Gran piroette di Smeraldi sulla fusione dei comuni

Innesta la retromarcia, l’ex-sindaco ed ora neo-candidato Mauro Smeraldi. La fusione dei comuni non è più un tema da battaglia. Troppo rischioso. Troppo facile perdere voti – specie se non si sa dire perché il tema merita di essere affrontato seriamente. E soprattutto se non si vuole spiegare come mai lo “studio di fattibilità”, di cui l’allora presidente dell’Unione Terre di Castelli era il principale responsabile politico, è fatto talmente male da essere subito finito in un cassetto (vedi). Insomma prima vagheggiava la “grande fusione”, poi ridimensionata alla fusione ristretta Vignola-Marano (vedi). Ora Smeraldi approda alla posizione “nessuna fusione” – visto che lo studio di fattibilità (di cui è responsabile) è fatto troppo male. Il tutto in meno di un anno. Evidentemente coerenza e senso di responsabilità politica non sono di casa da quelle parti.

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Il Resto del Carlino – Modena, 28 marzo 2017.

[1] “E’ una prospettiva in cui credo molto” – così diceva il 13 aprile 2016 su Il Resto del Carlino – Modena (pdf) l’allora sindaco, nonché presidente dell’Unione, Mauro Smeraldi. Oggi non ci crede più. Non se ne farà nulla. Non se ne parlerà neppure “nel contesto della prossima consiglia tura del comune di Vignola” – così invece su Il Resto del Carlino – Modena del 28 marzo 2017 (pdf). Un cambio così netto di orientamento che anche il giornalista sente odore di opportunismo: “E’ dunque difficile non legare questo riposizionamento di Smeraldi all’imminente campagna elettorale, dove il fronte del ‘no’ alla fusione – sempre più popolare tra i cittadini – diversamente sarebbe stato lasciato tra le mani del centrodestra e del M5S, da sempre contrari”. Ma non è tutto, visto che l’impossibilità di mantenere un orientamento pro-fusione (quella espressa nell’aprile 2016) viene attribuita alle “lacune” dello studio di fattibilità.

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Il resto del Carlino – Modena, 13 aprile 2016.

[2] Solo che il neo-candidato Smeraldi si dimentica di ricordare ai lettori del giornale che il primo committente dello studio di fattibilità era lui stesso (avendo voluto avocare a sé la delega sul progetto di fusione). La responsabilità politica del basso livello di qualità dello studio di fattibilità è dunque innanzitutto sua – questo ovviamente non lo dice. Che invece lo studio di fattibilità fosse fatto decisamente male (contenendo grossolani errori dal punto di vista metodologico) lo abbiamo evidenziato subito su questo blog (vedi) – anche se io, oggi come allora, sono convinto che la prospettiva della fusione vada attentamente valutata (a questo doveva servire lo studio di fattibilità, ma nel guidare l’équipe degli studiosi serviva un po’ di capacità politico-amministrativa che invece, stando al risultato, è del tutto mancata).

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Il Resto del Carlino – Modena, 21 dicembre 2016.

[3] Mentre è da diversi mesi che è chiaro che lo “studio di fattibilità” non avrebbe dato alcun aiuto reale ad affrontare un tema complesso ed impegnativo, solo oggi Smeraldi ne prende atto. Il giornalista si accorge anche di questo: “Ma delle «lacune» dello studio di fattibilità se ne parla già dalla scorsa estate, quando fu consegnata la prima bozza”. Nel frattempo, però, Smeraldi lanciava la mini-fusione Vignola-Marano: la montagna che partorisce il topolino (vedi). “Considerata la situazione, credo che al momento la fusione più plausibile sia quella tra Vignola e Marano, che porterebbe senz’altro dei vantaggi ad entrambi” (Il Resto del Carlino – Modena, 21 dicembre 2016: pdf). Senz’altro! Chiaro? A me sembra che le idee siano poche e ben confuse – si va dalla fusione Vignola, Castelvetro, Spilamberto, Marano; alla fusione solo Vignola-Marano; a nessuna fusione perché lo studio di fattibilità è fatto male. La politica senza capacità è costretta a rincorrere il consenso (più) facile smentendo continuamente se stessa. Questa è l’unica lettura possibile.

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Gazzetta di Modena, 25 gennaio 2017.

[4] Rimane sul tavolo il famigerato “potenziamento dell’Unione”. Accantonata la fusione dei comuni, l’ex-sindaco promette di occuparsi fattivamente (sic) del funzionamento dell’Unione. Tutto molto bello – se almeno avesse un’idea di come farla funzionare meglio! Invece la proposta si rivela inconsistente: “convocare all’inizio del nuovo mandato gli Stati Generali” (così su Il Resto del Carlino – Modena del 28 marzo 2017). Insomma, chiacchiere. Possibile che chi ha fatto per due anni e mezzo il Presidente dell’Unione Terre di Castelli non sappia dire nulla di meglio, non abbia alcuna proposta se non quella di convocare gli “Stati Generali”? Davvero stupefacente. Almeno lo saprà che, storicamente, quelli preludono alla Rivoluzione (del 1789)?

PS Un abbozzo di prospettiva per dare nuovo impulso all’Unione – in attesa di amministratori illuminati – è contenuto in questo post (vedi). Su “luci ed ombre” dell’Unione Terre di Castelli c’è un’intera sezione di questo blog (vedi).

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