospitava le assemblee dei soci. La Galleria è aperta al pubblico nel primo weekend del mese, dal venerdì alla domenica (ore 10-13 e 14-18). Merita una visita. Leggi il seguito di questo post »

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Un affresco rinascimentale in Duomo a Modena. Di Cristoforo da Lendinara

12 febbraio 2017
Cristoforo Genesini da Lendinara, Madonna col Bambino, particolare dell'affresco della Cappella Bellincini (1476 circa) nel Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

Cristoforo Genesini da Lendinara, Madonna col Bambino, particolare dell’affresco della Cappella Bellincini (1476 circa) nel Duomo di Modena (foto del 10 agosto 2016)

E’ stato definito “il più grande ciclo di affreschi della Modena quattrocentesca” (così Daniele Benati, 1990, p.12). Ma è praticamente sconosciuto ai più, anche se si trova all’interno del Duomo di Modena, primo monumento cittadino. Si tratta dell’affresco, articolato su tre livelli, che trova posto nella Cappella Bellincini (la prima nella navata destra). E’ attribuito a Cristoforo Genesini (o Canozi) da Lendinara (è un piccolo borgo della provincia di Rovigo). La datazione è incerta, ma sembra attribuibile al 1476 circa. Coperto già a cinquant’anni dalla sua esecuzione da una grande pala del più moderno Dosso Dossi (1474-1542) e poi via via da altri dipinti, è stato riscoperto solo nell’Ottocento. Probabilmente anche a causa dei danni subiti nel tempo non attira in genere l’attenzione del visitatore. Eppure merita ancora una volta di essere “riscoperto”. Leggi il seguito di questo post »


Giorgio Vasari e Francesco Zaganelli alla Pinacoteca di Ravenna (MAR)

7 maggio 2016

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Presso il Museo d’Arte Città di Ravenna (MAR) è in corso una mostra su “La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto” (fino al 26 giugno: vedi). Merita in particolare per le opere degli italiani tra le due guerre (Carena, Carrà, De Chirico, Martini, Savinio, Severini). Ma merita forse ancora di più una visita la collezione permanente, la Pinacoteca di Ravenna, suddivisa in “Collezione XIV-XIX secolo” (vedi) e “Collezione XIX-XXI secolo” (qui con alcune opere stupende di Domenico Baccarini; vedi). Ero alla ricerca di un “Vasari ortopedico” – espressione di scherno per un dipinto di Giorgio Vasari (1551-1574), un Compianto su Cristo deposto dalla croce realizzato nel 1548 su commissione del Monastero di Classe. Ma in più ho avuto occasione di ammirare l’opera di un artista locale che non conoscevo, Francesco Zaganelli da Cotignola (piccolo comune romagnolo, nei pressi di Lugo, provincia di Ravenna), pittore vissuto a cavallo tra XV e XVI secolo. Una vera sorpresa. Ma procediamo con ordine. Leggi il seguito di questo post »


Il compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, in Santa Maria della Vita a Bologna

18 gennaio 2015

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Uno dei capolavori dell’arte rinascimentale è senza dubbio il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, un gruppo di sculture in terracotta a grandezza naturale dalla fortissima espressività. Si trova a Bologna, nella chiesa di Santa Maria della Vita, facente parte del patrimonio dell’Azienda USL di Bologna ed inserita nel circuito di Genus Bononiae. Musei nella città, gestito dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (vedi). Per chi sta a Vignola una visita è d’obbligo, vista la facilità con cui oggi Bologna si può raggiungere grazie al “trenino” (vedi). L’opera è visitabile da martedì a domenica in orario 10-19. Leggi il seguito di questo post »


Il manierismo di Giulio Romano nel Palazzo Te a Mantova

29 dicembre 2014

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Palazzo Te a Mantova, opera di Giulio Romano, pittore ed architetto della prima metà del ‘500, è conosciuto soprattutto per le decorazioni e gli affreschi degli interni (la camera dei giganti e la camera di Amore e Psiche sopra ogni altro). Ma è anche un esempio superbo di “manierismo” in architettura come illustra con efficacia Peter Murray in un noto libro di qualche tempo fa dedicato all’architettura del Rinascimento italiano (Peter Murray, L’architettura del Rinascimento italiano, Laterza, Roma-Bari, 1977: vedi). Una villa suburbana, a ridosso della città, dedicato all’onesto ozio del signore della città (come si legge nella camera di Amore e Psiche), il marchese Federico II Gonzaga (vedi), ed ai fastosi ricevimenti degli ospiti più illustri. Una villa per soggiorni diurni (non sono contemplate camere da letto) a breve distanza dal palazzo che i Gonzaga avevano in città. Leggi il seguito di questo post »