Menù vegano nelle scuole. Come l’Unione ha perso la bussola

La vicenda andrebbe iscritta d’ufficio nell’annuario del folklore della politica locale. Non meriterebbe dunque grande attenzione. Mi riferisco al dietro-front dell’Unione Terre di Castelli, per voce del presidente Emilia Muratori (nonché sindaco di Marano), in merito all’inserimento nel menù scolastico (scuole dell’infanzia e primaria) di una giornata a settimana con menù vegano (detto altrimenti: completamente privo di proteine animali). Non è la questione della lotta sulla dieta che qui preme enfatizzare (pur trattandosi di tema serissimo). Ma invece la leggerezza – per usare un eufemismo – dei processi decisionali dell’Unione Terre di Castelli che in questa vicenda si è palesata. L’impressione è che non si tratti di un unicum nell’Unione di questi anni di declino istituzionale (vedi). Solo che in questo caso il pasticcio è divenuto di pubblico dominio. In breve: prima il consiglio dell’Unione approva (praticamente all’unanimità: 25 voti favorevoli su 28) un ordine del giorno che modifica il menù scolastico introducendo la “giornata vegana” (la chiameremo così per chiarezza). Qualche mese dopo, quando la decisione diventa operativa (dal 3 aprile 2017), è bastata la prima protesta di qualche genitore (assolutamente legittima ed opportuna) e tutti gli amministratori sono caduti dalle nuvole. Accettando di fare retromarcia in gran fretta (saggiamente). Però la domanda sorge spontanea: è con questa leggerezza che si prendono le decisioni?

C_carlino 2apr2017

Il Resto del Carlino – Modena, 2 aprile 2017, pag.22.

[1] La vicenda ha inizio il 24 novembre 2016 quando il consiglio dell’Unione Terre di Castelli approva, praticamente all’unanimità, un ordine del giorno volto ad introdurre nelle mense scolastiche (scuole dell’infanzia e scuola primaria) un menù “a ridotto impatto ambientale ed elevato standard salutistico”. Una circonlocuzione usata per non dire chiaramente che si tratta di un menù vegano, ovvero privo di alimenti di origine animale (non solo, dunque, privo di carne, ma anche latte e derivati, uova, ecc.). L’ordine del giorno è presentato dai consiglieri M5S Filippo Gianaroli e Fiorella Anderlini. Dopo una veloce discussione ed un piccolo ritocco al testo della mozione (di modificare i dettagli irrilevanti se ne fa carico l’allora presidente Mauro Smeraldi) esso è approvato da 25 dei 28 consiglieri presenti (due astenuti: Germano Caroli ed Erio Linari di Savignano; un solo contrario: Giorgia Mercati, consigliere di Spilamberto, che vota contro in difformità da quanto fatto dal gruppo consiliare di centrosinistra). La mozione, tra le altre cose, impegna l’Unione ad introdurre nelle proprie mense scolastiche, “preferibilmente per uno o più giorni a settimana”, “menù privi di alimenti di origine animale” (qui la delibera con il testo della mozione: pdf). Risulta evidente, leggendo il testo, che gli argomenti salutisti a sostegno della mozione sono piegati all’ideologia vegana. E’ infatti certamente vero che risulta opportuno ridurre i consumi di carni animali (vedi; peraltro tali consumi sono già in calo – vedi, diversamente da quanto afferma la mozione). Ed è altrettanto vero che una dieta vegetariana può sostituire adeguatamente una “tradizionale” dieta con proteine animali. Ma se l’obiettivo era semplicemente quello di ridurre l’uso di alimenti di origine animale bastava porre quello come obiettivo (es. ridurre del 20% l’uso di tali alimenti), senza prescrivere l’introduzione della “giornata vegana”.

C_Menù

Il nuovo menù primavera-estate dell’Unione Terre di Castelli (particolare).

[2] Infatti non appena le famiglie delle scuole dell’Unione hanno ricevuto la lettera relativa al menù primavera-estate, all’interno del quale era inserita la “giornata vegana”, è scoppiato il “casino”. Come certificato da Il Resto del Carlino – Modena del 2 aprile scorso. Ciò che questi genitori contestano è appunto l’approccio ideologico al menù (non certo la ricerca di una migliore impostazione salutista). Una mamma, ad esempio, lamenta la difficoltà per la figlia abituata a condire la pasta con Parmiggiano (non più possibile nella “giornata vegana”). Oltre a ciò la decisione sulla variazione del menù scolastico – si scopre (solo) ora – è avvenuta senza consultare i rappresentanti dei genitori nelle istituzioni scolastiche. Insomma, doppio pasticcio. Pronta la reazione del neo-presidente dell’Unione, Emilia Muratori (che pure il 24 novembre 2016 aveva votato a favore della mozione sulla “giornata vegana”): tutto sospeso. Non se ne farà nulla. Anche se CIRFood ha già stampato i nuovi menù (che prevedono, una volta a settimana, la “giornata vegana”: pdf).

C_Gazzetta 5apr2017

Gazzetta di Modena, 5 aprile 2017, pag. 31.

[3] Della vicenda ciò che colpisce maggiormente è la “leggerezza” dei processi decisionali nelle istituzioni. 25 consiglieri su 28 hanno votato convintamente (?) a favore della mozione il 24 novembre. L’allora presidente Mauro Smeraldi allora si è “dimenticato” del fatto che vanno, su una tale materia, sentiti gli utenti (ovvero i genitori presenti negli organi di partecipazione o gestione delle scuole o i “comitati mensa”, dove ci sono). Roba da dilettanti (non a caso). Ma di fronte alla protesta dei cittadini – che legittimamente esercitano il diritto di far sentire la loro voce – l’Unione, per bocca della propria più alta autorità, ritorna sui suoi passi. Decisione congelata, in attesa di un confronto con i genitori. Ma magari anche in attesa di una migliore considerazione della materia. Non è leggerezza questa? E chi paga i costi di una macchina amministrativa che ha cambiato il menù (con tanto di parere dell’Azienda USL) e spedito qualche migliaio di lettere? L’allora presidente Mauro Smeraldi? Si auto-tasserranno i consiglieri dell’Unione? Forse sarebbe opportuno. Così, magari, la prossima volta avremo meno dilettanti allo sbaraglio.

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8 risposte a Menù vegano nelle scuole. Come l’Unione ha perso la bussola

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nella nostra dieta è riconosciuto un eccesso di carni, in special modo di carni rosse (fresche o lavorate). La promozione di un cambiamento della dieta (e più in generale degli stili di vita) è dunque una cosa importante. Ma l’impressione è che iniziative come quella della “giornata vegana” nelle mense delle scuole pubbliche non faciliti il cambiamento, essendo percepita come un’iniziativa viziata ideologicamente.
    Comunque un po’ di informazioni sui consumi di carne in Italia e sul trend (in diminuzione – fosse anche solo per gli effetti della crisi):

    “Soprattutto a partire dal 2008, da quando cioè la crisi economica ha fatto sentire la sua stretta, gli italiani hanno spostato l’attenzione verso le fonti proteiche meno costose. Meno carne bovina nei nostri carrelli della spesa, dunque, più carni di maiale, ma anche più prodotti avicoli. Dal 2012-2013 il settore carni segna una flessione nella produzione sia di bovini sia di suini, mentre il trend della produzione avicola resta stabile.”
    http://www.corriere.it/salute/nutrizione/15_ottobre_26/consumo-carne-italia-78-chili-testa-40-anni-fa-erano-27-kg-48e93d98-7bc2-11e5-9069-1cf5f2fd4ce8.shtml

    Qui i dati Assocarni (2017):
    http://www.assocarni.it/archivio3_comunicati-ed-eventi_0_310_173.html

    “Il consumo di carne in Italia non è mai stato così basso negli ultimi quindici anni. “Quasi un italiano su dieci ha completamente detto addio a questo alimento” afferma Coldiretti” in un rapporto del maggio 2016:
    http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2016/05/05/news/addio_carne_mai_cosi_poca_sulle_tavole_degli_italiani-139124817/

    Il Gruppo Cremonini presenta i trend in atto facendo riferimento anche a dati da indagini UE:
    http://www.cremoninirisponde.it/consumo-medio-di-carne-in-italia-il-piu-equilibrato-tra-i-paesi-europei/

    Ultimi dati Istat sulla spesa delle famiglie italiane (anno 2015):
    “La spesa per generi alimentari e bevande è pari a 441,50 euro al mese, in leggera ripresa rispetto ai 436,06 euro del 2014 (+1,2 per cento). Si arresta il calo relativo alla spesa per carni, in atto fin dal 2011, arrivando a 98,25 euro mensili, in linea con l’anno precedente.
    La spesa per frutta aumenta del 4,5 per cento rispetto al 2014 (da 38,71 a 40,45 euro mensili), quella per acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta e verdura del 4,2 per cento (da 19,66 a 20,48 euro).
    La quota di spesa alimentare nel 2015 è pari al 17,7 per cento del totale della spesa (17,5 per cento nel 2014); come già negli anni precedenti, la spesa per carne si conferma essere la voce alimentare più rilevante (3,9 per cento), seguita da pane e cereali (3,0 per cento), vegetali (2,4 per cento) e latte, formaggi e uova (2,3 per cento).”

  2. Mack ha detto:

    La questione sollevata va ben oltre il tema ‘carne si, carne no’, ma è siginficativa del fatto che , a fronte di alcuni amministratori ‘distratti’, ci siano tanti ‘utenti’ che della questione di fondo non abbiano minimamamte intuito la natura.
    La questione di base è quella del diritto.
    Non si tratta di disquisire sul menu vegano, o simil vegano ( sul quale anni ed anni di discussione potrebbero essere pochi)

    La ‘petizione’, o meglio, la protesta, sostiene che qualsiasi sia la dieta, qualsiasi sia la validazione scientifica che ne comprovi l’efficacia ( e sul mondo vegano non c’è una visione univoca, ma non è questo il punto), non la si può imporre ex lege ad altri. Settimanalmente. Senza interpellare i genitori.
    In maniera ideologica.

    Una banalissima questione di diritto.

    Non una questione alimentare.

    Lo ha ben capito la Muratori, ammettendo, seriamante, la ‘colpa’

    La questione è ben presto finita in caciara, poichè la stragrande maggioranza dei commentatori, in rete, ovviamente , non ha minimamante avvertito la questione , ma ha tramutato il tutto nella litania ‘ la carne fa male’, ‘ io sono vegano e vivo bene’,
    ‘ I problemi sono ben altri’. etc..etc..

    Certo che sono ben altri. Come negare, come fa qualcuno, che questo sia un proboema ridicolo a fronte della morte dei bambini in Siria? Il benaltrsimo è assai diffuso.

    Molti di questi commenti sprezzanti e banali, quando non derisori, non hanno però colto il concetto che il diritto non si mangia, ma si impara e si estende a tutti. Dall’asparago al diritto al parcheggio.

    Quando una formazione politica, qualunque essa sia, promulgherà una giornata di carne halal obbligatoria per tutti, o la giornata dell’insetto ( visto che in almeno 50 paesi del mondo l’insetto è considerato commestibile, con dovizia di apporto preoteico, e mole di studi a comprova di ciò), che diranno costoro?

    Si ricorderanno forse che l’imposizione è di fatto una violazione stessa del concetto di rappresentatività? Si mobiliteranno? Schierereanno la loro schiera di faccine colorate e disegni in giro per la rete?

    Questi sono poi gli stessi che protestano per le carenze della rappresentatività della politica, che si scagliano contro la ‘casta’ che non li ha interpellati al momento di mettere un cassonetto, perchè non sono state raccolte le firme di tutto il condominio.

    Su questo, non si può fare nulla.

    Bene ha fatto la Muratori ad ammettere, seriamente, lo sbaglio.

    ‘ Non abbiamo interpellato i cittadini’. Punto.

    Come si dovrebbe seriamante fare, ammettendo che di errore di diritto si tratta, e non di carne o tonno.

    La cosa forse piu’ triste di questa vicenda, sta nel fatto che del grande gruppo de ‘ i problemi sono altri ,cosa vuoi che sia’, ci sono anche amministratori locali.

    Il che la dice lunga sul loro concetto di rappresentatività.

    Può un politico non aver compreso , in assoluto, che si tratta della medesima questione di democrazia, sulla quale, magari ha imbastito la propria campagna elettorale ?

    E’ mai possibile trovare in rete frasi di amministratori del tipo:
    ‘ pensa quale reazione se fosse stato dato il cous cous !!?( faccina gialla ammiccante) ?

    Quale è la considerazione che mostra un politico verso questi genitori che, sebbene in minoranza, hanno espresso una legittima protesta, apostrofandoli con ‘forse sarebbe bene dare loro un Big Mac?’ ( con tanto di schiera di faccine sorridenti?).

    Chi si espirme in tal modo, meglio avrebbe fatto a prendere esempio dalla lezione di umiltà e autocritica della Muratori, e farla propria.

    Ma , si sa, i problemi sono ben altri.

