Politica 2017 a Vignola. Un bilancio

E’ sempre buona cosa cercare di fare periodicamente un bilancio dei fatti della politica. Ancora di più relativamente all’anno che oggi finisce, il 2017, che per Vignola è stato certamente un anno straordinario – o, se preferite, fuori dall’ordinario. Quattro sono i momenti che vanno ricordati: (1) il collasso della maggioranza civica che aveva vinto le elezioni comunali nel 2014 a seguito della spregiudicatezza politica dell’allora sindaco Mauro Smeraldi sull’affare Coop (vedi); (2) la più grande raccolta di firme della storia di Vignola – più di 3.000 firme per dire di no al progetto di spostamento ed ampliamento del supermercato Coop (vedi); (3) la vittoria della coalizione di centrodestra e del suo candidato a sindaco, Simone Pelloni, al ballottaggio del 25 giugno; (4) l’avvio della legislatura da parte della nuova maggioranza tra luci ed ombre. Quest’ultimo non è in realtà un fatto concluso, ma l’avvio di un processo: i nuovi amministratori si sono insediati ed hanno iniziato a fare delle cose, alcune convincenti altre meno. Ma si tratta per l’appunto dell’inizio di un percorso che durerà 5 anni (al momento non è lecito aspettarsi sorprese) e su cui è prematuro, indubbiamente, un giudizio, anche se alcune cose si possono già dire.

Coop_Gazzetta_19gen2017

Gazzetta di Modena, 19 gennaio 2017.

[1] Il processo di dissoluzione della maggioranza “civica” è già stato ampiamente raccontato su questo blog. C’è dunque poco da aggiungere – per i dettagli si può partire da qui (vedi). Detto in sintesi si tratta di questo: Mauro Smeraldi era stato abile nel costruire una coalizione politicamente trasversale (è meglio ribadirlo: da lui fortissimamente voluta, certo non subita), confezionata come “coalizione civica”, ma è caduto per l’incapacità di prendere sul serio il doppio ruolo che fare il sindaco comporta: non solo sindaco dei cittadini vignolesi, ma anche leader della maggioranza (e di una maggioranza articolata su tre liste di peso elettorale non dissimile). Ha fallito clamorosamente su questa seconda parte (vedi). Non che il compito fosse semplice, ma di certo non era impossibile. Sulla vicenda Coop lo scollamento tra i due ruoli è esploso. Invece di prendere atto che la sua maggioranza gli stava chiedendo altro (ovvero di rinunciare al progetto Coop) ha proceduto a colpi di forzature e manipolazioni. E la maggioranza è esplosa. La “nuova” Vignola Cambia (vedi) si è ripresentata alle elezioni ottenendo uno strepitoso risultato elettorale, ma fallendo completamente l’obiettivo. Dunque per Mauro Smeraldi un “successo catastrofico” (cit. Watzlawick): da sindaco e presidente dell’Unione a semplice consigliere comunale. Avanti così.

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Gazzetta di Modena, 30 maggio 2017.

[2] Se in poco più di 60 giorni una petizione contro lo spostamento e l’ampliamento del supermercato Coop raccoglie più di 3.000 firme (vedi) significa che certamente tocca corde importanti nel sentire politico di molti cittadini vignolesi. Si è trattato – anche questo va rimarcato – della più grande raccolta firme della storia politica vignolese. E’ stata la reazione a turbamenti e tribolazioni della maggioranza civica che proprio sul caso Coop è esplosa. Ma un tale risultato è stato anche l’esito di una strategia condotta con intelligenza sia dal punto di vista dell’articolazione delle ragioni di contrarietà al progetto (riassunte in questo video) sia da quello delle alleanze con parti importanti della società civile vignolese (la petizione ha beneficiato della collaborazione delle associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti, Lapam-Licom, CNA che già si erano espresse contro al progetto Coop: vedi). L’iter del procedimento avviato dall’amministrazione Smeraldi deve ora essere concluso con la bocciatura dell’accordo di programma, cosa che spetterà a breve al consiglio comunale (vedi). Su questo passaggio non sono attese sorprese, ma ciò non vuol dire che la vicenda possa considerarsi chiusa. Siamo tutti avvertiti: pronti ad una nuova mobilitazione.

