24 novembre 2019. Sergio Smerieri, fotografo, artista, … cittadino illustre

Invito fronte_home

Un piccolo evento straordinario. Domenica 24 novembre, alle ore 16 presso la Sala dei Contrari nella Rocca di Vignola, viene presentato un libro sull’opera di Sergio Smerieri, fotografo e artista vignolese. Una monografia che ne ripercorre la carriera artistica. Scrivo dunque un breve invito all’evento cercando di mettere in luce la posta in gioco, non solo per l’artista, un amico, ma per la città.Foto 17set2016 004
[1] Chi è entrato non completamente distratto nella sua bottega-laboratorio, chi gli ha commissionato servizi fotografici per eventi familiari privati o attività d’impresa, chi ha sfogliato uno dei suoi libri di foto (Via Fondovalle, 2003; L’Italia è un alveare, 2007; ecc. fino all’ultimo, La Europa, 2019), insomma chi conosce anche solo per frammenti l’opera di Smerieri non può non essere stato colpito dalle immagini fotografiche che propone (vedi). Una fotografia che evoca, sollecita, provoca l’immaginazione, non si limita a riprodurre il mondo guardando e fissando ciò che tutti guardiamo. Una fotografia mai banale pur essendo una fotografia della quotidianità.

Foto 13giu2015 001
[2] Il piccolo evento vignolese del 24 novembre è straordinario non solo per Sergio, ma anche per la città di Vignola – un contesto in cui l’offerta di arte contemporanea è chiaramente un azzardo. Ringraziamo dunque chi con tenacia la propone – e Sergio è tra questi, come risulterà evidente a chi sfogli il libro IbridAzioni. La sua bottega-laboratorio (e, più in generale, la sua opera) è infatti una porta per il XXI secolo, per la “contemporaneità”, per la “modernità” (lasciamo perdere le distinzioni tra post-modernità, modernità riflessiva o altro ancora). E questo in una cittadina di provincia – non solo dal punto di vista geografico, ma soprattutto culturale. Vignola, bisogna dirlo, ha molte più iniziative culturali ed artistiche che parlano del XIX secolo o della prima metà del XX secolo (pensiamo anche solo alle iniziative proposte dagli Amici dell’arte), ma pochissime occasioni di riflessione sulla contemporaneità (per un’altra eccezione: vedi). Il 24 novembre sarà una di queste occasioni – l’invito a non perderlo è motivato anche da questo. Un evento che porta alla ribalta un’arte che rompe con la tradizione, con la rassicurazione, con la centralità del soggetto (noi). E che invece introduce dissonanze, ironia, decentramenti. Perché un artista in grado di realizzare opere che avrebbero potuto approdare alla Biennale d’arte di Venezia (penso ad un’opera come “Eutanasia di un elettrodomestico”, un collage di registrazioni dalla segreteria telefonica) si radica professionalmente in un contesto provinciale e dunque non certo facilitante, se non ostile? Non è facile rispondere se non con frasi fatte: c’est la vie. Eppure abbiamo un disperato bisogno di rompere con la cultura imperante da “sagra paesana” e simili che caratterizza Vignola ancora oggi, anno 2019.

Foto 10ago2013 026
[3] Già in passato, pur non essendo un esperto in fotografia, ho cercato di inquadrare l’opera di Sergio (vedi). Negli ultimi sviluppi emerge in modo più chiaro una riflessione su limiti e possibilità della fotografia nel momento in cui, con il digitale e la diffusione degli smartphone, ognuno di noi produce immagini fotografiche in una misura mai vista nella storia dell’umanità. Se oggi viviamo “un’inflazione di immagini senza precedenti” – da questa situazione prende il via un libro di Joan Fontcuberta (vedi) – quale compito rimane all’artista-fotografo? Difficile fornire una risposta conseguente. C’è comunque chi, in tale condizione, rinuncia alla produzione di ulteriori fotografie. Per l’arte è sufficiente ‘valorizzare’ l’inesauribile patrimonio costituito dall’enorme quantità di immagini già esistenti, immagini prodotte da persone più o meno comuni in quasi duecento anni di fotografia, un patrimonio che peraltro cresce esponenzialmente, certo di qualità assai eterogenea. In tal caso si tratta dunque di rovistare tale patrimonio, estraendo dagli archivi più reconditi quei pochi scatti a cui si riconosce una valenza artistica. Arte, in un certo senso, involontaria, fatta più da chi guarda che dagli oggetti guardati (Gilles Clément: vedi). Arte in cui il produttore non è artista (di professione), mentre l’artista è colui che, riposta la macchina fotografica, seleziona ed organizza le foto altrui. Una fotografia senza fotografo (un ossimoro, chiaramente), potremmo dire. Un’arte senza artista. O piuttosto un mondo in cui tutti possono essere autori di fotografie artistiche pur non essendo professionisti della fotografia. E’ un’arte questa – è bene dircelo – che suscita interrogativi a cui non siamo ancora in grado di dare risposte soddisfacenti. Interrogativi come quelli di Jean Baudrillard (vedi) che parla di “complotto dell’arte”, intendendo con ciò il fatto che l’arte è scomparsa, sostituita da oggetti-feticcio, ma gli attori del circuito artistico si comportano come se fosse ancora viva, continuando ad organizzare esposizioni, realizzare cataloghi, tenere conferenze, inaugurazioni, ecc. e … facendo leva sul senso di colpa del pubblico: “L’arte contemporanea … specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente, o non hanno capito che non c’era niente da capire” (p.42).