  3. Diana Garofani Manzini ha detto:

    Si infatti! e lo dico sinceramente, con nome e cognome, da anziana (anzi proprio vecchia) e comune cittadina
    …i problemi sono ben altri ma per davvero!!! …
    e non da “benaltrista”.

  4. serpico ha detto:

    E chi sarebbero questi amministratori?

  5. Alessio ha detto:

    Sono vegano,anche mia figlia.Lei frequenta la materna a Vignola ed ha un menu personalizzato totalmente senza derivati animali,questo grazie anche a Smeraldi che si è impegnato perché questo potesse avvenire e lo ringrazio sinceramente.Penso che ognuno debba mangiare ciò che vuole e le imposizioni alimentari non siano cosa buona.L’alimentazione è un tema caldo quindi penso sia opportuno parlare coi genitori prima di variare il menu dei bambini,anche se diminuire le proteine e i grassi animali ed aumentare frutta verdura e legumi sia importante per la salute dei nostri figli.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Grazie Alessio per questa tua testimonianza. La sensibilità verso le differenze è importante ed è importante che gli enti locali e l’Unione riconoscano che ci sono differenze che vanno rispettate. Che significa poi che deve essere sempre a disposizione, come opzione aggiuntiva, un menù senza carne di maiale o privo di alimenti di origine animale. Se questo è avvenuto anche grazie all’intervento del presidente Smeraldi è una buona cosa. Debbo però ricordare – uso una metafora – che anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno. Per dire che la presidenza Smeraldi dell’Unione Terre di Castelli è stata, se non disastrosa, inutile. Ovvero improduttiva. Nessuno dei problemi che l’Unione aveva sul tavolo sono stati affrontati e risolti; nessun nuovo progetto è stato messo in cantiere. Non è certo tutta colpa del presidente, ma di sicuro il presidente porta una buona parte di responsabilità. D’altro canto, come testimonia proprio la vicenda della mozione sulla “giornata vegana” nel menù scolastico, può essere che abbia contribuito a risolvere un problema tuo e delle altre famiglie vegane dell’Unione, ma ne ha creato uno per qualche centinaio di famiglie (tant’é che gli effetti della mozione sono stati congelati in attesa di “approfondimenti”). Comunque, un lungo catalogo di problemi non dico non risolti, ma neppure affrontati lo trovi su questo blog. Se il tema ti interessa puoi iniziare da qui:
      https://amarevignola.wordpress.com/2016/04/03/lunione-nella-palude/
      I post relativi all’Unione ed ai suoi successi (ma per trovarne bisogna cercare nel passato non prossimo) ed ai suoi problemi (sempre di più, sempre di maggiori dimensioni) sono nella specifica categoria:
      https://amarevignola.wordpress.com/category/unione-terre-di-castelli-2/

  6. Roberto Adani ha detto:

    Detto che un consiglio dell’unione non ha alcuna competenza, né tecnica né gestionale nel decidere un menù dell’asilo o delle scuole. Sono prima di tutto i pediatri e i dietologi specializzati a valutare il menù, i genitori esprimono un parere non vincolante, possono fare una richiesta supportata da certificazione medica di un menù particolare, in ogni caso prima di qualunque altra cosa viene la salute dei bambini che supera le patturnie di chiunque, genitori compresi. Mi piacerebbe capire perché una richiesta di un menù vegano dovrebbe essere meglio del desiderio di mangiare per due giorni l’Happy meal del MC se fossero i genitori a decidere i menù degli asili e delle scuole. Ma possibile che persino i fondamentali si siano persi, il consiglio ha poteri di indirizzo generale e approva atti supportati per legge da parere tecnico, senza il quale sono nulli, anche i genitori, nelle scelte alimentari dei figli, sono tenuti a tutelarne la salute ed un giudice può intervenire in caso contrario, le istituzioni sono tenute a rivolgersi a medici e dietologi dell’azienda sanitaria per valutare salubrità e completezza di un menù rivolto a dei minori. Nessuno, né il presidente, né il sindaco, né l’assessore, né il consiglio ha l’autorità, e aggiungerei le capacità, per decidere il menù della scuola ed ha ragione Diana… ce ne sono tante di decisioni che toccherebbero agli organi di rappresentanza e alla politica e che la politica non prende. Siamo nell’era del populismo, in cui si delibera anche il menu delle scuole pur di compiacere alle mode…o alla pancia del popolo…

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