HERA. Piccole increspature sul compenso dei top manager

6 maggio 2012

Nell’assemblea dei soci di HERA spa del 27 aprile 2012, convocata per approvare il bilancio d’esercizio 2011 (pdf), si è consumata una piccola vicenda, sostanzialmente trascurata dal circuito mediatico. Alcuni sindaci di piccoli Comuni azionisti hanno chiesto un “segnale” al management: una riduzione delle indennità. Visti i tempi di crisi, vista la contrazione generalizzata dell’economia e della ricchezza degli italiani, non sembrava una proposta irricevibile. Invece è stata considerata tale. “Non mi sento in debito con nessuno” – avrebbe detto il presidente del CdA Tomaso Tommasi di Vignano (secondo quanto riportato dal Corriere di Bologna del 29 aprile: pdf) mettendo una pietra tombale sull’argomento. Questo piccolo episodio è un buon punto di partenza per una riflessione sul nostro mondo di multiutilities di cui anche buona parte degli amministratori locali hanno perso il controllo (sempre ammesso che abbiano provato ad esercitarlo). Leggi il seguito di questo post »

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Daria Denti. Piccoli demagoghi crescono

18 dicembre 2011

Daria Denti, sindaco di Vignola, ha sentito il bisogno di far sapere a tutti i suoi concittadini, tramite i quotidiani locali, di aver aderito ad una raccolta di firme volta a chiedere la riduzione dell’indennità dei parlamentari. Anzi, a Vignola Daria Denti sarebbe la prima firmataria della petizione, subito seguita a ruota dal suo fido segretario Mattia Monduzzi Donazzi (Gazzetta di Modena del 15 dicembre 2011, p.29). L’iniziativa è promossa da un gruppo facebook che ha scelto come propria denominazione “Nun te regghe più” (65.057 membri il 17 dicembre). Il tema è importante e sarebbe bene trattarlo con serietà. Cedere alla tentazione della pura demagogia, come fa Daria Denti, significa avvelenare i pozzi della già scarsa cultura istituzionale italiana. Da chi ricopre ruoli nelle istituzioni ci si aspetterebbe altro, anche perché qualche problemino sui “costi della politica” ce l’ha pure l’amministrazione comunale di Vignola. Vediamo. Leggi il seguito di questo post »


De-politicizzare le nomine alla Fondazione di Vignola

11 agosto 2011

La riflessione sulla Fondazione di Vignola, sui programmi di medio-lungo periodo, sulle modalità di gestione non può non considerare anche l’aspetto delle nomine degli organi statutari (presidente, comitato di gestione, consiglio di indirizzo). Questo è un aspetto particolarmente importante visto che esiste indubbiamente un nesso tra la performance di un’istituzione e la “qualità” delle persone che la dirigono. Sappiamo inoltre da tempo che uno degli elementi di fragilità dell’Italia risiede nella lunga tradizione di uso “di parte” delle istituzioni (uno dei pochi elementi di continuità delle diverse fasi della storia nazionale). Istituzioni deboli, partiti forti: così poteva essere schematizzato l’assetto politico-istituzionale della cosiddetta prima repubblica. Oggi i partiti sono anch’essi deboli, ma non è detto che si sia affievolita la tendenza ad “occupare” le istituzioni. Anche se le fondazioni di origine bancaria non sono istituzioni pubbliche in senso stretto il tema è comunque rilevante, per le finalità che esse perseguono e per la loro missione al servizio di una precisa comunità territoriale. Questo tema generale interessa anche la Fondazione di Vignola? Dal 2009, quando il consiglio della fondazione è stato rinnovato, la situazione è la seguente: dei 15 componenti nominati 4 sono dirigenti (o ex-dirigenti) o amministratori (o ex-amministratori) del PD. Ad essi si aggiunge un ex-dirigente del PD tra i 3 componenti del Comitato di gestione (in aggiunta a presidente e vicepresidente). E si aggiunge, ancora, un ulteriore consigliere già consigliere comunale a Savignano nel gruppo centrosinistra. Non mi risulta, invece, che siano stati nominati in consiglio dirigenti o amministratori di altri partiti. Se questa è la situazione è opportuno aprire una riflessione sulla tendenza alla “politicizzazione” delle fondazioni (tra cui quella vignolese), sull’opportunità di introdurre qualche correttivo nelle procedure di nomina e di definire con maggiore rigore, in rispondenza agli appelli per un’etica pubblica un po’ più convinta, alcune regole che potrebbero essere messe in pratica, anche senza necessità di scriverle nello statuto dell’ente. Vediamo. Leggi il seguito di questo post »