L’anno che verrà. 2015

1 gennaio 2015

E’ giusto che il momento di passaggio più importante, il capodanno, sia anche un momento di riflessione sul recente passato e di auspici per l’anno nuovo appena giunto. Nelle realtà davvero cittadine, dove esiste una sfera pubblica ancora vitale, non atrofizzata o colonizzata, questa riflessione avviene anche pubblicamente. Più voci, non necessariamente concordi, aiutano a mettere a fuoco sia l’interpretazione del passato, sia le aspettative del futuro di una collettività – segnate da speranze o timori, o da un mix di entrambi. “Non ci possiamo permettere rassegnazione e la memoria induce a paragoni e confronti che ridimensionano un po’ lo sconforto” – così Maria Giuseppina Muzzarelli, professore ordinario di storia medievale (vedi), nel commentare il 2014 dalla visuale bolognese (vedi). Assieme all’auspicio di un 2015 contrassegnato da “dignità”, innanzitutto delle istituzioni: “Con correttezza, autentica capacità progettuale, accorte analisi e scelte coraggiose non muoiono ignominiosamente le istituzioni ma consegnano decorosamente a chi è destinato a succederci regole, paesaggi, città, valori sottraendoli a corvi e sciacalli.” E’ un auspicio da far proprio anche nella realtà vignolese visto che ciò che accomuna l’intero paese è il rapporto problematico tra cittadini ed istituzioni (“Si salva solo Papa Francesco” – osserva amareggiato Ilvo Diamanti riflettendo sui dati dei sondaggi: vedi). E forse accanto ai desideri individuali circa il nuovo anno, dovrebbe starci anche l’auspicio, per la collettività, di un’inversione di rotta, di istituzioni pubbliche che “riprendono a funzionare” e dunque alimentano di nuovo un rapporto con i cittadini improntato alla fiducia. Leggi il seguito di questo post »