Ancora due anni di presidenza Manfredi alla Fondazione di Vignola. E’ proprio necessario?

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Il giorno prima del collasso della legislatura, il 27 gennaio, l’allora sindaco Mauro Smeraldi ha pensato bene di nominare nuovamente Valerio Massimo Manfredi nel consiglio di indirizzo della Fondazione di Vignola, passaggio propedeutico ad averlo nuovamente presidente (anche se solo per due anni, vista la recente modifica dello statuto che introduce uno sfasamento tra il mandato della presidenza e quello del consiglio: vedi). Una piccola poison pill per i futuri amministratori. C’è molto poco di “civico” in questa nomina e tanto invece di cortesie tra “potenti” (o dispetti politici ad ex-alleati, se si preferisce). Manfredi è infatti organico al PD (vedi). Ovviamente il presidente non è ancora eletto (occorre prima completare la formazione del consiglio), ma è alquanto improbabile ci siano sorprese in merito (sulla procedura di nomina si veda l’articolo 18 dello statuto: vedi). Ci si dovrebbe chiedere, in ogni caso, quale “contributo” ha dato al governo della Fondazione di cui è presidente in questi quattro anni (2013-2017). Una valutazione di chi ricopre cariche pubbliche – la più oggettiva possibile – dovrebbe infatti essere la prassi.

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Valerio Massimo Manfredi, presidente della Fondazione di Vignola, in occasione dell’inaugurazione del Polo Archivistico dell’Unione (5 giugno 2015). Sullo sfondo l’allora sindaco Mauro Smeraldi e Barbara Vecchi, componente del Comitato di gestione della Fondazione.

[1] Nel 2013 l’idea di “far nominare” Valerio Massimo Manfredi (vedi) a presidente della Fondazione di Vignola, rompendo con una tradizione che voleva che il presidente fosse un vignolese (o almeno un residente nei quattro comuni di riferimento: Spilamberto, Savignano, Marano, oltre a Vignola) nacque in ambiente PD per risolvere un imbarazzante conflitto tra gli orientamenti del sindaco di Vignola Daria Denti e quello di Spilamberto Francesco Lamandini. Insomma, è un regalo dell’incapacità della politica locale – un regalo poi ripetuto dal sindaco Smeraldi (su questo perfettamente in linea con il PD). L’atterraggio in Fondazione del “marziano” (dal punto di vista territoriale) Manfredi provocò ovviamente qualche protesta (poche esposte pubblicamente) e molte perplessità o contrarietà (sottotraccia). Da allora sono passati quattro anni e la valutazione sul presidente ed il suo contributo alla guida della Fondazione di Vignola non può essere eluso. Già dopo il primo anno avevamo abbozzato una valutazione del nuovo corso – condivido tuttora le valutazioni espresse allora (vedi). Immagino che un “bilancio di mandato” 2013-2016 sia in corso di predisposizione all’interno della Fondazione. Nel momento in cui verrà presentato pubblicamente vedremo di commentarlo adeguatamente (qui un commento a quello 2009-2012: vedi; qui un po’ di “materiale” sull’operato della Fondazione in questi anni: vedi). Qui pare invece opportuno focalizzare maggiormente l’attenzione proprio sul presidente (attuale e, presumibilmente, anche futuro).

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[2] Circa 35mila euro è il compenso del presidente della Fondazione di Vignola. E’ un dato che non trovate pubblicato sul sito web della Fondazione, ahimé. Il vento della trasparenza, quello che spinge il Paese a pubblicare i compensi di tutti i dirigenti della Pubblica Amministrazione ed anche degli amministratori locali, non soffia da queste parti. Né il dato analitico è presentato nei documenti di bilancio (dove è riportato solo il dato complessivo: nel 2015 214.125 euro per compensi e rimborsi spese organi statutari). E’ un dato però ricavabile da dichiarazioni rilasciate alla stampa nel 2013 (Prima Pagina, 13 ottobre 2013, pag. 11: pdf). Certo, allora il presidente Manfredi dichiarò “Credo che sia giusto che i cittadini sappiano quanto guadagniamo”, ma oggi l’informazione non si trova. Comunque questa focalizzazione sul compenso è solo per richiamare il fatto che non si tratta di ruolo puramente onorifico. Da chi lo ricopre ci si aspetta assai più che la presentazione di propri libri negli spazi della Fondazione che si presiede (valutazioni di opportunità suggerirebbero di abbandonare questa prassi), il taglio del nastro in occasione di inaugurazioni od il tenere discorsi d’occasione al momento di cerimonie. In effetti, come è lecito aspettarsi, lo statuto disegna un altro ruolo, quello di guida della Fondazione: “Il Presidente eletto propone i nominativi del nuovo Comitato di gestione da eleggersi dal Consiglio di indirizzo. (…) Il Presidente convoca e presiede il Consiglio di indirizzo ed il Comitato di gestione. Al Presidente spettano compiti di impulso e di coordinamento degli organi da lui presieduti, di vigilanza sull’esecuzione delle deliberazioni dagli stessi assunte e sul perseguimento delle finalità istituzionali.” (art.18) Forse sarebbe il caso di uscire da questa strana situazione in cui le funzioni di guida sono svolte dal vicepresidente (vedi), anziché dal presidente. Non è solo una questione di forma – le organizzazioni si adattano anche a siffatte anomalie (vige una sorta di principio di compensazione: se un ruolo scende, altri salgono). E’ che, a me pare, è in tal modo venuta meno la possibilità di una sana dialettica che invece dovrebbe sempre connotare i processi decisionali più impegnativi delle istituzioni collettivamente rilevanti. Ne risente programmazione e operatività: la qualità degli orizzonti di riferimento (quali temi o problemi considerare rilevanti e perché, quali programmi a lungo termine perseguire), i processi decisionali (i progetti selezionati, l’allocazione annuale delle risorse), il funzionamento dell’architettura istituzionale (il circuito presidente-vicepresidente, comitato di gestione, consiglio di indirizzo), il rapporto con gli enti locali di riferimento.

