Aperta al pubblico a Modena la Galleria d’arte di BPER: Banca

Cristoforo Canozi da Lendinara, L’adorazione del Bambino con San Bernardino (particolare), 1470 circa.

Tra i non molti i dipinti del Rinascimento modenese figura l’anconetta (un dipinto per l’altare di non grandi dimensioni) di Cristoforo Canozi da Lendinara (altre suo opere in Duomo a Modena ed alla Galleria Estense: vedi) da tempo nel patrimonio artistico della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, ora BPER: Banca. Assieme ad una trentina di altre opere di quella importante collezione (oltre 700 dipinti) è oggi accessibile al pubblico nella sede espositiva da poco inaugurata (La Galleria-Collezione e Archivio Storico) in via Scudari 9, in pieno centro a Modena, nel grande salone che un tempo ospitava le assemblee dei soci. La Galleria è aperta al pubblico nel primo weekend del mese, dal venerdì alla domenica (ore 10-13 e 14-18). Merita una visita.

Girolamo Sellari, detto Girolamo da Carpi, La Crocifissione, 1540 circa.

[1] Avviata alla fine degli anni ’50 la collezione di dipinti di BPER:Banca ammonta oggi ad oltre 700 pezzi. Questo considerevole patrimonio artistico è cresciuto nel tempo anche in conseguenza dell’inglobamento di collezioni d’arte di altri istituti confluiti nel gruppo bancario, ma il nucleo principale rimane quello delle opere di produzione emiliana dal ‘400 al ‘700 acquisite con la consulenza di importanti critici d’arte (il primo fu Carlo Volpe, allievo di Roberto Longhi e docente di Storia dell’arte medievale e moderna all’Università di Bologna: vedi; a lui si deve l’indicazione d’acquisto dell’anconetta del Lendinara). L’attuale curatrice, Lucia Peruzzi, ricorda che “era questo un modo anche per muoversi contro la dispersione delle opere d’arte finite nei canali del mercato e operare a favore di una consapevole tutela”. E’ un aspetto che va rimarcato, visto che senza l’intervento dell’istituto bancario queste opere avrebbero raggiunto altre destinazioni, probabilmente anche estere.

Ludovico Lana, San Sebastiano curato da Irene (particolare), 1640 circa.

Un primo merito sta dunque nell’aver perseguito questo progetto di acquisizioni con continuità per diversi decenni. A questo se ne aggiunge ora un secondo: il rendere questo patrimonio (al momento un primo nucleo di una trentina di opere) fruibile alla città. Il radicamento di aziende ed istituti di credito sul territorio è un valore di questo paese e questa iniziativa ne è una manifestazione importante. Arricchisce quella rete di luoghi della cultura che danno consapevolezza sulla storia artistica del paese (per diversi secoli al centro della scena del mondo occidentale: vedi) ed amplia le opportunità di educare all’arte ed al bello. Segue un percorso già sperimentato altrove (pensiamo alle sedi espositive per mostre permanenti e temporanee realizzate da Banca Intesa San Paolo a Milano, Vicenza, Napoli: vedi) e che ora si concretizza anche a Modena, dischiudendo anche nuove opportunità di collaborazione pubblico-privato nel lento cantiere culturale modenese.

Ludovico Carracci, Susanna e i vecchi.

[2] Qualche opera del ‘300 (nella collezione, anche se non esposte, vi sono opere di Simone di Filippo, detto Simone dei Crocifissi – sue opere alla Pinacoteca Nazionale di Bologna) e del ‘400 (Cristoforo Canozi da Lendinara, Francesco Bianchi Ferrari). Opere importanti del ‘500 con artisti spesso non conosciuti dal grande pubblico, ma comunque di grande interesse come Girolamo da Carpi (due sue opere sono esposte), Innocenzo da Imola (attivo a Bologna, tra cui anche a San Michele in Bosco: vedi), Francesco Zaganelli da Cotignola (ce ne siamo già occupati: vedi), Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, Girolamo Marchesi da Cotignola (sua una delle opere esposte). Accanto a questi anche opere di artisti assai più noti, come Giovanni Francesco Barbieri di Cento detto il Guercino e come Annibale Carracci e Guido Reni, quella “scuola bolognese” che si afferma sulla scena nazionale nella seconda metà del ‘500. Nonché degli artisti che con essa si formarono, come Orazio Samacchini, Michele Desubleo, Guido Cagnacci, Elisabetta Sirani (di cui abbiamo a Vignola un bel dipinto, purtroppo non accessibile al pubblico: vedi). I dipinti esposti sono dunque una ristretta selezione di una collezione assai più ampia e con molte opere di valore (che speriamo di poter vedere presto esposte). Insomma, l’esposizione è realizzata con un nucleo di opere che si prevede di ruotare e magari ampliare progressivamente. Già le circa trenta opere esposte meritano una visita, ma c’è davvero da auspicare che l’impegno di BPER: Banca non si fermi qui, ma porti a realizzare un percorso espositivo attraverso l’arte emiliana dalla fine del ‘400 agli inizi del ‘700 di almeno un centinaio di opere – l’equivalente di una mostra di riguardo.

Michele Desubleo, La Madonna della rosa, 1650 circa.

