Perché occuparsi oggi di Ugo Foscolo a Vignola nel 1799

Foscolo_home_15dic2017

E’ lecito provare un certo orgoglio per il fatto che per la prima volta a Vignola si racconta la vicenda del passaggio di Ugo Foscolo nella primavera del 1799. Due associazioni vignolesi – Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue” e Archivivi – hanno creduto che dietro a questo episodio marginalissimo della vita di Ugo Foscolo ci fosse una storia interessante da raccontare. Ed è così. Anzi le storie sono due, per così dire. La prima è quella del passaggio vignolese di Ugo Foscolo, qui prigioniero di una pattuglia austriaca il 30 e 31 maggio 1799. Ugo Foscolo allora aveva 21 anni. Era già conosciuto come letterato, ma non era ancora l’Ugo Foscolo che abbiamo studiato sui banchi di scuola (le Ultime lettere di Jacopo Ortis furono pubblicate, nell’edizione riconosciuta dall’autore, nel 1802, le Poesie nel 1803, Dei Sepolcri nel 1807).

Giampaolo Grandi e Giuseppe Pesci con Ugo Foscolo (foto del 15 dicembre 2017)

Nel 1797 a Venezia era stata rappresentata una sua opera teatrale, il Tieste, con discreto successo. Ma negli anni delle Repubblica Cisalpina (1797-1799) Foscolo fu impegnato in primo luogo come opinionista politico scrivendo su importanti giornali giacobini: il Monitore Italiano a Milano e poi, a Bologna, il Genio Democratico e il Monitore Bolognese. A Bologna, infatti, risiedeva dall’estate 1798 ed a novembre era infine riuscito a trovare un modesto impiego come segretario del Tribunale criminale di Bologna. Lo scoppio delle ostilità, il 12 marzo 1799, tra la Francia Repubblicana e l’Impero d’Austria (assieme alla cosiddetta Seconda Coalizione) aveva portato di nuovo la guerra nel Nord Italia sul territorio della Repubblica Cisalpina. Quando il 17 aprile 1799 gli insorgenti (filo-austriaci) si presentarono per la prima volta nel Dipartimento del Reno conquistando Cento, Ugo Foscolo si aggregò alla spedizione di 1.000 uomini della guardia nazionale bolognese per riconquistare quella città. Lì ha origine la nostra storia, il passaggio vignolese di Foscolo, finito prigioniero degli austriaci, che mostra (in Rocca a Vignola: vedi), libro (vedi) e video (vedi) raccontano.

Poche ore prima dell’inaugurazione della mostra (foto del 16 dicembre 2017)

Ma c’è anche una seconda storia. E’ la storia del 1799 con il crollo della Repubblica Cisalpina e la sconfitta delle armate francesi in Italia, soccombenti all’esercito austro-russo. E’ la storia della profonda delusione dei patrioti che perseguivano l’idea di un’Italia unita e libera, diffusasi pochi anni prima al seguito delle armate francesi guidate dal più brillante generale del periodo rivoluzionario, Napoleone Bonaparte. Per patrioti e giacobini – Foscolo è tra questi – il 1799 si rivelò essere un anno terribile visto che fu segnato dovunque dalle insorgenze popolari volte a facilitare il ritorno delle autorità dell’ancien régime: i vecchi sovrani e la Chiesa cattolica. Essi scoprirono di essere soli – ristrette minoranze urbane – a coltivare l’idea di un’Italia unita. Scoprirono con amarezza la mancanza di un popolo italiano, ovvero dotato di consapevolezza nazionale. Ugo Foscolo in quei mesi fu il principale portavoce di questo mondo sconfitto e deluso, ma non per questo rinunciatario. Quindi, nel volgere di pochi anni, divenne il principale intellettuale sulla scena nazionale – proprio a partire da quel 1799 e dalla nuova dedica dell’ode a Bonaparte scritta a fine 1799 mentre era in Genova assediata, ma che elaborava i motivi della disillusione della primavera 1799 quando le repubbliche sorelle italiane caddero sotto i colpi dell’esercito austro-russo e degli insorgenti. Una dedica in cui l’intellettuale, armato solo del coraggio della verità, si rapporta alla pari con la massima autorità del momento, quel Napoleone Bonaparte che, liquidato il Direttorio con il colpo di stato del 18 Brumaio (vedi), era appena divenuto Primo Console – e che in effetti, qualche mese dopo, nel giugno 1800, sbaragliò di nuovo gli austriaci a Marengo (vedi) aprendo la strada alla riconquista francese dell’Italia, ed in tal modo dando nuova linfa per qualche anno alla speranza dell’unità nazionale (ma poi tradendo definitivamente queste speranze). E’ così che questa narrazione è anche il racconto delle radici del nostro Risorgimento.