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Valerio Massimo Manfredi, presidente, e Giuseppe Pesci, vicepresidente della Fondazione di Vignola (foto del 4 ottobre 2013)

[3] Certo, si può con tranquillità affermare che neppure le presidenze (e relative “squadre”) del passato erano immuni da elementi di fragilità. Così come si può certamente affermare che, nonostante questa “anomalia” al vertice, la Fondazione di Vignola esibisce performance e standard migliori della maggioranza delle fondazioni di origine bancaria (ma forse questo benchmark è un po’ troppo facile). Gli eclatanti casi negativi (non lontano da noi e per motivi diversi: la Fondazione Carife e la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna) esibiscono per qualcuno una funzione rassicurante (insomma, non lamentiamoci troppo). Ed è pure vero che neppure la politica locale gode di grande credibilità e vitalità (purtroppo), come testimonia il collasso dell’amministrazione Smeraldi (vedi) – dunque manca un fattore di stimolo che potrebbe essere assai più potente. La tentazione di dire “non alziamo troppo l’asticella” (ovvero accontentiamoci dell’esistente) è indubbiamente forte. Accontentiamoci dei fondamentali (la solidità del patrimonio e l’adeguatezza della sua gestione) e degli investimenti e macroprogetti più importanti – tra questi: nuovo Polo Archivistico (vedi), acquisizione alla gestione di Palazzo Barozzi (vedi), valorizzazione della Rocca con “Tracce in luce” (vedi). Ma oltre a queste “luci”, le “ombre” non mancano. E ciò che rivelano è, appunto, una certa debolezza dell’infrastruttura che produce le decisioni – a cui il presidente dovrebbe invece dare un contributo rilevante. Questa sarebbe infatti una “fondazione di comunità”, se solo si fosse in grado di mettere a punto un metodo per coinvolgere la comunità (non i singoli portatori d’interesse) nelle scelte della fondazione. Ed ancora più oggi, dopo dieci anni di crisi economica (che sta lasciando ferite profonde anche su questo territorio), e nonostante le dimensioni contenute (solo 1,5 milioni di euro erogati annualmente, di cui poco meno del 50% assorbiti per la gestione della Rocca di Vignola), è davvero una risorsa importante per il territorio (ma ancora di più potrebbe esserlo). Ma la Fondazione, con l’insediamento del nuovo consiglio, si troverà di nuovo in un passaggio cruciale, se non altro perché l’eventuale presidenza Manfredi pone il problema del vicepresidente (l’attuale vicepresidente Giuseppe Pesci non potrà essere confermato avendo già fatto due mandati), ovvero di quello che è (e sarà) a tutti gli effetti il “presidente operativo”. La frammentazione del potere di nomina del nuovo consiglio (frutto del nuovo statuto: vedi) non è detto che produca sorprese in positivo. Lo vedremo assai presto, ad inizio maggio, quando i nuovi organi si insedieranno.

PS Il nuovo Consiglio di indirizzo sarà composto da 13 componenti di cui è in corso la procedura di nomina. Per quanto è dato sapere al momento sono nominati i 2 componenti di spettanza del sindaco di Vignola (Valerio Massimo Manfredi ed Anna Anceschi) e sono stati eletti i due componenti scelti dalla “società civile” (Luca Sirotti e Luca Leonelli) (vedi). Rimangono altri 9 componenti: 1 nominato dal sindaco di Spilamberto; 1 nominato congiuntamente dai sindaci di Marano e Savignano; 3 dall’Università di Modena e Reggio Emilia; 1 dai presidi degli Istituti di Istruzione Superiore di Vignola; 1 dalle associazioni di categoria del territorio; 2 cooptati dal consiglio uscente (art. 9 dello statuto: vedi).

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