Quer pasticciaccio brutto dell’insegnamento dell’italiano agli alunni stranieri

7 novembre 2010

L’anno scolastico è iniziato il 15 settembre. Ad oggi, domenica 7 novembre, l’attività di insegnamento della lingua italiana agli alunni stranieri con deficit linguistico non è ancora partita nelle scuole dell’obbligo dell’Unione Terre di Castelli. Sappiamo che gli alunni stranieri che frequentano le scuole del nostro territorio sono più del 20% del totale degli iscritti alle scuole (vedi). Molti di loro, la grande maggioranza, sono nati in Italia o sono in Italia da parecchi anni. Dunque non necessitano di particolare sostegno dal punto di vista dell’apprendimento della lingua italiana. Non è così invece per una minoranza di alunni stranieri, appena giunti dal paese di origine o comunque in Italia da poco tempo. Troppo poco per aver potuto acquisire le competenze linguistiche necessarie per poter frequentare con profitto le lezioni nella scuola italiana. Per affrontare questo problema, dall’inizio degli anni 2000, il comune di Vignola (assieme agli altri comuni del territorio) offre risorse e/o personale alle scuole dell’obbligo (e non solo) per garantire questa attività di formazione linguistica in ambito scolastico. Più rapidamente un alunno straniero diviene in grado di padroneggiare la lingua italiana, più facile sarà per lui procedere con l’apprendimento curriculare (e più rapidamente verrà superato l’handicap, per il gruppo-classe, di alunni che non comprendono e non parlano adeguatamente la lingua italiana). Oggi questa attività è garantita dall’Unione Terre di Castelli. Con l’anno scolastico 2010/2011, però, la macchina istituzionale ed organizzativa si è inceppata. Leggi il seguito di questo post »


Tetto del 30% per gli alunni stranieri/2. Solo effetti comunicativi

15 gennaio 2010

Sul tema del tetto del 30% degli “alunni stranieri” nella classi (e scuole) italiane – provvedimento voluto dal ministro Gelmini – non ci sarebbe nulla da aggiungere a quanto già scritto su questo blog il 10 gennaio (vedi). Ovvero che il provvedimento risulta sia inapplicabile che inefficace. Inapplicabile perché se si considera solo il dato della nazionalità (anziché quello più appropriato della capacità linguistica) vi sono già oggi realtà in cui il tetto è superato, o in generale o in riferimento a singoli indirizzi scelti (e non è possibile costringere una famiglia a scegliere un orario piuttosto che un altro, o un indirizzo piuttosto che un altro). Inefficace perché ciò che conta davvero non è la nazionalità (e dunque quanti sono gli alunni stranieri), ma piuttosto la competenza linguistica (ovvero quanti sono gli alunni che non conoscono adeguatamente la lingua italiana). E se si guarda a questo dato – la capacità di parlare in italiano – un eventuale intervento dovrebbe puntare innanzitutto ad un’opera di formazione intensiva e preventiva, più che a una redistribuzione (visto che comunque i numeri degli alunni con deficit linguistici sono molto più bassi rispetto al 30%, come riconosce lo stesso ministero).

Biblioteca Auris, Vignola (foto del 28 ottobre 2009).

Ma il “pasticcio” fatto dalla Gelmini che nella direttiva scrive una cosa (il tetto del 30% riguarda gli alunni stranieri tout court) ed in TV ne dice un’altra (ovvero che gli stranieri nati in italia non sono conteggiati ai fini del calcolo del “tetto”) richiede un chiarimento. Inoltre, la reazione della stampa rende evidente che la finalità del provvedimento era essenzialmente comunicativo: si da l’idea di un provvedimento che risolve un problema (come per le “ronde” volute dalla Lega Nord), quando invece così non è. E soprattutto, annunciando un provvedimento del governo si offre l’occasione (per il modo in cui questo è congegnato) di creare un’allarme sociale. Il messaggio che passa, infatti, è il seguente: ci sono troppi stranieri nelle scuole italiane (e se non sono troppi oggi, lo saranno certamente domani). Questo è infatti il messaggio veicolato da una parte dei mass media. In effetti a livello locale, soprattutto Il Resto del Carlino, ha enumerato classi e scuole con un “eccesso” di stranieri (considerando il “tetto” del 30%), senza preoccuparsi del fatto che questi fossero o meno nati in Italia, ovvero sapessero o meno parlare l’italiano. Ma la Gelmini non aveva detto di non considerare i nati in Italia? Procediamo con ordine. Leggi il seguito di questo post »


Tetto del 30% per gli alunni stranieri. A che gioco gioca la Gelmini?

10 gennaio 2010

“Si tratta di un provvedimento di buonsenso che nasce dall’esperienza”. Così avrebbe affermato il ministro all’istruzione Mariastella Gelimini nel presentare i contenuti della nota contenente “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana” (vedi la nota del suo ufficio stampa dell’8 gennaio: vedi). La notizia è finita su tutti i giornali di ieri, 9 dicembre, con il titolo “tetto del 30% per gli alunni stranieri”. Poniamo per un attimo che l’intento dichiarato dal ministro Gelmini sia vero: favorire l’integrazione degli alunni stranieri nella scuola italiana. Se questo è l’assunto – “la scuola deve essere il luogo dell’integrazione” – come valutare questo provvedimento? Proviamo dunque ad interrogarci sulla sua applicabilità e sulla sua efficacia. Potremmo scoprire che quello che manca, nel provvedimento del ministro, è proprio il buonsenso. Leggi il seguito di questo post »


Classi ponte. Anche Vignola partecipa al dibattito sulla mozione leghista

18 ottobre 2008

Anche l’Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Vignola è risultato coinvolto nella polemica sulle “classi ponte”. All’origine della vicenda sta una mozione presentata da parlamentari della Lega Nord Padania e del Popolo della Libertà (primo firmatario l’onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord Padania) alla Camera dei Deputati, approvata con 256 voti a favore (e 246 contrari). Leggi il seguito di questo post »