Glifosato nei campi comunali, non c’è due senza tre, di Stefano Corazza

Il Comune di Vignola possiede alcuni terreni lungo il fiume Panaro che son stati utilizzati in passato e attualmente come campi di sperimentazione a diverso titolo per colture frutticole, in particolare ciliegie, ma non solo. Senza entrare nel merito di ciò che è stato prodotto da molti anni a questa parte, anche perché non risultano rapporti di ricerca o informazioni diffuse sul tema, vorrei fare sapere ciò che sta avvenendo in questi siti. Non è la prima volta che documento su questo blog (qui il precedente post) come i gestori dei campi Comunali siti nell’ex Impresa Mancini disperdano in questa stagione, puntuali come la morte è il caso di dire, grandi quantità di disseccante (Glifosato) ai margini, lungo le recinzioni, sotto i filari di pruni e ciliegi, e persino nei fossi.

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Evidente l’uso del diserbante ai lati della carreggiata (foto del 16 maggio 2019)


Ho già scritto in passato che ciò avviene in contrasto sia con le norme vigenti che vietano l’uso di erbicidi nei corpi d’acqua per la loro provata pericolosità sugli organismi e gli ecosistemi acquatici sia con principi precauzionali che riguardano la salute umana elaborati sulla base di ricerche scientifiche (fonte: IARC 2015). Proprio in queste ultime settimane vi sono però importanti novità sul tema che non dovrebbero essere sfuggite al Comune proprietario e ai gestori dell’area.
Una recente ricerca dell’Istituto Ramazzini (prestigioso e autorevole centro di ricerca Bolognese) sulla base del confronto di dati derivanti da numerose ricerche effettuate in tutto il mondo ha messo in luce effetti negativi sul sistema riproduttivo e alterazioni nello sviluppo dei feti. Il Ramazzini conta di riprendere in settembre tale ricerca per ottenere dati definitivi sulla cancerogenità del Glifosato (fonte: Terra Nuova, maggio 2019).
Ma c’è ben di più sul fronte legale, sia in Francia che, soprattutto, negli Stati Uniti. In Francia, Bayer-Monsanto, il colosso chimico costituito l’anno passato che produce il Roundup, il marchio più diffuso con cui viene commercializzato il Glifosato (“Uccide la vegetazione fino a 12 mesi” si legge sull’etichetta) è stata condannata a risarcire un agricoltore per danni neurologici. Una corte Californiana e una corte Federale hanno condannato Bayer- Monsanto, sulla base delle evidenze scientifiche presentate in giudizio, a risarcimenti dell’ordine di decine di milioni di dollari ad agricoltori ammalati di cancro per avere usato Roundup. Clamoroso e di pochi giorni fa è il caso dei coniugi Pilliod, ultrasettantenni che hanno usato per 30 anni Roundup nel loro giardino e nel loro orto, che si sono visti assegnare dal tribunale di Oakland un risarcimento di 2,05 miliardi di dollari (vedi). Oltre 13.000 cause analoghe pendono di fronte a diverse corti americane: il titolo Bayer crolla in borsa, gli azionisti chiedono di arrivare a un accordo (fonte: Il Manifesto, 15 maggio 2019).

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Evidente l’uso del diserbante (foto del 16 maggio 2019)

Sia l’informazione destinata agli agricoltori (ampiamente sponsorizzata dall’industria chimica), che ironizza contro chi chiede il bando del Glifosato definendola una “saga”, sia quella per il grande pubblico non aiutano a capire, ma persino la Coop Alleanza 3.0 ha annunciato al Mac Frut recentemente tenutosi a Rimini il bando del Glifosato dai prodotti a marchio Coop (fonte: Il Salvagente, 10 maggio 2019). Il sordo-cieco Comune di Vignola che fa? L’ossessivo accento su sicurezza e legalità non vale per le sue stesse azioni?
Altrove, lungo il Panaro, nei terreni comunali (lungo la pista ciclabile poche centinaia di metri oltre gli impianti sportivi dove il percorso devia verso Nord-Ovest) sui quali erano state piantate diverse varietà colturali di ciliegio ed altro anche con la prospettiva di farne una sorta di museo vivente di cultivar locali, ed erano affidati alla Scuola di Agraria che vi portava i suoi allievi per le attività pratiche, le piante sono state sradicate, l’accordo con la Scuola terminato, non si hanno indicazioni di cosa avverrà di questi terreni ormai nudi. Non mi pare fosse sbagliata l’idea di avere lungo un percorso molto frequentato e molto prossimo alla città un luogo dove potere vedere raccolta una parte della diversità agricola del territorio magari documentandola e informandone il passante.

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L’area in precedenza piantumata a ciliegi ed affidata in gestione all’Istituto di Agraria L.Spallanzani (foto del 16 maggio 2019)

E’ conclusa l’opera di ricostruzione della sponda del Panaro crollata già da diversi anni che provocava anche l’interruzione del “Percorso Sole” (vedi). La buona notizia finisce qui. Il cantiere ha subito gravi rovesci (l’argine di difesa è stato travolto, una parte delle opere fin ad allora realizzate erosa) che hanno portato a ritardi e maggiori costi; le opere suscitano alcune perplessità sulla loro modalità di realizzazione, ma questo sarebbe un altro argomento. Conclusi i lavori da diverse settimane, nessuno che si sia preoccupato di rimuovere le barriere metalliche e plastiche, le segnalazioni di cantiere. Persino la barriera in terra, scavata poco distante e posta a traverso il Percorso all’ingresso a monte del cantiere è ancora là.
Maledetta Primavera! Buona Primavera!

Stefano Corazza

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