Una statua di Jacopo Barozzi. Ma la raffigurazione non convince

7 maggio 2017

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L’idea di realizzare una statua di Jacopo Barozzi da collocare nel cortile di Palazzo Barozzi (la denominazione che si è infine imposta per Palazzo Contrari-Boncompagni) è senz’ombra di dubbio assolutamente condivisibile. Fa parte di quelle azioni che si iniziano finalmente a dispiegare, grazie alla Fondazione di Vignola, al fine di valorizzare la figura dell’illustre architetto vignolese (1507-1573). Detto questo debbo però rilevare che la realizzazione, affidata all’artista Nicola Zamboni (vedi), è problematica visto che si discosta in modo significativo dalle poche immagini che abbiamo di Barozzi. Più fedele risulta invece la scultura – un altorilievo – realizzato da Giuseppe Graziosi nel 1907 in occasione del quarto centenario della nascita di Barozzi ed ora collocata sulla facciata di Palazzo Barozzi. Leggi il seguito di questo post »

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Una mostra a Ferrara sull’Orlando furioso. Ci dice qualcosa?

30 ottobre 2016
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Piero di Cosimo, Liberazione di Andromeda (particolare), 1510 circa (foto del 23 ottobre 2016)

A Palazzo dei Diamanti a Ferrara è in corso una bella mostra (vedi) per i 500 anni dalla prima edizione dell’Orlando furioso (che è del 1516: vedi), il poema che Ludovico Ariosto (Reggio Emilia 1474 – Ferrara 1533: vedi) scrisse alla corte Estense. Il sottotitolo della mostra – Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi – dichiara quale vuol essere il filo conduttore di un’esposizione che propone testi, libri, dipinti e sculture, altri oggetti della vita della nobiltà d’allora. E’ il tentativo di far percepire l’immaginario delle élite di allora tra avventura cavalleresca (in declino, dunque mitologizzata), battaglie, amor cortese, vita di corte, intrighi e incantesimi, labirinti e prove della vita, teatro, ecc. D’altro canto l’opera di Ariosto, nella sua complessità, ben si presta a questo: mescola romanzo, epica e lirica, contiene molte linee narrative, è ricca di personaggi dalle molte sfaccettature. All’epoca fu un vero bestseller – evidentemente aveva gli ingredienti per entrare in risonanza con un vasto pubblico, come ogni tanto succede in letteratura (pensiamo a La Nouvelle Héloise di Rousseau: vedi). Ma oltre allo scontato invito a visitare la mostra (qui i “5 motivi per non perdere la mostra dell’anno” secondo l’Huffington Post: vedi) vorrei suggerire un motivo in più di interesse: quale spunto per gli organizzatori della mostra permanente dedicata a Jacopo Barozzi che si prevede di realizzare in un prossimo futuro a Palazzo Barozzi. Leggi il seguito di questo post »


Doppio handicap per Jacopo Barozzi

11 ottobre 2015

Nelle Vite di Giorgio Vasari (1511-1574) non vi è un capitolo specificamente dedicato a Jacopo Barozzi detto il Vignola (vedi). La biografia di Barozzi, che Vasari conosceva in quanto “collega” artista, per di più coetaneo (Jacopo Barozzi era più anziano di lui di soli 4 anni essendo nato nel 1507), è invece disseminata nei capitoli dedicati ad altri artisti: Taddeo Zuccari (pittore manierista nato nella provincia di Urbino nel 1529, poi al servizio dei Farnese per l’affrescatura del palazzo di Caprarola) e, in misura minore, in quelle di Michelangelo, Francesco Primaticcio detto il Bologna (pittore bolognese con cui Jacopo Barozzi collaborò nella parte iniziale della carriera) e dello stesso Vasari. Sappiamo però che Vasari non è un osservatore neutrale della realtà artistica della metà del ‘500. Il trattamento che egli riserva a Barozzi riflette sia la tesi di fondo secondo cui l’innovazione vera nel campo artistico è dovuta al “gruppo fiorentino” massimamente rappresentato da Michelangelo (e ciò squalifica automaticamente il gruppo dei bolognesi: Sebastiano Serlio, Primaticcio, Prospero Fontana, Barozzi, Pellegrino Tibaldi – i primi due però terminarono la loro carriera artistica alla corte del re di Francia, chiamati a Fontainebleau da Francesco I), sia una certa “gelosia” che egli nutriva verso il Vignola derivante anche da una diretta competizione nell’acquisire committenze nella Roma pontificia di allora. Ciò nonostante offre elementi importanti per mettere a fuoco sia le virtù, sia i “limiti” dell’architetto vignolese. Tra questi ultimi, in primo luogo la mancanza di quell’ambizione ed abilità relazionali che in quel contesto erano requisiti fondamentale per un’ascesa sociale e per la conquista di fama e ricchezza. L’handicap di allora si unisce, nella promozione del Barozzi, ad un handicap di oggi, conseguenza della disattenzione dei contemporanei ed in primo luogo dei suoi concittadini – noi vignolesi – e delle locali istituzioni. Leggi il seguito di questo post »


Il manierismo di Giulio Romano nel Palazzo Te a Mantova

29 dicembre 2014

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Palazzo Te a Mantova, opera di Giulio Romano, pittore ed architetto della prima metà del ‘500, è conosciuto soprattutto per le decorazioni e gli affreschi degli interni (la camera dei giganti e la camera di Amore e Psiche sopra ogni altro). Ma è anche un esempio superbo di “manierismo” in architettura come illustra con efficacia Peter Murray in un noto libro di qualche tempo fa dedicato all’architettura del Rinascimento italiano (Peter Murray, L’architettura del Rinascimento italiano, Laterza, Roma-Bari, 1977: vedi). Una villa suburbana, a ridosso della città, dedicato all’onesto ozio del signore della città (come si legge nella camera di Amore e Psiche), il marchese Federico II Gonzaga (vedi), ed ai fastosi ricevimenti degli ospiti più illustri. Una villa per soggiorni diurni (non sono contemplate camere da letto) a breve distanza dal palazzo che i Gonzaga avevano in città. Leggi il seguito di questo post »


Vignola per “il Vignola”. Possibile che manchi uno spazio culturale su Jacopo Barozzi?

17 novembre 2014

Può sembrare paradossale ma a Vignola non c’è uno spazio culturale su Jacopo Barozzi detto “il Vignola”! Eppure, al di fuori dei confini della provincia, la nostra cittadina è conosciuta per due ragioni: le ciliegie (presso un pubblico assai ampio) e Jacopo Barozzi da Vignola (presso un pubblico più ristretto, ma comunque significativo). Fatto assai singolare nessuno dei due “prodotti vignolesi” ha un luogo della cultura, un museo o simili, in cui poter essere adeguatamente presentato ai cittadini residenti ed ai visitatori. Non lo è l’improbabile MAC-Museo all’Aperto del Ciliegio, un progetto fatto partire in sordina sotto l’amministrazione Denti e destinato a perdersi nell’irrilevanza (pdf). Mentre invece per Barozzi non c’è neppure quest’imbarazzo, non essendoci proprio nulla. Gli unici “segnaposto” sono una torta (anche questa con notorietà oltre i confini provinciali!) ed un bassorilievo (vedi) apposto sul palazzo che oggi chiamiamo Barozzi (per la consulenza che “il Vignola” ha dato alla progettazione, forse anche solo dei “corpi posteriori”: loggiato e scala “a lumaca”) anziché Contrari-Boncompagni (i nomi delle famiglie che ne hanno avuta la proprietà; il palazzo fu infatti costruito negli anni 1565-1568 per volontà di Ercole Contrari “il vecchio” che però morì nel 1570). C’è in verità, in aggiunta, anche una fontana (in piazzetta Ivo Soli) che l’allora sindaco Roberto Adani volle a forma pentagonale per ricordare palazzo Farnese di Caprarola (vedi), una delle più straordinarie realizzazioni di Jacopo Barozzi (forse la maggior parte dei 500mila euro impiegati per questa fontana potevano essere più utilmente destinati all’allestimento di un luogo “espositivo” dedicato a Barozzi). Leggi il seguito di questo post »


Jacopo Barozzi e la facciata mancata di San Petronio a Bologna

14 settembre 2014

Il prossimo 27 settembre ci sarà la consegna ufficiale alla città – parliamo di Bologna – dei restauri finora ultimati della basilica di San Petronio (pdf). I marmi ripuliti dallo smog accumulatosi in età moderna hanno riacquistato un bianco bagliore, anche se la maggior parte della facciata della basilica ne è priva visto che non venne mai completata (la “fabbrica”, iniziata nel 1390, venne interrotta nel 1663, 273 anni dopo; da allora sono trascorsi 351 anni). Anche un pezzettino di Vignola partecipa all’evento. O, meglio, del Vignola. Forse non tutti sanno che Jacopo Barozzi detto il Vignola venne infatti nominato nel 1541 architetto capo della basilica con il compito di progettare la facciata e di portarla a compimento. Senza però riuscirvi. Leggi il seguito di questo post »


Il tenero Jacopo. Perde i pezzi la targa per i 400 anni della nascita di Jacopo Barozzi

17 ottobre 2012

Si sta progressivamente sfaldando la targa affissa per ricordare i 400 anni dalla nascita di Jacopo Barozzi, illustre architetto nonché cittadino vignolese (1507-1573). La targa è collocata sulla facciata di Palazzo Barozzi, sul lato destro di chi guarda, e venne lì posta il 6 ottobre 1907 alla presenza del ministro della pubblica istruzione Luigi Rava (la vicenda è raccontata in modo dettagliato nel libro realizzato da Giuliano Grandi, Vignola per “Il Vignola”. Commemorazione di Jacopo Barozzi nel IV centenario della nascita – 1907. Cronaca delle celebrazioni di un centenario, Vignola, 2007, specialmente alle pp.138-148). Leggi il seguito di questo post »