La prima volta del centrodestra a Vignola

La vittoria della coalizione di centrodestra alle elezioni comunali (ballottaggio del 25 giugno) è un fatto straordinario – giustifico così la ripresa una tantum di questo blog per un commento. La vicenda era iniziata il 28 gennaio scorso con le dimissioni di dieci consiglieri comunali su sedici (Vignola per tutti, PD, M5S) (vedi). Allora il sindaco uscente Mauro Smeraldi aveva ‘minacciato’ il suo pronto ritorno, ma le cose sono andate diversamente. Dall’altra parte, di fronte ad una coalizione che esplodeva, il PD si aspettava di chiudere in fretta la parentesi e ritornare al governo della città (dopo la sconfitta del 2014: vedi), ma, anche in questo caso, le cose sono andate diversamente. Senza l’assillo del commento a caldo, ma traendo beneficio dalle analisi condotte sulle elezioni comunali 2017 (in primo luogo quelle condotte dall’Istituto Cattaneo di Bologna: vedi) proviamo a svolgere qualche considerazione su quest’esito da molti inatteso. Ed anche a fornire qualche informazione supplementare su cosa è avvenuto tra primo turno e ballottaggio.

Il Resto del Carlino – Modena del 26 giugno 2017.

[1] Mauro Smeraldi ha portato la lista civica Vignola Cambia ad un risultato straordinario (21,26%; seconda forza a Vignola). Ancora più straordinario è però l’errore di strategia, visto che è rimasto escluso dal ballottaggio. Nessuna alleanza, nessuna coalizione – l’errore strategico è stato questo. La costruzione di una coalizione in cui Vignola Cambia svolgesse un ruolo egemonico è stato il “capolavoro” del 2014 (vedi). Ma il sindaco Smeraldi si è dimostrato incapace di esercitare egemonia nella quotidianità amministrativa (un’arte che richiede capacità di ascolto, pur non esaurendosi in questo) e la coalizione non ha retto di fronte al diktat sulla vicenda Coop (inevitabilmente la maggioranza si è disgregata quando Smeraldi ha ribadito la volontà di far approvare il progetto, anche se, stante la contrarietà della maggioranza dei consiglieri di maggioranza, ciò fosse avvenuto grazie ai voti determinanti del PD). “Uomo pubblico brillante, amministratore mediocre” – con questo formula ho sintetizzato il passaggio della meteora Smeraldi nel cielo della politica vignolese (vedi). Nel consiglio comunale che si insedia mercoledì 5 luglio Vignola Cambia avrà dunque due soli consiglieri comunali (Smeraldi ed Enzo Cavani, il consigliere che ha ottenuto più preferenze: 105 – ne aveva ottenute 100 nel 2014). In sintesi: Smeraldi, sindaco fino al 28 gennaio 2017, ora si trova semplice consigliere comunale; mentre l’odiato (nell’ultima parte della legislatura) vicesindaco Simone Pelloni ha preso il suo posto alla guida dell’amministrazione cittadina. Davvero un’ottima strategia. O, come direbbe Watzlawick, un “successo catastrofico” (vedi).

[2] Il PD perde per la seconda volta consecutiva le elezioni comunali. Entrambe le volte al ballottaggio. Le ragioni della sconfitta sono molteplici. In generale si è guastato l’umore tra il PD e la maggioranza degli elettori – il fatto che il PD perda tutti e cinque i ballottaggi in cui era coinvolto in Emilia-Romagna (Piacenza, Parma, Vignola, Budrio, Riccione – lungo tutta la regione, da ovest ad est) qualcosa vuole dire. Nelle “regioni rosse” (già definite “rosa” qualche anno fa) i comuni amministrati dal PD (o centrosinistra) sono passati da 140 a 92 (-34,3%) dopo le elezioni comunali 2016 e 2017 (vedi). Ma a questa onda di disaffezione verso il PD (renziano) si sommano elementi di debolezza molto più locali: un partito che è praticamente scomparso nel momento in cui, nel 2014, è andato all’opposizione (a qualcuno viene in mente un’iniziativa significativa fatta dai banchi dell’opposizione? vedi); qualche piccola “rissa” interna (con il segretario Federico Clò dimessosi ed eclissatosi poche settimane prima del voto); ma anche un candidato sindaco poco convincente. E così agli inviti a “votare con garbo” (con dal gherb) lanciati dall’ex-sindaco Roberto Adani su facebook i vignolesi hanno risposto votando Simone Pelloni.