Invito retro
[4] “Il Sindaco di Vignola INVITA assieme alla Casa Editrice dAVeP Arti Visive e Generali Agenzia di Vignola alla presentazione della monografia internazionale Smerieri ibridAzioni dell’artista Sergio Smerieri”. Non sono molti gli artisti locali che possono esibire un invito a firma del sindaco! Insomma, con questo evento Sergio Smerieri diventa, per Vignola, un “cittadino illustre” – almeno un po’. Un riconoscimento da parte della sua città. Certo, possono esserci risvolti nient’affatto rassicuranti di un tale riconoscimento, come sa bene chi ha visto il film omonimo (degli argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat: vedi). Ma anche in questo caso … c’est la vie!

PS Le foto di Sergio Smerieri a corredo di questo articolo sono state scattate rispettivamente nel 2016, 2015 e 2013.

 

3 Responses to 24 novembre 2019. Sergio Smerieri, fotografo, artista, … cittadino illustre

  1. Luciano Credi ha detto:

    Via Fondovalle del 2003, non è solo un libro di foto; ma è anche un trattato di sociologia… Il bottegaio della Casona ripreso nel libro, erede di una stirpe centenaria di bottegai, ancora oggi, un po più curvo, con tanta abnegazione continua molto meticolosamente il suo lavoro…

  2. Luciano Credi ha detto:

    Ho riflettuto sulla difficoltà di fare arte per un’artista bravo come Smerieri in provincia. Diciamo che la provincia è dura, io l’ho vissuta anche in Francia a Clermont Ferrand (ma anche in altri luoghi in Europa dove ho vissuto o nella stessa provincia di Modena come insegnante di storia dell’arte), dove però c’è la sede della Michelin (importante anche per le guide dei ristoranti a livello mondiale); unico colosso societario francese a non aver sede a Parigi. Ora non vorrei parlare sul modo di esporre foto in una provincia seppur grande come Bologna, attraverso il premio Dams 2002 come mi è capitato prima di dedicarmi ad altre cose (per quella occasione feci sviluppare le foto proprio a Smerieri); perché mi verrebbe da dire che gli unici artisti selezionati per quella esposizione finiti su wikipedia sono immigrati a Berlino, che è più importante per l’arte contemporanea (committenza compresa) della Biennale di Venezia secondo il direttore di Flash Art. Voglio fermarmi alla durezza provinciale di Clermont Ferrand, con la sede della Michelin, società che ha costruito anche musei per la città e sovvenziona mostre d’arte contemporanea. Attorno a questa città ci sono immensi pascoli e tante montagne, c’è una scuola di dottorato che prende dottorandi da tutto il mondo, ed un ospedale universitario finanziato dai Michelin. Attorno comunque le cose principali che si vedono sono le mucche e le montagne. Io spero avendo ancora obiettivi nella vita (più umili rispetto a vent’anni fa…), che la dimensione provinciale abbinata a grosse realtà internazionali, possa aiutare dopo tante sofferenze dialettiche (difficoltà nel comunicare con i muri provinciali), in un lavoro di equipe fra istituzioni e persone a realizzare qualcosa di valido. Fare squadra diventa importante per un medico, per un letterato ma forse ancora più per un bravo artista come Smerieri, e vedrà sempre più, io spero, che non è solo, e la provincia da limite può diventare una ricchezza. Almeno spero!!! La speranza è che fare squadra sia un’esigenza sentita dalle forze migliori della provincia (all’estero ed in Italia non so se questo per me sia avvenuto perché sono ancora in mezzo a tanti guadi dove spero, ripeto, che l’attraversamento dopo dottorato, insegnamenti, conoscenze a parte, si concluda positivamente…) . Vorrei che questa non fosse una semplice illusione.

  3. Luciano Credi ha detto:

    A proposito di bravi… Un artista e non un’artista. Chiedo venia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: