Nasce la rete regionale pubblica wi-fi. Ma Vignola è fuori

E’ stata presentata al pubblico qualche giorno fa. E’ la nuova rete pubblica wi-fi della Regione Emilia-Romagna distribuita su larga parte del territorio regionale (vedi). La localizzazione dei nuovi punti di accesso (hotspot) è il risultato di un bando regionale appena chiuso rivolto agli enti locali e finanziato con un milione e 400 mila euro da Regione Emilia-Romagna e Lepida Spa. Il bando finanzia 1.103 nuovi hotspot wi-fi su 183 comuni (anche tramite Unioni di comuni). Solo che Vignola è rimasta fuori. I suoi punti wi-fi non sono stati ammessi al finanziamento (caso unico assieme al comune di Riccione). Non è dato sapere di chi la responsabilità, se dell’amministrazione Smeraldi o della gestione commissariale. Sta di fatto che Vignola “perde un giro”, perde un’opportunità.D_al 2019[1] Dei 1.103 nuovi punti di accesso a Internet assegnati dalla Regione ai territori, 653 sono “indoor” (59%) e 450 “outdoor” (41%). Ognuno di essi deve essere collegato direttamente ad un punto di accesso alla rete Lepida: nel caso non lo sia l’ente interessato dovrà finanziare i costi per realizzare le connettività mancanti in fibra ottica o con link radio a 26GHz. I lavori dovranno essere terminati entro il 2017. Nasce in questo modo “EmiliaRomagnaWiFi” – un nome uguale in tutta l’Emilia-Romagna per la rete che raccoglie i punti wi-fi dai quali si potrà accedere a Internet in modo semplice e senza restrizioni. Una segnaletica specifica indicherà i luoghi che offrono il servizio gratuito e ad acceso libero.

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La segnaletica del wi-fi comunale in viale Mazzini. Ma funziona? Viene usato? (foto del 27 novembre 2010)

[2] 1.103 nuovi hotspot in 138 comuni (o Unioni di comuni). Però non nel comune di Vignola che pure è tuttora in sofferenza con la connessione wi-fi, ad esempio in centro storico. Nonostante l’accesso gratuito ad Internet sia stato più volte sbandierato in passato. Dei 15 hotspot ipotizzati neppure uno è stato ammesso al finanziamento. Nella graduatoria complessiva risultano tutti “out”. Sarebbe interessante capire cosa è successo. Tutt’altro che esaltante la situazione dell’Unione Terre di Castelli, anche se per alcuni comuni la situazione va meglio. Sono stati ammessi al finanziamento 5 hotspot a Marano e 5 a Montese, più 1 a Spilamberto ed 1 a Savignano. Zero invece a Castelvetro, Castelnuovo, Guiglia e Zocca (qui la graduatoria completa: pdf). Sarà forse che hanno già tutto il territorio coperto da wi-fi pubblico? Difficile crederlo.

D_accesso libero wifi[3] Ma c’è un ulteriore aspetto che merita di essere considerato. Con questo progetto la Regione Emilia-Romagna fa un salto di qualità sulle modalità di accesso. Tra le novità, infatti, c’é la possibilità di navigare senza bisogno di autenticarsi, 24 ore su 24 tutti i giorni, sull’infrastruttura Lepida a banda ultra larga. Basta dunque con complicate procedure di registrazione. Wi-fi libero per tutti. Finalmente. Si prende atto dell’evoluzione del quadro normativo che dal 2010 non impone più l’identificazione dei soggetti ai quali si fornisce la connettività a Internet (commi 1, 4 e 5 dell’articolo 7 del decreto Pisanu: vedi), ma solo “consiglia” di dotarsi di un sistema di registrazione e autenticazione degli utenti. Bene, la Regione Emilia-Romagna dice ora che se ne può fare a meno. Evidentemente per sicurezza e controllo sono a disposizione altri strumenti. E’ un’ottima cosa e sarebbe bene che anche gli enti locali – a partire dal comune di Vignola – ne prendessero atto. Accesso libero per tutti. Questo è lo standard. Vediamo di non metterci troppo tempo per adeguarci.

PS. Qualche amministratore locale poi periodicamente vorrebbe rilanciare il tema della “smart city” – ma qui non solo manca la smartness (nessuno, né a livello comunale, né a livello di Unione si è preoccupato di costruire scenari ed elaborare approcci sistematici su come le nuove tecnologie possono semplificare la vita dei cittadini ed anche offrire nuovi servizi abilitanti, per fare cose impossibili con le old technologies). Anche sul livello dell’offerta di pubblico accesso alle nuove tecnologie “basiche” siamo indietro (si salva appena la biblioteca comunale Auris)

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