Il Resto del Carlino – Modena, 20 giugno 2017.

[3] Quello che ai vignolesi nessuno ha raccontato è che Mauro Smeraldi e Paola Covili avevano raggiunto un accordo per un apparentamento ufficiale in vista del ballottaggio. Che una trattativa fosse in corso è stata svelata da Il Resto del Carlino, informato dell’incontro tra Mauro Smeraldi e Stefano Bonaccini (presidente della giunta regionale ed ex-segretario regionale del PD) in un bar di Campogalliano (il paese di Bonaccini). Nei commenti (su facebook) qualche finto tonto ha voluto negare il senso dell’incontro (nient’affatto casuale, come invece ha provato a “vendere” – ma senza alcuna prospettiva di successo – Smeraldi interrogato dal giornalista). L’accordo era stato raggiunto sabato 17 giugno e l’incontro con Bonaccini (evidentemente in veste di garante/accertatore PD), avvenuto poche ore prima della chiusura dell’ufficio per gli apparentamenti elettorali (domenica 18 giugno, ore 18), doveva servire a suggellare il patto. Ma tutto è saltato all’ultimo minuto, sembra per la resistenza di Vignola Cambia ad un accordo ufficiale con il PD (d’altro canto Mauro Smeraldi ha fatto tutta la campagna elettorale sparando a zero sia contro Pelloni, sia contro il PD). Un siffatto accordo elettorale avrebbe cambiato il risultato finale? Non lo sappiamo, ma io lo ritengo improbabile. Mauro Smeraldi ha infine dichiarato comunque il suo voto per il candidato PD (Gazzetta di Modena e Resto del Carlino del 22 giugno 2017), pur non potendo impegnarsi a nome della lista tutta. Che questo invito non sia risultato sufficiente è cosa nota a tutti.

Il Resto del Carlino – Modena, 22 giugno 2017.

[4] Le elezioni comunali vignolesi sono state anche caratterizzate da un (prevedibile) crollo della partecipazione al voto. Al primo turno sono andati a votare 9.816 elettori su 18.127 (pari al 54,2%). Venti punti percentuali in meno rispetto al 2014 – solo tre anni prima! – quando i votanti furono il 74,3% (13.303 su 17.915 elettori). Anche qui si sommano più fattori: da un lato è l’effetto di un trend generalizzato che, fatto decisamente singolare, accentua l’astensionismo proprio nelle elezioni amministrative (contraddicendo l’ipotesi secondo cui gli elettori sarebbero massimamente interessati alla dimensione locale della politica, dove possono ritenere di esercitare un controllo, dunque alla scelta del sindaco del proprio comene) (vedi); dall’altro un crollo del 20% dei votanti in tre anni si spiega anche con lo sfasamento che ora patiscono le elezioni vignolesi rispetto a quelle della maggioranza dei comuni (che andranno al voto nel 2019): meno “risonanza” sui mass media e dunque meno mobilitazione; ma bisogna con ogni probabilità aggiungere anche un terzo fattore, il “disamoramento” per l’esito infausto della maggioranza “civica” che vinse nel 2014. Il calo della partecipazione riguarda non solo il primo turno, ma anche il ballottaggio: gli elettori che vi hanno preso parte erano il 65,6% nel 2009 (Daria Denti contro Graziano Fiorini: vedi), il 53,7% nel 2014 (Giancarlo Gasparini contro Mauro Smeraldi: vedi) ed infine il 47,9% nel 2017 (8.680 votanti al ballottaggio; 9.816 votanti al primo turno; 18.127 elettori). Il calo dei votanti ha l’effetto di gonfiare i risultati delle liste dal punto di vista delle percentuali (a titolo d’esempio: tra 2014 e 2017 Vignola Cambia passa dal 13,6% al 21,3%, ma in termini assoluti i voti crescono solo da 1.671 a 1.932, ovvero +15,6%). Nell’era dello scontento verso la politica conta insomma la capacità di mobilitazione dei propri elettori, pur in un quadro di progressiva riduzione dell’appeal del momento elettorale. Insomma, anche per questo in coalizione è meglio (vedi).