B_Manifesto liste 2017
[3] Con il collasso della maggioranza “civica”, la fine anticipata della legislatura (il 28 gennaio 2017, dopo neppure 3 anni), pochi mesi di commissariamento prefettizio, Vignola è andata alle elezioni comunali anticipate. Anche questa una novità per noi. Ma la vera novità per la città è il risultato del ballottaggio del 25 giugno 2017, dopo che il primo turno aveva ristretto la competizione tra centrodestra e PD (della “straordinaria” performance di Smeraldi si è già detto). E’ la prima volta che, a Vignola, una maggioranza di centrodestra è chiamata ad amministrare la città. Le ragioni dell’esito elettorale sono diverse e mettono assieme i meriti degli uni ed i demeriti degli altri. Da un lato, dunque, la capacità di riaggregazione del centrodestra, assieme alla lista civica Vignola per tutti (sulla “piazza” politica vignolese dal 1995), ed un candidato a sindaco finalmente credibile (apprezzato in primo luogo per la sua moderazione). Dall’altro lato gli errori degli altri (inutile ripercorrere le vicende del PD locale che anche in questa occasione si è incartato, dopo diversi anni in cui è risultato incapace di fare politica vera: vedi). Il tutto – è bene ricordarlo – in un momento propizio al centrodestra, elettoralmente parlando, come hanno certificato per l’occasione le analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna, attento osservatore delle vicende elettorali del paese (vedi).

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Il Resto del Carlino – Modena del 26 giugno 2017.

[4] L’Almanacco vignolese 2017 va chiuso con qualche considerazione sull’operato, nei primi 6 mesi di legislatura, della nuova maggioranza di centrodestra. Delle opposizioni consiliari si fa presto a dire tutto: non hanno ancora trovato la “misura” per un’azione efficace, diciamo così (ridicole le proteste del PD sulla rinuncia, da parte dell’amministrazione vignolese, al progetto Matera capitale europea della cultura 2019 – avessero almeno fatto un’analisi seria sul famigerato indotto modenese di Expo 2015; ed anche gli strilli di questi giorni sull’accordo sulla gestione associata della Polizia Municipale dimostrano l’inconsistente capacità di visione delle opposizioni consiliari). Comunque, per la nuova maggioranza che amministra la città luci ed ombre. Bene un accresciuto e tangibile impegno nella cura e nella manutenzione della città – da tempo invocato dai cittadini. Bene, infine, il compromesso sulla gestione associata della Polizia Municipale in sede di Unione Terre di Castelli – che evita la forzatura dell’uscita di Vignola (terribilmente complicata dopo il pronunciamento regionale) ed anzi riporta “dentro” anche Savignano. E’ un risultato importante che giustifica il silenzio sulle manovre avventate con cui l’amministrazione vignolese aveva iniziato nell’affrontare il tema (ma peggio ancora aveva fatto il sindaco PD di Castelvetro, nonché assessore alla sicurezza in Unione, che aveva auspicato a mezzo stampa un Pelloni da lui in ginocchio – la lotta politica dovrebbe evitare di guastare ulteriormente il “clima” in giunta dell’Unione, una deriva da cui tutti ci rimettono). Ma ora bisognerà davvero dimostrare un cambiamento tangibile nel funzionamento della Polizia Municipale – ed è un obiettivo su cui il sindaco di Vignola è indubbiamente più coinvolto rispetto agli altri sindaci. Perché una cosa è vera (su cui dunque Pelloni ha fatto bene ad insistere): il servizio ha ampi spazi di miglioramento (sul presidio del territorio urbano; sulla rendicontazione, ovvero trasparenza; su una PM “amica dei cittadini”). Ma è altrettanto vero che risultati tangibili su questi fronti ad oggi non sono garantiti neppure dal nuovo accordo. Comunque il compromesso raggiunto sulla gestione associata della Polizia Municipale è una buona cosa, una buonissima cosa. Perché non danneggia – apre, anzi, prospettive di rafforzamento – il vero gigante dai piedi d’argilla di questi anni: l’Unione Terre di Castelli. Qui c’è da tempo l’esigenza di una nuova progettualità e di un nuovo modo di operare innanzitutto della giunta, nella rinnovata situazione di una maggiore eterogeneità politica e territoriale (tema noto da tempo a chi non vuole chiudere gli occhi, ma che né Lamandini, né Denti, né Smeraldi – gli ultimi 3 presidenti – hanno saputo affrontare: vedi). Perché più della metà della spesa comunale (parte corrente) consiste in trasferimenti all’Unione. E dunque per migliorare i servizi offerti ai cittadini e dare più futuro a questo territorio occorre far funzionare meglio l’Unione. Non si scappa. Buon 2018.

 

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