[3] L’esposizione di opere d’arte e la forma museo sta vedendo anche in Italia dei timidi segnali di innovazione. Si può e si deve fare di più ed anche un’iniziativa di un istituto bancario potrebbe caratterizzarsi per forme di sperimentazione su questo terreno. Al fondo sta il tema di come valorizzare le collezioni permanenti che rischiano di perdere capacità di attrazione verso il pubblico a favore di esposizioni temporanee in grado di richiamare maggiormente l’attenzione grazie all’investimento comunicativo richiesto dalla temporaneità. Rinnovare l’interesse. Per fare questo, ad esempio, la Pinacoteca di Brera ha organizzato i “dialoghi” tra opere, ovvero un raffronto tra due opere (una della collezione permanente, l’altra proveniente dall’esterno) in una sala appositamente dedicata a ciò (il primo “dialogo”, nel 2016, tra gli sposalizi della vergine di Perugino e di Raffaello: vedi). Un modo intelligente per far emergere, seppur temporaneamente, alcuni dipinti su cui imbastire una narrazione, su cui, cioè, offrire elementi conoscitivi altrimenti difficilmente trasmissibili. Non basta più – di questo bisogna essere consapevoli – esporre le opere ed organizzarle in un percorso. Non basta più, soprattutto, se si intende prendere sul serio il compito di “produzione” di cultura artistica. Bisogna cioè riconoscere che l’esperienza dell’arte si alimenta anche di elementi cognitivi – ed è compito di ogni organizzatore quello di rendere accessibili (più) contenuti cognitivi ed in tal modo contribuire ad affinare la capacità del pubblico di fruire l’arte, di farne esperienza. Didascalie, audioguide, visite guidate, pur importanti, non sono più sufficienti.

Alessandro Tiarini, Rinaldo e Armida, circa 1630.

[4] La proposta di esperienze visive artistiche interamente digitali – del tipo di Van Gogh Experience (più di 3.000 immagini di grandi dimensioni in 45 minuti) – è un fatto che dovrebbe interrogare le istituzioni museali e le gallerie d’arte (vedi). Non perché queste realizzazioni debbano essere da queste scimmiottate. In queste “experience” l’elemento esperienziale, sensoriale, schiaccia la dimensione cognitiva che invece deve costituire un obiettivo importante per chi vuole “produrre” cultura. Le tecnologie digitali possono però offrire un contributo rilevante proprio per raccontare opere d’arte o artisti, ad esempio aiutando a rappresentare la rete di relazioni entro cui il fatto artistico si colloca (ad esempio il nesso esistente tra la Santa Cecilia di Girolamo da Carpi (1530 circa, esposta nella Galleria BPER: Banca) e la Santa Cecilia di Raffaello (esposta alla Pinacoteca Nazionale di Bologna), un dipinto realizzato nel 1513 per la chiesa di San Giovanni in Monte di Bologna.

Girolamo Sellari, detto Girolamo da Carpi, Santa Cecilia, 1530 circa.

L’approdo bolognese di un’opera di Raffaello (in modo analogo all’approdo piacentino di un capolavoro come la Madonna Sistina: vedi) influenzò certamente una parte della coeva generazione di artisti locali come Innocenzo da Imola o Benvenuto Tisi detto il Garofalo, così come nei dipinti di Cristoforo Canozi da Lendinara possiamo cogliere l’influenza di Piero della Francesca (e del suo passaggio ferrarese nel 1450) e così come, ancora, nella Crocifissione di Girolamo da Carpi (opera esposta) vediamo riprodotta un’immagine della disputa delle vesti del Gesù crocifisso presa pari pari da un’incisione del 1517 di Luca di Leyda (ora al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam: vedi). Organizzazione dell’esposizione, apparati illustrativi, nuove tecnologie possono convergere nel raccontare la genesi dell’opera; la vita dell’artista tra committenti, bottega, colleghi e concorrenti; la dimensione dell’economia dell’arte nel periodo interessato ed altri aspetti ancora al fine di trasmettere nuove conoscenze ed affinare la capacità di fruizione del pubblico. Assai scarse sono queste sperimentazioni e non c’è dubbio che risulti assai più “rassicurante” affidarsi alle modalità espositive della tradizione, per quanto consumate. Ma di innovatori c’è bisogno e per questo un impegno in tal senso da parte di BPER: Banca sarebbe ancora più encomiabile.

Cristoforo Canozi da Lendinara, L’Adorazione del Bambino con San Bernardino. Il padre eterno benedicente, 1470 circa.

PS Un po’ striminzita l’informazione su La Galleria nel sito web di BPER: Banca (vedi). Sul web si fa fatica a trovare gli orari di apertura che, lo ripetiamo, sono i seguenti:  primo weekend di ogni mese, dal venerdì alla domenica (ore 10-13 e 14-18). A dicembre 2017 il progetto ha preso il via con la mostra “Uno scrigno per l’arte. Dipinti antichi e moderni dalle raccolte di Bper Banca” aperta fino al 7 gennaio 2018 (vedi) e che ha avuto circa 3.000 visitatori (vedi). Quindi si prosegue con l’aposizione permanente anche se ad apertura limitata (primo weekend del mese). Le foto a corredo del post sono state scattate in occasione di una visita avvenuta domenica 4 febbraio. Importante anche la possibilità, per i visitatori, di ottenere copia gratuitamente del catalogo (da cui sono tratte alcune delle informazioni qui riportate, oltre alla citazione di Lucia Peruzzi, curatrice della Galleria). Per informazioni e visite guidate per gruppi: tel. 059-2021093 o e-mail lagalleria@bper.it

A sinistra Luca di Leyda, Golgota, 1517. A Destra Girolamo da Carpi, Crocifissione, 1540 circa.

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