Un nuovo totem informativo all’ingresso della “cella detta di Ugo Foscolo”, nella torre nonantolana della Rocca di Vignola (foto del 16 dicembre 2017)

Mostra, libro, video ed altro ancora (vedi) sono realizzazioni del progetto “1799 Le prigioni di Foscolo tra Reno e Panaro”. Il progetto è stato elaborato dalle associazioni Gruppo di Documentazione Vignolese “Mezaluna – Mario Menabue” e Archivivi ed è stato finanziato dalla Regione Emilia-Romagna (bando 2017 della legge regionale n.37/1994 in materia di promozione culturale). Inoltre ha beneficiato del sostegno del Comune di Vignola, della Fondazione di Vignola, della Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Bazzano, del Rotary Club Vignola-Castelfranco E.-Bazzano, di BPER Banca e di Premio Srl. Un gruppetto di persone – coordinato dai presidenti delle due associazioni (Giampaolo Grandi e Andrea Paltrinieri) – vi ha lavorato duramente per mesi. Ma è stato anche un divertimento – come testimoniano alcune delle foto a corredo di questo post.

Un ringraziamento speciale a Morena Orsini che ha realizzato uno straordinario video ed a Sergio Smerieri per la realizzazione di diverse foto di documenti d’archivio e per la realizzazione grafica dei materiali della mostra.

DEDICA ALL’ODA (25 novembre 1799)

A Bonaparte
Genova, 5 agghiacciatore, anno VIII Repubblicano

Io ti dedicava questa Oda quando tu, vinte dodici giornate e venticinque combattimenti, espugnate dieci fortezze, conquistate otto provincie, riportate centocinquanta insegne, quattrocento cannoni e centomila prigionieri, annientati cinque eserciti, disarmato il re sardo, atterrito Ferdinando IV, umiliato Pio VI, rovesciato due antiche repubbliche, e forzato l’imperatore alla tregua, davi pace a’ nemici, costituzione all’Italia, e onnipotenza al popolo francese.

Ed ora pur te la dedico non per lusingarti col suono delle tue gesta, ma per mostrarti col paragone la miseria di questa Italia che giustamente aspetta restaurata la libertà da chi primo la fondò.

Possa io intuonare di nuovo il canto della vittoria quando tu tornerai a passare le Alpi, a vedere, ed a vincere!

Vero è che, più che della tua lontananza, la nostra rovina è colpa degli uomini guasti dall’antico servaggio e dalla nuova licenza. Ma poiché la nostra salute sta nelle mani di un conquistatore; ed è vero pur troppo che il fondatore di una repubblica deve essere un despota, noi e per i tuoi beneficj, o pel tuo Genio che sovrasta tutti gli altri dell’età nostra siamo in dovere di invocarti, e tu in dovere di soccorrerci non solo perchè partecipi del sangue italiano, e la rivoluzione d’Italia è opera tua, ma per fare che i secoli tacciano di quel Trattato che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni, e scemò dignità ai tuo nome.

E pare che la tua fortuna, la tua fama, e la tua virtù te ne abbiano in tempo aperto il campo. Tu stai sopra un seggio donde e col braccio o col senno puoi restituire libertà a noi, prosperità e fede alla tua Repubblica, e pace all’Europa.

Pure né per te glorioso, né per me onesto sarebbe s’io adesso non t’offerissi che versi di laude. Tu se’ ormai più grande per i tuoi fatti che per gli altrui detti: né a te quindi s’aggiugnerebbe elogio, né a me altro verrebbe tranne la taccia di adulatore. Onde t’invierò un consiglio, che essendo da te liberalmente accolto, mostrerai che non sono sempre insociabili virtù e potenza, e che io, quantunque oscurissimo, sono degno di laudarti, perché so dirti fermamente la verità.

Uomo tu sei e mortale e nato in tempi ove la universale scelleratezza sommi ostacoli frappone alle magnanime imprese, e potentissimi incitamenti al mal fare. Quindi o il sentimento della tua superiorità, o la conoscenza del comune avvilimento potrebbero trarti forse a cosa che tu stesso abborri. Nè Cesare prima di passare il Rubicone ambiva alla dittatura del mondo.

Anche negli infelicissimi tempi le grandi rivoluzioni destano feroci petti ed altissimi ingegni. Che se tu aspirando al supremo potere sdegni generosamente i primi, aspirando alla immortalità, il che è più degno delle sublimi anime, rispetterai i secondi. Avrà il nostro secolo un Tacito, il quale commetterà la tua sentenza alla severa posterità.

Salute.
Ugo Foscolo

One Response to Perché occuparsi oggi di Ugo Foscolo a Vignola nel 1799

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Sul sito web della Gazzetta di Modena una bella presentazione della mostra (e del complessivo progetto su Ugo Foscolo) da parte di Michele Fuoco:
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/tempo-libero/2017/12/30/news/ugo-foscolo-il-poeta-prigioniero-per-una-sola-giornata-a-vignola-1.16291105

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: