Occupy Wall Street. Da New York a Vignola?

13 dicembre 2011

Le voci più chiare contro gli effetti della crisi economica e per un cambio di “sistema” sono quelle dei nuovi movimenti di protesta, dagli Indignados in Spagna a Occupy Wall Street negli USA. Minoranze attive che reagiscono scendendo in piazza al disvelamento degli effetti del “capitalismo scatenato” e dell’incapacità della politica di fronteggiare questa situazione di crisi. Ma queste persone, giovani e non più giovani, non sono né marginali, né isolati. E’ singolare che persone di grande autorevolezza siano oggi schierate al loro fianco. Paul Krugman, economista liberal e premio Nobel per l’economia nel 2008, è una delle voci più autorevoli ed insistenti che oggi sta richiamando l’attenzione sul rischio di un’imminente catastrofe economica e sull’esigenza di un deciso cambio di rotta nel “governo” dell’economia mondiale (per due dei più recenti “allarmi” si vedano gli articoli di Krugman su Il Sole 24 ore del 3 dicembre – vedi – e su la Repubblica del 4 dicembre: vedi). Lo stesso fanno intellettuali autorevoli come Jürgen Habermas, Ulrich Beck, Slavoj Zizek – e molti altri. Essi esprimono preoccupazioni sulla minacciosa sfida che l’economia capitalista ha portato alla società e di cui oggi sono chiaramente manifesti gli effetti, in termini di crescenti disuguaglianze sociali, di ipoteca sul futuro di chi è giovane, di progressiva distruzione ambientale, di rischio di autodistruzione. Ciò nonostante la maggior parte dei cittadini – sbigottita, rabbiosa o rassegnata – assiste senza reazioni evidenti a quanto sta avvenendo all’economia ed alle politiche che gli stati mettono in campo per cercare di scongiurare il rischio di default. Eppure il momento è decisamente critico e stare semplicemente a guardare è un lusso che non ci si può permettere. E’ importante innanzitutto cercare di comprendere eventi e collegamenti, per quanto questi risultino difficilmente decifrabili dalla maggior parte dei cittadini: in Europa, in Italia, a Vignola.

Llyn Foulkes, Where did I go wrong, 1991 - 54a Biennale d'arte di Venezia, 26 agosto 2011

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Don Gallo e Corrado Oddi a Vignola, martedì 13 settembre ore 21, invitati dalla lista di cittadini Vignola Cambia

10 settembre 2011

Martedì 13 settembre, alle ore 21, presso Casa Frate Leone (convento dei Frati Cappuccini di Vignola, in via C.Plessi 207), don Andrea Gallo e Corrado Oddi parleranno dei “beni comuni” dopo il referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno scorso. L’iniziativa è promossa dalla lista di cittadini Vignola Cambia (vedi). 

Don Andrea Gallo, genovese, è il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova (vedi). Un “prete da marciapiede” come lui si è definito intitolando così un suo libro (vedi), impegnato a servire le persone in difficoltà (“un piede in chiesa e uno nella strada”). Ovvero un prete fedele all’insegnamento di don Lorenzo Milani e di don Giuseppe Dossetti, a cui si richiama idealmente. Corrado Oddi, della segreteria nazionale della Funzione Pubblica CGIL, fa parte del coordinamento nazionale del Forum Italiano Movimenti per l’Acqua (vedi) ed è dunque tra i promotori del referendum sull’acqua. L’incontro vignolese sarà dunque un momento di confronto tra queste due figure ed il pubblico sul tema dei “beni comuni”, sulle prospettive per la gestione dei servizi idrici dopo il referendum, sulla difficilissima situazione a cui il governo Berlusconi sta precipitando il paese. “Disubbidite, l’Italia sta affondando” – ha affermato pochi giorni fa, a Mantova, don Gallo (vedi). C’è bisogno di una consapevolezza più acuta dei vizi (tanti) e delle virtù (forse altrettanto consistenti, ma meno visibili) di questo paese, visto che le chances di “ricostruzione” saranno proporzionate alla precisione della diagnosi (oltre che alla disponibilità di attori capaci di farsene carico). Per questo l’incontro è importante. E lo è anche per i temi locali. Qui vorrei provare a spiegare perché.

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