Riflessioni in merito all’articolo ‘ASP Gasparini: arte versus management?’, di Marco Franchini

19 aprile 2016

Ciao Andrea, nel tuo post del 12 aprile 2016 (“ASP Gasparini: arte versus management?“: vedi) trovo diversi passaggi su cui vorrei esprimere alcune riflessioni. Ti dico fin da subito che non entrerò nel caso dell’ospite citato nell’articolo, se non in modo riservato e personale. Non perché mi manchino elementi a supporto (anche se il contesto riferito è molto generico), ma perché parlando di persone e non di numeri intendo difenderne senza “se” e senza “ma” l’intimità che questi importanti strumenti d’approfondimento, inevitabilmente, rischiano di valicare. Nel merito: tutti gli aspetti che mettiamo in campo, siano essi operativi, manageriali o culturali, devono ricondursi al miglioramento del servizio e avere al centro l’utenza. Se, dunque, il tuo articolo pone come elemento di rilevanza la centralità dei servizi nulla da eccepire. A loro dobbiamo in modo assillante rivolgere il nostro operato. Qui non si tratta di arte versus management o cultura contro operations, ma si tratta di operatori, responsabili e promotori culturali insieme verso l’efficace ed efficiente erogazione concreta di servizi. Per questa ragione, innanzitutto sui dati citati andrebbero fatte alcune specifiche di merito. Leggi il seguito di questo post »


ASP Gasparini: arte versus management?

12 aprile 2016

E’ la prima volta in Italia che si fa una cosa del genere, che per noi è parte del disegno organico di apertura alla città legato anche alla nuova sede progettata dall’architetto Paolo Portoghesi” – è quanto afferma, con una punta d’orgoglio, Marco Franchini, presidente dell’ASP G.Gasparini di Vignola (così sulla Gazzetta di Modena di oggi, 12 aprile 2016: pdf). Il riferimento è all’iniziativa “Theoria degli affetti: abitare le conseguenze”: l’artista Isabella Bordoni (vedi) vivrà per due settimane (giorno e notte) dentro alla casa residenza per anziani di via Resistenza a Vignola con l’obiettivo di realizzare un servizio fotografico da tradurre in mostra a beneficio della città (più installazione audio itinerante ecc.). Non c’è aspetto della vita quotidiana che non possa essere trasformato in arte o performance artistica – lo sappiamo da tempo. Ma mentre mi è chiaro che l’arte contemporanea vive (anche) di questo, confesso anche che mi aspetterei da parte dei vertici dell’ASP impegni meno artistici e invece più legati al management dei servizi ed al miglioramento della qualità della vita degli utenti. Insomma, mentre è chiaramente percepibile un meritorio intento di “relazione” tra l’ente e la città (“Lo scopo è che Vignola si metta in ascolto”, afferma Marco Franchini), non è ugualmente percepibile il lavoro, ugualmente “creativo” (ma poi da trasformare in routines), per migliorare la performance dell’ente e la qualità dei servizi che esso eroga. Leggi il seguito di questo post »