Il Resto del Carlino – Modena, 13 maggio 2017.

[5] Altri tre candidati a sindaco erano presenti nella competizione elettorale vignolese. Non entreranno neppure in consiglio comunale. Il consiglio vedrà dunque tre gruppi consiliari di maggioranza e due gruppi consiliari di opposizione: Vignola Cambia e PD. Neppure la lista pseudo-civica SiAmo Vignola (due dei candidati risultano ancora – così nel sito web PD – come componenti di organi direttivi del PD!) avrà un proprio esponente in consiglio comunale. Comunque né Paolo Morselli, né Francesco Rubbiani – categoria “vecchie glorie” – saranno presenti in consiglio comunale (se non nella parte riservata al pubblico). Da notare il numero di preferenze del candidato Vignola a colori Francesco Antonio Orlando (109 preferenze, quando tutta la lista ha ottenuto 261 voti – insomma controlla il 42% dell’elettorato di lista!), ma è una vecchia conoscenza di cui abbiamo già detto (vedi). Più singolare invece lo scarso successo del M5S, con un risultato ancora peggiore (7,7%) del già non entusiasmante esito del 2014 (10,8% alla lista). Mancato radicamento? Certo. D’altro canto nulla hanno fatto per radicarsi, ovvero per affrontare temi centrali per la vita della città.

Gazzetta di Modena, 19 gennaio 2017. Parte tutto da qui.

[6] Rimane da dire qualcosa sul vincitore, il neo-sindaco Simone Pelloni, e la sua maggioranza di centrodestra (Lega Nord, Forza Italia, Vignola per tutti) – è la prima esperienza per Vignola. Pelloni ha adottato un approccio vincente sia mantenendo un profilo moderato (che gli è proprio), sia lavorando per unire le diverse componenti del centrodestra (con un apporto apprezzabile della lista civica “Vignola per tutti”, sulla scena vignolese dal 1995). Insomma, il ‘momento’ era dalla sua parte (il centrodestra è in crescita, il PD in difficoltà), ma lui è stato bravo a non commettere errori. D’altro canto – cosa che non va dimenticata – era il vicesindaco uscente di una coalizione che è esplosa ed era il principale antagonista dell’ex-sindaco Smeraldi (nella parte finale della legislatura). Anche per queste ragioni il suo successo non era affatto scontato. Invece è stato apprezzato dagli elettori sin dal primo turno (dove ha preso il 34,06% dei voti contro il 31,61% di Paola Covili). Un buon successo (che “recupera”, per così dire, la sconfitta di Graziano Fiorini contro Daria Denti al ballottaggio del 2009). Ma come sappiamo ora molto bene, non basta vincere le elezioni (anche bene) per rivelarsi bravi amministratori. Questa è la sfida. Da parte mia ho già espresso scetticismo sui nuovi amministratori vignolesi (chiunque fossero stati) (vedi). Mi sembra che sia basso in generale il livello di consapevolezza dei problemi e debole la capacità di visione – tutti i programmi elettorali brillano per le mancanze, da questo punto di vista. Sviluppo economico, governance (ovvero rapporto con le società partecipate o a cui sono affidati servizi), cambiamento climatico e politiche energetiche, welfare locale, ecc. – sono alcuni degli ambiti su cui la città già si trova in sofferenza e non è detto che i nuovi amministratori siano in grado di affrontarli “per il verso giusto”. Certo, il programma del centrodestra è netto – per fortuna – nella sua contrarietà al “progetto Coop” (vedi) e questo è un bene (per molti vignolesi: vedi). Ma temo che per chiudere questa partita dovremo tribolare ancora parecchio. Confidiamo che questo passaggio serva almeno alla città per chiarirsi su quale traiettoria di “sviluppo” ricercare. In ogni caso non sono tempi in cui indulgere all’ottimismo.

Gazzetta di Modena, 30 maggio 2017.

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One Response to La prima volta del centrodestra a Vignola

  1. loredana baruffi ha detto:

    Grazie Andrea. Felice di rileggerti. Bellissimo l’articolo e molto esaustivo, però Salvini a Vignola per favore NO !

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